Ai pescivori

Archivio delle discussioni sui forum non più presenti
Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Ai pescivori

Messaggio da Alex81 » dom ott 30, 2005 6:14 pm

I pesci spesso non sono nemmeno considerati "animali", occupano un gradino ancora più basso nella scala dell'umana compassione. La prova di tale bassa considerazione è che non si dice mai "i pesci", ma "il pesce". Un nome collettivo, a indicare la mancanza di una minima considerazione per la loro individualità e sofferenza.

Eppure, i pesci provano dolore, molti di loro hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate.

Un terzo dei pesci pescati in tutto il mondo viene ributtato in mare dopo morto, perché "di scarto", in quanto appartiene a specie considerate non commestibili, ma, si sa, le reti rastrellano tutto.

Oltre ai pesci pescati in mare, si va diffondendo sempre di più l'acquacoltura, cioè l'allevamento intensivo di pesci, in cui questi animali vengono tenuti in spazi ristrettissimi, dove soffrono per lo stress e l'infelicità.

Anche le aragoste vengono allevate in batteria, per finire poi bollite vive nelle pentole dei consumatori.

http://www.saicosamangi.info

Immagine
Immagine
Immagine
ImmagineImmagine
Immagine

Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Messaggio da Alex81 » dom ott 30, 2005 6:17 pm

Perché escludere il pesce dalla dieta?

Anche se i pesci non possono gridare il loro dolore, questo non toglie che essi soffrano e siano animali coscienti


I nutrienti potenzialmente utili che il pesce fornisce a chi lo consuma sono essenzialmente proteine e ferro, contenuti entrambe in quantità adeguate in una dieta vegan e vegetariana (1,2) e non è pertanto necessario introdurne ulteriormente essendo l’eccesso di proteine e di ferro nell’alimentazione correlati con un aumento dell’incidenza di tumori e patologie cardiovascolari (3-7). Non va dimenticato, che il pesce contiene anche altri grassi saturi (molto ridotti nei cibi vegetali) e colesterolo (del tutto assente nei prodotti vegetali), sostanze che sicuramente aumentano l’incidenza di patologie cardiovascolari. Infatti la dieta elaborata dal Dr. Ornish, l’unica in grado di apportare, senza l’uso di farmaci, sostanziali miglioramenti nelle persone affette da malattie cardiovascolari, è praticamente vegan e non prevede il pesce (né, ovviamente, la carne) (11).

Secondo molti studi, alcuni acidi grassi della famiglia degli omega-3 (l’EPA e il DHA), contenuti soprattutto nel pesce, ridurrebbero l’incidenza di malattie cardiovascolari, ma altre ricerche cliniche hanno al contrario rilevato che chi mangia spesso pesce ha una maggiore incidenza di patologie cardiache (8) o, comunque, che il pesce non ha effetti protettivi (9). Altri studi rilevano che il consumo di olio di pesce aumenta il colesterolo, diminuisce la tolleranza al glucosio, favorendo l’insorgere del diabete, oltre che i livelli di acido diomogammalinolenico (un acido grasso con effetti preventivi nei confronti delle patologie cardiovascolari e delle infiammazioni) (23).

Infine EPA e DHA avrebbero effetti immunosoppressori, riducendo l’attività del sistema immunitario umano (24, 25). Comunque i cibi vegetali (in particolare l’olio di lino, le noci, la soia e suoi derivati) contengono un tipo di acido grasso della famiglia degli omega-3 (l’acido alfa-linolenico) che l’organismo umano è in grado di convertire in DHA ed EPA (10). Perché questa conversione sia efficiente è essenziale ridurre al minimo il consumo di grassi saturi e idrogenati e moderare il consumo di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 (vedi domanda 10).

In ogni caso è ampiamente dimostrato che sia i vegetariani che, soprattutto, i vegan hanno già una bassa incidenza delle patologie che l’EPA e il DHA contenuti nel pesce dovrebbero prevenire (1) tanto che l’uso di oli vegetali ad alto contenuto di omega-3 è efficace nell’aumentare le concentrazioni di EPA e DHA nel sangue dei vegetariani, ma questo non riduce in maniera rilevante i parametri ematici rilevanti per la previsione del rischio di patologie cardiovascolari (26). Infine una dieta ricca di pesce è anche ricca di proteine animali che aumentano notevolmente l’escrezione di calcio e quindi il rischio di osteoporosi (12, 22). Consumare abbondanti quantità di latticini per aumentare l’assunzione di calcio probabilmente non diminuirebbe il rischio di osteoporosi e sicuramente aumenterebbe ulteriormente i grassi animali e i rischi correlati. Un altro problema è l’elevato contenuto di inquinanti tossici dei cibi animali e in particolare del pesce che è tra le prime cause dell’esposizione umana alla diossina (13,14) e al mercurio (15), sostanze che ne rendono sconsigliabile il consumo per via dei loro accertati effetti cancerogeni e neurotossici, specie per i bambini.

A conferma di ciò, uno studio giapponese ha dimostrato un aumento dell’incidenza di cancro e patologie neurologiche nei consumatori di pesce (16). La dieta migliore per limitare al massimo l’assunzione di queste sostanze tossiche è quella vegan (17). Questa è anche la ragione per la quale è sconsigliabile usare olio di pesce per aumentare il proprio consumo di grassi omega-3: la diossina e gli altri inquinanti presenti nei pesci si concentrano nelle parti grasse del loro corpo e quindi è possibile che le si ritrovino, concentrate, negli oli di pesce. Ci sono anche ottime ragioni ecologiche per non mangiare pesce. Infatti secondo i dati del 1994 forniti dal WWF inglese vi sono almeno 15 specie di pesci commercialmente sfruttabili il cui stock si è notevolmente ridotto, 12 specie il cui stock è sovrasfruttato e 3 specie già scomparse (18).

Secondo i dati delle Nazioni Unite, almeno 17 delle maggiori aree di pesca nel mondo hanno raggiunto o superato il livello di sfruttamento massimo (19). Questo sfruttamento eccessivo ha portato ad una rapida diminuzione del pescato ed è molto significativo che nel 1994, secondo i dati delle Nazioni Unite, i pescatori abbiano speso 124 miliardi di dollari per un pescato del valore di soli 70 miliardi di dollari (19). Il guadagno dei pescatori è stato pagato con le sovvenzioni che gli Stati hanno erogato usando il denaro di tutti i contribuenti. Inoltre è da rilevare il problema degli scarti della pesca che evidenzia chiaramente la rapacità con la quale l'uomo sfrutta i mari. Basti pensare che, secondo i dati della FAO, ogni anno vengono scaricati in mare tra i 17 e i 29 miliardi di tonnellate di pesce pescato (e quindi ormai già morto) in quanto non gradito dai consumatori dei paesi ricchi (18). Gli allevamenti di pesci non sarebbero una soluzione ecologicamente ed economicamente valida innanzitutto perché gran parte dei pesci allevati sono alimentati con farine proteiche spesso ottenute triturando altri pesci “di scarto” (20) pescati a maggiori profondità. Questo non farebbe che aumentare lo sfruttamento dei mari dato che il mercato dei pesci meno pregiati verrebbe favorito, contribuendo così a danneggiare gli ecosistemi marini anche a maggiori profondità. Inoltre gli allevamenti ittici sono altamente inquinanti (per via delle grosse quantità di liquami prodotti – fino ad una tonnellata di rifiuti solidi per ogni tonnellata di pesce prodotta - e dei farmaci utilizzati) (21), necessitano di ampi spazi lungo le coste o di enormi quantità di acqua dolce (8 tonnellate d’acqua per ogni tonnellata di pesce contro le 5 tonnellate per la carne di maiale) (21) e non sono in grado di competere con le fonti vegetali di proteine quanto ad efficienza: 5Kg di pesci oceanici ridotti in mangime per ogni Kg di pesce d’allevamento (21). Si ricordi infine che tutte le considerazioni di ordine etico fatte a proposito dell’allevamento e della macellazione degli animali terrestri, vale anche per gli animali acquatici.

Anche se i pesci non possono gridare il loro dolore come fanno molti mammiferi terrestri, questo non toglie che essi soffrano e siano animali coscienti (27). Questo è quanto concludeva nel settembre del 1996 il “Farm Animal Welfare Council Report on the Welfare of Farmed Fish” ("Rapporto sul benessere dei pesci d'allevamento a cura del Concilio per il benessere degli animali d'allevamento") su consultazione del Ministero dell’Agricoltura inglese: '' … l'evidenza scientifica (…) mostra chiaramente che il termine 'stress' è sicuramente rilevante per quanto riguarda i pesci e che le modalità secondo le quali lo stress si manifesta in essi sono estremamente simili a quelle dei mammiferi. Che il temine 'dolore' possa essere fondatamente utilizzato riferendosi ai pesci è dimostrato da studi anatomici, fisiologici e comportamentali, i cui risultati sono molto simili a quelli degli studi compiuti su uccelli e mammiferi. Il fatto che i pesci siano animali a sangue freddo non significa che essi non possiedano un sistema nervoso che permette di provare dolore e che questo sistema sia effettivamente preposto a preservare la vita e massimizzare l'idoneità biologica degli individui. Le cellule recettrici, i neuroni e le sostanze specializzate nella trasmissione presenti nel sistema nervoso dei pesci sono estremamente simili a quelli presenti nei mammiferi.''

Fonti:

(1) Messina VK, Burke KI, Position of the American Dietetic Association: Vegetarian Diets. J Am Diet Assoc 1997;97:1317-1321. (2) Craig WJ., Iron status of vegetarians. Am J Clin Nutr, 1994;59, (supplemento), pag.1233-1237. (3) Armstrong B.K, Doll, R., Int J Cancer 15:617-631 (1975). (4) Jain M. et al., Int J Cancer 26:757-768 (1980). (5) Committee on Diet, Nutrition, and Cancer of the National Research Council. Diet, Nutrition, and Cancer. National Academy Press, Washington DC, 1982. (6) Salonen JT, Nyyssonen K, Korpela H, Tuomilehtl J, Seppanen R, Salonen R. High stored iron levels are associated with excess risk of myocardial infarction in eastern Finnish men. Circulation. 1992; 86: 803- 811. (7) Stevens, R.G. et al., Moderate elevation of body iron level and increased risk of cancer occurrence and death. International Jnl of Cancer v.56 p.364-369 (1994) (8) Ascherio A., Rimm EB, Stampfer MJ, Giovannucci EL, Willett WC. Dietary intake of marine n-3 fatty acids, fish intake, and the risk of coronary disease among men. N Engl J Med 1995;332:977-82. (9) Mann J.I. et al., Dietary determinants of ischaemic heart disease in health conscious individuals. Heart, 78:450-5,(1997). (10) Davis, B. Essential Fatty Acids in Vegetarian Nutrition. Issues in Veg Diet 1998;7:5-7 (11) Ornish, D. et al. Can lifestyle changes reverse coronary heart disease? Lancet 336:129-133 (1990). (12) Breslau N.A. et al., J Clin Endocrinol Metabol 66:140-146 (1988). (13) FDA Launches Study on Dioxin in Fish, Dairy Foods, Food Chemical News February 27, 1995. (14) U.S. Environmental Protection Agency, Estimating Exposure To Dioxin-Like Compounds Vol. II: Properties, Sources, Occurrence And Background Exposures, EPA/600/6-88/005CB; giugno 1994, External Review Draft, pag. 4-37. (15) Mahaffey R.K., Rice G., Mercury Study Report To Congress Volume IV: An Assessment of Exposure to Mercury in the United States, EPA-452/R-97-006, dicembre 1997. (16) Acta Pathol Jpn, 1982, 32 (suppl. 1):73 (17) Hall, R H. A new threat to public health: organochlorines and food. Nutrition & Health v.8 p.33-43 (1992). (18) Greenpeace News 1/1995 (rivista della delegazione italiana di Greenpeace). (19) Lester Brown et al., Vital Signs 1994, Worldwatch Institute, pag. 32. (20) C. Safina, "The World's Imperiled Fish", Scientific American, novembre 1995. (21) A. Platt McGinn, World Watch ed. italiana, novembre 1998, pagg. 14-15. (22) Abelow BJ, Holford TR, Insogna KL., Cross-cultural association between dietary animal protein and hip fracture: a hypothesis. Calcif Tissue Int 1992 Jan;50(1):14-8. (23) Horrobin DF, Interactions between n-3 and n-6 essential fatty acids (EFAs) in the regulation of cardiovascular disorders and inflammation. Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids 1991 Oct;44(2):127-31. (24) Purasiri P, Mckechnie A, Heys SD, Eremin O. Modulation in vitro of human natural cytotoxicity, lymphocyte proliferative response to mitogens and cytokine production by essential fatty acids, Immunology 1997 Oct;92(2):166-72. (25) Maki P.A., Newberne P.M. Dietary lipids and immune function. J. Nutr. 122, 610, 1992. (26) Li D, Sinclair A, Wilson A, Nakkote S, Kelly F, Abedin L, Mann N, Turner A, Effect of dietary alpha-linolenic acid on thrombotic risk factors in vegetarian men. Am J Clin Nutr, 1999 May 69:5 872-82. (27) “Fish react to stress and other environmental challenges in much the same way as traditional research animals”. (T. Brattelid, AJ Smith; Laboratory Animals (2000) 34, 131-135).

Tratto dalle FAQ sull’alimentazione vegan e vegetariana (versione 2.8.1), a cura di Marco Lorenzi, dal sito http://www.saicosamangi.info

http://www.promiseland.it/view.php?id=688

Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Messaggio da Alex81 » dom ott 30, 2005 6:24 pm

IL DOLORE DEI PESCI

Fisiologi dell’Università di Utrech smentiscono il luogo comune secondo cui i pesci non soffrono.

La paura e il dolore di una carpa presa all'amo


Nel porsi come dominatore del mondo animale l’uomo infligge spesso dolore fisico alle diverse specie, a vario titolo, e crea situazioni di paura negli animali con cui interagisce.

La condizione di paura è oggettivamente una condizione di sofferenza e va quindi seriamente considerata in un discorso etico sulla sperimentazione sugli animali o sulle altre attività umane che possono indurre questa condizione.

Una definizione della condizione di paura può essere questa: una situazione che viene sollecitata da stimoli specifici che in natura dà normalmente luogo a un comportamento di fuga o di difesa. Gli animali imparano a temere certe situazioni come risultato del dolore o dello stress sperimentato e possono quindi cercare di sottrarvisi o di evitarle.

La condizione di paura si accompagna nell’uomo e negli animali a marcate alterazioni fisiologiche. Il battito cardiaco tende ad aumentare e di conseguenza il ritmo circolatorio: molti neuromediatori vengono a più livelli coinvolti e provocano numerose alterazioni metaboliche.

Gli animali possono mostrare diversi segni caratteristici di paura e di volta in volta possiamo osservare l’emissione di segnali d’allarme, pilo-erezione, espressioni facciali di paura. Possono comparire risposte stereotipate o altre che implicano fuga, aggressività, immobilità fino alla simulazione della morte.

I giovani gabbiani, ad esempio, scelgono quest’ultima strategia quando sono minacciati e impauriti. Corrono al coperto e si fingono morti finché non odono il richiamo di uno dei genitori.

Animali cresciuti in isolamento mostrano con maggior frequenza segni di paura. I macachi, dopo sei mesi di isolamento, non sono più in grado di sviluppare un normale comportamento sociale e rimangono in una condizione costante di paura rispetto agli altri membri del gruppo. In generale la paura, estrema o prolungata, produce una condizione di stress o di alterata emozionalità che può portare a comportamenti anomali.

Ma quanta paura infligge l’uomo alle specie animali con cui interagisce e in quali circostanze? La paura è senza dubbio una delle emozioni basilari degli animali.

Mentre possiamo legittimamente ipotizzare che gli esseri umani abbiano emozioni che virtualmente corrispondono a ogni genere di situazioni, gli animali hanno probabilmente solo emozioni che si riferiscono a problemi essenziali per la loro sopravvivenza e per quali esiste una forte pressione adattativa. La paura può infatti stimolare meccanismi di fuga e quindi aiutare l’animale a sottrarsi al pericolo e salvare la vita.

Molto lavoro è stato svolto sulle condizioni fisiologiche ed emozionali di paura. La condizione di paura è infatti forse l’unica situazione emozionale ben definita in sé e tra le poche in cui gradualmente si sta giungendo a una progressiva comprensione dei meccanismi fisiologici che la sottendono.

Un lavoro recente di un gruppo di fisiologi comparati dell’Università di Utrecht richiama la nostra attenzione su una attività umana a carattere sportivo e utilitaristico allo stesso tempo che può provocare sofferenza e paura negli animali che vi sono, loro malgrado, coinvolti.

L’attività presa in considerazione è generalmente classificata tra le più innocenti, atta a ricreare il fisico e lo spirito di chi la pratica: la pesca sportiva. Il progetto è stato finanziato dalla Società Olandese per la protezione degli animali, il Ministero per l’Agricoltura e Foreste e la Società per la pesca sportiva, che apparentemente sperava in una conferma del luogo comune secondo il quale i pesci non soffrono e non provano paura quando sono agganciati all’amo ma semplicemente prendono una buona boccata d’ossigeno e finiscono di buon grado nel paniere dei pescatori.

Soggetti dell’esperimento sono state le carpe di un anno di età e di una lunghezza media di tredici centimetri.

I pesci erano tenuti in acquari. Gli sperimentatori lasciavano gli ami con l’esca attaccata e valutavano il comportamento del pesce che abboccava.

I pesci agganciati all’amo mostravano palesi segni di sofferenza anche quando il filo era lasciato allentato. Il pesce si muoveva repentinamente, cercava di andare più a fondo, scuoteva la testa come per espellere del cibo non gradito.

Quando il filo veniva invece tenuto teso, la carpa mostrava un comportamento che veniva definito "spitgas", tendeva cioè ad espellere la miscela gassosa nella vescica natatoria.

I pesci che possiedono questo organo regolano la loro profondità di immersione dosando la quantità di gas che trattengono in questa vescica.

Quando infine, dopo aver tenuto teso il filo, i ricercatori lo rallentavano, la carpa tendeva a cadere verso il fondo dell’acquario perché nella fase dello stress aveva espulso la maggior parte della miscela gassosa contenuta nella vescica e non riusciva più a compensare.

La carpa cercava di mettere in atto meccanismi sostitutivi alla regolazione del contenuto gassoso della vescica natatoria arcuando il corpo e facendo movimenti all’indietro, sostenuti dal movimento delle pinne pettorali, mentre il corpo veniva inclinato in avanti.

Quando invece lo sperimentatore non applicava nessuna tensione al filo, la carpa, una volta uncinata all’amo, si muoveva avanti e indietro, scuoteva la testa ma non espelleva la miscela gassosa della vescica natatoria.

In altri esperimenti i ricercatori riuscirono a riprodurre queste due situazioni con altri mezzi, a conferma dei meccanismi fisiologici. Confinando le carpe in piccole vasche o aggiungendo all’acqua dei feromoni - i mediatori chimici solubili nell’acqua, emessi in associazione con situazioni di stress o di sofferenza e atti a informare gli altri membri del gruppo dell’incombente pericolo - si vide che il pesce, pur non essendo sottoposto al dolore causato dall’amo, manifestava i segni e le reazioni fisiologiche in associazione con la condizione di paura.

In pratica si osservò che mentre l’aggancio all’amo produceva i movimenti di avanti-indietro, di immersione, di scuotimento del capo, ma non l’eliminazione della miscela gassosa contenuta nella vescica natatoria, la costrizione e la presenza di feromoni d’allarme provocavano lo svuotamento della vescica e il pesce piombava sul fondo della vasca, incapace a compensare.

Un altro esperimento venne condotto per distinguere ancora meglio dolore fisico, paura e i modelli di comportamento associati a questi due fenomeni. Con elettrodi impiantati nell’arco superiore del palato si provocava una stimolazione d’intensità crescente.

A bassi livelli di stimolo le carpe scuotevano il capo e si muovevano avanti e indietro. A livelli più alti iniziavano a saltare e dopo alcuni minuti di trattamento più intenso si verificava l’espulsione della miscela gassosa della vescica natatoria e la conseguente incapacità a regolare la profondità, così che le carpe cadevano sul fondo delle vasche.

Questo esperimento costituiva la prova che il ritardo tra la stimolazione dolorosa di più alta intensità e l’espulsione della miscela gassosa della vescica natatoria era probabilmente dovuto a una progressiva sequenza di processi fisiologici e biochimici associati con la condizione di paura.

La conclusione a cui i fisiologi olandesi sono giunti è che il dolore che deriva dall’essere agganciato all’amo contribuisce alla sofferenza del pesce meno della condizione di paura in cui il soggetto viene a trovarsi.

Ritornando ad aspetti più generali, sappiamo che nella maggior parte degli organismi provvisti di sistema nervoso centrale la risposta individuale a stimoli provenienti dell’ambiente dipende dalle caratteristiche specifiche di quel sistema nervoso, dalle esperienze e dagli apprendimenti precedenti dai tipi di stimoli con cui viene a contatto il soggetto.

L’accuratezza della ricerca e la simpatetica attenzione per la sofferenza negli animali presente nei ricercatori mettono in evidenza una distinzione importante e necessaria nei nostri rapporti con gli animali tra i livelli di dolore e di paura che possiamo occasionalmente infliggere.

Questa descrizione strettamente fisiologica della condizione di paura nelle carpe deve rafforzare la nostra attenzione nei rapporti con le specie. Mettere un animale in una condizione inevitabile di paura può essere altrettanto crudele che infliggergli un dolore fisico.

Saper distinguere anche fisiologicamente tra queste due condizioni apre un ulteriore spazio etico nella discussione sul dominio umano sulle specie. Le sanzioni morali e le leggi deliberate dell’uomo sono severe per chi costringe altri individui in una condizione di paura.

Ma quanto lo sono per chi pone in questa condizione soggetti non appartenenti alla nostra specie ma da essa non troppo distanti per le caratteristiche dei loro sistemi nervosi centrali che li abilitano a percepire molto di quanto anche noi sentiamo?

http://www.enpa.it/

Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Messaggio da Alex81 » dom ott 30, 2005 6:26 pm

LE LACRIME DEI PESCI

Una ricerca pubblicata su Proceeding of Royal Society e condotta da ricercatori Irlandesi ha sfatato la comune credenza che i pesci non provassero dolore solo perché non lo mostravano…o meglio non lo mostravano come siamo abituati a comunicarlo (e dunque a capirlo) noi… tramite il suono.


26 maggio 2003 - Mi ricordo di una storia che da bambina lessi in un libro, mi sembra, di favole. In questa favola un bambino chiedeva al papà: “Papà, ma i pesci soffrono?” e il papà rispondeva “certo che si!”e allora il bambino sensibile e curioso insisteva dicendo “ma perché allora non piangono?” e il papà con pazienza ed amore aggiungeva “Certo che piangono…piangono ogni volta che un uomo li cattura con l’amo, piangono ogni volta che rimangono impigliati in una rete e capiscono che la vita sfugge, piangono quando l’uomo li chiude in vasche troppo strette dove non riescono neanche a nuotare…piangono, certo, ma tu non vedi le loro lacrime perché si sciolgono nell’acqua”.

Questa storia mi è sempre rimasta nel cuore e da grande ho cercato più volte nel corso dei miei studi, una spiegazione “scientifica” alle lacrime dei pesci e finalmente è arrivata…

Una ricerca pubblicata su Proceeding of Royal Society e condotta da ricercatori Irlandesi ha sfatato la comune credenza che i pesci non provassero dolore solo perché non lo mostravano…o meglio non lo mostravano come siamo abituati a comunicarlo (e dunque a capirlo) noi…tramite il suono.

In un mondo silenzioso come l’acqua, dove ogni suono è ovattato, ogni grido rimarrebbe inascoltato. La prova è semplice: avete mai provato ad urlare sott’acqua? Se avete provato saprete bene che è il vostro grido è assolutamente “silenzioso” non percepito da nessun vicino..dunque perché i pesci per esprimere dolore dovrebbero gridare? Quale forza evolutiva dovrebbe spingere un animale a fare qualche cosa di così inutile? Ma il fatto che non gridino non significa che non soffrano.

Per farla breve, la ricerca di cui parlavo, si è servita di micro-iniezioni di veleno di api e acido acetico iniettate nelle labbra di alcune sfortunate trote. I pesci così trattati, hanno mostrato un comportamento anomalo, hanno cominciato a muoversi con un dondolio, proprio come fanno i mammiferi più evoluti sotto stress.

Come se non bastasse queste trote hanno cominciato a strofinare le labbra contro le pareti della vasca ed hanno rifiutato il cibo per diverse ore.

I pesci piangono eccome!

Se i pesci piangono…pensate a tutte le sofferenze che infliggiamo loro…pensate al terrore che deve provare un pesce all’amo, privo di decidere del suo nuoto, costretto a seguire una forza oscura che lo tira in una direzione per lui assolutamente non naturale. Infatti per il pesce, come per qualsiasi animale, viene spontanea la fuga in direzione opposta al dolore, in direzione opposta alla lenza. Pensate ai minuti che ci vogliono ad un pesce per morire di asfissia, sbattuto sul pontile di un peschereccio o in bella mostra…boccheggiante nella vetrina di una pescheria…passano decine di minuti in cui l’aria ti manca come se avessi un fazzoletto sulla bocca che lascia passare poca aria…troppo poca. Prima o poi muoiono, e la loro sofferenza finisce. Per certi pesci, meno fortunati, l’agonia è più lunga. Sono i pesci che devono arrivare ai mercati…ovviamente più freschi arrivano, meglio è! E così vengono tenuti sotto ghiaccio ritardandone la morte, prolungando la loro asfissia per decine di minuti.

Le ore che dividono un pesce dalla sua morte sono ore di agonia, in un ambiente che non è il loro, con una sola grande colpa…di non saper urlare!

Non dico che bisognerebbe diventare tutti vegetariani, anche se questo sicuramente eliminerebbe gran parte delle loro dolore, ma almeno limitare il più possibile le sofferenze degli animali “condannati”. Gli animali che “devono” morire…almeno che abbiano una morte veloce e priva, per quanto lo possa essere la morte, di sofferenze psicologiche…penso che almeno questo sia loro dovuto.

Da "Il Messaggero" del 02/10/03

Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Messaggio da Alex81 » dom ott 30, 2005 6:28 pm

Guerra al mare

10 miliardi di animali pescati ogni anno in Italia.

6 milioni di quintali di pesce importati dall'estero.

Crostacei, aragoste, balene, delfini, tonni, pesci di ogni tipo e misura trasportati vivi, surgelati o inscatolati in tutto il mondo: questa è l'industria della Pesca.

"Flotte da pesca"

Ogni paese che si affaccia sul mare trae gran parte della propria ricchezza dal mare, ma oggi con mezzi sempre più sofisticati e pericolosi.

La pesca intensiva usa sistemi distruttivi di varie specie animali: ad es. in Giappone le enormi reti pescano oltre ai pesci, milioni di uccelli e animali marini.

La "flotta italiana"

Nel nostro paese nel Mar Ligure e nel Mar Tirreno la reti pelagiche lunghe decine di chilometri e alte circa 30-40 metri colpiscono, oltre ai pescispada, anche delfini, tartarughe, capidogli e persino balene (che vengono trovati mutilati delle pinne e della coda), nonché esemplari giovani di molte altre specie ittiche, nonostante le proteste di ambientalisti e animalisti.

In Sicilia persiste la tradizionale e sanguinaria mattanza dei tonni che vengono uccisi in un angusto spazio d'acqua.

La sofferenza e l'atroce morte dei mammiferi marini e dei pesci di grossa mole non ci deve far dimenticare la stupida e crudele pesca sportiva e tutte le agonie dei pesci presi all'amo o con le reti per scopi commerciali o ludici.

Anche i pesci soffrono, il modo migliore per evitare l'agonia è la surgelazione subito dopo la pesca.

Acquacoltura

L'acquacoltura tende a fare della pesca ciò che si fa con i vitelli: un allevamento programmato di merce viva da cui trarre il massimo del profitto, stimolandone l'aumento di peso e la proliferazione.

http://www.mclink.it/assoc/lida/

Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Messaggio da Alex81 » dom ott 30, 2005 6:30 pm

Un interessante link da visitare:

http://www.fishinghurts.com/

piccino
Messaggi: 864
Iscritto il: gio giu 09, 2005 10:48 am

Messaggio da piccino » dom ott 30, 2005 8:31 pm

abbiamo capito...

Daniele
Messaggi: 983
Iscritto il: mar ott 05, 2004 9:32 am
Località: Bagheria (PA)

Messaggio da Daniele » dom ott 30, 2005 8:34 pm

piccino ha scritto:abbiamo capito...
Ma perchè piccino, tu ancora mangi il pesce?

Anto
Messaggi: 538
Iscritto il: dom ott 09, 2005 1:37 pm
Località: ex Sibyl, Milano
Contatta:

Messaggio da Anto » dom ott 30, 2005 9:18 pm

Eheheheh Alex!

;-)

Giulietta
Messaggi: 18
Iscritto il: sab lug 23, 2005 5:05 pm

Re: Ai pescivori

Messaggio da Giulietta » lun ott 31, 2005 12:49 pm

Alex81 ha scritto:Eppure, i pesci provano dolore, molti di loro hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate.
ma secondo te il polpo è un pesce?
ignorante e mangiaerba

wide receiver
Messaggi: 398
Iscritto il: ven giu 10, 2005 8:56 am
Località: Cernusco Lombardone LC

Re: Ai pescivori

Messaggio da wide receiver » lun ott 31, 2005 12:59 pm

Giulietta ha scritto:
Alex81 ha scritto:Eppure, i pesci provano dolore, molti di loro hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate.
ma secondo te il polpo è un pesce?
ignorante e mangiaerba

Cos'è questa maleducazione?

linda
Messaggi: 638
Iscritto il: mar ott 05, 2004 4:54 pm
Località: Bisiacaria
Contatta:

Re: Ai pescivori

Messaggio da linda » lun ott 31, 2005 1:12 pm

wide receiver ha scritto:
Giulietta ha scritto:
Alex81 ha scritto:Eppure, i pesci provano dolore, molti di loro hanno sistemi nervosi complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compiere attività elaborate.
ma secondo te il polpo è un pesce?
ignorante e mangiaerba

Cos'è questa maleducazione?
già, cos'è? che tipa questa...

Alex81
Messaggi: 816
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:24 pm
Località: Pc

Re: Ai pescivori

Messaggio da Alex81 » lun ott 31, 2005 2:00 pm

Giulietta ha scritto:ma secondo te il polpo è un pesce?
ignorante e mangiaerba
Guarda che l'articolo non l'ho mica scritto io! E ok, il polipo è un celenterato ma il concetto non cambia...
Hai qualcosa contro i "mangiaerba"? Da come parli, presumo tu sia una necrofaga invece... e con parecchi sensi di colpa! :)

Ery
Messaggi: 76
Iscritto il: mar ott 19, 2004 9:01 pm
Contatta:

Messaggio da Ery » lun ott 31, 2005 2:16 pm

eppure molti mi dicono, sei vegetariana?ma il pesce lo mangi vero?non e' carne......
mi cascano le braccia sempre...
e chi dice i pesci non provano dolore lo sapevi?
anche' li'mi cascano le braccia....

wide receiver
Messaggi: 398
Iscritto il: ven giu 10, 2005 8:56 am
Località: Cernusco Lombardone LC

Messaggio da wide receiver » lun ott 31, 2005 11:52 pm

Attenzione a non confondere (come spesso accade) Polpo e Polipo: il primo è un mollusco, il secondo un celenterato.

Strano che Giulietta abbia usato l'aggettivo "mangiaerba": secondo suoi precedenti messaggi dovrebbe essere vegetariana... Immagine

Rispondi