Consistenza del karitè di qualità
Moderatore: Erica Congiu
Consistenza del karitè di qualità
Ciao a tutti,
Ieri ho comprato un karitè della Natur Farma, Raihuen burro di karitè purissimo, 13 euro per 100ml, ed è bianco, abbastanza molle e cremoso, ma è meno grasso di come me l'aspettavo, dev'essere così?
Ho dubbi perchè prima avevo comprato un karitè della Vegetal Import talmente duro che si scalfiva solo con l'unghia, però era allungato con l'olio di mandorle, non avrebbe dovuto essere più molle invece? Grazie.
Quello della Vegetal Import non l'ho ricomprato per il costo esagerato: 27 euro per 50ml, ma mi viene il dubbio che fosse di qualità superiore, voi che ve ne intendete che mi dite? Grazie.
Ciao
Denise
Ieri ho comprato un karitè della Natur Farma, Raihuen burro di karitè purissimo, 13 euro per 100ml, ed è bianco, abbastanza molle e cremoso, ma è meno grasso di come me l'aspettavo, dev'essere così?
Ho dubbi perchè prima avevo comprato un karitè della Vegetal Import talmente duro che si scalfiva solo con l'unghia, però era allungato con l'olio di mandorle, non avrebbe dovuto essere più molle invece? Grazie.
Quello della Vegetal Import non l'ho ricomprato per il costo esagerato: 27 euro per 50ml, ma mi viene il dubbio che fosse di qualità superiore, voi che ve ne intendete che mi dite? Grazie.
Ciao
Denise
Re: Consistenza del karitè di qualità
Se era così appena comprato, non è che magari in negozio si era scaldato? A me quest'estate è capitato di portarlo in piscina (non lo farò mai più...) e di lasciarlo prima nella macchina bella calda e poi nell'armadietto per un'ora: sono tornata dalla doccia, ho aperto il vasetto malamente e me lo sono rovesciato addosso: si era sciolto tutto, un disastro! Poi si è risolidificato, ma ci sono volute alcune ore. Sembrava un po' come l'olio di cocco, ma più lento a passare dal liquido al solido.denise ha scritto:abbastanza molle e cremoso
Per capire perchè i burri non possono essre tutti uguali anche se tutti ugualmente bio e naturali ...
Tratto da Altraeconomia\Equomercato
..... il karité è un grande albero che cresce spontaneo nella savana ed è considerato sacro dai Kulango. Non si può abbatterlo o sradicarlo e nemmeno percuoterne i rami per favorire la caduta dei suoi frutti, che maturano tra marzo e aprile e che vengono raccolti da terra. Il frutto è costituito da un leggero strato carnoso e commestibile, che presto secca e rimane sul terreno, mentre la noce contenuta all'interno è la parte utile per la produzione del burro. Gli strumenti di lavoro fondamentali sono il mortaio e la mazza a due teste con cui le donne macinano tutto quello che deve essere macinato. In due, tre o quattro pestano nello stesso mortaio, accompagnando il duro lavoro con canti, grida, e risate divertite.
Una prima macinatura separa i semi veri e propri dalla sottile buccia che li ricopre. I frammenti di semi che via via si liberano dovranno rimanere all'aria ad essiccare. Poi la macinatura riprende e i frammenti vengono passati al setaccio, mentre i pezzi troppo grossi devono essere pestati ancora, fino a che tutto non è ridotto a una polvere marrone.
Finalmente si arriva alla fase finale della lavorazione: la polvere viene rimessa nei mortai, viene aggiunta dell'acqua e si riprende a battere finché alla superficie non comincia ad affiorare uno strato di grasso che viene raccolto con una calebassa (una mezza zucca usata come un grande cucchiaio) e versato in una pentola che verrà messa sul fuoco per riscaldarlo fino a eliminare completamente l'acqua. Vengono aggiunti limone o citronella per correggere l'odore del grasso e alla fine, dopo il filtraggio e il raffreddamento, il grasso si presenta suddiviso in due parti, una solida biancastra, e una liquida. Per ottenere il burro è necessario emulsionare queste due fasi, sbattendole con un semplice strumento fatto da un ramo a forma di freccia. Quando il prodotto comincia ad acquistare la consistenza di una crema è pronto.
Nel periodo della raccolta, tutto questo lavoro dura diverse settimane, e la resa è molto bassa: da dieci chili di noci si ricava non più di un chilo di burro. Il mercato paga per tutto questo lavoro un prezzo irrisorio: un chilo di burro spuntava lo scorso anno non più di 300 franchi Cfa (900 lire!).
Per questo la produzione tradizionale nei villaggi va scomparendo, sostituita, nelle periferie dei centri maggiori, dall'uso di mulini e presse che riducono fortemente il carico di lavoro e migliorano la produttività, portando la resa in burro a circa il 30 per cento del peso delle noci.
Tratto da Altraeconomia\Equomercato
..... il karité è un grande albero che cresce spontaneo nella savana ed è considerato sacro dai Kulango. Non si può abbatterlo o sradicarlo e nemmeno percuoterne i rami per favorire la caduta dei suoi frutti, che maturano tra marzo e aprile e che vengono raccolti da terra. Il frutto è costituito da un leggero strato carnoso e commestibile, che presto secca e rimane sul terreno, mentre la noce contenuta all'interno è la parte utile per la produzione del burro. Gli strumenti di lavoro fondamentali sono il mortaio e la mazza a due teste con cui le donne macinano tutto quello che deve essere macinato. In due, tre o quattro pestano nello stesso mortaio, accompagnando il duro lavoro con canti, grida, e risate divertite.
Una prima macinatura separa i semi veri e propri dalla sottile buccia che li ricopre. I frammenti di semi che via via si liberano dovranno rimanere all'aria ad essiccare. Poi la macinatura riprende e i frammenti vengono passati al setaccio, mentre i pezzi troppo grossi devono essere pestati ancora, fino a che tutto non è ridotto a una polvere marrone.
Finalmente si arriva alla fase finale della lavorazione: la polvere viene rimessa nei mortai, viene aggiunta dell'acqua e si riprende a battere finché alla superficie non comincia ad affiorare uno strato di grasso che viene raccolto con una calebassa (una mezza zucca usata come un grande cucchiaio) e versato in una pentola che verrà messa sul fuoco per riscaldarlo fino a eliminare completamente l'acqua. Vengono aggiunti limone o citronella per correggere l'odore del grasso e alla fine, dopo il filtraggio e il raffreddamento, il grasso si presenta suddiviso in due parti, una solida biancastra, e una liquida. Per ottenere il burro è necessario emulsionare queste due fasi, sbattendole con un semplice strumento fatto da un ramo a forma di freccia. Quando il prodotto comincia ad acquistare la consistenza di una crema è pronto.
Nel periodo della raccolta, tutto questo lavoro dura diverse settimane, e la resa è molto bassa: da dieci chili di noci si ricava non più di un chilo di burro. Il mercato paga per tutto questo lavoro un prezzo irrisorio: un chilo di burro spuntava lo scorso anno non più di 300 franchi Cfa (900 lire!).
Per questo la produzione tradizionale nei villaggi va scomparendo, sostituita, nelle periferie dei centri maggiori, dall'uso di mulini e presse che riducono fortemente il carico di lavoro e migliorano la produttività, portando la resa in burro a circa il 30 per cento del peso delle noci.
Io ho il burro dell'Occitane, 150 ml in un vasetto tipo vecchia crema per le scarpe. Ha una consistenza dura, lo prelevo con un coltello liscio e poi lo scaldo in mano per scioglierlo. L'odore è leggermente, ma proprio leggermente fastidioso, ma è comunque di grasso. Comunque è fantastico per la pelle, la nutre tantissimo e si assorbe molto bene. Io dopo averlo spalmato ben bene sul viso, lo tampono con una stoffa di lino e poi posso pure truccarmi!!
Saluti
Saluti