simona811 ha scritto:Nel corso degli anni, ho avuto uno strano rapporto con l'apprendimento e con la lettura: senza entrare nei particolari, posso affermare che le uniche cose che in vita mia ho amato ed appreso con interesse ed amore sono quelle che ho potuto scoprire da sola. E' questa la differenza: io non ho imparato a leggere, è mia madre che me l'ha insegnato; io non andavo bene a scuola, era la maestra che pensava che io fossi brava (solo perché i miei genitori erano insegnanti).
Sono stata una bambina prodigio per gli altri, ma dentro di me sapevo di non esserlo; tuttavia recitavo la parte per non dispiacere genitori, parenti e maestre. Ho faticato a trovare in me le motivazioni per studiare e realizzarmi, e ho avuto davvero successo solo quando, uscita di casa e dal contesto ovattato famiglia-scuola-famiglia, ho cominciato ad esplorare da sola il mondo e ad incuriosirmi.
Ritengo che il mio "ritardo" (nel senso di esser "partita" tardi: mi sono comunque laureata, specializzata ed ora lavoro nel settore che ho scelto con discreto successo) nel trovare la mia strada sia da imputarsi ai metodi utilizzati dai miei genitori nell'insegnarmi a leggere, scrivere e far di conto, proprio come se fossi una scimmietta; dentro di me so che se mi avessero lasciata libera, avrei capito da sola come funziona il mondo e le chiavi per interpretarlo.
Ciao Simona,
mi ritrovo anch'io perfettamente in questa descrizione. I miei partivano dall'idea di fare bene, di aiutarmi solo a tirar fuori le mie potenzialità, ma tutto sommato - forti del fatto che erano plurilaureati e lavoravano nella scuola - partivano comunque dal presupposto che LORO sapevano e io NO, che LORO SOLI potevano insegnarmi e non certo io da me scoprire qualcosa da sola.
LA mia paura ora è che quete loro convinzioni non li tengano lontani dal fare gli stessi esperimenti sulle mie figlie.
Da quando ha saputo che non voglio insegnare a leggere alle bimbe prima che siano loro a chiedermelo, mio padre se n'è fatto un dovere, ogni volta che è con loro, di introdurre le lettere dell'alfabeto, ecc
Per fortuna le mie bimbe stanno quasi sempre con me ed è raro che le lasci da sole coi miei, ma pure quando andiamo a trovarli insieme, non voglio trovarmi nel ruolo del cane da guardia che controlla che il nonno non insegni a leggere alle nipotine.
Comunque è un guaio: i laureati degli anni '70 sono convinti che sono gli unici ad avere la chiave del mondo, sono di un'arroganza e sostanzialmente di un'ignoranza pazzesca: riconoscono solo quello che è nei libri, o meglio nei libri che conoscono loro. Un esempio off topic: mio padre è convinto che gli OGM salveranno il mondo....sta proprio fuori, com'è convinto che io sia una svitata a partorire in casa, rifiutando ogni assistenza medica, perché - dice lui - la medicina e la scienza esistono solo per il nostro bene: QUANTA INGENUITA'!!!!!!!
E' veramente ottuso, cosa che - devo dire - non è affatto mia madre, pur venendo dalla stessa generazione e dalla stessa formazione. Mia madre ascolta, comprende e, il più delle volte, appoggia anche le mie idee.
Va beh, scusate: questo è uno sfogo che non c'entra niente col tema di questa discussione.
Comunque volevo dire a Simona che mi rispecchio in tutto quello che ha scritto: anch'io sono "sbocciata" tardi, sostanzialmente quando sono andata a farmi le mie esperienze all'estero e ho cominciato a prendere in mano la mia vita. Anch'io sembravo una bambina prodigio perché leggervo a 2 anni e risolvevo problemini di logica....ma poi mi sono ammosciata tra le superiori e l'università e ci ho messo il doppio del tempo a laurearmi perché avevo un rifiuto dei libri (quelli imposti) e facevo un esame all'anno, preparandolo 10 giorni prima dell'appello, giusto perché dovevo.
insomma, non so se si può dire che questo sia stato il diretto risultato dell'insegnamento precoce della lettura. Se così fosse, ci sarebbe davvero da stare in guardia da metodi che vogliono insegnare a leggere precocemente.
Io ritengo comunque che questo sia il frutto dell'apprendimento passivo in generale, del fatto che non sia stata io diretta responsabile della mia formazione.... e a un certo punto questa mancanza di responsabilità, incapacità di esser parte attiva nel proprio sviluppo è saltata fuori.
Per questo, insisto tanto sull'apprendimento spontaneo: significa dare al proprio figlio la possibilità di scegliere, di decidere cosa gli interessa in quella determinata fase della sua crescita. Ci sono bambini che naturalemnte sono interessati alla lettura a pochi anni, forse anche perché sono circondati da stimoli verbali, per cui imparano a riconoscere da soli loghi, scritte che si ripetono nel loro ambiente. Benissimo!
Diverso però è il caso di porli davanti a scritte appositamente. Se loro non fossero tra quelli naturalmnte interessati alla lettura, si troverebbero forzatamente introdotti a essa, mentre magari preferirebbero prima imparare a scalare la roccia di fronte casa, o sono interessati all'entomologia e imparerebbero volentieri nomi e anatomia di tutti gli insetti che gli capitano sotto mano.
Ecco, mi chiedo perché lo zelo dei genitori vada sempre in un'unica direzione, che è quella di insegnargli a leggere. Ma non c'è nient'altro che possano fare sti bambini che leggere?????
Perché nessuno si applica tanto perché a 2 anni sappiano ....pattinare, o riconoscere le piante medicinali e saperne l'uso e le applicazioni....o....o....
E poi che fissa questa dell'INSEGNARE!!! Ma perché non li lasciamo semplicemente IMPARARE????
ciao ciao
Sole