Gato, e tutte quante, scusate: ma non volevo affatto sembrare presuntuosa o giudicante. Nella foga di scrivere certo non ho sottolineato quanto sia dura cercare un approccio genitoriale diverso da quello dominante (probabilmente perché ancora non ci passo personalmente...!).
Le ragioni per cui è dura sono a quanto ho capito principalmente due: le aspettative della società, che vorrebbe tutti "bravi bambini" e guarda malissimo il genitore di un bimbo in preda ad un "capriccio", come a dire, guarda questo qui che non riesce a far comportare suo figlio come si deve (mi autodenuncio: io ero di quelle che pensava malissimo dei genitori di bimbi piangenti e isterici

). E il secondo motivo è che noi siamo state tutte (e tutti) cresciuti con metodi repressivi, in modo fisico (sculacciate, schiaffi, ecc.) o psicologico (e non è da meno). Di conseguenza siamo "imprintate" così, e quando ci troviamo in situazioni simili a quelle che abbiamo vissuto da piccoli, ma "dall'altra parte della barricata", tendiamo a riprodurre esattamente i comportamenti dei nostri genitori. E' un istinto scritto molto in profondità, ed è veramente impegnativo uscirne (provate a leggere le testimonianze dei forumisti su nontogliermiilsorriso e ne avrete una chiara idea); il bello è che questo processo di "guarigione" dai propri traumi infantili (anche piccoli, ma sempre traumi sono), per quanto duro, porta enormi benefici anche per sé stessi: più serenità, più capacità di vedere le cose nella giusta prospettiva, più capacità di mediare i conflitti (anche al di fuori della famiglia).
Quello che un bambino di due, tre anni può DAVVERO capire è molto più limitato di quanto si tende a credere. Loro capiscono le parole, è vero, capiscono che la mamma si arrabbia, ma non capiscono VERAMENTE perché. Ed anche quando lo capiscono, ne passa un po' finché abbiano sufficiente autocontrollo per potersi adeguare. E' proprio una questione di maturazione cerebrale. Un bambino vive nel presente ed agisce in modo del tutto impulsivo; ed è naturale, normale, che sia così. Cambierà il suo comportamento spontaneamente, se matura in un ambiente che gli offre esempi adeguati (di autocontrollo, di mediazione: non esattamente quello che accade con sgridate e altro...). L'acquisizione dell'autocontrollo è un processo spontaneo che non deve essere "imposto" con coercizione (la quale non può che peggiorare le cose, ritardare lo stesso processo o creare rabbie represse che esplodono in modo inaspettato con l'adolescenza). Lo possiamo paragonare a imparare a camminare: mettereste in piedi un bimbo di tre mesi, perché "prima si abitua e meglio è", e "dovrà pur iniziare a muoversi per conto suo, no?" Chiaro che no. Nel chiedere l'aplomb di un lord inglese ad un bambino di due anni stiamo commettendo lo stesso errore. Non è capace di star fermo, o di non toccare qualcosa che ha catturato la sua attenzione. NON NE E' CAPACE. Tanto quanto non è capace di camminare un bimbo di tre mesi. A due anni quello che servirebbe ad un bambino è un ambiente strutturato in modo da potergli concedere la massima libertà: di esplorare, di fare esperienze, di toccare tutto, di provare tutto (vedi Montessori). E tempo, tanto tempo, o meglio nessun tempo: un bambino così piccolo non ha il senso del tempo, "fra cinque minuti" o cinque ore, per lui è più o meno come "mai".
Ovvio, nelle nostre case è quasi impossibile. Nelle nostre vite, anche, è impossibile vivere senza tempo. E' da lì, e non da una intrinseca "natura cattiva" del bambino, che nascono i conflitti quotidiani. Noi siamo costretti a dare loro dei limiti che sono del tutto "artificiali", e che il bambino non è "attrezzato" da madre natura a sopportare. O meglio, può sopportare un po', per compiacere il genitore (e questa capacità varia da bambino a bambino e da contesto a contesto), ma la sua capacità di gestire queste situazioni è molto minore delle nostre aspettative in merito. Noi li vediamo grandi, ma in realtà se la natura facesse il suo corso prenderebbero ancora il seno (infatti molti faticano a lasciare il ciuccio che gli abbiamo messo in bocca per nostra comodità, per non dover essere sempre lì col nostro corpo), e forse in tal caso riusciremmo a vederli piccoli come in realtà sono (il tempo di allattamento naturale per la specie umana è di almeno due anni e mezzo: e l'interruzione precoce di tale rapporto non è priva di conseguenze a livello di sviluppo cerebrale:
http://www.nontogliermiilsorriso.org/dr ... -dellamore).
Magari i bambini fossero davvero dei furbetti manipolatori e quant'altro: non ci sarebbero più casi di bambini abusati per anni, che vivono nascondendo i lividi e cercando giustificazioni per coprire i loro genitori. Purtroppo il bambino anche in casi estremi condanna se stesso e dà ragione ai genitori, anche se non capisce. Molti bambini abusati, rimuovono tutto, crescono "normali", e finiscono suicidi. Hanno scolpito dentro di sé che non valgono nulla.

Altro che furbetti, altro che tiranni, altro che manipolatori
Insomma, le ragioni del perché abbiamo così tanta difficoltà nel "controllare" i nostri figli risiedono non nella "natura cattiva" dei nostri figli, né nella loro tendenza alla tirannia, ecc., ma semplicemente nella distanza abissale fra le nostre condizioni di vita e come sarebbe naturale vivere, e nei traumi in larga parte rimossi della nostra primissima infanzia (vedi Alice Miller).
Le difficoltà di osmanto, di curry, di mammafelice, sono di tutti noi, chi c'è già passato e chi ci passerà. Se vogliamo veramente spezzare la spirale della violenza, e crescere i nostri figli meglio di come siamo cresciuti noi, perché diventino persone migliori di come siamo noi, e genitori ancor migliori, la strada c'è... Ma nessuno ne ha ancora fatto una cartina leggibile da tutti. Possiamo solo guardarci dentro, confrontarci fra noi, tentare, sbagliare, provare. E saranno probabilmente tutti contro di noi e i nostri bimbi.
Seconda stella a destra, questo è il cammino............................................
Con affetto a tutte le mamme e i bimbi
Silvia