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da archlegno » mer ott 03, 2012 6:00 pm
Brava Barbara, un bell'argomento di riflessione per tutti, molto adatto a questo forum.
E le risposte che sono arrivate sono in linea generale più o meno tutte condivisibili.
Di sicuro la biodelizia (termine ormai molto vago, attenzione, dal momento che è ampiamente utilizzato in modo improprio...) non è una scelta in grado di portare benefici economici nell'immediato. Non si tratta - cioè - banalmente di case che costano necessariamente meno in termini di realizzazione.
Possono costare un po' di più o un po' di meno del tradizionale, ma in linea generale (fatte salve condizioni molto particolari e in linea generale poco percorribili, come l'autocostruzione o la tecnologia in paglia ecc.) l'ordine di grandezza della spesa è più o meno lo stesso, anche perché a incidere molto è il prezzo del terreno.
Il vero vantaggio di questo tipo di architettura è nella gestione. Volendo fare un paragone che forse è più comprensibile pensiamo alle automobili. Un'auto ibrida non costa meno di una a benzina o diesel, anzi costa pure di più; il vantaggio lo si misura dopo un certo numero di pieni di carburante e soprattutto (cosa molto importante, che vale anche per l'edilizia) si ha un vero risparmio se e solo se la scelta della tecnologia è realmente compatibile con le modalità di utilizzo.
Accanto a ciò occorre comunque fare una considerazione più generale, che sicuramente non piacerà a gran parte degli utenti di questo forum. Al di là delle tecnologie più o meno performanti in termini energetici resta comunque il fatto che la tipologia edilizia di cui si parla sempre qui (la casa singola isolata con giardino di proprietà) resta - di fatto - uno dei modelli meno sostenibili di urbanizzazione che si possano immaginare. Ad esso infatti corrisponde innanzitutto un consumo di suolo elevatissimo, un costo molto più alto in termini di infrastrutturazione primaria (strade, fognature,...) e soprattutto - ragionando in termini di servizi - una grande difficoltà di gestione dei servizi pubblici centralizzati, primo fra tutti il trasporto pubblico. E' - per intenderci - il modello di urbanizzazione imperante nel Midwest e nel West statunitense. Los Angeles è una città quasi interamente costruita in questo modo e difatti è praticamente priva di trasporto pubblico e quasi interamente gravante sul mezzo privato, con la naturale conseguenza di essere una delle città più inquinate del mondo occidentale.
E' stato calcolato che se si collocassero gli abitanti della sola Milano in abitazioni monofamigliari con giardino l'intera Pianura Padana diventerebbe un'unica immensa megalopoli che divorerebbe ogni lacerto di area naturale e agricola, nella quale il trasporto pubblico diventerebbe di fatto ingestibile. Negli USA, grazie ad una disponibilità di suolo immensa a fronte di una popolazione tutto sommato non così numerosa, ci si è potuti permettere fino ad ora di procedere in questo modo (del resto questo è l'"american dream"...), ma ormai si comincia a misurarne gli effetti negativi. In Europa, e segnatamente in Italia, dove la densità di abitanti è immensamente più elevata e i vincoli (geologici, idrologici ecc.) molto più stringenti, sarebbe di fatto improponibile.
Detto in parole semplici il suolo, nel nostro Paese, è una risorsa molto più limitata ed estremamente più costosa.
Quando in passato Franco Mori ha detto - forse un po' drasticamente - che queste sono case "da ricchi" aveva perfettamente ragione, ma non perché si tratti necessariamente di ville faraoniche. Non è l'edificio di questo tipo ad identificare un modello di vita costosto, ma il modello di città che ci sta dietro. Mi rendo conto che chi sta cercando di costruire una casetta a un piano fuori terra da 150 mq faccia fatica a considerarsi un privilegiato, ma in un mondo in cui le città devono (sottolineo devono, come conseguenza di tutte le direttive in materia di sostenibilità) smettere nel modo più assoluto di crescere in ampiezza per tornare a densificarsi al proprio interno, è naturale che una scelta abitativa contraria a questa tendenza sia per sua stessa natura una scelta unicamente adatta a quei pochi che possono permettersi di pagarne il costo sempre maggiore.
E nel futuro sarà sempre peggio (o meglio, dipende da che punto di vista si considera). Il vero dato rilevante è che nel nostro Paese esiste - all'interno della città consolidata - un immenso patrimonio immobiliare sottoutilizzato o addirittura inutilizzato e nella maggior parte dei casi altamente obsoleto. Ecco, se dovessi individuare un futuro reale per le tecnologie finalizzate al risparmio energetico (tra cui anche la bioedilizia) sicuramente questo sta nella riconversione e nella densificazione dell'esistente. Questa è la linea che stanno seguendo i Paesi europei più avanzati; in Gran Bretagna l'adozione del "Rapporto Rogers" va esattamente in questa direzione, così come il progetto "Grand Pari de l'Agglomération Parisienne" in Francia.
Dentro a questa logica calzano a pennello i nuovi modelli abitativi, come il cohousing, già citato, che però in Italia si scontra con una naturale propensione all'individualismo estremo dei nostri compatrioti.
Ma quel che mi pare praticamente certo è che la "casetta con giardino", nel nostro Paese è ormai un modello urbano che andrà presto o tardi ad esaurimento, con un naturale e ovvio incremento - in tutta la fase di declino - dei costi per realizzarlo.
Ciao