Fumo passivo: Philip Morris sapeva dei rischi dal 1982

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Federica
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Fumo passivo: Philip Morris sapeva dei rischi dal 1982

Messaggio da Federica » ven nov 12, 2004 10:21 pm

YAHOO!! NOTIZIE - 11 NOVEMBRE 2004

Fumo passivo: Philip Morris sapeva dei rischi dal 1982

Il colosso statunitense del tabacco Philip Morris avrebbe tenuto segreti dati che risalgono al 1982 sui rischi potenziali del fumo passivo. A rivelarlo è un articolo pubblicato dalla rivista medica britannica The Lancet.
La società aveva condotto con discrezione studi volti a valutare nei ratti i rischi potenziali del fumo passivo, mantenendo gli animali in un ambiente la cui aria era presente il fumo di sigaretta.
Fin dal 1982 gli studi avrebbero mostrato delle lesioni alle mucose nasali più importanti di quelle osservate nei roditori che inalavano direttamente il fumo di tabacco.
Secondo gli autori dello studio, gli svizzeri Pascal Diethelm e Jean-Charles Rielle di Ginevra e il londinese Martin McKee di Londra, condotto nel laboratorio tedesco dell'Institut fur Industrielle und Biologische Forschung GmbH. Tale istituto fu acquistato dalla stessa società americana, ma in modo che nessun legame potesse rimanere evidente con essa. Alla Philip Morris, solo alcuni alti dirigenti erano al corrente, aggiungono gli autori, di documenti interni dalla consistenza di "milioni di pagine" forniti dalle società americane del tabacco ed inviate nel quadro delle azioni giudiziarie condotte negli Stati Uniti. Negli anni 1980, il laboratorio tedesco ha condotto test sul fumo passivo ed ha informato la società dei risultati.
Nonostante disponessero fin dal 1982 di indizi seri sui rischi derivanti dal fumo passivo, i ricercatori di questo laboratorio sembra non abbiano pubblicato nulla a questo riguardo nelle riviste scientifiche prima del 1994. In compenso, l'istituto tedesco si sarebbe preoccupato, al contrario, di pubblicare articoli "utili all'industria" del tabacco.
Secondo gli autori dell'articolo, questi documenti interni dimostrano che Philip Morris, contrariamente alle dichiarazioni pubbliche ora rese, era informata dei rischi del fumo passivo fin dall'inizio degli anni '80, ed ha deciso di non pubblicarlo. La compagnia statunitense ha acquistato Inbifo nel 1972 tramite una filiale svizzera (Fabriques de Tabac Réunies) prendendo le precauzioni del caso per conservare il segreto sulla transazione, come ad esempio l'utilizzo di indirizzi privati, caselle postali fittizie, consegne di distruzione della corrispondenza dopo la lettura.
Nel frattempo la compagnia americana risponde al mega-procedimento giudiziario contro le multinazionali del tabacco in corso negli Stati Uniti ricorrendo essa stessa alla giustizia, precisamente alla Corte Suprema dell'Illinois, sostenendo che le sigarette denominate ''light'' rispondono a quanto espresso attraverso la pubblicità, vale a dire hanno meno catrame e nicotina, e non è addebitabile all'azienda il fatto che il fumatore sia indotto a boccate di fumo più profonde nel fumare la sigaretta. Il legale James Thompson ha chiesto per Philip Morris un risarcimento di 10,1 miliardi di dollari, la stessa cifra che il giudice di Madison County Nicholas Byron ordinò a Philip Morris di pagare ai fumatori, 5 miliardi per i danni, 2,1 miliardi di interessi e 3 miliardi di sanzione. I legali rappresentanti degli 1,1 milioni di americani che fumano le sigarette ''light'' rispondono accusando la Philip Morris di essere a conoscenza fin dal 1971 del fanno che tali sigarette non sono meno dannose di quelle standard.

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