lo chiedo anch'io,cose' la depressione?

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Mercuzio
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Messaggio da Mercuzio » sab set 03, 2005 10:18 am

spesso mi sento debole , troppo spesso , perche' pago la debolezza che ho vissuto,non ho saputo dare una , seppur piccola,impronta di me al mondo,dei miei valori,anche perche' cosi'a lungo ho cercato di essere .....si virile,sono stato,per meglio dire combattuto

odio la fragilita' , la mia , questo e' il fatto

si puo' essere duri e giusti ?

forse un poco di impronta l'ho data nei sentimenti delle persone che mi hanno stimato,ce ne sono state....

ma ho mancato...doveva essere abbastanza forte da dare significato,avevo un negozio e ho finito per vendere anche robetta superraffinata per cani e gatti

poi non e' nemmeno andata bene , poi sono sempre stato un po' dipendente da mia madre

invece , studiare e poi lavorare cercando di perseguire la propria anima , la propria visione
non ci sono riuscito

ma col prozac e il lithium addosso....poi con Marta le cose sono migliorate,ma poi sono crollate un sacco di cose....


anche solo il giardiniere sarebbe stato diverso,in negozio pure mia madre mi ha aiutato,

vendevo piante , era quello che piu' mi piaceva
avessi ,non fossi stato malato,avessi potuto anche solo fare il giardiniere,la bellezza che hanno certi giardini e fonte di equilibrio e saggezza , capisco il taoismo quanto l'apprezzi

ma avevo il lithium addosso e facevo arricchire Cassano e amici,che tornavano dagli Stati Uniti con le terapie giuste,che dicevano che la parole e' inutile,tutt'al piu' e' letteratura

come si sbagliano

il pupillo di Cassano che mi prese in cura mi disse un giorno che se non si poteva curare tutti era logico che almeno si curassero solo i ricchi.....tutto e' politica,non si scappa... e non parlava solo della psichiatria.....e anche riguardo la psichiatria non a caso ci fu un Basaglia , per quanto poi certe cose abbiano poi poco funzionato

i cassaniani chiesero a mia madre di farmi la "terapia elettrocompulsiva",sara' cosi' diversa dal vecchio elettroshock?
Marta disse per fortuna mia madre aveva rifiutato , con Marta sono tornato dignitosamente normale

ma a sto punto direi che sarebbe stato facile,a chi non si adegua alla normalita' dell'istupidimento consumistico,calcistico,velinistico....sotto coi farmaci che cosi' le case farmaceutiche poi ringraziano...eppoi magari anche una bella scossa,perche' no?

io direi,sorella,che tutto,ogni cosa fa parte di un tutto

io sbandato non sono riuscito ,anche, a capirmi,non avevo guide,nel senso qualcuno che mi chiarisse chi sono...la depressione come occasione di guardarsi dentro,qualcuno ha detto,beh se non e' troppo possente,puo' esser vero

scusa il flusso sgrammaticato delle mie chiacchere

Mercuzio

Juli
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Messaggio da Juli » dom set 04, 2005 6:04 pm

Un flusso curioso e interessante... che mi ritrovo a rileggere più volte... non è mica facile capire quello che vuoi dire... ma cola, tra le parole che scrivi, un significato profondo e sfumato... un non so che di ingenuo e sopraffino... difficile da decifrare, ma interessante... non so... i tuoi messaggi mi sembrano i pezzi di un puzzle... pensieri alla rinfusa... impressioni... immagini... flash... a volte rabbia... accuse... altre volte dolcezza... rimpianti... fotografie... nuovole di parole che rischiano di divenire pioggia... ma a volte si dissolvono nel chiarore di un immagine luminosa... tu con il tuo cane tra la neve... i fiori... Marta...

... si può essere duri e giusti... ma non basta... per essere felici...

Juli

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alFaris
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Messaggio da alFaris » dom set 04, 2005 11:04 pm

Essalamu Elikah!

> odio la fragilita' , la mia , questo e' il fatto

... perché? che cosa c'è di male nell'essere fragili? quale protocollo stai osservando perché il tuo essere sia al centro del tuo disprezzo?

ricorda... i latini sostenevano che 'in medio stat virtus'... non esiste la perfezione ma esiste un punto che ti permette di essere in equilibrio con te stesso... e :-) con la tua fragilità... allora non odiare la fragilità non odiare te stesso...

semmai... combatti chi istilla certe idee... per esempio

> pago la debolezza che ho vissuto,non ho saputo dare una , seppur
> piccola,impronta di me al mondo,dei miei valori,anche perche' cosi'a
> lungo ho cercato di essere .....si virile,sono stato,per meglio dire
> combattuto

che cosa dovresti lasciare di te per essere finalmente 'uomo'? e peggio ancora... chi stabilisce che cosa è necessario per essere uomini compiuti? davvero vogliamo tornare a distinguere tra probi viri e vulgus?

> forse un poco di impronta l'ho data nei sentimenti delle persone che mi
> hanno stimato,ce ne sono state....

:-) sei già sulla buona strada... pensa quanto sei stato indispensabile per loro e quanto potresti essere per altre persone...

magari parlane qui nella conferenza... ti va? :-)



Ua Elikah Essalam! by alFaris

Mercuzio
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Messaggio da Mercuzio » lun set 05, 2005 7:05 pm

no no ragazzi,parliamoci chiaro,la fragilita' non porta a nulla , o non so,magari puoi scrivere delle belle poesie,o dipingere dei buoni quadri,ma ha un prezzo troppo alto
parliamoci chiaro ci blocca , ci rende indifesi,ci impedisce di progredire,ci isola,e ci fa soffrire

si puo' essere sensibili , si puo' si deve essere ...insomma essere abbastanza duri senza perdere la tenerezza,questo ce lo ha lasciato un famoso personaggio della storia

probi viri e vulgus...non e' questione di questo....io credo ,anzi io sento che ci si allontani dall'angoscia,si anche dall'angoscia di morte per citare Freud,e ci avvicini a noi stessi,il vedere in qualche modo la proiezione della propria parte migliore di noi sul mondo,puo' essere anche solo un prato ben tagliato

poi ,fratello,diciamocelo chiaro,ogni volta che stringiamo una nuova mano presentiamo anche noi stessi,e cio' che siamo e' anche definito dal nostro ruolo nella societa'

un antropologo di cui non mi ricordo il nome ,diceva che variamo nei rapporti da un io sociale ad un io individuale


posso forse, a volte,ma proprio a volte,aver qualche stima del mio io individuale,ma di quello sociale....

Mercuzio
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Messaggio da Mercuzio » mer set 07, 2005 5:26 pm

non si tratta semplicemente di importanza gerarchica,se sei un dirigente o un operaio,ma di identita',anche di orgoglio per il proprio ruolo che ti definisce

e questo l'ho puo avere l'operaio come il top manager , o puo' non averlo

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Messaggio da alFaris » mer set 07, 2005 11:04 pm

Essalamu Elikah!

> ci rende indifesi,ci impedisce di progredire,ci isola,e ci fa soffrire

personalmente sono contrario all'equazione sensibile = indifeso... forse _troppa_ sensibilità ci può danneggiare ma per quanto mi riguarda la sensibilità ci apre porte che altrimenti rimarrebbero chiuse ad aeterno...

ps gli antichi latini dicevano che 'in medio stat virtus' la virtù sta nel mezzo... né troppo né poco ma di sicuro tra un po' più e un po' meno io preferisco più sensibilità...



Ua Elikah Essalam! by alFaris

Mercuzio
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Messaggio da Mercuzio » gio set 08, 2005 7:29 am

personalmente sono contrario all'equazione sensibile = indifeso... forse _troppa_ sensibilità ci può danneggiare ma per quanto mi riguarda la sensibilità ci apre porte che altrimenti rimarrebbero chiuse ad aeterno...


infatti parlavo di fragilita'....

Mercuzio
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Messaggio da Mercuzio » gio set 08, 2005 7:15 pm

caz..o non sopporto piu' nessuno
oggi Paolo e' venuto aprendere la roba per il miele,ogni ogni cosa ,mi pare che mi butti sempre in faccia quanto sono sfigato a star qua,in questa valle isolata
e lui colle colleghe e i viaggi i Brasile
cazzo non sopporto piu' nessuno
nemmeno mia sorella la preside,col suo potere
non sopporto piu' nessuno
quello che conta e' quel che si possiede,cacchio non sopporto piu' nessuno

rabbia e solitudine
Travis vecchio bastardo

per fortuna c'era una cosa su Volonte' su sky
ca..o non posso vedere piu' nessuno

Mercuzio
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Messaggio da Mercuzio » lun ott 03, 2005 5:27 pm

il marsala e' una benedizione domestica , una domestica benedizione

il senso di calore , blando e discreto

Ghibli marrone quasi come il divano sta' li appallottololata

penso alla morte , a volte , la morte come "istituzione" , insomma come ...comunque senza angoscia



dalla banca quei bastardi mi hanno mandato una lettera , poi sono andato dall'altra banca e ho risolto , pare , hanno pure incassato un assegno dei turisti ....

il denaro e' lo sterco del demonio
tutto gira intorno a quello , le guerre , il sesso , pure certe nostre cure , fratelli che non mi ascoltate

fino alla rivoluzione industriale solo i "paria" delle societa' antiche potevano praticare l'usura , come veniva sempre chiamato il "traffico" di denaro
perche' era una cosa sporca , relegata agli stranieri , agli ebrei (poveracci , perfino loro in patria avevano una legge che gli impediva di praticarla)


Dio perche' mi hai dimenticato?
io lo so , ho bestemmiato contro la vita , non ho voluto credergli

Solvalou
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Messaggio da Solvalou » mar ott 04, 2005 10:55 pm

LadyNeutrone ha scritto:
La vita ha un senso, essere vivi in quanto senzienti ha un senso ?

La vita di un essere umano ha un senso ?

Da quello che scrivi si deduce che non ha un senso la tua vita , perchè vuota.
Io sono dell'idea che togliendo tutto quanto spogliandola fino all'osso, la vita non abbia di fatto senso.

E' qui però che noi in quanto senzienti dovremmo dare noi un senso.

Ma sono dell'idea che si possa vivere anche non dando alcun senso alla vita, si vivrà male ovviamente, di conseguenza ci si può anche togliere la vita per questo.

Sono mie riflessioni sul nulla.

Katia
So che la distinzione per alcuni può non esserci, ma il significato di una vita nata per caso (ragionando da atei) può essere comunque scoperto nella espressione stessa della vita.

Cito da un post di usenet:
un post di usenet ha scritto: la vita e' semplicemente "quella cosa che tende ad esistere". E'
una tendenza non a priori, e' una caratteristica che deriva dalla
selezione alla quale la materia e' sottoposta dal tempo, mi spiego:

Se ci sono l'accozzaglia di atomi A e quella B, A e stabile B no, chi
delle due ha piu' possibilita' di protrarre la sua esistenza nel tempo? A

Se C e' stabile e rispetto ad A in piu' tende ad espandersi ("crescere"),
come ad esempio un cristallo? "vince" C.

Se D e' come C e in piu' anche i suoi elementi hanno la possibilita' di
espandersi indipendentemente uno dall'altro ("moltiplicarsi")? vince D

Se E e' come D e in piu' gli elementi si replicano in forme lievemente
dissimili, una delle quali puo' esser piu' adatta delle altre a variazioni
ambientali("popolare la Terra")? vince E

Se F e' come D e in piu' ha una "data di scadenza" inerente (la
mortalita') che permette un maggior ricambio generazionale tra gli
individui? vince F

E cosi' via per molte se non tutte le caratteristiche della vita come la
conosciamo.

http://groups.google.com/group/it.polit ... 864cce7ffd

Per come la vedo io quando mi metto nei panni di un ateo, anche se la vita nasce per puro caso, dopo miliardi di anni noi abbiamo una predisposizione per "portare avanti il discorso" che non possiamo ignorare quando ragioniamo su noi stessi.

Ovviamente ci possono essere benissimo in un individuo delle spinte in altre direzioni, verso l'annullamento di sè per esempio. Sono impulsi come tutti gli altri che in determinate situazioni hanno un senso o che hanno resistito a miliardi di anni di selezione.

Non che convenga all'individuo seguire tutti gli impulsi che prova (o finiremmo tutti perlomeno in galera :-) ), però il depresso non deve sentirsi un alieno. Non lo è filosoficamente e non lo è numericamente, visto che siete in tanti.

Ma attenzione a non fare il gioco dello stesso sistema che vi sta annullando levandovi semplicemente dalle scatole! Quello che infatti personalmente non accetto è che la depressione sia generata da una visione distorta di noi stessi e del nostro ruolo che ci arriva dalla società contemporanea. Non voler o poter aderire a modelli proposti implicitamente (e pericolosamente) come "normali", spinge la gente a colpevolizzarsi.
Da questo punto di vista la depressione, che sarebbe una forma di ribellione, se vissuta come colpa rende le persone schiave, oppresse da una normalità che in quel momento non si vuole o non si riesce ad avere.
Anzi, è una normalità che difficilmente si riesce a riscontrare anche in chi è competitivo e non depresso!

Secondo me è bene guardarsi dentro e vedere se la scarsa stima di sè o la scarsa voglia di fare deriva da noi stessi o ha avuto origini esterne, e soprattutto rendersi conto se si agisce per scelta propria o piuttosto per reazione o addirittura per cause naturali (es. la stupidissima inattività fisica).

Il passato non si cambia e le scelte fatte fino a oggi hanno un impatto. E' anche praticamente garantito che le scelte di domani porteranno a diversi altri errori, ma almeno si sceglie in maniera indipendente da società e modi di vivere che non stanno dando buoni frutti neanche a quelli che si sono completamente e fiduciosamente affidati a loro.

Se invece sono dei traumi a condizionarci, da una parte fanno parte della nostra esperienza, e noi siamo anche quello che ci e' capitato, dall'altra non vedo perché non provare a metabolizzarli "dicendo" a noi stessi che, ok, ci sono stati quei traumi e che cercheremo di evitare di ripeterli o di farci trovare piu' forti davanti ad essi.

Ultima precisazione, non voglio invitare all'isolamento. Smaltito il momento di depressione acuta, stare o tornare nella società è un bene, non importa in che gradino. Ma meglio farlo con senso di prospettiva e consapevolezza, piuttosto che farlo da gente sempre in balia dei giudizi degli altri.

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Messaggio da alFaris » mar ott 04, 2005 11:17 pm

Essalamu Elikah!

> la depressione sia generata da una visione distorta di noi stessi e del
> nostro ruolo che ci arriva dalla società contemporanea.

la depressione è anche dipendente dal giudizio degli altri ma è soprattutto schiacciamento da parte degli altri... insomma quando passi settimane mesi senza che qualcuno ti faccia uno schifo di colpo di telefono eh diamine provati a dire "che m'importa tanto sto bene con me stesso"... alla fine la solitudine ti comincia a far male - e questo senza aver ceduto un passo al giudizio del prossimo...

_questo_ rende la depressione di origine ambientale un male grande...

ps ben arrivato...



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Messaggio da Mercuzio » mer ott 05, 2005 1:47 pm

Solvalou ha scritto:
LadyNeutrone ha scritto:
La vita ha un senso, essere vivi in quanto senzienti ha un senso ?

La vita di un essere umano ha un senso ?

Da quello che scrivi si deduce che non ha un senso la tua vita , perchè vuota.
Io sono dell'idea che togliendo tutto quanto spogliandola fino all'osso, la vita non abbia di fatto senso.

E' qui però che noi in quanto senzienti dovremmo dare noi un senso.

Ma sono dell'idea che si possa vivere anche non dando alcun senso alla vita, si vivrà male ovviamente, di conseguenza ci si può anche togliere la vita per questo.

Sono mie riflessioni sul nulla.

Katia
So che la distinzione per alcuni può non esserci, ma il significato di una vita nata per caso (ragionando da atei) può essere comunque scoperto nella espressione stessa della vita.

Cito da un post di usenet:
un post di usenet ha scritto: la vita e' semplicemente "quella cosa che tende ad esistere". E'
una tendenza non a priori, e' una caratteristica che deriva dalla
selezione alla quale la materia e' sottoposta dal tempo, mi spiego:

Se ci sono l'accozzaglia di atomi A e quella B, A e stabile B no, chi
delle due ha piu' possibilita' di protrarre la sua esistenza nel tempo? A

Se C e' stabile e rispetto ad A in piu' tende ad espandersi ("crescere"),
come ad esempio un cristallo? "vince" C.

Se D e' come C e in piu' anche i suoi elementi hanno la possibilita' di
espandersi indipendentemente uno dall'altro ("moltiplicarsi")? vince D

Se E e' come D e in piu' gli elementi si replicano in forme lievemente
dissimili, una delle quali puo' esser piu' adatta delle altre a variazioni
ambientali("popolare la Terra")? vince E

Se F e' come D e in piu' ha una "data di scadenza" inerente (la
mortalita') che permette un maggior ricambio generazionale tra gli
individui? vince F

E cosi' via per molte se non tutte le caratteristiche della vita come la
conosciamo.

http://groups.google.com/group/it.polit ... 864cce7ffd

Per come la vedo io quando mi metto nei panni di un ateo, anche se la vita nasce per puro caso, dopo miliardi di anni noi abbiamo una predisposizione per "portare avanti il discorso" che non possiamo ignorare quando ragioniamo su noi stessi.

Ovviamente ci possono essere benissimo in un individuo delle spinte in altre direzioni, verso l'annullamento di sè per esempio. Sono impulsi come tutti gli altri che in determinate situazioni hanno un senso o che hanno resistito a miliardi di anni di selezione.

Non che convenga all'individuo seguire tutti gli impulsi che prova (o finiremmo tutti perlomeno in galera :-) ), però il depresso non deve sentirsi un alieno. Non lo è filosoficamente e non lo è numericamente, visto che siete in tanti.

Ma attenzione a non fare il gioco dello stesso sistema che vi sta annullando levandovi semplicemente dalle scatole! Quello che infatti personalmente non accetto è che la depressione sia generata da una visione distorta di noi stessi e del nostro ruolo che ci arriva dalla società contemporanea. Non voler o poter aderire a modelli proposti implicitamente (e pericolosamente) come "normali", spinge la gente a colpevolizzarsi.
Da questo punto di vista la depressione, che sarebbe una forma di ribellione, se vissuta come colpa rende le persone schiave, oppresse da una normalità che in quel momento non si vuole o non si riesce ad avere.
Anzi, è una normalità che difficilmente si riesce a riscontrare anche in chi è competitivo e non depresso!

Secondo me è bene guardarsi dentro e vedere se la scarsa stima di sè o la scarsa voglia di fare deriva da noi stessi o ha avuto origini esterne, e soprattutto rendersi conto se si agisce per scelta propria o piuttosto per reazione o addirittura per cause naturali (es. la stupidissima inattività fisica).

Il passato non si cambia e le scelte fatte fino a oggi hanno un impatto. E' anche praticamente garantito che le scelte di domani porteranno a diversi altri errori, ma almeno si sceglie in maniera indipendente da società e modi di vivere che non stanno dando buoni frutti neanche a quelli che si sono completamente e fiduciosamente affidati a loro.

Se invece sono dei traumi a condizionarci, da una parte fanno parte della nostra esperienza, e noi siamo anche quello che ci e' capitato, dall'altra non vedo perché non provare a metabolizzarli "dicendo" a noi stessi che, ok, ci sono stati quei traumi e che cercheremo di evitare di ripeterli o di farci trovare piu' forti davanti ad essi.

Ultima precisazione, non voglio invitare all'isolamento. Smaltito il momento di depressione acuta, stare o tornare nella società è un bene, non importa in che gradino. Ma meglio farlo con senso di prospettiva e consapevolezza, piuttosto che farlo da gente sempre in balia dei giudizi degli altri.

e' vero io il giudizio degli altri me lo sento addosso come un macigno

ma devo smetterla

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Messaggio da Solvalou » gio ott 06, 2005 1:36 pm

Mercuzio ha scritto: e' vero io il giudizio degli altri me lo sento addosso come un macigno

ma devo smetterla
Se ti può aiutare, prova a ribaltare il punto di vista e considerare il tuo giudizio rispetto agli altri. Tu hai la tua vita e i tuoi problemi e ti capita di avere contatti con persone che giudichi negativamente. Magari ne (s)parli anche con altri, di queste persone, ma per quanto crudeli possano essere le vostre parole alla fine siete i primi a non darci troppo peso, perché c'è altro a cui pensare, perchè vedere uno "sfigato" non ti cambia la vita, perché col tempo magari di quella persona si vedono altri aspetti. Rendendoti conto di quanto il tuo giudizio degli altri e' poco rilevante puoi pensare che anche il loro su di te non abbia poi quella importanza cruciale che a te sembra esserci.

Ovviamente questo discorso non si applica se gli altri che giudicano sono i familiari, il partner.... Li' il giudizio ha importanza (nota, penso che i veri amici non dovrebbero giudicare piu' di tanto e accettare le persone per quel che sono). Ma in certi casi, per quanto si faccia o ci si sforzi non si riesce a cambiare dei pregiudizi che si formano. E non e' da scartare l'ipotesi che su cose importanti le loro opinioni siano quelle giuste e noi in torto. In entrambi i casi bisogna armarsi di pazienza e cercare di incanalare la frustrazione dei bocconi amari in qualcosa che spinge a reagire (magari la reazione conduce ad altri fallimenti ma almeno ci si da' da fare)

Solvalou
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Messaggio da Solvalou » gio ott 06, 2005 1:43 pm

alFaris ha scritto: insomma quando passi settimane mesi senza che qualcuno ti faccia uno schifo di colpo di telefono eh diamine provati a dire "che m'importa tanto sto bene con me stesso"... alla fine la solitudine ti comincia a far male - e questo senza aver ceduto un passo al giudizio del prossimo...
Hai ragione, e la cosa mostruosa è che anche persone che invece sono sempre al centro dell'attenzione (vedi Naomi Campbell) hanno grossi problemi esistenziali che non si possono ridurre al semplice abuso di droga (che piu' che una causa puo' essere un effetto). Evidentemente conta la qualità dei rapporti più che la quantità e allora, come mi pare già di aver letto ai tempi su questo forum, la cosa giusta è provare a vedere se con il volontariato o l'associazionismo (anche virtuale, su internet, a questo punto) si riesce a fare di due solitudini un rapporto.

Simona*
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?

Messaggio da Simona* » gio ott 06, 2005 2:13 pm

Secondo me è bene guardarsi dentro e vedere se la scarsa stima di sè o la scarsa voglia di fare deriva da noi stessi o ha avuto origini esterne, e soprattutto rendersi conto se si agisce per scelta propria o piuttosto per reazione o addirittura per cause naturali (es. la stupidissima inattività fisica).

*****Cosa intendi per stupidissima inattività fisica? Perchè la definisci stupidissima?

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