Qualcuno mi sa dare informazioni su eventuali corsi per costruire un orto sinergico.
Qualcuno di voi ha esperienza in merito?
Cosa ne pensate?
Grazie in anticipo
Ombry
Orto sinergico
-
Marcello
Ciao,
credo che li organizzino anche quelli del Centro Solaria:
http://www.paea.it/solaria.htm
Io non ho esperienze in proposito.
M.
credo che li organizzino anche quelli del Centro Solaria:
http://www.paea.it/solaria.htm
Io non ho esperienze in proposito.
M.
-
Marcello
Resoconto del corso sull’orto sinergico e Convegno di Civiltà Contadina
Cesena, 31 Marzo – 3 Aprile 2005
Diario di un’esperienza
Da Cristina Boccanegra, coordinatrice per il Friuli
31 Marzo
E’ bello preparare i bagagli per un viaggio che ho la fortuna di compiere con due care amiche, Vanda e Martina, e la cui finalità è per me fonte di immenso piacere. L’idea di lavorare ad un orto sinergico mi aveva già conquistata un mesetto fa, dopo aver visto il video della Hazelip, che un’amica, Maria, mi aveva gentilmente prestato. C’era troppa bellezza nell’orto di Emilia: finalmente ciò che avevo appreso leggendo parecchi anni fa Fukuoka diventava chiaramente estensibile all’orticultura. Da brava ariete (ciò che ho in mente deve subito trasformarsi in realtà) mi accinsi a trasformare parte del mio orto in orto sinergico e nacque così, con l’aiuto di Maria ed altri amici, una splendida forma composta da più bancali concentrici che dopo la semina coprimmo di paglia. Era tale la gioia nel costruirlo che ora mi è chiaro perché non serva il letame essendo sicuramente la ns. effervescente energia il miglior concime.
Come non partecipare poi al corso sull’orto sinergico che pareva essere stato organizzato proprio per me?
Ed eccomi a Cesena con l’entusiasmo di chi da tempo non si muove di casa per mille motivi e sente di essere finito nel posto giusto al momento giusto. Ma soprattutto con le persone giuste.
L’ambiente è splendido: l’aula di ecologia all’aperto è una struttura accogliente e calda, sensazione che solo il legno sa infondere; ma che dire del caldo e limpido sorriso di Gianfranco, dell’irruente simpatia di Raffaele, e dell’umorismo di Daniele con il suo umorismo malcelato da un’apparente seriosità.
Che tipi questi Zavalloni! E che terra la loro terra! Fuori c’è solo bellezza. Una terra che si sente essere stata tanto amata già dal loro padre, con i suoi alti ideali e ancora oggi dalla loro madre, la sig.ra Verdiana che in questi giorni ci passava accanto operosamente, seguendo un suo preciso programma di cura dell’orto, raccolta degli ortaggi, alimentazione degli animali. La sua presenza silenziosa e serena per me rappresentava lo spirito del luogo, uno spirito che approvava e condivideva la direzione verso cui ci si stava muovendo.
Il corso prevalentemente pratico prevedeva la divisione dei corsisti in 4 gruppi che a rotazione avrebbero partecipato alla costruzione :
- dell’orto sinergico, sotto la guida di Gianfranco;
- della spirale delle aromatiche, assieme al personale della forestale esperto in muri a secco;
- della staccionata di canne, con Roberto, un costruttore di giocattoli, semplicemente geniale;
- dei nidi per attirare gli uccelli, assieme a Raffaele.
Mi piaceva tutto. Meno male che non bisognava scegliere perché comunque ci si sarebbe ruotati in modo che nessuno di noi avrebbe perso nulla.
Dopo cena ci attendeva un po’ di teoria con l’intervento di Alberto Olivucci e Antonio di Falco, un esperto di orti sinergici che ci ha tratteggiato i principi di questo nuovo tipo di orticultura: non comprimere il suolo, non arare, non concimare neanche con il letame, non usare sostanze chimiche, non asportare le radici( a parte quelle commestibili). Erigendo bancali alti si guadagna in superficie e si vengono a creare dei microclimi(lato nord e lato sud del bancale). Seminando o trapiantando un assortimento di piante in consociazione e con tipi di radici diverse per forma e profondità si evita il compattamento del terreno che viene areato dalle radici stesse. Secondo Antonio il contadino è uno scienziato che deve osservare e assecondare la natura, non lavorare contro di essa.
1° Aprile
Ci alziamo un po’ acciaccati; non sono abituata a dormire, materassino e sacco a pelo, in mezzo a tante persone e infatti non ho chiuso occhio, ma scopro che molti come me hanno passato la notte in bianco. Ma che ci importa? L’orto fuori ci attende. Individuata la zona abbiamo proceduto prima di tutto raccogliendo le erbe spontanee e coltivate ancora presenti. Cosa rivelatasi moolto utile e mooolto gustosa dato l’utilizzo che ne farà per il pranzo la cuoca, la sig.ra Gabriella (che bacio in fronte per l’arte/amore che ha messo ai fornelli!).
Steso il filo, non senza qualche “casino” per delimitare i bancali, abbiamo proseguito trasportando con le carriole la terra posta in un cumulo lì vicino… e così pian piano l’orto andava prendendo forma.
Nel pomeriggio si va a pulire canne per predisporre la recinzione dell’orto stesso. Roberto è un tipo di poche parole, dal volto asciutto, yang. Costruisce cose incredibili con ciò che gli offre l’ambiente. Vede ed usa ciò che io non avrei mai visto, né pensato di usare(ma cos’ è allora la realtà?). La staccionata fatta di canne e vimini, nasce pian piano ed ha la bellezza che solo le cose semplici possono trasmettere, cose fatte di colori, forme e materiali naturali che si sposano perfettamente con l’ambiente circostante. Quanto ci fa star bene lavorare con la natura, quant’è terapeutico! Ma perché lavoro ancora in ufficio?
La sera, dopo una cena che nulla aveva da invidiare al pranzo(chissà se si potranno avere le ricette?!) si crea una bella atmosfera di convivialità ed allegria e si approfondisce la conoscenza reciproca. Che biodiversità umana! Ognuno ha una propria particolarità che lo rende unico. C’è il sorriso del timido, quello del raffinato, il sorriso di chi preferisce ascoltare, quello di chi ha sofferto, il sorriso della persona sensibile, quello che si trasforma in risata, quello appena accennato….ma tutti, a proprio modo, sorridevano.
[/b]2 Aprile[/b]
Oggi si va alla spirale delle aromatiche, già iniziata ieri dalla forestale con gli altri gruppi. E’ un capolavoro: ogni pietra è stata posizionata al posto giusto con una disinvoltura che solo anni di esperienza possono farti raggiungere. E’ sorprendente vedere degli uomini intenti, col sudore sulla fronte, ad erigere un’opera così bella. La spirale ha un diametro di circa 4 mt. e, partendo al centro con un altezza di circa 1,80 mt, si snoda lentamente fino a terra dove termina con una vasca costruita con l’argilla, per la raccolta dell’acqua. Sembra sia sempre stata lì. Verrà poi completata con la messa a dimora delle aromatiche: menta, prezzemolo, rosmarino, timo, origano, basilico, maggiorana e anche zenzero.
E quando mi accorgo che è giunta l’ora anche per l’orto di essere seminato, non so resistere all’attrattiva di seminare e trapiantare ed emigro dal gruppo della spirale a quello dell’orto per partecipare al suo completamento.
Ma non è finita. Raffaele ci aspetta per costruire i nidi per gli uccelli nell’officina dell’aula di ecologia. Il lavoro sembra semplice, anzi lo è, ma richiede comunque attenzione. La sega circolare non piace né a me né a Vanda e Raffaele, pazientemente ci aiuta. Queste donne! Quando finalmente si passa al decoro del nido con il pirografo siamo però più rilassate.
E’ sera. Domani ci attende il Convegno di Civiltà Contadina. Spero tanto di incontrare tutti quei soci che conosco solo via internet. Ma intanto ne arriva già uno: il referente per la Lombardia Teodoro Margarita: un mix di bambino, adolescente e uomo, con il cuore di un poeta.
Teodoro sei mitico!
3 Aprile
Alberto Olivucci arriva con i suoi semi e io predispongo i miei. Cominciano ad arrivare alla spicciolata vari soci, alcuni dei quali si presentano e finalmente riconosco.
Al dibattito, a cui sono presenti credo più di 40 persone, Alberto illustra il “Manuale per salvare i semi” che purtroppo per necessità di ulteriori correzioni non è ancora pronto. Seguono gli interventi dei coordinatori locali e una serie di testimonianze di esperienze molto interessanti come quella di:
- Walter Rosstanscher dell’ASCI (Associazione per la Salvaguardia della Campagna Italiana) che ha proposto l’autocertificazione del coltivatore biologico per sfuggire alla follia della nostra burocrazia;
- Gigi Mattei maestro di Pennabilli che ha parlato della propria esperienza a scuola volta al recupero dei semi antichi, delle tecniche ed esperienze degli anziani, delle tecniche di medicazione, degli antichi sapori, delle erbe officinali e magiche, della religiosità contadina ecc.; esperienza culminata con l’ invenzione della festa dell’Orto;
C’è insomma un fermento di iniziative, non ultime quelle delle associazioni presenti al convegno (ASCI, Dulcamara, La Boscaglia, ActionAID, Damanhur), che meriterebbero di essere pubblicizzate.
Lo scambio di semi che segue mi vede assalita da un nugolo di neoiscritti a mo’ di piranha sulla preda. D’altra parte questa è una sete, o forse è meglio dire in questo caso una fame, che conosco bene anch’io, perché riuscire ad avere dei semi antichi ancora oggi continua a darmi una grande emozione.
Tanti auguri Civiltà Contadina! Le basi sono buone anzi ottime; dobbiamo però farci conoscere. E’ importante. Chiunque abbia proposte in merito si faccia avanti.
Concludo con un caloroso saluto a tutti i partecipanti di cui non trascriverò i nomi per non rischiare di dimenticarne qualcuno. Ragazzi, mi raccomando non perdiamoci!
E a te cara Emilia Hazelip, che ci hai offerto l’occasione di incontrarci e sperimentare la poesia di un orto-giardino, un grazie di cuore.
Cristina Boccanegra
Cesena, 31 Marzo – 3 Aprile 2005
Diario di un’esperienza
Da Cristina Boccanegra, coordinatrice per il Friuli
31 Marzo
E’ bello preparare i bagagli per un viaggio che ho la fortuna di compiere con due care amiche, Vanda e Martina, e la cui finalità è per me fonte di immenso piacere. L’idea di lavorare ad un orto sinergico mi aveva già conquistata un mesetto fa, dopo aver visto il video della Hazelip, che un’amica, Maria, mi aveva gentilmente prestato. C’era troppa bellezza nell’orto di Emilia: finalmente ciò che avevo appreso leggendo parecchi anni fa Fukuoka diventava chiaramente estensibile all’orticultura. Da brava ariete (ciò che ho in mente deve subito trasformarsi in realtà) mi accinsi a trasformare parte del mio orto in orto sinergico e nacque così, con l’aiuto di Maria ed altri amici, una splendida forma composta da più bancali concentrici che dopo la semina coprimmo di paglia. Era tale la gioia nel costruirlo che ora mi è chiaro perché non serva il letame essendo sicuramente la ns. effervescente energia il miglior concime.
Come non partecipare poi al corso sull’orto sinergico che pareva essere stato organizzato proprio per me?
Ed eccomi a Cesena con l’entusiasmo di chi da tempo non si muove di casa per mille motivi e sente di essere finito nel posto giusto al momento giusto. Ma soprattutto con le persone giuste.
L’ambiente è splendido: l’aula di ecologia all’aperto è una struttura accogliente e calda, sensazione che solo il legno sa infondere; ma che dire del caldo e limpido sorriso di Gianfranco, dell’irruente simpatia di Raffaele, e dell’umorismo di Daniele con il suo umorismo malcelato da un’apparente seriosità.
Che tipi questi Zavalloni! E che terra la loro terra! Fuori c’è solo bellezza. Una terra che si sente essere stata tanto amata già dal loro padre, con i suoi alti ideali e ancora oggi dalla loro madre, la sig.ra Verdiana che in questi giorni ci passava accanto operosamente, seguendo un suo preciso programma di cura dell’orto, raccolta degli ortaggi, alimentazione degli animali. La sua presenza silenziosa e serena per me rappresentava lo spirito del luogo, uno spirito che approvava e condivideva la direzione verso cui ci si stava muovendo.
Il corso prevalentemente pratico prevedeva la divisione dei corsisti in 4 gruppi che a rotazione avrebbero partecipato alla costruzione :
- dell’orto sinergico, sotto la guida di Gianfranco;
- della spirale delle aromatiche, assieme al personale della forestale esperto in muri a secco;
- della staccionata di canne, con Roberto, un costruttore di giocattoli, semplicemente geniale;
- dei nidi per attirare gli uccelli, assieme a Raffaele.
Mi piaceva tutto. Meno male che non bisognava scegliere perché comunque ci si sarebbe ruotati in modo che nessuno di noi avrebbe perso nulla.
Dopo cena ci attendeva un po’ di teoria con l’intervento di Alberto Olivucci e Antonio di Falco, un esperto di orti sinergici che ci ha tratteggiato i principi di questo nuovo tipo di orticultura: non comprimere il suolo, non arare, non concimare neanche con il letame, non usare sostanze chimiche, non asportare le radici( a parte quelle commestibili). Erigendo bancali alti si guadagna in superficie e si vengono a creare dei microclimi(lato nord e lato sud del bancale). Seminando o trapiantando un assortimento di piante in consociazione e con tipi di radici diverse per forma e profondità si evita il compattamento del terreno che viene areato dalle radici stesse. Secondo Antonio il contadino è uno scienziato che deve osservare e assecondare la natura, non lavorare contro di essa.
1° Aprile
Ci alziamo un po’ acciaccati; non sono abituata a dormire, materassino e sacco a pelo, in mezzo a tante persone e infatti non ho chiuso occhio, ma scopro che molti come me hanno passato la notte in bianco. Ma che ci importa? L’orto fuori ci attende. Individuata la zona abbiamo proceduto prima di tutto raccogliendo le erbe spontanee e coltivate ancora presenti. Cosa rivelatasi moolto utile e mooolto gustosa dato l’utilizzo che ne farà per il pranzo la cuoca, la sig.ra Gabriella (che bacio in fronte per l’arte/amore che ha messo ai fornelli!).
Steso il filo, non senza qualche “casino” per delimitare i bancali, abbiamo proseguito trasportando con le carriole la terra posta in un cumulo lì vicino… e così pian piano l’orto andava prendendo forma.
Nel pomeriggio si va a pulire canne per predisporre la recinzione dell’orto stesso. Roberto è un tipo di poche parole, dal volto asciutto, yang. Costruisce cose incredibili con ciò che gli offre l’ambiente. Vede ed usa ciò che io non avrei mai visto, né pensato di usare(ma cos’ è allora la realtà?). La staccionata fatta di canne e vimini, nasce pian piano ed ha la bellezza che solo le cose semplici possono trasmettere, cose fatte di colori, forme e materiali naturali che si sposano perfettamente con l’ambiente circostante. Quanto ci fa star bene lavorare con la natura, quant’è terapeutico! Ma perché lavoro ancora in ufficio?
La sera, dopo una cena che nulla aveva da invidiare al pranzo(chissà se si potranno avere le ricette?!) si crea una bella atmosfera di convivialità ed allegria e si approfondisce la conoscenza reciproca. Che biodiversità umana! Ognuno ha una propria particolarità che lo rende unico. C’è il sorriso del timido, quello del raffinato, il sorriso di chi preferisce ascoltare, quello di chi ha sofferto, il sorriso della persona sensibile, quello che si trasforma in risata, quello appena accennato….ma tutti, a proprio modo, sorridevano.
[/b]2 Aprile[/b]
Oggi si va alla spirale delle aromatiche, già iniziata ieri dalla forestale con gli altri gruppi. E’ un capolavoro: ogni pietra è stata posizionata al posto giusto con una disinvoltura che solo anni di esperienza possono farti raggiungere. E’ sorprendente vedere degli uomini intenti, col sudore sulla fronte, ad erigere un’opera così bella. La spirale ha un diametro di circa 4 mt. e, partendo al centro con un altezza di circa 1,80 mt, si snoda lentamente fino a terra dove termina con una vasca costruita con l’argilla, per la raccolta dell’acqua. Sembra sia sempre stata lì. Verrà poi completata con la messa a dimora delle aromatiche: menta, prezzemolo, rosmarino, timo, origano, basilico, maggiorana e anche zenzero.
E quando mi accorgo che è giunta l’ora anche per l’orto di essere seminato, non so resistere all’attrattiva di seminare e trapiantare ed emigro dal gruppo della spirale a quello dell’orto per partecipare al suo completamento.
Ma non è finita. Raffaele ci aspetta per costruire i nidi per gli uccelli nell’officina dell’aula di ecologia. Il lavoro sembra semplice, anzi lo è, ma richiede comunque attenzione. La sega circolare non piace né a me né a Vanda e Raffaele, pazientemente ci aiuta. Queste donne! Quando finalmente si passa al decoro del nido con il pirografo siamo però più rilassate.
E’ sera. Domani ci attende il Convegno di Civiltà Contadina. Spero tanto di incontrare tutti quei soci che conosco solo via internet. Ma intanto ne arriva già uno: il referente per la Lombardia Teodoro Margarita: un mix di bambino, adolescente e uomo, con il cuore di un poeta.
Teodoro sei mitico!
3 Aprile
Alberto Olivucci arriva con i suoi semi e io predispongo i miei. Cominciano ad arrivare alla spicciolata vari soci, alcuni dei quali si presentano e finalmente riconosco.
Al dibattito, a cui sono presenti credo più di 40 persone, Alberto illustra il “Manuale per salvare i semi” che purtroppo per necessità di ulteriori correzioni non è ancora pronto. Seguono gli interventi dei coordinatori locali e una serie di testimonianze di esperienze molto interessanti come quella di:
- Walter Rosstanscher dell’ASCI (Associazione per la Salvaguardia della Campagna Italiana) che ha proposto l’autocertificazione del coltivatore biologico per sfuggire alla follia della nostra burocrazia;
- Gigi Mattei maestro di Pennabilli che ha parlato della propria esperienza a scuola volta al recupero dei semi antichi, delle tecniche ed esperienze degli anziani, delle tecniche di medicazione, degli antichi sapori, delle erbe officinali e magiche, della religiosità contadina ecc.; esperienza culminata con l’ invenzione della festa dell’Orto;
C’è insomma un fermento di iniziative, non ultime quelle delle associazioni presenti al convegno (ASCI, Dulcamara, La Boscaglia, ActionAID, Damanhur), che meriterebbero di essere pubblicizzate.
Lo scambio di semi che segue mi vede assalita da un nugolo di neoiscritti a mo’ di piranha sulla preda. D’altra parte questa è una sete, o forse è meglio dire in questo caso una fame, che conosco bene anch’io, perché riuscire ad avere dei semi antichi ancora oggi continua a darmi una grande emozione.
Tanti auguri Civiltà Contadina! Le basi sono buone anzi ottime; dobbiamo però farci conoscere. E’ importante. Chiunque abbia proposte in merito si faccia avanti.
Concludo con un caloroso saluto a tutti i partecipanti di cui non trascriverò i nomi per non rischiare di dimenticarne qualcuno. Ragazzi, mi raccomando non perdiamoci!
E a te cara Emilia Hazelip, che ci hai offerto l’occasione di incontrarci e sperimentare la poesia di un orto-giardino, un grazie di cuore.
Cristina Boccanegra
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riboeri
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- Iscritto il: ven mar 11, 2005 9:37 am
- Località: Parma oppure S. Stefano Lodigiano
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Molto interessante. Ma volevo fare un commento sull'autocertificazione "biologica". Non solo la trovo un'idea stupenda (conosco due ragazzi che hanno optato per questo sistema, sono gli agricoltori più biologici che conosco) ma potrebbe portare a numerosi sviluppi. Ogni agricoltore potrebbe infatti aderire ad un disciplinare "base" a cui aggiungere eventuali norme più severe. Il consumatore attento potrebbe quindi valutare questo "valore aggiunto" e decidere in maniera più consapevole. L'uniformità della "certificazione biologica" non fa sicuramente bene (o meglio, fa bene alla grande distribuzione e non ai produttori!).
Riccardo
Riccardo