Messaggio
da Francesca G. » mer lug 13, 2005 1:39 pm
Carissimi,
anche se l’argomento è stato ampiamente dibattuto, mi sento di intervenire anch’io, perché vegetariana da 15 anni e madre di due bimbi vegetariani dalla nascita.
Gli errori di fondo a mio parere sono due ed interdipendenti: da una parte, il pensare che la dieta onnivora sia la “normalità”, buona e giusta, e che tutte le altre opzioni siano delle trasgressioni da quella normalità (norma?), giustificabili soltanto in base alla scelta etica o salutistica che vi è alla loro origine; dall’altra, è il pensare che la scelta vegetariana personale della madre sia un’imposizione che la madre fa nei confronti del proprio bambino (ma ogni scelta alimentare è una scelta personale e ogni madre impone la propria scelta al proprio figlio, finché lui non è in grado di scegliere da solo). Il fatto è che prima di qualsiasi altra cosa l’alimentazione è cultura, è il soddisfacimento di un bisogno primario attraverso l’espressione di ciò che noi siamo. A questo proposito scrivevo sul mio sito dedicato all’allevamento naturale dei bambini (che ormai qui su Promiseland tutti conoscono): “L’alimentazione è un fatto culturale e la cultura è qualcosa di tremendamente complesso: è tradizione, è innovazione, è rivoluzione, è scoperta, è tabù, è curiosità, è paura, è sentimenti, è sensazioni, è pulsioni, è ricordi. Io sono vegetariana, ma non penso che tutto il mondo debba esserlo. Mi piace la tradizione della mia terra e mi piace pensare di essere profondamente radicata in essa pur nella mia eccentricità. […] Una delle obiezioni più comuni (popolari) al vegetarianesimo nei bambini […] è che i bambini non possono scegliere e dunque facciamo loro violenza costringendoli ad essere vegetariani. Purtroppo gli stessi vegetariani, nonostante la loro scelta controcorrente, sono succubi del pensiero dominante, che è potentissimo, e continuano dunque a ritenere, dentro di loro, che l'alimentazione con la carne sia quella veramente sicura, giusta e buona, che la loro non sia altro che una saggia alternativa etica. E si crede che una madre vegetariana imponga la sua scelta etica ad una creatura che non può scegliere. È vero, i bambini, almeno nei primi anni di vita, non possono scegliere da soli. Nulla. E questo è un dato di fatto. Ecco perché in realtà ogni madre, vegetariana o carnivora, sceglie per il suo bambino, sceglie tutto, perché lui non può farlo; anche le madri che svezzano i loro bimbi a tre mesi, quando il latte dovrebbe costituire l'unico alimento del neonato fino almeno a un anno di età, anche loro scelgono, anche quelle che a cinque mesi gli fanno assaggiare i biscotti del mulino bianco o la torta super farcita o il gelato o il kinder scelgono, o le lasagne e il coniglio pieni di olio stracotto della rosticceria, ma loro possono permettersi ogni cosa perché gli danno la carne. Ogni madre vuole il meglio per il proprio bambino. Non c'è nessuna madre, o quasi nessuna, che alimenterebbe in un certo modo suo figlio per scelta etica, consapevole che questa scelta è dannosa alla salute della sua creatura. Io voglio per mio figlio un'alimentazione sana, che gli permetta di costruire insieme il suo corpo la sua mente e il suo spirito.
Spero che un giorno finirà questo terrorismo nei confronti delle madri che tentano di educare i loro figli al vegetarianesimo, cioè madri che tentano di trasmettere loro un modo di vita (cosa sommamente importante per un bambino nell'epoca povera che stiamo vivendo) e una cultura (perché, cari miei, l'alimentazione altro non è che cultura). Spero che un giorno sparirà quello sguardo terrorizzato dai vostri occhi: non vogliamo attentare al vostro mondo, stiamo solo cercando la nostra via”.
Ecco perché, pur rispettando la scelta di quelle mamme vegetariane che hanno deciso di dare la carne ai loro bimbi (come rispetto entro certi limiti le scelte di tutti), non posso comprenderla. Mi pare infatti che sia una scelta dettata, anche se inconsapevolmente, dal dominio della “normalità”, che ci fa pensare, a noi vegetariani, che la nostra scelta sia un’imposizione che noi facciamo a noi stessi in nome della compassione e dell’amore per le altre creature; e questo certo anche è, ma ciò offusca il fatto che invece il vegetarianesimo è (o dovrebbe essere) la NOSTRA NATURA e l’espressione più piena della nostra cultura e del nostro MODO DI VITA. Io non sento il mio vegetarianesimo come qualcosa cui ad un certo punto mi sono sottoposta per le mie convinzioni etiche (benché sia anche questo), ma come parte di me stessa, del mio sguardo sul mondo, delle mie azioni quotidiane, del mio sentire profondo, della mia natura e della mia cultura appunto, ed è tutta questa ricchezza e semplicità che io cerco di trasmettere ai miei figli ogni giorno e non una banale scelta alimentare (che in se stessa nuda e cruda è ben poca roba), non come indottrinamento o imposizione, ma come semplice trasmissione di amore e condivisione (che è ciò che ogni genitore, vegetariano e non, fa, o dovrebbe fare). Forse è solo una prospettiva diversa per guardare la cosa, è solo un modo diverso di nominarla e percepirla, ma è un modo a mio parere decisivo, perché non ci sentiamo più noi vegetariani (e dunque non veniamo percepiti dagli altri) come dei “pasdaran” dell’eticità e della compassione, o dei “diversi” fieri della propria diversità, ma delle persone “normali” che vivono la propria vita secondo se stessi.
È un errore logico, mi pare, pensare che il bambino onnivoro sia più libero del bambino vegetariano. Entrambi sono liberi o non-liberi allo stesso modo, se la loro alimentazione non è il frutto di una astratta e rigida presunzione di cosa sia migliore o normale, ma parte della vita che noi viviamo con loro e del sentire profondo che noi gli trasmettiamo. Entrambi saranno liberi un giorno di scegliere di mangiare in modo diverso: il bimbo vegetariano sarà libero di mangiare la carne come quello onnivoro di non mangiarla. Per quanto mi riguarda non potrei mai cucinare la carne a mio figlio, in nome di una supposta maggiore libertà in cui crescerlo, facendo violenza alla mia natura (e alla mia sensibilità) e trasmettendogli una cultura che non è la mia.
A proposito di libertà…Io, vissuta in una famiglia onnivora, ho patito profondamente nell’infanzia perché costretta ad ingurgitare quotidianamente bistecchine e soglioline and company, nonostante sentissi repulsione verso quei cibi…poi anno dopo anno, vivendo dentro quel modo di vita, mangiare la carne per me è diventata un’abitudine, che però il mio spirito mal tollerava e mi ci sono voluti anni per riuscire a trovare la forza di uscire da quella parte di cultura dei miei genitori che non mi apparteneva e trovare…la mia natura. Ecco, chi può dire qual è la natura di nostro figlio e quale sia l’imposizione che noi gli stiamo facendo, fino a che punto lo limitiamo e lo costringiamo o lo sosteniamo e lo liberiamo? Ma se gli trasmetteremo la nostra natura più vera e il nostro amore, un giorno state certi che con gioia piena troverà la sua strada!
Per quanto concerne più specificamente il problema di Libera, la risposta consegue da ciò che ho appena detto. Anche se nel suo messaggio non è esplicito, mi sembra di aver capito che lei non è vegetariana. Dunque, come potrebbe crescere suo figlio al vegetarianesimo, sarebbe esattamente contro-natura? Io credo che suo figlio non possa che crescere secondo il modo di vita della sua famiglia, dentro cui c’è anche un modo di alimentarsi. Come potrebbe il bambino vedere la mamma che mangia la carne e non mangiarla lui stesso? Finché è piccolissimo non potrebbe fare troppi ragionamenti, semplicemente allungherebbe le mani per cercare di assaggiare ciò che mangia la sua mamma, ma crescendo (anche solo verso i due anni) comincerebbe a chiedere perché non si deve mangiare la carne: se gli si dice che non la si mangia per non far male agli animali, per lui significherà che la sua mamma è cattiva e vuol far male agli animali, e via discorrendo. Io penso che il padre debba cedere sull’immediata contingenza alimentare ed educare suo figlio con il proprio esempio, con il proprio amore, con le proprie azioni quotidiane, con la propria sensibilità, con il proprio modo di vita, insomma…e se sarà bravo forse un giorno suo figlio deciderà di non mangiare più la carne.
La questione più concreta poi, citata da molti, della sofferenza per la propria diversità, è a mio parere un falso problema. Se un bambino cresce, come ho detto, all’interno di modo di vita integrale con amore e naturalezza non vivrà la sua condizione come qualcosa di estraneo (come un paio di scarpe che non calzano bene), ma come qualcosa di suo, che fa parte di lui. Certo magari ad un certo punto vorrà fare le sue esperienze, capire da solo, e potrà desiderare di assaggiare la carne e dovrà essere libero di farlo se vorrà farlo quando è fuori di casa. Può far male ma lo si deve accettare. Certo a volte il confronto può essere difficile, possono arrivare momenti di crisi, ma li si può superare. Migliaia di mamme vegetariane hanno superato questi momenti, con fatica, ma con successo. In America c’è una rivista bellissima, “Vegetarian Baby and Child”, in cui mamme vegetariane e vegane si pongono costantemente questi problemi e trovano la propria via, personale e originale, per gestirli fruttuosamente e creativamente, e infine superarli.
Mio figlio grande ha ora tre anni e mezzo, per due anni ha mangiato il suo pasto vegetariano all’asilo senza sofferenze e senza porsi problemi, con gioia. In futuro si vedrà.
Per quanto riguarda l’alimentazione vegan nei bambini io ha qualche perplessità. Una mamma vegan, che sente profondamente la sua scelta, forse non ha alternative. Tutte le mamme dovrebbero essere attente e consapevoli nelle scelte alimentari che fanno per i loro figli, ma la mamma che vuole crescere suo figlio in modo vegan dovrà avere ancora maggiore attenzione e consapevolezza, perché questa scelta comporta una limitazione notevole degli alimenti proposti. Ad esempio penso che un bimbo vegan non dovrebbe andare all’asilo o quantomeno non magiare lì: perché il menù dell’asilo se è accettabile da un punto di vista nutrizionale privato della carne e del pesce, non lo è più se privato anche del formaggio e delle uova (praticamente non rimane altro che pasta in bianco e verdure bollite), e un bimbo vegan dovrebbe fare entrambi i pasti quotidiani bilanciati e completi (se non altro per soddisfare i fabbisogni di calorie e grassi). È facile dire che basta assicurarsi di variare i cibi vegetali perché una dieta vegan sia sana, ma la maggior parte dei bambini hanno un rapporto strano con il cibo e già loro dunque limitano ampiamente la scelta degli alimenti che possono essere offerta e la quantità: ci sono bambini che mangiano pochissimi cibi, altri che non mangiano quasi nulla; a quel punto siamo sicuri che riusciamo a soddisfare il loro fabbisogno nutrizionale solo con gli alimenti vegetali? Il mio figlio piccolo che è sempre stato molto difficile nel mangiare (ora ha 18 mesi), da un po’ di tempo si nutre praticamente solo di frittata con le bietole. Prima di tentare con l’uovo ho provato con tanti altri cibi e preparazioni che sono state rifiutate sistematicamente. Se gli togliessi la frittata e lo alimentassi solo con quelle piccole quantità di cibi vegetali che accetta, potrei davvero essere sicura che non gli manchi nulla?
Grazie per l’attenzione e scusate per la lunghezza, ma sono cose complesse da esprimere, e richiedono precisione,
saluti cari,
Francesca.