yasodanandana ha scritto:a me sembra di aver detto al stessa cosa.. Comunque l'hai detta meglio tu..marino70 ha scritto:Su questa affermazione sono completamente in disaccordo; tra vegano e carnivoro c'è poco da sconfiggere perchè generalmente non c'è dialogo in quanto le problematiche vengono viste in modo completamente diverso; viceversa essendoci unità di intenti tra vegetariano e vegan la diatriba è sicuramente più accesa anche in virtù che questi ultimi "rinfacciano" agli altri di avere pari sensibilità ma di non adoperarsi sufficientemente in tal senso.yasodanandana ha scritto:.......poi il vegano puo' essere particolarmente astioso verso il vegetariano perche' quest'ultimo e' meno "sconfiggibile" dialetticamente di un carnivoro dato che e' QUASI come lui, gli e' MOLTO vicino e, come lui, e' ben equipaggiato di motivazioni etiche forti.
dal punto di vista etico avrebbe ragione chi smette completamente di mangiare e respirare e si suicida.. dato che questo e' l'unico sistema per essere innocui.marino70 ha scritto: Detto da esterno.....se la riduciamo puramente ad una questione etica, i vegan hanno perfettamente ragione
Qualsiasi etica ha il limite della doverosita' della sopravvivenza umana.. e in salute..
Oltre a questo la strage e' soprattutto la produzione industriale del cibo.. per coltivare industrialmente e avere le verdure nel supermercato, bisogna farlo con le macchine rendendo i buoi carne da macello..
Per contro, se si ritornasse ad un tipo di agricoltura "umana", si potrebbe veramente parlare di latte "incruento"..
quindi.. per quanto difficile e scomoda (per me per primo.. io lavoro con la tecnologia.. quindi con l'industria), questa sarebbe la vera soluzione.. altro che veganesimo
Scusa ma non credo che abbiamo detto la stessa cosa; secondo me il vegano non è "particolarmente astioso" nei confronti del vegetariano perchè ci vede un avversario di penna difficile da sottomettere in quanto fortemente informato sulle tematiche, ma perchè le forti motivazioni etiche alle quali quest'ultimo adduce, non sono tali, e la riprova è che non gli permettono di fare il "salto di qualità".
Inoltre permettimi, è certamente vero che dal punto di vista etico, anche per interessi comuni, esiste una certa soggetività dettata dai più svariati motivi, ma, se voluta, ogni condizione è perfettibile e soprattutto giustificare la propria immobilità solo adducendo ad improbabili e/0 improponibili condizioni future mi sembra un escamotage.
Nel concreto, stimo di più chi ammette candidamente di non voler rinunciare al latte per motivi di palato o per paure di carenze piuttosto chi afferma di non volerlo fare perchè tanto l'unico impatto zero lo avresti solo con una eventuale dipartatita terrena quindi tanto vale lasciar stare (niente di personale ma è un ragionamento abbastanza ricorrente quindi ho colto l'occasione)
Per quanto riguarda lo scempio e l'orrore (in tutti i sensi) della produzione industriale di cibo e l'auspicio di un ritorno più a misura d'uomo come non essere d'accordo.......purtroppo siamo circa 6 miliardi di persone di cui almeno i 2 terzi mangiano pochino. Se, come sperato, cominceremo a mangiare tutti in modo sufficiente, vedo difficile una "involuzione" del processo