No no, non parlo assolutamente di progettogaia, ci mancherebbe. Come ho detto mille volte e lo ripeto loro sono in assoluta buona fede. Intendo le ditte che sottoscrivono lo standard cruelty free dando garanzie che non possono dare. Mi sento presa in giro.Daniele ha scritto:Tanto per capire, i furbi chi sarebbero? Quelli tipo "ProgettoGaia"? Secondo me il discorso di impegnarsi a non utilizzare nuovi ingredienti regge, almeno a livello teorico. In fondo che bisogno ci sarebbe di sperimentare sempre nuovi ingredienti? La risposta è che secondo me servono solo ad ingrassare i profitti di chi magari non è furbo ma pensa soltanto ai soldi, visto che molta gente non gliene frega niente del crueltyfree e vuole soltanto il prodotto che costa meno. Secondo me, e dico secondo me, basterebbe non utilizzare più nuovi ingredienti. Con quelli che già ci sono si può fare di tutto. O no? In questo modo la sperimentazione animale (almeno quella cosmetica) si potrebbe fermare dall'oggi al domani.
Ma a me sembra che esistano dei comitati scientifici antivivisezionisti che lavorano proprio sul fronte da te indicato! Poi ci sono anche quelli che liberano gli animali dalle gabbie, e fanno bene... ce ne fossero! Cmq non è per nulla folcloristico, visto che ad un animale liberato da una gabbia vengono risparmiate sofferenze e la vita stessa.
Hai ragione, la ricerca cosmetica ormai è incentrata quasi solo sui siliconi, e ne possiamo fare tranquillamente a meno. Perchè allora non darsi da fare e farla questa benedetta positive list??? Che ne so, ingredienti presenti sul mercato prima del 1980, e possibilmente a pallino verde. Chi usa ingredienti diversi non ottiene la certificazione. Cosa facilmente controllabile da tutti, basta avere la lista in mano (esiste il biodizionario, si può fare un libretto) o consultarla su internet, confrontare con l'inci, e decidere da soli se il prodotto è cruelty free, e se la ditta predica bene e razzola male si beccherebbe al primo colpo. Al consumatore (e quindi anche a me) manca il dato dell'anno della messa in commercio. Ma chi si occupa di produrre e ha i contatti coi fornitori potrebbe farlo.
Bene, spero che sull'altro fronte approdino a risultati un pochino più veloci... si parla di dieci anni circa per ogni alternativa ai test animali (devo averlo letto su un intervento di Alex81, credo).