Zucche
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Marcello
Zucche
Variegata nei colori (buccia dal verde all’arancio, dal giallo all’arancio-rossastro) di rapida crescita, mutevolissima nella forma (piccola o gigante), con fusti striscianti o rampicanti, la Zucca è ortaggio principe della nostra alimentazione. Il nome deriva dal latino “cocutia” (“testa”) che si è poi gradualmente trasformato in “cocuzza”, “cocozza” e, infine, zucca.
Quest’ortaggio è molto familiare anche in Umbria, dove tante volte abbiamo osservato i fusti striscianti anche alcuni metri. Contadini ed agricoltori sanno che la zucca è pianta che possiede una certa mania di grandezza e deve essere tenuta a bada entro i confini degli orti. Le zucche sono in continua crescita e possono raggiungere grandezze smisurate: oltre il quintale. Proprio per le sue grandi dimensioni e vivacità di colori, la zucca, grande sfera arancione, è diventata famosa come lanterna nella notte di Halloween, festa di Tutti i Santi che, dall’America, ha fatto il giro del mondo, cominciando ad essere popolare anche tra i bambini dell’Umbria!
Ma quest’ortaggio originario dell’America latina, e forse il più grande che esiste in natura, è ricco di vitamine (A e del gruppo B, E) e di minerali e l’olio dei semi, grazie alle recenti indagini scientifiche, sono ricchi di principi attivi. I semi di zucca erano noti fin dall’antico Egitto e rientravano nella preparazione del “Mastahaleb”, un preparato molto nutritivo destinato ad apportare forza e vigore ai convalescenti e agli addetti alla costruzione delle piramidi! Il nome scientifico Cucurbita pepo L ., della famiglia delle Cucurbitacee ( Maxima e Moschata ). In natura sono circa 25 le specie di zucche ed alcune di queste erano conosciute già 9000 anni fa.
Habitat naturale: la zucca è originaria dell’America centrale, i semi più antichi sono stati ritrovati, infatti, in Messico e risalgono a 7000-6000 aC. Nel Nord-America la zucca era un alimento base della dieta degli Indiani. I primi coloni impararono dagli Indiani a coltivare le zucche che, insieme alla patata e al pomodoro, è stato uno dei primi ortaggi importati in Europa dopo la scoperta dell’America. Nella polpa sono contenuti numerosi semi dalle sorprendenti proprietà medicinali.
Parti che si utilizzano: fiori (nell’alimentazione), i semi (per curare diverse patologie). Contenuti di principi attivi: i semi della zucca contengono cucurbitina (un aminoacido non comune), steroidi, tocoferoli ed oltre il 20% d’ottime proteine; vitamine (gruppo A, B, E) ed un’elevata concentrazione d’acidi grassi essenziali. La Zucca è ricca di minerali, come magnesio, fosforo, potassio e soprattutto di ferro e zinco. Ed è proprio l’alto contenuto di zinco che spiegherebbe, secondo gli scienziati, i benefici effetti che l’olio di semi di zucca possiedono nel bloccare o contenere l’ipertrofia prostatica. I semi di zucca sono anche diuretici, emollienti, lassativi e vermifughi. Ma ciò che rende i semi della zucca preziosi, soprattutto agli uomini over 50 sono i salutari principi attivi capaci di limitare o contenere l’ipertrofia prostatica (un effetto analogo lo esplica altra pianta la Serenoa repens). Oggi negli scaffali delle farmacie e delle erboristerie, sono numerosi i preparati a base di semi di zucca e di Serenoa repens utili e benefici nel combattere l’ipertrofia della prostata.
Una ricetta: raccogliere semi di zucca (tra settembre e ottobre) e schiacciarli fino a farne un pesto da usare come base per tartine o come condimento per pasta asciutta (linguine, gnocchetti): è un binomio indissolubile tra alimentazione e terapia.
(Salvatore Pezzella, su Il Messaggero)
Quest’ortaggio è molto familiare anche in Umbria, dove tante volte abbiamo osservato i fusti striscianti anche alcuni metri. Contadini ed agricoltori sanno che la zucca è pianta che possiede una certa mania di grandezza e deve essere tenuta a bada entro i confini degli orti. Le zucche sono in continua crescita e possono raggiungere grandezze smisurate: oltre il quintale. Proprio per le sue grandi dimensioni e vivacità di colori, la zucca, grande sfera arancione, è diventata famosa come lanterna nella notte di Halloween, festa di Tutti i Santi che, dall’America, ha fatto il giro del mondo, cominciando ad essere popolare anche tra i bambini dell’Umbria!
Ma quest’ortaggio originario dell’America latina, e forse il più grande che esiste in natura, è ricco di vitamine (A e del gruppo B, E) e di minerali e l’olio dei semi, grazie alle recenti indagini scientifiche, sono ricchi di principi attivi. I semi di zucca erano noti fin dall’antico Egitto e rientravano nella preparazione del “Mastahaleb”, un preparato molto nutritivo destinato ad apportare forza e vigore ai convalescenti e agli addetti alla costruzione delle piramidi! Il nome scientifico Cucurbita pepo L ., della famiglia delle Cucurbitacee ( Maxima e Moschata ). In natura sono circa 25 le specie di zucche ed alcune di queste erano conosciute già 9000 anni fa.
Habitat naturale: la zucca è originaria dell’America centrale, i semi più antichi sono stati ritrovati, infatti, in Messico e risalgono a 7000-6000 aC. Nel Nord-America la zucca era un alimento base della dieta degli Indiani. I primi coloni impararono dagli Indiani a coltivare le zucche che, insieme alla patata e al pomodoro, è stato uno dei primi ortaggi importati in Europa dopo la scoperta dell’America. Nella polpa sono contenuti numerosi semi dalle sorprendenti proprietà medicinali.
Parti che si utilizzano: fiori (nell’alimentazione), i semi (per curare diverse patologie). Contenuti di principi attivi: i semi della zucca contengono cucurbitina (un aminoacido non comune), steroidi, tocoferoli ed oltre il 20% d’ottime proteine; vitamine (gruppo A, B, E) ed un’elevata concentrazione d’acidi grassi essenziali. La Zucca è ricca di minerali, come magnesio, fosforo, potassio e soprattutto di ferro e zinco. Ed è proprio l’alto contenuto di zinco che spiegherebbe, secondo gli scienziati, i benefici effetti che l’olio di semi di zucca possiedono nel bloccare o contenere l’ipertrofia prostatica. I semi di zucca sono anche diuretici, emollienti, lassativi e vermifughi. Ma ciò che rende i semi della zucca preziosi, soprattutto agli uomini over 50 sono i salutari principi attivi capaci di limitare o contenere l’ipertrofia prostatica (un effetto analogo lo esplica altra pianta la Serenoa repens). Oggi negli scaffali delle farmacie e delle erboristerie, sono numerosi i preparati a base di semi di zucca e di Serenoa repens utili e benefici nel combattere l’ipertrofia della prostata.
Una ricetta: raccogliere semi di zucca (tra settembre e ottobre) e schiacciarli fino a farne un pesto da usare come base per tartine o come condimento per pasta asciutta (linguine, gnocchetti): è un binomio indissolubile tra alimentazione e terapia.
(Salvatore Pezzella, su Il Messaggero)
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Marcello
Era la bottiglia dei romani
Vuota o piena, pesante o leggera, estiva o invernale, ornamentale o commestibile, la zucca può essere definito un vegetale eclettico: si può gustare a tavola, ammirarla nelle tele dei pittori o nelle forme decorative, può fare bela mostra nelle zuppiere o fioriere o considerata come ingrediente benefico per sciroppi ricostituenti o creme emolliente per la pelle. I nomi volgari sono Succa, Soecca e Cugussar (Liguria), Coussa, Suca (Piemonte), Zuca (Veneto), Zocca, Zuchelet (Emilia Romagna), Cocuzza (Toscana), Cocuzza (Abruzzo), Cocozzenella (Camopania), Cucuzzara (Calabria), Cocuzza di Spagna (Sicilia), Carabassa (Basilicata), Corcoriga (Sardegna), Zapallu (Perù), Calabacitas (Spagna).
Apprezzata dai dietologi, per il suo basso contenuto calorico (200 gr. di polpa di zucca al giorno sono sufficienti al fabbisogno medio quotidiano del nostro organismo), la storia di questo prezioso ortaggio si perde nei tempi più remoti della civiltà. Gli Egiziani, i Romani, gli Indiani, gli Arabi, gli Africani del Niger ci hanno lasciato testimonianze della loro conoscenza e coltivazione di diverse varietà di zucche. Non originaria dell’Italia, la zucca vi è giunta dall’India e gli esperti la catalogarono come Lagenaria vulgaris e diventò, per secoli, il cibo prelibato delle mense dei contadini (oggi sappiamo che la Cucurbita maxima è la varietà più conosciuta in cucina).
Ai tempi dei Romani, la zucca svuotata della polpa diventò un contenitore leggero per trasportare il sale o il vino, il latte o i cereali.
Da cibo povero già delle tavole di nostri nonni la zucca si è evoluta in un ingrediente di tutto rispetto nelle ricette dei più grandi chef. Con la polpa della zucca si può preparare una maschera di bellezza per il viso: si schiaccia una fettina di zucca cruda e un pugnetto di semi; si mescola il tutto con un po di miele: applicate l’impasto sul viso e lasciate in posa per qualche minuto: tutte le pelli, specie quelle grasse con i punti neri, saranno più pulite e levigate ed il viso acquisterà bellezza e splendore.
(Salvatore Pezzella, su Il Messaggero)
Vuota o piena, pesante o leggera, estiva o invernale, ornamentale o commestibile, la zucca può essere definito un vegetale eclettico: si può gustare a tavola, ammirarla nelle tele dei pittori o nelle forme decorative, può fare bela mostra nelle zuppiere o fioriere o considerata come ingrediente benefico per sciroppi ricostituenti o creme emolliente per la pelle. I nomi volgari sono Succa, Soecca e Cugussar (Liguria), Coussa, Suca (Piemonte), Zuca (Veneto), Zocca, Zuchelet (Emilia Romagna), Cocuzza (Toscana), Cocuzza (Abruzzo), Cocozzenella (Camopania), Cucuzzara (Calabria), Cocuzza di Spagna (Sicilia), Carabassa (Basilicata), Corcoriga (Sardegna), Zapallu (Perù), Calabacitas (Spagna).
Apprezzata dai dietologi, per il suo basso contenuto calorico (200 gr. di polpa di zucca al giorno sono sufficienti al fabbisogno medio quotidiano del nostro organismo), la storia di questo prezioso ortaggio si perde nei tempi più remoti della civiltà. Gli Egiziani, i Romani, gli Indiani, gli Arabi, gli Africani del Niger ci hanno lasciato testimonianze della loro conoscenza e coltivazione di diverse varietà di zucche. Non originaria dell’Italia, la zucca vi è giunta dall’India e gli esperti la catalogarono come Lagenaria vulgaris e diventò, per secoli, il cibo prelibato delle mense dei contadini (oggi sappiamo che la Cucurbita maxima è la varietà più conosciuta in cucina).
Ai tempi dei Romani, la zucca svuotata della polpa diventò un contenitore leggero per trasportare il sale o il vino, il latte o i cereali.
Da cibo povero già delle tavole di nostri nonni la zucca si è evoluta in un ingrediente di tutto rispetto nelle ricette dei più grandi chef. Con la polpa della zucca si può preparare una maschera di bellezza per il viso: si schiaccia una fettina di zucca cruda e un pugnetto di semi; si mescola il tutto con un po di miele: applicate l’impasto sul viso e lasciate in posa per qualche minuto: tutte le pelli, specie quelle grasse con i punti neri, saranno più pulite e levigate ed il viso acquisterà bellezza e splendore.
(Salvatore Pezzella, su Il Messaggero)
Grazie Marcello! vien voglia di mangiarne ancora di più, ma qualcuno mi sa dire come le posso coltivare?...mi spiego , mi han detto che le piante non bisogna "toccarle" che sono sensibili agli spostamenti, e così credo anche zucche e cetrioli, mi date delucidazioni?
Di che tipo di terreno hanno bisogno melanzane e peperoni? fanno gran fatica a svilupparsi!
Di che tipo di terreno hanno bisogno melanzane e peperoni? fanno gran fatica a svilupparsi!
per quanto riguarda melanzane e peperoni ti consiglio (soprattutto se compri solo qualche piantina) di comprare quelli innestati, sempre che tu riesca a trovarli, vedrai che avrai sicuramente meno problemi. Per la zucca da zucchini ti assicuro che pasta piantarle e non preoccuparsi di altro ( a parte l'acqua ); ci sono anche i cetrioli innestati, che sono sicuramente più produttivi, se non li trovi ricordati di dargli tanta acqua, di piantarli bene in profondità, magari facendoci anche una buchetta intorno e di dargli un pò di rame. Per le altre zucche nnon so cosa dirti...
Piante annuali o stagionali innestate esistono ormai da molto tempo, è chiaro che per fare l'innesto occorre una certa manualità. Per quanto riguarda il portainnesto, è chiero che dipende dalla specie cge devi innestare: ci deve essere affinità.
Per quanto riguarda le melanzane ad esempio, credo che vengano utilizzati portainnesti di pomodoro.
Per la mia piccola esperienza mi sono reso conto che se uno ha come me un piccolo orto ed ha posto per pochhe piante, è meglio utilizzare quelle innestate che sono assai più produttive (costano naturalmente molto di più). Questo vale in liena generale, qualche cura è sempre indispensabile.
Per quanto riguarda le melanzane ad esempio, credo che vengano utilizzati portainnesti di pomodoro.
Per la mia piccola esperienza mi sono reso conto che se uno ha come me un piccolo orto ed ha posto per pochhe piante, è meglio utilizzare quelle innestate che sono assai più produttive (costano naturalmente molto di più). Questo vale in liena generale, qualche cura è sempre indispensabile.
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riboeri
- Messaggi: 469
- Iscritto il: ven mar 11, 2005 9:37 am
- Località: Parma oppure S. Stefano Lodigiano
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La tecnica degli innesti sugli ortaggi puoi trovarla sul libro:effo ha scritto:grazie della risposta, ti chiedo ancora gli innesti si fanno sul campo dopo aver piantato e atteso un certo sviluppo o si comprano le piantine già innestate dal vivaista e poi si trapiantano? e ancora: puoi darmi una bibliografia o riferimenti per approfondire l'argomento?
grazie ancora
Boffelli-Sirtori - Guida fotografica agli innesti - De Vecchi editore
Non vengono citate però le varietà sulle quali eseguire la pratica...
Ho ritirato fuori gli appunti di orticoltura, e un libro che ha circa dieci anni (non credo comunque che le cose siano cambiate molto)
Principalmente questa tecnica riguarda innesti erbacei che interessano Solanacee e Cucurbitacee ed hanno lo scopo di fornire alle colture un portainnesto resistente alle malattie in alternativa ai metodi di disinfezione e sterilizzazione del terreno.
La tecnica dell'innesto richiede una elevata manualità, soprattutto visto che si tratta di innesti erbacei e si ha a che fare con materiale molto piccolo; il personale che l'effettua nelle ditte specializzate è quasi totalmente femminile. Chiaramente, a meno che uno non voglia provare, si comprano le piantine già innestate; l'innesto è effettuato con piantine seminate in vaso; la piantina innestata è successivamente trapiantata.
-POMODORO: i portainnesti utilizzati appartengono sempre al genere del pomodoro e vengono indicati con delle sigle a seconda delle resisenze che portano.
Il sistema più diffuso è quello per approssimazione (praticamente le due piantine vengono avvicinate dopo che si è fatto un taglio su tutte e due, successivamente, dopo 7-10 giorni, si recidono gli steli al di sopra (del portainesto) e al di sotto (del nesto) del punto di unione.
Alcune prove comparative hanno dimostrato che le rese possono aumentare anche del 100% in relazione al miglior stato fitosanitario ed al maggior vigore indotto dal portainnesto.
-CETRIOLO: si riccorre all'innesto per sfuggire agli attacchi di Fusarium oxysporum, impiegando come portainnesto la Cucurbita ficifolia, che fornisce anche un maggior vigore ed una maggiore rusticità.
Si ricorre all'innesto per approssimazione o per inserzione.
-MELONE: l'innesto ha la funzione di fornire un piede resistente ad alcuni pericolosi parassiti dell'apparato radicale.
Come P.I. sono utilizzati: un ibrido di Cucurbita pepo (lo zucchino) e anche un'altra Cucurbitacea (Benincasa cerifera). Anche in questo caso si usa la tecnica per approssimazione.
-MELANZANA E PEPERONE: nella melanzana come P.I. possono essere utilizzati ibridi di pomodoro; nel caso del peperone si ricorre a selezioni di Capsicum annuum (il peperoncino) resistente alla Phytophtora capsici, nel caso del peperone è stato visto che le percentuali di attecchimento dell'innesto sono minori che negli altri casi.
Principalmente questa tecnica riguarda innesti erbacei che interessano Solanacee e Cucurbitacee ed hanno lo scopo di fornire alle colture un portainnesto resistente alle malattie in alternativa ai metodi di disinfezione e sterilizzazione del terreno.
La tecnica dell'innesto richiede una elevata manualità, soprattutto visto che si tratta di innesti erbacei e si ha a che fare con materiale molto piccolo; il personale che l'effettua nelle ditte specializzate è quasi totalmente femminile. Chiaramente, a meno che uno non voglia provare, si comprano le piantine già innestate; l'innesto è effettuato con piantine seminate in vaso; la piantina innestata è successivamente trapiantata.
-POMODORO: i portainnesti utilizzati appartengono sempre al genere del pomodoro e vengono indicati con delle sigle a seconda delle resisenze che portano.
Il sistema più diffuso è quello per approssimazione (praticamente le due piantine vengono avvicinate dopo che si è fatto un taglio su tutte e due, successivamente, dopo 7-10 giorni, si recidono gli steli al di sopra (del portainesto) e al di sotto (del nesto) del punto di unione.
Alcune prove comparative hanno dimostrato che le rese possono aumentare anche del 100% in relazione al miglior stato fitosanitario ed al maggior vigore indotto dal portainnesto.
-CETRIOLO: si riccorre all'innesto per sfuggire agli attacchi di Fusarium oxysporum, impiegando come portainnesto la Cucurbita ficifolia, che fornisce anche un maggior vigore ed una maggiore rusticità.
Si ricorre all'innesto per approssimazione o per inserzione.
-MELONE: l'innesto ha la funzione di fornire un piede resistente ad alcuni pericolosi parassiti dell'apparato radicale.
Come P.I. sono utilizzati: un ibrido di Cucurbita pepo (lo zucchino) e anche un'altra Cucurbitacea (Benincasa cerifera). Anche in questo caso si usa la tecnica per approssimazione.
-MELANZANA E PEPERONE: nella melanzana come P.I. possono essere utilizzati ibridi di pomodoro; nel caso del peperone si ricorre a selezioni di Capsicum annuum (il peperoncino) resistente alla Phytophtora capsici, nel caso del peperone è stato visto che le percentuali di attecchimento dell'innesto sono minori che negli altri casi.
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Marcello
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Paolo Lastrucci
- Messaggi: 95
- Iscritto il: ven lug 29, 2005 10:11 pm
- Località: Firenze
Non ho mai provato a coltivare zucche, comunque da quello che ho trovato mi risulta che le zucche invernali si raccolgono in autunno (settembre-ottobre), possono essere lasciate al sole a completare la maturazione. Per scegliere il momento più opportuno credo che si possa guardare il cambiamento di colore e il peduncolo che inizia a seccare (in altre parole il distacco dalla pianta dovrebbe risultare semplice). Comunque come ho già scritto, la maturazione può essere completata anche dopo che il frutto è stato raccolto.
Ho anche trovato che a Salzano (VE) viene organizzata una festa della zucca, in cui viene incoronato il Re della zucca, ossia la zucca più pesante.
http://www.provincia.venezia.it/proloco ... index.html
Ho anche trovato che a Salzano (VE) viene organizzata una festa della zucca, in cui viene incoronato il Re della zucca, ossia la zucca più pesante.
http://www.provincia.venezia.it/proloco ... index.html
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ugo
- Messaggi: 3
- Iscritto il: mar ott 05, 2004 9:45 am
- Località: Brescia, città dei masochisti
- Contatta:
Ieri a Sale Marasino l’ormai tradizionale sfida della zucca: trionfa un esemplare da 391 chili
Il «Re di zuccolandia» è di Udine
Secondo posto per Sergio Moretti di Cologne con una cucurbitacea di 380 kg
Pesano rispettivamente 391, 380 e 341,8 le tre zucche salite sul podio a Sale Marasino
Lucia Sterni
L’Università degli Studi di Udine si riconferma, per il secondo anno consecutivo, «Re di zuccolandia» con una cucurbitacea di 391 chilogrammi. L’azienda agraria universitaria «Antonio Servadei» di Udine, infatti, è la vincitrice della ventiduesima gara del campionato mondiale di «Sfida della zucca», disputatasi ieri pomeriggio a Sale Marasino. È salita nuovamente sul podio, come già fece nella scorsa edizione, sbaragliando quarantacinque concorrenti provenienti dalle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Lecco, Udine, Rovigo, Arezzo e Nuoro. Conquista, invece, il secondo posto Sergio Moretti di Cologne, già incoronato per ben cinque volte «Re di zuccolandia» nelle passate edizioni, con un esemplare di 380 chili, mentre il terzo posto è andato ad Arrigo Mantovani di Melara, comune in provincia di Rovigo, con una zucca di 341,8 chili. La sfida interna riservata ai soli appassionati salesi è stata vinta, invece, da Mattia Picchi con un esemplare di 138 chili, che ha battuto i compaesani in concorso, seguito da Gian Battista Zaccagni con una zucca di 128 chili e dall’azienda agricola «Leonardo» con una cucurbitacea di 116 chili. Il Club Maspiano, presieduto da Redento Franceschetti ed organizzatore della stessa sfida, tenterà con la zucca regina di Sale anche quest’anno di vincere, come fece nel 2004, il campionato europeo, che si terrà il prossimo mese in Svizzera. La consueta pesatura delle giganti cucurbitacee in concorso, tenutasi nell’area antistante il cinema-teatro di Sale, è stata seguita da tantissime persone, che hanno partecipato con entusiasmo alle fasi della pesatura, applaudendo per le enormi dimensioni delle zucche presenti. Alla suggestiva cerimonia di incoronazione, rovinata però da un violento acquazzone che si è abbattuto improvvisamente sul Sebino poco dopo le 18, erano presenti oltre agli amministratori locali, il sindaco Claudio Bonissoni e il vice Emanuele Turelli, anche i rappresentanti della nostra Provincia, il presidente Alberto Cavalli e l’assessore al Turismo, Riccardo Minini.
Il «Re di zuccolandia» è di Udine
Secondo posto per Sergio Moretti di Cologne con una cucurbitacea di 380 kg
Pesano rispettivamente 391, 380 e 341,8 le tre zucche salite sul podio a Sale Marasino
Lucia Sterni
L’Università degli Studi di Udine si riconferma, per il secondo anno consecutivo, «Re di zuccolandia» con una cucurbitacea di 391 chilogrammi. L’azienda agraria universitaria «Antonio Servadei» di Udine, infatti, è la vincitrice della ventiduesima gara del campionato mondiale di «Sfida della zucca», disputatasi ieri pomeriggio a Sale Marasino. È salita nuovamente sul podio, come già fece nella scorsa edizione, sbaragliando quarantacinque concorrenti provenienti dalle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Lecco, Udine, Rovigo, Arezzo e Nuoro. Conquista, invece, il secondo posto Sergio Moretti di Cologne, già incoronato per ben cinque volte «Re di zuccolandia» nelle passate edizioni, con un esemplare di 380 chili, mentre il terzo posto è andato ad Arrigo Mantovani di Melara, comune in provincia di Rovigo, con una zucca di 341,8 chili. La sfida interna riservata ai soli appassionati salesi è stata vinta, invece, da Mattia Picchi con un esemplare di 138 chili, che ha battuto i compaesani in concorso, seguito da Gian Battista Zaccagni con una zucca di 128 chili e dall’azienda agricola «Leonardo» con una cucurbitacea di 116 chili. Il Club Maspiano, presieduto da Redento Franceschetti ed organizzatore della stessa sfida, tenterà con la zucca regina di Sale anche quest’anno di vincere, come fece nel 2004, il campionato europeo, che si terrà il prossimo mese in Svizzera. La consueta pesatura delle giganti cucurbitacee in concorso, tenutasi nell’area antistante il cinema-teatro di Sale, è stata seguita da tantissime persone, che hanno partecipato con entusiasmo alle fasi della pesatura, applaudendo per le enormi dimensioni delle zucche presenti. Alla suggestiva cerimonia di incoronazione, rovinata però da un violento acquazzone che si è abbattuto improvvisamente sul Sebino poco dopo le 18, erano presenti oltre agli amministratori locali, il sindaco Claudio Bonissoni e il vice Emanuele Turelli, anche i rappresentanti della nostra Provincia, il presidente Alberto Cavalli e l’assessore al Turismo, Riccardo Minini.