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Gio
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Messaggio da Gio » mer gen 25, 2006 1:46 pm

Ciao.
Volevo ringraziarvi tutti e tutte per le belle parole, per le riflessioni e per quanto è venuto fuori.

Sto riuscendo a "fregarmene" un po' della casa. Vuol dire, parlando come Antonella, che siamo leggermente sotto lo zero per l'ordine e la pulizia, ma io sto meglio e quindi anche i bambini. E per ora questa è la cosa più importante. Qualche giorno fa qui su Promiseland (ma non so più su quale forum e in che contesto) qualcuno ha scritto la magica frase "dare importanza prima alle persone, poi alle cose". Per me è stata magica. Me la ripeto tutte le volte che vorrei prendere in braccio Federica e magari "non posso" o prenderla rende qualcosa più difficile o faticoso (tipo passare l'aspirapolvere o lavare l'insalata con una mano sola e con l'altra mano -sempre sola- reggere la bambina che pesa oltre 11 chili) ... e così, la guardo, le sorrido, spengo l'aspirapolvere e ... spalanco le braccia verso di lei. Ed è bellissimo vedere il suo musino che si allarga in un sorrisone, poi avvicina la guancia alla mia e dice "mimmina!"
Antonella Sagone ha scritto:fare il gioco di mettersi a misurare "quanto" faccio io e quanto fai tu, e cercare il pareggio, non ha senso ed è perdente.
nel momento in cui c'è bisogno di fare della contabilità del dare a avere di coppia, c'è già un problema antecedente.
Perché se il rapporto è amorevole, dovrebbe tollerare anche le situazioni asimmetriche. Quando io dò, ricevo; e viceversa. Se quel "poco" che tu fai e quel "tanto" che io faccio, ciascuno di noi nei limiti delle proprie possibilità, contribuisce a un risultato soddisfacente - il benessere della famiglia, che si può volere di più?
Se si comincia a farsi i conti addosso, allora è perché ciascuno di noi ha la percezione di dare più di quanto non vorrebbe, e di ricevere meno.
Non è il dare che è squilibrato e carente. Sono i bisogni che stanno "presentando il conto": sono bisogni inascoltati, e allora conviene vedere cosa c'è che chiede udienza e cercare insieme una soluzione, piuttosto che "rivendicarne" la colpa a chi ci sta di fronte...
Antonella, se ti riferisci a quanto ho scritto io, mi viene il dubbio di non essere stata chiara. Mio marito non mi ha mai detto niente. Anzi, quando ho detto alla signora che ci aiutava in casa di non venire più lui mi ha proposto immediatamente di cercarne un'altra, sono io che non ho voluto perchè, gli ho risposto, "ora lavoro di meno, ce la posso fare" ... che dura eh? o che pirla?
E, andando a veder bene, lui è già uno di quelli che in casa collaborano, non mi lascia tutto il ... piacere, per fortuna, perciò anche per lui la vita non è che sia rose e fiori o, comunque, tanto meglio della mia: lavora un sacco fuori casa, la sera arriva (+/- per le 20.00), si cena e poco dopo mettiamo a letto i bambini (io mi corico con loro e lui spesso stende la roba che io ho messo in lavatrice al pomeriggio). Quello che ci manca (e credo di poter parlare anche per lui) è poter fare sport, per esempio, almeno una volta alla settimana, o anche solo le enegie per farmi uscire dal letto dopo che si sono addormentati i bambini e fare due chiacchiere noi due da soli senza gli altri due che corrono e saltano e ci costringono a urlare sopra le loro vocine per parlarci, o il tempo per leggerci un libro ... o, ora che ho il mio computer a casa (a proposito, grazie Irene) stare un po' su Promiseland ... a lui manca di sicuro la sua chitarra: poverino, tutte le volte che la prende per provare a vedere se trova una canzone gli ricordo che c'è da fare questo e quell'altro ... mi dispiace farlo, ma, a volte, sembra che non veda quello che c'è da fare in casa ... anche io sono stanca, almeno come lui, ma non mi concedo mai un attimo per fermarmi. Almeno lui ci prova :-) e, sicuramente, fa meglio di me.

Ciao. Scusate se è confuso, ma è lungo e non riesco a rileggere.
Gio

virgola
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Messaggio da virgola » mer gen 25, 2006 1:52 pm

accidenti, il discorso diventa un po' impegnativo per un lavoratore invisibile...
Antonella Sagone ha scritto: Il tipo che detesto è quello della "manutenzione": ovvero, come dicevo, riportare al punto zero situazioni che sono sotto zero; dal disordine all'ordine.
Insomma, un letto rifatto, una cucina pulita, un lavello vuoto sono solo normali; non si vede un "valore aggiunto" (e non sono di quelle donne che riescono a mettere valore aggiunto al loro lavoro domestico mettendo i centrini al centrotavola e i fiori nei portavasi...). Quando il lavoro non viene fatto, si è sotto zero: e il valore negativo, quello si vede: stanze sottosopra, polvere, ditate, mucchi di biancheria da lavare...
questo vale anche per molti lavori salariati fuori dalle mura domestiche, non è questo che lo rende invisibile, secondo me, ma tutto un insieme di fattori fra i quali la parte del leone è riservata al più "banale": lo stipendio.
Antonella Sagone ha scritto:L'unico "prodotto" del lavoro domestico è il cibo trasformato in pranzi, cene e colazioni, ma quello dura pochi minuti di frettoloso ingurgitamento con gli occhi alla TV
beh, insomma. Dopo bisogna lavare i piatti, se si vuole che il cibo comprato con lo stipendio maschile possa essere mangiato un'altra volta; poi con lo stipendio si comprano gli abiti, e se vogliamo metterli più d'una volta bisogna lavarli; ecc. ecc.
Antonella Sagone ha scritto: poi c'è un altro tipo di lavoro invisibile: è quello che produce benessere, armonia, sicurezza, crescita interiore, che mantiene umane le relazioni familiari e accompagna i bambini nel loro percorso verso la maturità.
Questo lavoro mi piace tanto, ma chi lo vede?
I risultati sono visibili solo dopo anni, a volte; e nell'intermezzo certe strategie possono a volte sembrare addirittura peggiorare le cose, specie se vai controcorrente e non cerchi di condizionare i tuoi piccoli a tutti i costi...
anche qui, nulla di diverso dal lavoro fuori casa, dove non sempre si fanno cose che danno risultati a breve termine, però in effetti qui il lavoro invisibile non può essere mostrato come ciò che rende fruibile lo stipendio, su questo hai ragione. Qui non si potrebbe fare lo "sciopero" suggerito da Andrea...
Antonella Sagone ha scritto:Inoltre questi "prodotti" come li misuri? come si misura la gioia, l'amore, la fiducia, l'autostima, la maturità?
non si possono misurare, e non si devono misurare, però un po' credo che si percepiscano. E poi, sì, non ci sono i Risultati con la R maiuscola se non a lungo termine, ma nel frattempo qualche soddisfazione arriva, soprattutto se si riesce ad inquadrarla nel giusto modo. Mia figlia ha una cuginetta un po' più grande che è cresciuta e tuttora vive in un paesino della Calabria in una famiglia che la ingozza di latte e altre schifezze da quando è nata, con un padre che non le ha mai cambiato un pannolino, e una famiglia allargata che le ha impedito di sperimentare tante cose a partire dal camminare, solo per paura che cadesse e si facesse male o toccasse cose proibite, con genitori che la ingozzano di cibo imboccandola come se avesse 6 mesi, insomma un modello educativo a me distante. Poi si lamentano che è intrattabile, piagnucolosa, che cammina poco, che è poco indipendente, che non mangia abbastanza, appena casca per terra piange anche se si è graffiata un mignolo e così via. Vedono mia figlia e la trovano simpatica, sorridente, autonoma, "coraggiosa" (a me sembra sostanzialmente una bambina normale come dovrebbero esserlo le bambine della sua età), e ci fanno dei discorsi in cui non si capacitano della differenza fra le due e di come siamo fortunati. A me ovviamente fa imbestialire perchè loro non capiscono che le cose non avvengono solo per caso, però mi rendo conto che anche se i grandi Risultati arriveranno chissà quando, intanto si poteva fare di molto peggio... Riguardo ad ogni piccola o grande scelta o atteggiamento che tieni con i figli, ogni tanto pensa a quali disastri già nel breve termine avresti potuto ottenere con l'atteggiamento opposto! Non si potrà misurare con precisione, ma un po' aiuta...

Antonella Sagone
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Messaggio da Antonella Sagone » ven gen 27, 2006 10:25 am

care Giò e Virgola,
prima di tutto volevo precisare che il mio soliloquio dell'altro giorno era, appunto, un soliloquio e non direttamente rivolto alle vostre specifiche situazioni.

non so se Virgola ha compreso esattamente quello che volevo dire. Mettevo l'enfasi sul "prodotto" del lavoro, una cosa che manca al lavoro invisibile. Uno stipendio, per quanto piccolo, è un oggetto misurabile. Un pranzo cucinato lo è, ed è uno dei pochi "prodotti" che hanno un "attivo", ma è effimero, come ogni altro lavoro domestico.

Il "prodotto" del lavoro di crescere un figlio è sfuggente, anche se poi i risultati si vedono :-))
non è però un oggetto che puoi misurare o mettere in mostra sulla mensola del camino.

Ovviamente, ci sono molti altri lavori, oltre a quello domestico, che sono altrettanto invisibili.
Penso a quello di insegnante - sul versante familiare, hai lo stipendio; ma su quello scolastico, cosa puoi "mostrare"? Ecco la necessità dei voti, delle infinite burocrazie e relazioni che l'insegnante deve fare, e soprattutto del famigerato "lavorino" che all'asilo e elementari fanno fare ai bambini per dimostrare che le maestre "fanno qualcosa"...

Ti dico anche che per maggior beffa della vita io ho un secondo lavoro invisibile oltre a quello casalingo, tengo la contabilità di mio marito, e anche lì si tratta di riportare a zero ciò che è sotto zero, ovvero da mettere ordine nel disordine... e non prendo nemmeno lo stipendio visto che è una SAS! Sigh!!

Ovviamente, fra persone sensibili e di buon senso non c'è bisogno di discutere di questi aspetti, perché arrivano da soli a comprendere lo stesso il valore di questi lavori invisibili, ma purtroppo non sempre è così, e qui sto di nuovo facendo un soliloquio...
Antonella

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