Ciao!Sussurro ha scritto:
Vedere un agnellino libero che corre mi fa risplendere il sorriso.
Vedere un agnellino sgozzato e sofferente mi da molto dispiacere.
Eppure perche i miei istinti sono cosi implacabili?
Io credo di essere parte della natura e di percepire le sue meraviglie attraverso tutti i sensi, soprattuto con il sesto, l'intelligenza emotiva.
Eppure perche non riesco a fare a meno di mangiare carne?
Manco davvero di sensibilità?
oppure lascio che la mia ragione sia soffocata dall' istinto?
Poi pero' cè una vocina che mi dice che io sono come la leonessa, e che quella forza interna e immutabile si chiama istinto di sopravvivenza![]()
Piu o meno è questo che mi frulla per la testa![]()
Perdonate il flusso di coscienza
Quello che penso io è che i tuoi non siano "istinti" ma bisogni indotti.
Mi spiego: ci sono un sacco di luoghi comuni sul mangiar carne. Forse queste cose le sai già ma te le voglio ricordare. Nell'antichità si mangiava carne solo in occasioni di feste religiose, quando un animale veniva sacrificato agli dèi e poi mangiato dai partecipanti al rito. Nel medioevo la mangiavano soltanto i ricchi, i poveri una volta all'anno o al mese sempre in occasione di eventi speciali. Così è andata avanti per tutta l'età moderna.
Per la maggior parte delle persone carne è sinonimo di ricchezza, di festa. Non è un caso che tutti i piatti tipici delle feste siano a base di carne o comunque di alimenti animali. E che quando sei ospite a casa di qualcuno ti offre della carne e così via.
Se poi aggiungiamo che da sempre "grasso" è stato sinonimo di "sano" (cosa che ora sappiamo essere del tutto falsa) si capisce come mai, da quando i prezzi della carne e dei prodotti dell'allevamento sono cominciati a scendere grazie all'allevamento intensivo, proporzionalmente anche il suo consumo è cominciato ad aumentare.
Per questo quello che anticamente era qualcosa di sacro e occasionale ora è diventato qualcosa di normale e quotidiano, che comunque è inserito nella psicologia collettiva (se vogliamo chiamarla così).
Ora quelle credenze sono state confutate: la carne e i prodotti animali provocano più svantaggi che benefici, essere troppo grassi non è segno di prosperità ma di essere a richio più alto di una miriade di malattie, l'allevamento provoca danni enormi all'ambiente, agli animali sia domestici (ovviamente) che selvatici a causa della deforestazione, alle persone che si vedono negare terreni da coltivare per il proprio sostentamento da piantagioni di soia OGM destinata all'allevamento e così via.
Parlare di "istinto" in questo caso secondo me è fuori luogo. Parla di abitudini, di esigenze sociali, ma non di istinto.
Secondo me se ti stai avvicinando al veganismo (penso che avresti benissimo potuto seguire una delle diete "tipo" dei dietologi) vuol dire che qualcosa comunque ti ha suggerito questa eventualità.
Anche i vegetariani e i vegani pensano alle piante e all'ambiente, ma sanno che comunque questo stile di vita è tra quelli che li danneggia meno.
Ok magari molti di noi sono convinti che il dolore di una pianta sia inferiore a quello di un animale, forse è vero, forse no. Io so soltanto che se una carota soffre lo fa in modo molto più diverso da me rispetto a un agnello.
E visto che non si può annullare il proprio effetto sul mondo neanche togliendosi la vita, c'è chi sceglie il male minore.
Un abbraccio, e spero di non averti stordita con le mie considerazioni!