KARMA
karma e libero arbitrio
Ciao Anakin,
grazie, l'articolo è interessante, vi è scritto tuttavia:
"Il libero arbitrio è praticamente inesistente. In ogni secondo della nostra vita andiamo a scrivere il nostro immediato futuro."
Questa frase potrebbe essere (ed è spesso stata) mal interpretata: la legge del karma non annulla il libero arbitrio; molti la prendono come scusa per "lasciarsi vivere" e non compiere alcuno sforzo, visto che tutto è predestinato.
Patanjali negli Yogasutra afferma: "La sofferenza futura può e deve essere evitata". Lo Yoga ci offre proprio i mezzi per farlo: questo non significa che non ci capiteranno più eventi "spiacevoli" bensì che avremo i mezzi per affrontarli nel modo giusto, accrescendo la nostra consapevolezza della Realtà e modificando la catena di azioni e reazioni.
Yogananda affermava (perdonami, la citazione è a memoria e non è esatta, ma il senso è corretto): "Non esistono eventi buoni oppure cattivi, tutto dipende da come noi li affrontiamo". Cosa ne pensate?
om shanti,
ganesha
grazie, l'articolo è interessante, vi è scritto tuttavia:
"Il libero arbitrio è praticamente inesistente. In ogni secondo della nostra vita andiamo a scrivere il nostro immediato futuro."
Questa frase potrebbe essere (ed è spesso stata) mal interpretata: la legge del karma non annulla il libero arbitrio; molti la prendono come scusa per "lasciarsi vivere" e non compiere alcuno sforzo, visto che tutto è predestinato.
Patanjali negli Yogasutra afferma: "La sofferenza futura può e deve essere evitata". Lo Yoga ci offre proprio i mezzi per farlo: questo non significa che non ci capiteranno più eventi "spiacevoli" bensì che avremo i mezzi per affrontarli nel modo giusto, accrescendo la nostra consapevolezza della Realtà e modificando la catena di azioni e reazioni.
Yogananda affermava (perdonami, la citazione è a memoria e non è esatta, ma il senso è corretto): "Non esistono eventi buoni oppure cattivi, tutto dipende da come noi li affrontiamo". Cosa ne pensate?
om shanti,
ganesha
Penso che la frase di Yogananda sia giusta e tutto sommato in linea con l'idea che dal momento che è tutto scritto non esiste il libero arbitrio.
Da come affrontiamo gli eventi (buoni o cattivi che siano) scriviamo il successivo passo...... anzi le migliaia di passi successivi.
Del resto ad ogni nostra azione ed emozione noi andiamo ad emettere una vibrazione che verrà messa sul peso della bilancia dei nostri debiti e crediti.
Da come affrontiamo gli eventi (buoni o cattivi che siano) scriviamo il successivo passo...... anzi le migliaia di passi successivi.
Del resto ad ogni nostra azione ed emozione noi andiamo ad emettere una vibrazione che verrà messa sul peso della bilancia dei nostri debiti e crediti.
Il libero arbirtrio esiste e come!!!
Non facciamo confusione!!!
E' molto semplice: i frutti del passato ci ritornano nella vita persente e noi abbiamo la possibilita di cambiare le cose. Possiamo migliorare o peggiorare il nostro karma. Siamo noi a decidere se progredire (accumulando buone azioni) o regredire (accumulando cattive azioni). Se non ci fosse libero arbitrio saremmo tutti degli automi. Fortunatamente abbiamo la possibilità di seguire la via del male o quella del bene. Nessuno puo decidere al posto nostro, siamo solo ed esclusivamente noi che possiamo cambiare il nostro karma.
Non facciamo confusione!!!
E' molto semplice: i frutti del passato ci ritornano nella vita persente e noi abbiamo la possibilita di cambiare le cose. Possiamo migliorare o peggiorare il nostro karma. Siamo noi a decidere se progredire (accumulando buone azioni) o regredire (accumulando cattive azioni). Se non ci fosse libero arbitrio saremmo tutti degli automi. Fortunatamente abbiamo la possibilità di seguire la via del male o quella del bene. Nessuno puo decidere al posto nostro, siamo solo ed esclusivamente noi che possiamo cambiare il nostro karma.
"Il libero arbitrio è praticamente inesistente. In ogni secondo della nostra vita andiamo a scrivere il nostro immediato futuro."
Appunto, siamo noi a decidere il nostro futuro, quindi siamo liberi di decidere = libero arbitrio
"Siamo il frutto delle nostre azioni, pensieri e parole, accumulati nelle vite precedenti e non c'è nulla che accada per caso, ma solo perchè tutto è scritto e viene scritto da noi."
Tutto viene scritto da noi, quindi esiste il libero arbitrio.
L'autore poi dice:
"Spesso, girando per la rete, mi accorgo che molte persone dividono queste due cose e disquisiscono di karma e reincarnazione, senza avere un filo logico, o senza tener presente che ci sono regole precise."
E' il colmo dei colmi, meno male che l'ha detto lui che c'è confusione!!
Appunto, siamo noi a decidere il nostro futuro, quindi siamo liberi di decidere = libero arbitrio
"Siamo il frutto delle nostre azioni, pensieri e parole, accumulati nelle vite precedenti e non c'è nulla che accada per caso, ma solo perchè tutto è scritto e viene scritto da noi."
Tutto viene scritto da noi, quindi esiste il libero arbitrio.
L'autore poi dice:
"Spesso, girando per la rete, mi accorgo che molte persone dividono queste due cose e disquisiscono di karma e reincarnazione, senza avere un filo logico, o senza tener presente che ci sono regole precise."
E' il colmo dei colmi, meno male che l'ha detto lui che c'è confusione!!
No. Perchè tutte le azioni, parole e pensieri che si andranno a fare o ad avere, Dio le aveva previste. Quindi: non c'è libero arbitriopaolo_ammachi ha scritto:"Il libero arbitrio è praticamente inesistente. In ogni secondo della nostra vita andiamo a scrivere il nostro immediato futuro."
Appunto, siamo noi a decidere il nostro futuro, quindi siamo liberi di decidere = libero arbitrio
No. Perchè tutte le azioni, parole e pensieri che si andranno a fare o ad avere, Dio le aveva previste. Quindi: non c'è libero arbitrio"Siamo il frutto delle nostre azioni, pensieri e parole, accumulati nelle vite precedenti e non c'è nulla che accada per caso, ma solo perchè tutto è scritto e viene scritto da noi."
Tutto viene scritto da noi, quindi esiste il libero arbitrio.
Quindi non c'è nessun colmo dei colmi.L'autore poi dice:
"Spesso, girando per la rete, mi accorgo che molte persone dividono queste due cose e disquisiscono di karma e reincarnazione, senza avere un filo logico, o senza tener presente che ci sono regole precise."
E' il colmo dei colmi, meno male che l'ha detto lui che c'è confusione!!
Bisogna solo mettersi nella giusta posizione.
La tua vita Paolo, così come la mia, è stata già decisa prima di nascere.
Ancor prima di nascere abbiamo noi stessi deciso quale sarebbe stata la nostra esperienza terrena, compresa la data della morte.
Ora Dio ci fa un piccolo favore: quello di scrivere a matita il nostro futuro, ma Lui sa benissimo che noi, tranne in casi eccezionali, riscriveremo a penna, anzi ripasseremo sopra la matita con un pennarello indelebile.
Quindi non c'è nessun libero arbitrio. Lui, Dio, fino all'ultimo secondo ci mette nella condizione di poterci redimere, di poterci "risvegliare" nella fede. Ma siccome questo poi non succede, allora tutto quello che ci capita è già scritto.
In sostanza è una partita a scacchi che Dio vince e vincerà sempre. Conosce già le nostre mosse, ma preferisce farcele fare dandoci tutto il tempo, con l'illusione di credere che siamo noi a decidere il nostro destino.
Il Libero Arbitrio non esiste..
Riscriviamo giorno dopo giorno, quello che è già scritto
A questo punto la domanda nasce spontanea: "a che cosa serve fare karma yoga, allora?"
Se tutto è già scritto, allora perchè i Veda ci insegnano il Karma yoga?
A che scopo fare buone azioni, se è tutto già scritto??
Se tutto è già scritto, allora perchè i Veda ci insegnano il Karma yoga?
A che scopo fare buone azioni, se è tutto già scritto??
Ultima modifica di Paolito il mar nov 08, 2005 4:09 pm, modificato 1 volta in totale.
LA CONCEZIONE ORIENTALE
C’è da dire che è difficilissimo accettare la filosofia del libero arbitrio, quando nel mondo accadono fatti che ci lasciano sconcertati. L’aereo che cade con il suo carico umano, l’attacco alle torri gemelle, le guerre e tanti altri tragici eventi che giornalmente si verificano, inducono allo smarrimento e quindi ad interrogarsi sempre di più sulla realtà della libertà umana: “Dov’è il libero arbitrio di chi subisce la violenza altrui o la casualità di un grave incidente?”
Una giustificazione a tante barbarie ci viene dalla teoria della reincarnazione. Proveniente dalla cultura orientale, questa teoria si basa, fondamentalmente, sulla legge del Karma o, per meglio dire, sulla legge di “causa ed effetto”. La parola Karma, infatti, è un termine sanscrito che significa azione, opera, e sta ad indicare le conseguenze dei nostri atti sulla sorte delle varie incarnazioni. Il Karma, quindi, risulta essere un percorso formativo che dura diverse vite e che permette all’uomo di evolvere o meno in funzione del modo in cui egli usa il libero arbitrio. Premessa da fare, però, è che nel mondo c’è posto per chi crede e per chi non crede nel Karma e chi crede nel Karma non è certo migliore o peggiore di chi non vi crede o viceversa, ma che tutto dipende dal modo di vivere la vita e il prossimo. Il valore di un individuo, dunque, può esistere anche al di là della fede nel Karma.
1. KARMA E REINCARNAZIONE
Secondo la legge del Karma, l’anima sceglie, indirettamente o direttamente, tutto quello che la condizionerà (nel bene e nel male), sia nella vita attuale che nelle seguenti. Alla nascita, dunque, ognuno di noi trova quello che ha scelto in tempi e condizioni diverse. Si tratta di un percorso molto ampio, i cui estremi, passato e futuro, s”intrecciano con il relativo presente. Questo presente è l’essenza stessa del libero arbitrio e, salvo apparenti eccezioni, in ogni momento si possono fare scelte consapevoli, partendo da quello che si trova “in situazione”. Si può decidere di abbandonarsi agli eventi, di collaborare con essi o di avversarli; ma si può anche decidere di essere al di fuori degli eventi. Quello che l’uomo non può fare, ad esempio, è cambiare le stagioni a suo piacimento, ma in un rigidissimo pomeriggio invernale può decidere di reagire al freddo in vari modi e le azioni conseguenti non possono che scaturire da una libera decisione sia che si viva sotto un ponte sia che si viva in un comodissimo appartamento.
Riprendendo la tesi della Scolastica, in una situazione dipendente da fattori non causati dalla volontà diretta, l’uomo può decidere in quale modo affrontare l’evento. C’è da dire, inoltre che l’onnipotenza non appartiene all’essere umano e che, come altre realtà, anche il libero arbitrio ha un suo limite, tant’è che, grazie alla consapevolezza, i confini ne possono risultare allargati, ma sicuramente non eliminati: ad esempio è possibile migliorare le condizioni della vita e prolungarla, ma non è possibile eliminare la morte che, tra l’altro, nel discorso della reincarnazione è un obbligatorio momento di transito. Ritornando alla tematica dell’accettazione costruttiva, l’uomo ha la possibilità di migliorare la situazione in cui viene a trovarsi ma sempre nei limiti delle sue reali possibilità. Spesso, purtroppo, gli capita di sottovalutare o sopravvalutare le proprie possibilità e, in entrambi i casi, finisce per peggiorare la situazione. Ecco perché diventa indispensabile il percorso della consapevolezza, in quanto permette di conoscersi fino al punto di affrontare la situazione, agendo nella maniera più consona possibile.
Secondo la cosmogenesi tantrica, in seno ai trentasei principi della Creazione e del Karma, vi sono cinque “Kanchuka” o corazze che limitano il nostro libero arbitrio:
· Kaala o limite temporale;
· Kala o limite spaziale;
· Raga o limite della volontà;
· Vidiya o limite conoscitivo;
· Niyati o limite causale.
I confini di questi limiti sono personali, modificabili e reversibili ma restano pur sempre dei limiti, almeno sino alla liberazione finale. Volendo questi limiti si possono allargare o restringere: Niyati, il limite legato alle cause esterne, come gli eventi naturali, è il meno personale e perciò il più difficile da gestire; lo si sperimenta in situazioni come le catastrofi naturali o cose simili; Raga, il limite alla volontà è il più personale e perciò il più modificabile e gestibile.
Tratto dal sito: http://www.convivioastrologico.it/studi ... bitrio.htm
C’è da dire che è difficilissimo accettare la filosofia del libero arbitrio, quando nel mondo accadono fatti che ci lasciano sconcertati. L’aereo che cade con il suo carico umano, l’attacco alle torri gemelle, le guerre e tanti altri tragici eventi che giornalmente si verificano, inducono allo smarrimento e quindi ad interrogarsi sempre di più sulla realtà della libertà umana: “Dov’è il libero arbitrio di chi subisce la violenza altrui o la casualità di un grave incidente?”
Una giustificazione a tante barbarie ci viene dalla teoria della reincarnazione. Proveniente dalla cultura orientale, questa teoria si basa, fondamentalmente, sulla legge del Karma o, per meglio dire, sulla legge di “causa ed effetto”. La parola Karma, infatti, è un termine sanscrito che significa azione, opera, e sta ad indicare le conseguenze dei nostri atti sulla sorte delle varie incarnazioni. Il Karma, quindi, risulta essere un percorso formativo che dura diverse vite e che permette all’uomo di evolvere o meno in funzione del modo in cui egli usa il libero arbitrio. Premessa da fare, però, è che nel mondo c’è posto per chi crede e per chi non crede nel Karma e chi crede nel Karma non è certo migliore o peggiore di chi non vi crede o viceversa, ma che tutto dipende dal modo di vivere la vita e il prossimo. Il valore di un individuo, dunque, può esistere anche al di là della fede nel Karma.
1. KARMA E REINCARNAZIONE
Secondo la legge del Karma, l’anima sceglie, indirettamente o direttamente, tutto quello che la condizionerà (nel bene e nel male), sia nella vita attuale che nelle seguenti. Alla nascita, dunque, ognuno di noi trova quello che ha scelto in tempi e condizioni diverse. Si tratta di un percorso molto ampio, i cui estremi, passato e futuro, s”intrecciano con il relativo presente. Questo presente è l’essenza stessa del libero arbitrio e, salvo apparenti eccezioni, in ogni momento si possono fare scelte consapevoli, partendo da quello che si trova “in situazione”. Si può decidere di abbandonarsi agli eventi, di collaborare con essi o di avversarli; ma si può anche decidere di essere al di fuori degli eventi. Quello che l’uomo non può fare, ad esempio, è cambiare le stagioni a suo piacimento, ma in un rigidissimo pomeriggio invernale può decidere di reagire al freddo in vari modi e le azioni conseguenti non possono che scaturire da una libera decisione sia che si viva sotto un ponte sia che si viva in un comodissimo appartamento.
Riprendendo la tesi della Scolastica, in una situazione dipendente da fattori non causati dalla volontà diretta, l’uomo può decidere in quale modo affrontare l’evento. C’è da dire, inoltre che l’onnipotenza non appartiene all’essere umano e che, come altre realtà, anche il libero arbitrio ha un suo limite, tant’è che, grazie alla consapevolezza, i confini ne possono risultare allargati, ma sicuramente non eliminati: ad esempio è possibile migliorare le condizioni della vita e prolungarla, ma non è possibile eliminare la morte che, tra l’altro, nel discorso della reincarnazione è un obbligatorio momento di transito. Ritornando alla tematica dell’accettazione costruttiva, l’uomo ha la possibilità di migliorare la situazione in cui viene a trovarsi ma sempre nei limiti delle sue reali possibilità. Spesso, purtroppo, gli capita di sottovalutare o sopravvalutare le proprie possibilità e, in entrambi i casi, finisce per peggiorare la situazione. Ecco perché diventa indispensabile il percorso della consapevolezza, in quanto permette di conoscersi fino al punto di affrontare la situazione, agendo nella maniera più consona possibile.
Secondo la cosmogenesi tantrica, in seno ai trentasei principi della Creazione e del Karma, vi sono cinque “Kanchuka” o corazze che limitano il nostro libero arbitrio:
· Kaala o limite temporale;
· Kala o limite spaziale;
· Raga o limite della volontà;
· Vidiya o limite conoscitivo;
· Niyati o limite causale.
I confini di questi limiti sono personali, modificabili e reversibili ma restano pur sempre dei limiti, almeno sino alla liberazione finale. Volendo questi limiti si possono allargare o restringere: Niyati, il limite legato alle cause esterne, come gli eventi naturali, è il meno personale e perciò il più difficile da gestire; lo si sperimenta in situazioni come le catastrofi naturali o cose simili; Raga, il limite alla volontà è il più personale e perciò il più modificabile e gestibile.
Tratto dal sito: http://www.convivioastrologico.it/studi ... bitrio.htm
Intanto ti rispondo qui, poi leggo il resto.paolo_ammachi ha scritto:A questo punto la domanda nasce spontanea: "a che cosa serve fare karma yoga, allora?"
Se tutto è già scritto, allora perchè i Veda ci insegnano il Karma yoga?
A che scopo fare buone azioni, se è tutto già scritto??
L'unica via di fuga, cioè alleggerire il proprio peso karmico, è la dedizione a Dio, alla spiritualità.
Perchè credi che Dio manda di tanto in tanto messia e Avatar? per ricordare che la via di fuga per rompere la catena delle rinascite e eliminare il karma (sia positivo che negativo) è avere fede e indirizzare la mente su ciò che è Dio.
il karma yoga (così come tutte le discipline yogiche e la meditazione) ci aiuta a capire quale potrebbe essere la strada. Poi per prenderla ed essere vittoriosi, bisogna lottare con le sensazioni del nostro corpo, con le emozioni, con i desideri, con gli attaccamenti materiali, la gelosi, l'invidia.
Ma non è detto che quella sia l'unica via di fuga. Puoi mantenere la tua mente fissa su Dio e dedicare ogni tuo secondo di vita a Lui, per emettere un vibrazione capace di alleggerire il tuo peso karmico.
Ognuo deve seguire la strada che si sente.
Tu farai yoga, io meditazione, un altro volontariato, un altro fisserà la candela, ecc.
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IL Cavallo Bianco
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Ciao a tutti, inserisco uno scritto che può dare impulso alla discussione sul Karma.
Secondo l’insegnamento della chiesa protestante l’uomo è soggetto alla predestinazione. Una parte dell’umanità è predestinata alla salvezza, secondo la volontà arbitraria di Dio, mentre l’altra parte è destinata alla dannazione eterna, senza poter fare nulla. Si tratta di un insegnamento che, in effetti, è ancora più perverso di quello della chiesa romana cattolica. Il protestantesimo non costituisce quindi di certo una via d’uscita da questo dilemma.
Ripetiamo chiaramente: Lutero insegnò, quindi, che Dio avrebbe già determinato prima della nascita di una persona se essa entrerà in paradiso o se finirà all’inferno, ossia in balia del diavolo. Tuttavia la chiesa evangelica ha minimizzato questo insegnamento, formulandolo nel seguente modo: Dio non l’avrebbe predestinato, ma soltanto “previsto” …*
In tal caso però non ci sarebbe bisogno di alcuna chiesa! Infatti, se tutto è già stato previsto e avviene in ogni caso, dovrei veramente aver perso il buon senso se continuassi a versare i miei oboli ai rappresentanti di queste istituzioni.
Una chiesa che nega il libero arbitrio dell’uomo nega i principi basilari dell’ordinamento giuridico.
Il paradosso in pratica
L’assurdità di questo insegnamento diviene palese nel momento in cui applichiamo queste affermazioni su un caso concreto: che cosa succederebbe, per esempio, nel corso di un processo penale? Quando qualcuno commette un crimine, potrebbe sempre argomentare dicendo: “Dio ha già determinato prima della mia nascita che io sarei divenuto una persona cattiva e che avrei commesso dei gravi crimini. Nessuno mi può giudicare per questo”. Che cosa direbbe quindi il giudice?
In questo caso il giudice si comporta come quasi tutti i protestanti: non ne sa nulla, perché i protestanti “hanno fede”, ma in genere non sanno a cosa credono. Probabilmente il giudice si limiterà quindi ad ignorare questa obiezione.
Secondo i concetti della chiesa, in questo caso anche il giudice sarebbe però un candidato del diavolo: egli condanna qualcuno che Dio ha già inviato all’inferno prima ancora che nascesse. Il giudice si ritroverà quindi a sua volta all’inferno? Vediamo che ci troviamo davanti ad un paradosso che è programmato fin dall’inizio nella dottrina della chiesa evangelica-luterana e che soffoca qualsiasi tipo di ordinamento giuridico. Una chiesa che nega il libero arbitrio dell’uomo nelle decisioni etiche e che gli dice: “Non puoi deciderti per il bene o per il male in base alla tua libertà, ma tutto è già stato predestinato”, ovvero una chiesa che nega il libero arbitrio, nega in fondo i principi basilari del nostro ordinamento giuridico ed anche della nostra costituzione che parte dal presupposto che ognuno abbia la libertà di svilupparsi in base alle proprie decisioni e di dare un corso alla propria vita secondo criteri etici. Tutte queste cose divengono inutili se si prende sul serio l’insegnamento di Lutero.
Questa persona che è divenuta un criminale senza poterlo determinare con il proprio libero arbitrio compare quindi davanti al giudice e viene trattata dal giudice come se avesse la libertà di decidere, nonostante essa, in base alla propria fede luterana, non possa godere di tale libertà. Può quindi succedere che il giudice condanni una persona che non ha il libero arbitrio con l’ipotesi: “Avresti potuto deciderti in altro modo”. Questo è il paradosso. Tutto l’ordinamento giuridico non funzionerebbe più se si basasse sull’insegnamento luterano. Nessuno potrebbe più essere condannato per un crimine, dato che sarebbe fin dall’inizio privo di colpa e, se un giudice lo condannasse, si renderebbe ovviamente colpevole.
Il giudice finisce quindi all’inferno come la persona accusata, poiché ha commesso un’ingiustizia. Tuttavia, Lutero forse salverebbe il giudice, dicendo: “Anche tu non sei libero e non puoi quindi agire in modo diverso.” Si crea quindi un circolo vizioso assurdo di “marionette di Dio” che non sono libere. Nonostante Dio sia il Dio della libertà, il Dio dell’amore, si presenta un’immagine dell’uomo che lo fa sembrare una marionetta di Dio che non può di certo essere stata creata da Lui in tal modo.
Perché dovremmo quindi aver bisogno di un ordinamento giuridico, se siamo tutti marionette? Gli uni sono condannati al male, gli altri al bene, l’uno è predestinato ad entrare in cielo, l’altro all’inferno. Secondo l’insegnamento di Lutero non possiamo fare nulla. In questo caso abbiamo forse bisogno di un ordinamento giuridico?
Secondo il principio di Lutero, il nostro stato non potrebbe funzionare e perciò questo principio viene semplicemente ignorato. Infatti, non possiamo dimenticare quanto segue: supponiamo che il giudice neghi la libertà di decisione dell’accusato, come fa Lutero, e anche la propria. In tal caso dovrebbe considerare anche se stesso incapace di intendere e di volere e, di conseguenza, crollerebbe l’intero sistema. Si dovrebbero arrestare, in detenzione preventiva, sia l’accusato che il giudice.
Seguendo in modo logico questo filo conduttore, ci si dovrebbe chiedere: ma allora, abbiamo ancora bisogno di giudici? Abbiamo bisogno di un ordinamento giuridico statale, dal momento che secondo la chiesa evangelica l’uomo è predestinato e la chiesa cattolica afferma: se non hai fede, sei condannato in eterno? Se l’uomo è in ogni caso dannato in eterno, a che cosa serve la sentenza di un giudice?
I teologi cattolici ribatterebbero affermando che l’ordinamento giuridico del mondo deve provvedere a mantenere un certo ordine. Tra parentesi si potrebbe quindi aggiungere: un ordine fra coloro che sono già dannati.
Ciao
Secondo l’insegnamento della chiesa protestante l’uomo è soggetto alla predestinazione. Una parte dell’umanità è predestinata alla salvezza, secondo la volontà arbitraria di Dio, mentre l’altra parte è destinata alla dannazione eterna, senza poter fare nulla. Si tratta di un insegnamento che, in effetti, è ancora più perverso di quello della chiesa romana cattolica. Il protestantesimo non costituisce quindi di certo una via d’uscita da questo dilemma.
Ripetiamo chiaramente: Lutero insegnò, quindi, che Dio avrebbe già determinato prima della nascita di una persona se essa entrerà in paradiso o se finirà all’inferno, ossia in balia del diavolo. Tuttavia la chiesa evangelica ha minimizzato questo insegnamento, formulandolo nel seguente modo: Dio non l’avrebbe predestinato, ma soltanto “previsto” …*
In tal caso però non ci sarebbe bisogno di alcuna chiesa! Infatti, se tutto è già stato previsto e avviene in ogni caso, dovrei veramente aver perso il buon senso se continuassi a versare i miei oboli ai rappresentanti di queste istituzioni.
Una chiesa che nega il libero arbitrio dell’uomo nega i principi basilari dell’ordinamento giuridico.
Il paradosso in pratica
L’assurdità di questo insegnamento diviene palese nel momento in cui applichiamo queste affermazioni su un caso concreto: che cosa succederebbe, per esempio, nel corso di un processo penale? Quando qualcuno commette un crimine, potrebbe sempre argomentare dicendo: “Dio ha già determinato prima della mia nascita che io sarei divenuto una persona cattiva e che avrei commesso dei gravi crimini. Nessuno mi può giudicare per questo”. Che cosa direbbe quindi il giudice?
In questo caso il giudice si comporta come quasi tutti i protestanti: non ne sa nulla, perché i protestanti “hanno fede”, ma in genere non sanno a cosa credono. Probabilmente il giudice si limiterà quindi ad ignorare questa obiezione.
Secondo i concetti della chiesa, in questo caso anche il giudice sarebbe però un candidato del diavolo: egli condanna qualcuno che Dio ha già inviato all’inferno prima ancora che nascesse. Il giudice si ritroverà quindi a sua volta all’inferno? Vediamo che ci troviamo davanti ad un paradosso che è programmato fin dall’inizio nella dottrina della chiesa evangelica-luterana e che soffoca qualsiasi tipo di ordinamento giuridico. Una chiesa che nega il libero arbitrio dell’uomo nelle decisioni etiche e che gli dice: “Non puoi deciderti per il bene o per il male in base alla tua libertà, ma tutto è già stato predestinato”, ovvero una chiesa che nega il libero arbitrio, nega in fondo i principi basilari del nostro ordinamento giuridico ed anche della nostra costituzione che parte dal presupposto che ognuno abbia la libertà di svilupparsi in base alle proprie decisioni e di dare un corso alla propria vita secondo criteri etici. Tutte queste cose divengono inutili se si prende sul serio l’insegnamento di Lutero.
Questa persona che è divenuta un criminale senza poterlo determinare con il proprio libero arbitrio compare quindi davanti al giudice e viene trattata dal giudice come se avesse la libertà di decidere, nonostante essa, in base alla propria fede luterana, non possa godere di tale libertà. Può quindi succedere che il giudice condanni una persona che non ha il libero arbitrio con l’ipotesi: “Avresti potuto deciderti in altro modo”. Questo è il paradosso. Tutto l’ordinamento giuridico non funzionerebbe più se si basasse sull’insegnamento luterano. Nessuno potrebbe più essere condannato per un crimine, dato che sarebbe fin dall’inizio privo di colpa e, se un giudice lo condannasse, si renderebbe ovviamente colpevole.
Il giudice finisce quindi all’inferno come la persona accusata, poiché ha commesso un’ingiustizia. Tuttavia, Lutero forse salverebbe il giudice, dicendo: “Anche tu non sei libero e non puoi quindi agire in modo diverso.” Si crea quindi un circolo vizioso assurdo di “marionette di Dio” che non sono libere. Nonostante Dio sia il Dio della libertà, il Dio dell’amore, si presenta un’immagine dell’uomo che lo fa sembrare una marionetta di Dio che non può di certo essere stata creata da Lui in tal modo.
Perché dovremmo quindi aver bisogno di un ordinamento giuridico, se siamo tutti marionette? Gli uni sono condannati al male, gli altri al bene, l’uno è predestinato ad entrare in cielo, l’altro all’inferno. Secondo l’insegnamento di Lutero non possiamo fare nulla. In questo caso abbiamo forse bisogno di un ordinamento giuridico?
Secondo il principio di Lutero, il nostro stato non potrebbe funzionare e perciò questo principio viene semplicemente ignorato. Infatti, non possiamo dimenticare quanto segue: supponiamo che il giudice neghi la libertà di decisione dell’accusato, come fa Lutero, e anche la propria. In tal caso dovrebbe considerare anche se stesso incapace di intendere e di volere e, di conseguenza, crollerebbe l’intero sistema. Si dovrebbero arrestare, in detenzione preventiva, sia l’accusato che il giudice.
Seguendo in modo logico questo filo conduttore, ci si dovrebbe chiedere: ma allora, abbiamo ancora bisogno di giudici? Abbiamo bisogno di un ordinamento giuridico statale, dal momento che secondo la chiesa evangelica l’uomo è predestinato e la chiesa cattolica afferma: se non hai fede, sei condannato in eterno? Se l’uomo è in ogni caso dannato in eterno, a che cosa serve la sentenza di un giudice?
I teologi cattolici ribatterebbero affermando che l’ordinamento giuridico del mondo deve provvedere a mantenere un certo ordine. Tra parentesi si potrebbe quindi aggiungere: un ordine fra coloro che sono già dannati.
Ciao