Leggendo
Ma guarda, anch'io ho cominciato un libro che parla di un viaggio in moto:
Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta - Robert Pirsig
«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore».
Me lo aveva realgato la mia amica Monica più o meno otto anni fà, l'ho riguardato per caso e dentro c'era un suo bigliettino: diceva che questo era uno dei libri della sua vita. Se per lei era così importante, come mai non lo avevo ancora letto?
Poi vi dico.
Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta - Robert Pirsig
«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore».
Me lo aveva realgato la mia amica Monica più o meno otto anni fà, l'ho riguardato per caso e dentro c'era un suo bigliettino: diceva che questo era uno dei libri della sua vita. Se per lei era così importante, come mai non lo avevo ancora letto?
Poi vi dico.
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Canarino Mannaro
- Messaggi: 13
- Iscritto il: gio mar 24, 2005 12:33 pm
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Canarino Mannaro
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inusuale
Io l'ho letto "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"... in che senso strano? Cioè, un po' è vero che è strano... nel senso di non usuale... o intendi dire altro?
Ciao
Ciao
Leggere il libro oggi è stata la cosa migliore che ho fatto. E' strano come un libro possa risollevare le sorti di una giornata.
Leggendo un paragrafo mi sono tornate in mente alcune parole di mio padre: ecco cosa intendeva, ecco cosa cercava di dirmi!
Tredici anni che non c'é più, due giorni fà era l'anniversario della sua morte, solo quattro giorni dopo il mio compleanno ... che cosa triste.
Oramai sono alla fine del libro, poche pagine per vedere come andrà a finire tra Fedro, lui e suo figlio. Sono impaziente ...
Donaflor, mi interessa la storia che ti lega a questo libro. Me la racconteresti? grazie, ciao
Leggendo un paragrafo mi sono tornate in mente alcune parole di mio padre: ecco cosa intendeva, ecco cosa cercava di dirmi!
Tredici anni che non c'é più, due giorni fà era l'anniversario della sua morte, solo quattro giorni dopo il mio compleanno ... che cosa triste.
Oramai sono alla fine del libro, poche pagine per vedere come andrà a finire tra Fedro, lui e suo figlio. Sono impaziente ...
Donaflor, mi interessa la storia che ti lega a questo libro. Me la racconteresti? grazie, ciao
Per Goccia, la storia inizia più o meno nel 1988 anni fa ed è questa:
Quando ancora non ero sposata con un bibliotecario, coltivavo il piacere di scegliermi i libri a caso, nelle librerie. A volte l’operazione richiedeva delle ore: mi piaceva civettare con i risvolti di copertina, mi piaceva godermi il libro tra le mani e far scorrere lo sguardo nel risvolto, sguardo attento o disinteressato, a seconda delle prime parole lette. Nessuno mi aveva mai parlato dello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, non era un libro che conoscevo, nonostante fosse già famoso: ma è stato amore a prima vista. Le prime parole stuzzicarono i miei neuroni e solleticarono la mia emotività, in maniera particolare mi ricordo che rimasi colpita da questo: “che cosa è la Qualità? Perché non possiamo vivere senza di essa? … come un lupo avvezzo a sfuggire alle trappole dei cacciatori, che in questo caso sono le parole stesse, il narratore avanza con la sua moto per strade deserte o affollate, seguito dal fantasma di Platone e di Aristotele,e soprattutto dal “fantasma della razionalità”…
Lo lessi, mi piacque e ne parlai molto con un mio carissimo amico, studente di filosofia della scienza, a Pisa. Ne parlammo per ore ed ore, con l’entusiasmo dei giovani. A lui regalai la mia copia, quella scelta per caso in libreria, e scrissi una dedica: “A Daniele, il lupo perde il pelo ma non il vizio.” Mi riferivo ai miei difetti ed era un modo per chiedergliene scusa, e per avvertirlo: avrei perso i miei peli, ma non i miei vizi, ed era anche un modo per citare Fedro.
Nell’anno accademico 1989/90 Daniele consegue la sua laurea dal titolo “Per una filosofia della scienza sperimentale. La controversia Pasteur-Pouchet sulla generazione spontanea” relatore professor Marcello Pera (sì, l’attuale presidente del senato). Questa tesi deve molto al libro che avevo regalato a Daniele. Forse è per questo che dopo la morte di Daniele, avvenuta per suicidio il 14/02/1993, il padre scrisse a Pirsig ed ottenne la seguente risposta, datata 2-4-1996:
“… Daniele non si era limitato ad apprezzare i miei scritti da critico o da studente. E come se io fossi stato un cercatore d’oro ed avessi colpito una vena ricchissima di minerale ed anche lui fosse stato un cercatore d’oro che aveva visto, da quello che io avevo trovato, che c’era molto altro oro lì ed aveva cominciato a scavarvi anche lui. Era certamente gradito. Lì c’è oro a sufficienza per un esercito di cercatori! E’ veramente un peccato che egli sia stato fermato troppo presto, ma spero che quello che Daniele ha lasciato dietro di sé sia sufficiente per convincere altra gente che c’è dell’altro lì, se anch’essi cominciano a scavare. Questo è il vero valore della filosofia: non un fine di per sé, ma un sistema di segnali stradali che dicono alla gente dove andare per migliorare la propria condizione”
Dopo la morte di Daniele chiesi alla famiglia di riavere, tra le tante cose che ci avevano tenuto vivi a vicenda, il libro in questione: ed ora è qui, nella mia libreria, e nel momento specifico di nuovo tra le mie mani.
Quando ancora non ero sposata con un bibliotecario, coltivavo il piacere di scegliermi i libri a caso, nelle librerie. A volte l’operazione richiedeva delle ore: mi piaceva civettare con i risvolti di copertina, mi piaceva godermi il libro tra le mani e far scorrere lo sguardo nel risvolto, sguardo attento o disinteressato, a seconda delle prime parole lette. Nessuno mi aveva mai parlato dello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, non era un libro che conoscevo, nonostante fosse già famoso: ma è stato amore a prima vista. Le prime parole stuzzicarono i miei neuroni e solleticarono la mia emotività, in maniera particolare mi ricordo che rimasi colpita da questo: “che cosa è la Qualità? Perché non possiamo vivere senza di essa? … come un lupo avvezzo a sfuggire alle trappole dei cacciatori, che in questo caso sono le parole stesse, il narratore avanza con la sua moto per strade deserte o affollate, seguito dal fantasma di Platone e di Aristotele,e soprattutto dal “fantasma della razionalità”…
Lo lessi, mi piacque e ne parlai molto con un mio carissimo amico, studente di filosofia della scienza, a Pisa. Ne parlammo per ore ed ore, con l’entusiasmo dei giovani. A lui regalai la mia copia, quella scelta per caso in libreria, e scrissi una dedica: “A Daniele, il lupo perde il pelo ma non il vizio.” Mi riferivo ai miei difetti ed era un modo per chiedergliene scusa, e per avvertirlo: avrei perso i miei peli, ma non i miei vizi, ed era anche un modo per citare Fedro.
Nell’anno accademico 1989/90 Daniele consegue la sua laurea dal titolo “Per una filosofia della scienza sperimentale. La controversia Pasteur-Pouchet sulla generazione spontanea” relatore professor Marcello Pera (sì, l’attuale presidente del senato). Questa tesi deve molto al libro che avevo regalato a Daniele. Forse è per questo che dopo la morte di Daniele, avvenuta per suicidio il 14/02/1993, il padre scrisse a Pirsig ed ottenne la seguente risposta, datata 2-4-1996:
“… Daniele non si era limitato ad apprezzare i miei scritti da critico o da studente. E come se io fossi stato un cercatore d’oro ed avessi colpito una vena ricchissima di minerale ed anche lui fosse stato un cercatore d’oro che aveva visto, da quello che io avevo trovato, che c’era molto altro oro lì ed aveva cominciato a scavarvi anche lui. Era certamente gradito. Lì c’è oro a sufficienza per un esercito di cercatori! E’ veramente un peccato che egli sia stato fermato troppo presto, ma spero che quello che Daniele ha lasciato dietro di sé sia sufficiente per convincere altra gente che c’è dell’altro lì, se anch’essi cominciano a scavare. Questo è il vero valore della filosofia: non un fine di per sé, ma un sistema di segnali stradali che dicono alla gente dove andare per migliorare la propria condizione”
Dopo la morte di Daniele chiesi alla famiglia di riavere, tra le tante cose che ci avevano tenuto vivi a vicenda, il libro in questione: ed ora è qui, nella mia libreria, e nel momento specifico di nuovo tra le mie mani.
il lepoardo non può togliersi le macchie
e allora, visto che dai messaggi privati che ci scambiamo, capisco che ti piacciono le "coincidenze" senti questa, che è sempre legata allo Zen...
A cena con degli amici, nonostante la maremma e gli
strozzapreti si finisce sul filosofico e gli argomenti
di conversazione spaziano da Pirsing a Joyce, passando
da Umberto Eco. E' così che mi ritorna in mente la
dedica che scrissi nel libro "Lo zen e l'arte della
manutenzione....":
IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO.
Il libro e la dedica erano per Daniele, che nel 1993
si è suicidato. Per non seminare tristezza nella
piacevolissima serata, tengo il ricordo per me,
centellinando quelle parole in silenzio, pensando a
quello che significavano per me e per Daniele.
Del resto loro sono già a Joyce: al Finnegans Wake.
Ho la grande fortuna di avere un marito che mi
intuisce, e quindi, la sera stessa, mi ritrovo sul
comodino il Finnegans: non l'ho mai letto e mai lo
leggerò, ma decido di concedermi il lusso di
civettarci un po' e quindi mi godo con piacere
l'introduzione.
Ecco cosa leggo nella terza pagina, parole di Joyce da
una lettera inviata ad Harriet Shaw Weaver, in attesa
di una nuova operazione agli occhi:
"Ieri ho scritto due pagine - le prime dopo il "Sì"
finale di Ulisse. Avendo trovato una penna, con una
certa difficoltà le ho ricopiate in carattri cubitali
su un foglio protocollo doppio in modo da poterle
leggere. IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO, dicono
gi italiani (la frase è infatti in italiano nella
lettera). Il che vuol dire che il leopardo non può
togliersi le macchie".
IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO sono le prime
parole scritte per il Finnegans (che figureranno
nell'edizione definitiva del 1939 a pagina 380-82) e
sono proprio le parole che avevo in testa in quel
momento.
Non aggiungo altro lasciando alla tua intelligenza e
sensibilità l'interpretazione di questa piccola
coincidenza dove le parole giocano nella vita di una
persona, facendogli venire anche un pochino di
brividi.
A cena con degli amici, nonostante la maremma e gli
strozzapreti si finisce sul filosofico e gli argomenti
di conversazione spaziano da Pirsing a Joyce, passando
da Umberto Eco. E' così che mi ritorna in mente la
dedica che scrissi nel libro "Lo zen e l'arte della
manutenzione....":
IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO.
Il libro e la dedica erano per Daniele, che nel 1993
si è suicidato. Per non seminare tristezza nella
piacevolissima serata, tengo il ricordo per me,
centellinando quelle parole in silenzio, pensando a
quello che significavano per me e per Daniele.
Del resto loro sono già a Joyce: al Finnegans Wake.
Ho la grande fortuna di avere un marito che mi
intuisce, e quindi, la sera stessa, mi ritrovo sul
comodino il Finnegans: non l'ho mai letto e mai lo
leggerò, ma decido di concedermi il lusso di
civettarci un po' e quindi mi godo con piacere
l'introduzione.
Ecco cosa leggo nella terza pagina, parole di Joyce da
una lettera inviata ad Harriet Shaw Weaver, in attesa
di una nuova operazione agli occhi:
"Ieri ho scritto due pagine - le prime dopo il "Sì"
finale di Ulisse. Avendo trovato una penna, con una
certa difficoltà le ho ricopiate in carattri cubitali
su un foglio protocollo doppio in modo da poterle
leggere. IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO, dicono
gi italiani (la frase è infatti in italiano nella
lettera). Il che vuol dire che il leopardo non può
togliersi le macchie".
IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO sono le prime
parole scritte per il Finnegans (che figureranno
nell'edizione definitiva del 1939 a pagina 380-82) e
sono proprio le parole che avevo in testa in quel
momento.
Non aggiungo altro lasciando alla tua intelligenza e
sensibilità l'interpretazione di questa piccola
coincidenza dove le parole giocano nella vita di una
persona, facendogli venire anche un pochino di
brividi.