Cara Isolde,
provo a risponderti un po' su tutto. Innanzitutto però mi sento di dirti che non dovresti pensare che i comportamenti delle persone possono essere classificati in modo così meccanico. Le persone e il loro modo di agire e reagire dipendono da realtà complesse ed è necessario non fare confusione per capirsi. Tu tendi a stigmatizzare comportamenti di mamme che sono diversi dai tuoi in conseguenze che non condividi perché li hai osservati in uno o alcuni casi particolari. Però generalizzare in questi casi non necessariamente ti aiuta a capire meglio quello che non conosci o che non condividi.
Come ti hanno detto non esiste equivalenza tra l'allattamento prolungato e il rifiuto del cibo solido. Mio figlio ha 2 anni e mezzo, lo allatto ancora e mangia tutti i giorni 2 pasti seduto a tavola con noi, fa colazione dopo il latte di mamma e gli piacciono gli spuntini di frutta e verdura. Vedi bene che allattare a lungo non rappresenta un rischio così grave. Conosco bimbi svezzati (prestissimo, all'anno) che non c'è verso di farli mangiare e le mamme si angosciano. Questi come li spieghiamo? Occorrerà valutare bimbo per bimbo, vedere il comportamento della mamma (è ansiosa sul cibo? fa pressioni per forzare?...), prendere in considerazione la possibilità di allergie (molti bambini non mangiano per proteggersi, poi si scopre che erano allergici e eliminato l'alimento o gli alimenti che danno problemi il bimbo comincia a mangiare)... Se tuo figlio mangia e bene non credo che sia perché è svezzato.
Io non avrei mai creduto di allattare così a lungo, è semplicemente stata per noi la cosa più naturale del mondo. Ci siamo trovati così bene che giorno per gorno abbiamo continuato e siamo arrivati ad oggi. Per me è una ricchezza, una comodità, una risorsa insomma. Perché rinunciare a una buona risorsa solo perché agli altri suona strano quello che faccio o mi accusano d'istinto di un legame morboso che tanto non esiste?
Quanto alle rassicurazioni, anche qui non ci siamo capite. Io mica ti ho detto di adottare comportamenti ansiosi. Dovresti aver capito che per fortuna io non lo sono. Se Carlo si fa male, la prima cosa che faccio è capire senza parlare che cosa si è fatto, quanto grave è la botta o la ferita. Insomma intervengo. Mica mi metto ad urlargli che si è fatto male. Cerco di rassicurarlo con la mia presenza, lo abbraccio, lo prendo in braccio. Va da sé che se vedo che se la sta cavando non intervengo. Ma dirgli quando ha il labbro rotto dai denti che non è niente è sbagliato. Perché è qualcosa in quel momento di grave e lui piange perché ha male e magari anche si è spaventato o è arrabbiato perché è caduto e non è riuscito a fare quello che voleva. Perché dirgli che non è niente, che non si è fatto niente, reprimere la suia giusta reazione? Gli dico che mi dispiace che si è fatto male, gli chiedo se si è preso paura, gli dico che capisco che il pavimento era duro (e non "brutto brutto, cattivo pavimento", come ho visto purtroppo fare, che serve solo a spostare la responsabilità dell'accaduto su di un oggetto, mentre la responsabilità di un errore, di una valutazione sbagliata un bambino deve imparare a prendersela nel tempo facendo esperienza). Se vuole piangere lo lascio piangere senza mai lasciarlo solo con il suo problema. Però accetto il suo problema. Spesso si dice "no, non è niente" perché non si vuole vedere piangere un bambino (non sto dicendo di te), gli si vuole insegnare a superare all'istante le situazioni difficili. Be', non è questo il modo. Le situazioni difficili le superi perché le capisci, non certo reprimendo sconcerto, paura, sofferenza per far contenta la mamma e la nonna. Devo dirti che facendo così noi ci consoliamo piuttosto in fretta e poi ci dimentichiamo dell'accaduto. Però vedo che Carlo anche ha imparato a valutare le cose pericolose che non aveva considerato: se ripassiamo in un posto dove si è fatto male dopo poco tempo, lui mi fa vedere che cosa è successo e mi sorride spiegandomi che cosa è meglio fare o non fare. E in quel momento io sento una grande intesa tra noi, E' come se mi dicesse: "Ti ricordi mamma..."
Bugie. Dopo 3 anni di riflessioni (Carlo è nato a ottobre) ho ceduto a Babbo Natale per far contenti i nonni. Un compromesso su cui ho molto riflettuto proprio perché probabilmente sono decisamente di fermi principi

. L'idea di mettermi a inscenare il falso arrivo di Babbo natale mi metteva in seria difficoltà. Ho parlato con tantissime persone dei loro natali di bambini. Io ho avuto la befana, niente babbo natale o gesù bambino. Credevo fermamente che esistesse e ci sono rimasta un po' male quando ho scoperto la verità, anche perché i miei genitori appena hanno scoperto la mia disillusione hanno smesso di farmi i regali (ma non a mio fratello che ancora sembrava crederci!).
Alla fine le mie riflessioni sono state queste. La maggiorparte delle persone che mi hanno regalato i propri ricordi d'infanzia, mi ha mostrato come quello che era rimasto dopo la scoperta della verità era un sentimento di bellezza e riconoscenza per tutti gli amorevoli sforzi che i loro genitori facevano ogni anno per organizzare la festa a sorpresa. L'idea di essere stati ingannati non esisteva in loro. Il natale era rimasto una festa di dono e scambio. Non era una vera bugia, era in un certo senso magia, teatro, se vuoi. Una rappresentazione. Allora ho pensato che, senza inventarmi storie incredibili, potevo anch'io provare a offrire a Carlo un poco di questa magia.
Facciamo così, se dietro qualcosa che sembra un bugia, ci trovi un po' di magia, allora io sono con te, va bene?
Io continuo a pensare che in fondo non siamo troppo lontane. Io ho avuto un bambino che mi ha completamente "rovesciato" in modo lento e inesorabile e gli sono grata di tutte le cose che mi ha fatto capire.
Sono io che ti ho detto di capire perché cerca il ciuccio quando è con te. Vedi che l'hai osservato, ascoltato e l'hai capito. Non c'è niente di male in quello che succede tra voi. Ci sarebbe qualcosa di sbagliato se tu non accettassi il suo legittimo desiderio di stare con te il più possibile e il più intensamente possibile. Quindi io, se fossi in te e mi trovassi alle strette e lui mi chiedesse il ciuccio, glielo darei, perché troverei ingiusto chiedergli di stare senza la mamma e senza il surrogato per dimostrarmi che è grande e forte. Non glielo darei meccanicamente, come del resto fai tu, come invece si vede fare a tante mamme che glielo ficcano in bocca senza neppure accorgersene e come sistema preventivo.
Credo di essere stata fortunata: ho conosciuto tante mamme più o meno "alternative" che mi hanno mostrato come ascoltavano i loro bimbi. Mi hanno insegnato tanto e credo di poter essere etichettata anch'io come "alternativa". Ma forse in fondo lo siamo un po' tutte , se ascoltiamo il cuore.
Ti chiedo solo di riflettere ancora e a fondo sulle botte. Esiste sempre un altro modo: se lo impari tu, sarà un isegnamento meraviglioso per il tuo bambino.
Ciao,
Elisa