Fritz ha scritto:Ho letto per bene, mi sembra tutto chiaro e comprensibile, almeno in teoria.
Ovviamente mi rendo conto che nel calcolare tutti questi aspetti teniamo conto di diverse semplificazioni e condizioni al contorno che vanno valutate molto attentamente. Magari (ipotizzo) basta variare la densità di uno dei materiali della stratigrafia e il tutto cambia.
Ovviamente sì, ed è la ragione per cui spesso metto in guardia coloro a cui rispondo su queste questioni, avvertendoli che non esistono le soluzioni "giuste" e le soluzioni "sbagliate" in astratto, la soluzione ottimale è sempre un compromesso che deve essere verificato caso per caso, a partire dalle condizioni al contorno (le quali comprendono, per inciso, anche le abitudini e lo stile di vita degli occupanti, cosa che non va affatto trascurata).
Fritz ha scritto: Inoltre suppongo che in tutto questo discorso faccia una sostanziale differenza la presenza o meno di una VMC...dico bene?
La VMC ha una sua funzione specifica, che è - in parole povere - integrare ed ottimizzare i moti convettivi dell'aria, in modo da: a) catturare aria alla temperatura desiderata, b) espellere l'aria che non ha più la temperatura desiderata o è viziata (ne è cambiata cioè la composizione chimica), c) distribuire in modo più possibile uniforme la temperatura tra gli ambienti domestici. E' sicuramente un dispositivo molto utile, che se usato correttamente ottimizza la resa termica e fa risparmiare soldi, ma molto difficilmente potrebbe sopperire da solo ad un deficit di prestazioni dei muri perimetrali. Le pareti - anche se facciamo fatica ad immaginarle così - sono a tutti gli effetti delle superfici radianti (e di dimensione notevole...), un po' come se fossero dei termosifoni, e se la temperatura a cui esse sono è molto lontana da quella desiderata nell'ambiente noi possiamo anche produrre e far circolare aria alla temperatura giusta, ma le pareti ci lavoreranno sempre contro.
Al di là di questo però c'è anche una questione di "filosofia", che è opportuno tenere in considerazione: la vmc è un sistema "attivo", prevede cioè un sistema elettromeccanico, uno scambiatore di calore (per la vmc "a recupero di calore"), della sensoristica ecc. Si tratta cioè a tutti gli effetti di un impianto, con un suo costo di costruzione, un impiego di energia (anche se minimo e sicuramente recuperabile, grazie al risparmio sulla parte termica), eventuali possibilità di guasti ecc. Si tratta inoltre di un sistema che prevede la totale chiusura dell'involucro edilizio rispetto all'esterno, anche - ovviamente - per quanto riguarda i serramenti, che non devono essere aperti, dal momento che vanificherebbero il sistema. Ora, chi vuole farsi installare sistemi del genere dovrebbe - a mio avviso - riflettere un pochino sulle implicazioni di queste scelte. Ad esempio se preferisce sistemi di questo tipo oppure puntare su soluzioni totalmente passive, (ad esempio camini di ventilazione, sul modello del Malqaf mediorientale...), e soprattutto dovrebbe chiedersi (o meglio il tecnico di fiducia gli dovrebbe chiedere...) se davvero gli andrà bene di utilizzare la propria casa in questo modo. Questo lo dico perchè si vedono sovente impianti corretti e ben realizzati, vanificati soltanto perché il proprietario non può fare a meno di aprire le finestre ogni tanto (e qui si torna al discorso sulle abitudini e gli stili di vita...).
Fritz ha scritto:Un altro concetto di cui mi sembra che non si parli molto è quello dell'"attenuazione termica" delle pareti. Leggo sempre dello sfasamento, ma poco dell'attenuazione, eppure l'inerzia termica è data da entrambi i fattori, però qui parliamo sempre solo di sfasamento...perchè?
Mah! Perché non te lo saprei dire; forse perché si tratta di concetti che - se trattati appena un po' più approfonditamente della semplice evocazione - richiedono l'uso di formule matematiche e definizioni non proprio alla portata di tutti coloro che leggono questo forum. Comunque dici bene quando affermi che l'attenuazione è l'altro parametro da tenere in considerazione, insieme allo sfasamento, per valutare il comportamento inerziale di una parete capacitiva. La norma di riferimento a questo proposito, se ti va di approfondire, è la UNI 13786, del 2001.
Comunque, da un punto di vista generale, lo sfasamento (spesso chiamato "coefficiente di sfasamento", ma impropriamente, perché è dotato di unità di misura) è il tempo di ritardo, espresso in ore, che la parete imprime al picco massimo di trasmissione termica. Questo è utile perché - se opportunamente calibrato - consente di spostare il picco massimo in momenti della giornata in cui è meno dannoso, vuoi perché il costo dell'energia per climatizzare è minore (notte), vuoi perché - come negli uffici - non c'è nessuno...! Tra l'altro, da questo punto di vista un ottimo tipo di prodotti sono i PCM...
L'attenuazione (questo è sì un coefficiente, dal momento che si tratta di un numero puro, derivante dal rapporto tra grandezze della stessa natura) dà viceversa un'idea della riduzione del picco massimo che la parete opera, in rapporto a quello che si avrebbe con una parete completamente non capacitiva (teorica).
Fritz ha scritto:
musica: sono un chitarrista hardrockettaro capellone zozzone. I link che ho in firma (sopratutto il secondo) danno un'idea della musicaccia che suono. Visto il genere che faccio e i volumi a cui si suona di solito quella musica la questione del trattamento acustico degli ambienti diventa vitale...anche se spesso i musicisti se ne dimenticano...tu cosa suoni?
Pianoforte, sono un jazzista intellettualoide, di quelli che infilano settime diminuite e quinte eccedenti anche in Frà Martino Campanaro... Però la musica la amo davvero tutta, da Bruce Springsteen a Bach a Keith Jarrett ai Led Zeppelin... ora vado a vedermi i tuoi link....
Ciao!
P.S. Piccolo aggiornamento all'OT: ho visto i tuoi link e ho ascoltato i tuoi brani. Fico! Sei bravo davvero. Complimenti.
Anche il cantante è molto bravo, solo che ha una faccia che fa paura, in confronto Blixa Bargeld sembra Cappuccetto Rosso...
Comunque tra poche ore salgo sull'aereo. Buone vacanze!