Alcuni antivivisezionisti ritengono che l'antivivisezionismo scientifico sia confutabile se si parla della ricerca di base e che in questo campo la vivisezione ha dato risultati utili alla ricerca Ritengono che sia questo il motivo per cui si parla sempre nei dibattiti per es. dei fallimenti dei risultati applicati ai farmaci ma si tace sulla ricerca di base.
Noi nn siamo ben informati al riguardo e quindi nn possiamo ribattere, voi cosa ne pensate?
Pan
Ricerca di base.
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Sibyl
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Ho letto qualche giorno fa un testo molto chiaro riguardante la critica all'antivivisezionismo scientifico:
http: //www.liberazioni.org
pensieri sull'antivivisezionismo scientifico
Questa lettera aperta nasce sull’onda di alcuni pensieri suscitati dalla puntata della trasmissione Report sulla vivisezione. E’ l'occasione di parlare di un problema che mi sta a cuore e che vede la mia posizione nettamente in minoranza all'interno del dibattito animalista. Credo che discutere dell’antivivisezionismo scientifico possa essere importante per capire meglio quali obiettivi vogliamo raggiungere e come. Quando accenno a problemi di questo tipo la reazione più comune è quella di dire che nel movimento tutto va bene pur di salvare animali, punto. Questa risposta, che apparentemente sembra non fare una grinza, ci obbliga a guardare più lontano e verificare se veramente salveremo sempre più animali procedendo come stiamo facendo o se non stiamo invece contribuendo involontariamente al perpetrarsi di una mentalità violenta e irrispettosa dei più deboli che porterà gli animali ad essere sempre più sfruttati.
La puntata del programma televisivo "Report" sulla vivisezione è stata interessante per molti aspetti (malasanità, inciuci di potere a livello ministeriale, incompetenza, spreco di animali e risorse) ma non ha centrato il vero problema della sperimentazione sugli animali. Infatti, il giorno in cui produrranno (faccio un esempio a caso, tra i mille fantascientifici che si possono fare) cloni animali con parti di tessuti umani perfettamente compatibili con le nostre caratteristichie genetiche, tutte le teorie dell'antivivisezionismo scientifico crolleranno e la sperimentazione sarà utile e corretta (del resto, tutti gli esperimenti a cuore aperto o i trapianti multipli sarebbero stati impossibili senza sperimentazione animale, perchè negarlo?). Il vero problema è etico, non scientifico, altrimenti saremo sempre occupati a rincorrere le ultime frontiere della scienza e non la raggiungeremo mai.
In tutta la trasmissione non c’è stata una sola, dico una sola, frase che alludesse al problema dell’ingiustizia di sperimentare sugli animali. Non c’è stato un momento in cui si mettesse in dubbio il punto di vista antropocentrico.
Propongo un esercizio di fantasia. Immaginiamo un documentario su Mengele in cui si parlasse, con voluto distacco, dell’inutilità di alcuni esperimenti, di come altri fossero stati condotti senza rispettare i protocolli scientifici, di come alcuni esperimenti fossero stati già fatti da altri e infine, come la ciliegina sulla torta, di come il tutto fosse dannoso per la vera scienza, quindi per le vere cure mediche. Un documentario siffatto ci farebbe inorridire perchè, dopo il primo impatto (alcune immagini possono dare fastidio ai più sensibili tra gli spettatori) l’idea che comunica è: noi vogliamo una scienza vera ed efficace per curarci, non esperimenti inutili che rubano soldi. Idea legittima e corretta, che può preoccupare gli scienziati e gli economisti, ma che non ha nulla a che vedere con l’infinito dramma etico dello sterminio degli ebrei. Perchè la coerenza scientifica della sperimentazione animale dovrebbe riguardare noi? Perchè ci dovrebbe interessare stare a discutere con i ricercatori se quello che fanno è fatto bene o male? Perchè fuori dai cancelli delle industrie farmaceutiche ci illudiamo di convincere lo sperimentatore che sta lavorando contro la vera scienza, dando in mano, a lui, che è uno scienziato vero, un volantino che gli spiega che si sbaglia di grosso, che quello che fa non serve a nessuno? Io mi rifiuto di distribuire simile materiale. Porto con me il mio solito striscione che dice “i vostri esperimenti mi fanno orrore e voi anche” e se proprio qualcuno si ferma e fa la solita domanda “ma allora preferiresti un cane o un bambino” io rispondo “ma allora se dovessi uccidere un bambino per salvarne 1000, lo faresti?” Gli esperimenti sugli animali non si fanno per gli stessi motivi per cui non si vivisezionano bambini. Il diritto alla vita della nostra specie non può essere sostenuto dalla sofferenza e morte di altri animali. E’ su questa questione che si deve aprire il dibattito. Il dibattito che dobbiamo saper sostenere non è quello sulla validità dei metodi sostitutivi o sulla percentuale dei farmaci dannosi e ritirati dal mercato ma quello che riguarda i motivi per cui il mio cane, o meglio la mucca dell’allevamento qui di fianco, ha gli stessi diritti alla vita e alla felicità che ha un qualsiasi abitante umano della terra. Allora si che la discussione si fa interessante e gli argomenti possono essere sfoderati con più sicurezza. E' che questa questione, quella della parità dei diritti, ci fa paura; ci diciamo sempre che messo così, il problema, non è proponibile perché troppo distante dal pensiero medio; l'unico argomento veramente convincente che abbiamo, abbiamo paura ad utilizzarlo. Perchè? Io credo che il motivo sia che noi stessi, più o meno in fondo, siamo ancora troppo antropocentrici.
E' come per la carne. Sono stufa, per non dire arcistufa, di continuare a sentire dire che la carne fa male. Se uno mangia carne due-tre volte la settimana (e magari bio), non credo proprio che possa avere gravi problemi di salute e comunque, così come uno fuma, ognuno è libero di inquinarsi di ormoni e antibiotici quanto gli pare e piace (il problema, se esiste, riguarda la salute pubblica, il bilancio per la sanità e i medici, non chi sta facendo una battaglia per i diritti degli animali). La questione è squisitamente etica e solo inquadrata da questo punto di vista diventa, se lo diventa, convincente al 100% (i vegetariani che tornano carnivori, sono solo quelli salutistici). Convincere la gente che l'animale esige lo stesso rispetto dell'uomo, richiede più tempo, più preparazione, più capacità dialettica, ma è l'unico argomento che può veramente cambiare la visione del mondo e modificare sostanzialmente il nostro rapporto con gli animali.
Tutto il resto è corollario, propaganda, tentativo di far cambiare un comportamento in maniera superficiale. Ovvio che è più facile convincere una persona che la vivisezione è inutile piuttosto che convincerla che un ratto vale quanto lui, ma fino a che non riusciamo a convincere le persone che gli animali sono portatori di diritti fondamentali esattamente come noi, non cambieremo di una virgola la visione antropocentrica imperante, anzi continueremo a rafforzarla (la vivisezione è dannosa per l'uomo, la carne fa male all'uomo,...).
Anche dal punto di vista dell’energia utilizzata c’è da fare una considerazione: se mi metto nell’ottica di convincere qualcuno che la vivisezione va abolita perché non è scientifica, che la carne va abolita perché fa male, che la caccia va abolita perché inquina i campi, con quali argomenti potrò convincere contro gli zoo, i circhi, le pellicce, la pesca sportiva,....? E quanto tempo ci metterò prima di affrontare tutte le questioni una per una? Non è meglio centrare subito il vero e unico cuore della questione? Se si convince una persona che il diritto alla vita e alla non sofferenza è un diritto fondamentale per qualsiasi essere vivente, tutte le azioni che assecondano questo principio diventano facilmente intuibili, ovvie e coerenti. L’unica cosa da mostrare (per non scoraggiare i timorosi) è che i vegani sono persone normali, sane, che non fanno sacrifici sovrumani per sopravvivere e non sono stravaganti marginali della società.
Mi sposto un attimo dal punto di vista della scienza. Capisco che l'antivivisezionismo scientifico ha le sue buone ragioni e va bene che conduca le sue battaglie per una scienza più corretta nei suoi metodi di ricerca; ma allora mi chiedo perché non le conduce, queste battaglie, nei suoi ambiti prettamente specialistici, invece di mescolarsi continuamente col movimento per i diritti animali. Prima di convincere l’uomo della strada (in questa categoria rientriamo anche noi, attivisti animalisti), che solitamente di scienza non sa nulla di nulla (provate a chiedere quanti sanno cosa sia un trial in doppio cieco) mi piacerebbe che i i medici vegetariani e vegani parlassero e convincessero i loro colleghi dietologi, che gli scienziati esperti antivivisezionisti si rivolgessero principalmente ai loro colleghi medici,, biologi e chimici (esistono scienziati antivivisezionisti che si battono contro la vivisezione per puri motivi scientifici, a cui non interessa nulla di nulla di animali? boh, mi piacerebbe saperlo...). E’ lì che devono mettere in gioco le loro competenze e la loro capacità di convincimento. Noi attivisti dobbiamo utilizzare altri strumenti, primo perché utilizzando questi appena detti rischiamo di fare figuracce (non essendo scienziati o medici ci zittiscono subito) secondo perché il messaggio che dobbiamo comunicare agli altri non riguarda la scienza o il benessere di una dieta macrobiotica ma la difesa di una massa enorme di esseri viventi totalmente in balia all’indifferenza etica dell’uomo.
Queste le mie perplessità su questo tipo di approcci: servono per le battaglie (se servono) ma rischiano di posticipare (e far perdere poi) la guerra.
Alessandra Galbiati
http: //www.liberazioni.org
pensieri sull'antivivisezionismo scientifico
Questa lettera aperta nasce sull’onda di alcuni pensieri suscitati dalla puntata della trasmissione Report sulla vivisezione. E’ l'occasione di parlare di un problema che mi sta a cuore e che vede la mia posizione nettamente in minoranza all'interno del dibattito animalista. Credo che discutere dell’antivivisezionismo scientifico possa essere importante per capire meglio quali obiettivi vogliamo raggiungere e come. Quando accenno a problemi di questo tipo la reazione più comune è quella di dire che nel movimento tutto va bene pur di salvare animali, punto. Questa risposta, che apparentemente sembra non fare una grinza, ci obbliga a guardare più lontano e verificare se veramente salveremo sempre più animali procedendo come stiamo facendo o se non stiamo invece contribuendo involontariamente al perpetrarsi di una mentalità violenta e irrispettosa dei più deboli che porterà gli animali ad essere sempre più sfruttati.
La puntata del programma televisivo "Report" sulla vivisezione è stata interessante per molti aspetti (malasanità, inciuci di potere a livello ministeriale, incompetenza, spreco di animali e risorse) ma non ha centrato il vero problema della sperimentazione sugli animali. Infatti, il giorno in cui produrranno (faccio un esempio a caso, tra i mille fantascientifici che si possono fare) cloni animali con parti di tessuti umani perfettamente compatibili con le nostre caratteristichie genetiche, tutte le teorie dell'antivivisezionismo scientifico crolleranno e la sperimentazione sarà utile e corretta (del resto, tutti gli esperimenti a cuore aperto o i trapianti multipli sarebbero stati impossibili senza sperimentazione animale, perchè negarlo?). Il vero problema è etico, non scientifico, altrimenti saremo sempre occupati a rincorrere le ultime frontiere della scienza e non la raggiungeremo mai.
In tutta la trasmissione non c’è stata una sola, dico una sola, frase che alludesse al problema dell’ingiustizia di sperimentare sugli animali. Non c’è stato un momento in cui si mettesse in dubbio il punto di vista antropocentrico.
Propongo un esercizio di fantasia. Immaginiamo un documentario su Mengele in cui si parlasse, con voluto distacco, dell’inutilità di alcuni esperimenti, di come altri fossero stati condotti senza rispettare i protocolli scientifici, di come alcuni esperimenti fossero stati già fatti da altri e infine, come la ciliegina sulla torta, di come il tutto fosse dannoso per la vera scienza, quindi per le vere cure mediche. Un documentario siffatto ci farebbe inorridire perchè, dopo il primo impatto (alcune immagini possono dare fastidio ai più sensibili tra gli spettatori) l’idea che comunica è: noi vogliamo una scienza vera ed efficace per curarci, non esperimenti inutili che rubano soldi. Idea legittima e corretta, che può preoccupare gli scienziati e gli economisti, ma che non ha nulla a che vedere con l’infinito dramma etico dello sterminio degli ebrei. Perchè la coerenza scientifica della sperimentazione animale dovrebbe riguardare noi? Perchè ci dovrebbe interessare stare a discutere con i ricercatori se quello che fanno è fatto bene o male? Perchè fuori dai cancelli delle industrie farmaceutiche ci illudiamo di convincere lo sperimentatore che sta lavorando contro la vera scienza, dando in mano, a lui, che è uno scienziato vero, un volantino che gli spiega che si sbaglia di grosso, che quello che fa non serve a nessuno? Io mi rifiuto di distribuire simile materiale. Porto con me il mio solito striscione che dice “i vostri esperimenti mi fanno orrore e voi anche” e se proprio qualcuno si ferma e fa la solita domanda “ma allora preferiresti un cane o un bambino” io rispondo “ma allora se dovessi uccidere un bambino per salvarne 1000, lo faresti?” Gli esperimenti sugli animali non si fanno per gli stessi motivi per cui non si vivisezionano bambini. Il diritto alla vita della nostra specie non può essere sostenuto dalla sofferenza e morte di altri animali. E’ su questa questione che si deve aprire il dibattito. Il dibattito che dobbiamo saper sostenere non è quello sulla validità dei metodi sostitutivi o sulla percentuale dei farmaci dannosi e ritirati dal mercato ma quello che riguarda i motivi per cui il mio cane, o meglio la mucca dell’allevamento qui di fianco, ha gli stessi diritti alla vita e alla felicità che ha un qualsiasi abitante umano della terra. Allora si che la discussione si fa interessante e gli argomenti possono essere sfoderati con più sicurezza. E' che questa questione, quella della parità dei diritti, ci fa paura; ci diciamo sempre che messo così, il problema, non è proponibile perché troppo distante dal pensiero medio; l'unico argomento veramente convincente che abbiamo, abbiamo paura ad utilizzarlo. Perchè? Io credo che il motivo sia che noi stessi, più o meno in fondo, siamo ancora troppo antropocentrici.
E' come per la carne. Sono stufa, per non dire arcistufa, di continuare a sentire dire che la carne fa male. Se uno mangia carne due-tre volte la settimana (e magari bio), non credo proprio che possa avere gravi problemi di salute e comunque, così come uno fuma, ognuno è libero di inquinarsi di ormoni e antibiotici quanto gli pare e piace (il problema, se esiste, riguarda la salute pubblica, il bilancio per la sanità e i medici, non chi sta facendo una battaglia per i diritti degli animali). La questione è squisitamente etica e solo inquadrata da questo punto di vista diventa, se lo diventa, convincente al 100% (i vegetariani che tornano carnivori, sono solo quelli salutistici). Convincere la gente che l'animale esige lo stesso rispetto dell'uomo, richiede più tempo, più preparazione, più capacità dialettica, ma è l'unico argomento che può veramente cambiare la visione del mondo e modificare sostanzialmente il nostro rapporto con gli animali.
Tutto il resto è corollario, propaganda, tentativo di far cambiare un comportamento in maniera superficiale. Ovvio che è più facile convincere una persona che la vivisezione è inutile piuttosto che convincerla che un ratto vale quanto lui, ma fino a che non riusciamo a convincere le persone che gli animali sono portatori di diritti fondamentali esattamente come noi, non cambieremo di una virgola la visione antropocentrica imperante, anzi continueremo a rafforzarla (la vivisezione è dannosa per l'uomo, la carne fa male all'uomo,...).
Anche dal punto di vista dell’energia utilizzata c’è da fare una considerazione: se mi metto nell’ottica di convincere qualcuno che la vivisezione va abolita perché non è scientifica, che la carne va abolita perché fa male, che la caccia va abolita perché inquina i campi, con quali argomenti potrò convincere contro gli zoo, i circhi, le pellicce, la pesca sportiva,....? E quanto tempo ci metterò prima di affrontare tutte le questioni una per una? Non è meglio centrare subito il vero e unico cuore della questione? Se si convince una persona che il diritto alla vita e alla non sofferenza è un diritto fondamentale per qualsiasi essere vivente, tutte le azioni che assecondano questo principio diventano facilmente intuibili, ovvie e coerenti. L’unica cosa da mostrare (per non scoraggiare i timorosi) è che i vegani sono persone normali, sane, che non fanno sacrifici sovrumani per sopravvivere e non sono stravaganti marginali della società.
Mi sposto un attimo dal punto di vista della scienza. Capisco che l'antivivisezionismo scientifico ha le sue buone ragioni e va bene che conduca le sue battaglie per una scienza più corretta nei suoi metodi di ricerca; ma allora mi chiedo perché non le conduce, queste battaglie, nei suoi ambiti prettamente specialistici, invece di mescolarsi continuamente col movimento per i diritti animali. Prima di convincere l’uomo della strada (in questa categoria rientriamo anche noi, attivisti animalisti), che solitamente di scienza non sa nulla di nulla (provate a chiedere quanti sanno cosa sia un trial in doppio cieco) mi piacerebbe che i i medici vegetariani e vegani parlassero e convincessero i loro colleghi dietologi, che gli scienziati esperti antivivisezionisti si rivolgessero principalmente ai loro colleghi medici,, biologi e chimici (esistono scienziati antivivisezionisti che si battono contro la vivisezione per puri motivi scientifici, a cui non interessa nulla di nulla di animali? boh, mi piacerebbe saperlo...). E’ lì che devono mettere in gioco le loro competenze e la loro capacità di convincimento. Noi attivisti dobbiamo utilizzare altri strumenti, primo perché utilizzando questi appena detti rischiamo di fare figuracce (non essendo scienziati o medici ci zittiscono subito) secondo perché il messaggio che dobbiamo comunicare agli altri non riguarda la scienza o il benessere di una dieta macrobiotica ma la difesa di una massa enorme di esseri viventi totalmente in balia all’indifferenza etica dell’uomo.
Queste le mie perplessità su questo tipo di approcci: servono per le battaglie (se servono) ma rischiano di posticipare (e far perdere poi) la guerra.
Alessandra Galbiati
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Sibyl
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Non ho trovato nessun sito, ma non li ho neanche cercati. Infatti quel testo non l'ho scritto io, te l'ho riportato perchè è un' oponione molto chiara sull' antiviviseizionismo scientifico ed etico.pan ha scritto:Puoi indicarci i siti o cmq le fonti dove hai trovato le info che supportano la seguente affermazione?
"tutti gli esperimenti a cuore aperto o i trapianti multipli sarebbero stati impossibili senza sperimentazione animale, perchè negarlo?"
Grazie
Pan
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Marco Valussi
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Il discorso della Galbiati ha a mio parere il merito di puntare il dito sul problema di affidarsi esclusivamente all'argomento della inutilità, o peggio, della sperimenrazione animale. Non solo la "costruzione" di modelli animali da ingegnieria genetica rappresenta un problema, ma anche il fatto che l'argomento principale contro la vivisezione si basa sull'idea di esperimenti che cercano meccanismi causali isotropici uomo-animale. Se invece io effettuo esperimenti su animali intesi come strumenti euristici (la distinzione CAM - HAM di LaFolette) e non causlai, allora la sprimentazione, dal punto di vista scientifico, potrebbe stare in piedi. Inoltre, in campi come la neurtopsicofarmacologia i modelli animali non vengono più usati come modelli ideali, lineari, e quindi attaccabili dalla critica antivivisezionista, bensì come uno dei tanti strumenti che aiuta ad ampliare la conoscenza del fenmomeno senza dare però indicazioni dirette o paralleli uomo-animale; anche questi modelli sono più accettabili dal punto di vista scientifico, e quindi meno attaccabili dalle critiche. E' quindi fondamentale che il discorso etico rimanga solidamente attaccatoi a quello scientifico.Sibyl ha scritto:Ho letto qualche giorno fa un testo molto chiaro riguardante la critica all'antivivisezionismo scientifico:
http: //www.liberazioni.org
pensieri sull'antivivisezionismo scientifico
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Alessandra Galbiati
Sono però in disaccordo sul fatto che si possa andare avanti solo con il doiscorso etico. Qusto può andare bene per i giusnaturalisti a là Regan, i quali parlano di diritti, q euindi possono dire che a prescindere dalla giustificazione scientifica, le sperimentazioni non si fanno, neppure se comportassero evidenti miglioramenti pe rla salute degli umani. mna se si parte da un'ottica utilitartistica a là Singer, il discorso cambia e il supporto dell'evidenza scientifica è molto più importante.
Riguardo a fonti, ecco una minima biblio:
Balls M. (1995) “Defining the role of ECVAM in the development, validation, and acceptance of alternative tests and testing strategies.” Toxicology in Vitro;9:863-9.
Balls M. (1996) “On keeping your eyes on the prize: Dorothy Hegarty and acceptance of the concept of replacement of laboratory animal procedures in research, education, and testing.” Alternatives to Laboratory Animals;23:756-74.
Barnard ND, and Kaufman, SR (1997) “Animal research is wastefuland misleading.” Scientific American. 276(2): 80-82
Deakin JW (1997) “The proper study of mankind is man?” Psychopharmacology 134:347-348
Greek CR, Greek JS. (2000) Sacred Cows and Golden Geese. New York: Continuum,.
LaFolette, H and Shanks, N (1995) “Two models of models in biomedical research”. The Philosophical Quarterly, 45:141-160
LaFollette H, and Shanks N. (1997) Brute Science. New York: Routledge.
LaFollette, H. and Shanks, N (1993a) “Animal models in biomedical research: Some epistemological worries” Public Affairs Quarterly, vol. 7, 2: 113-130.
LaFollette, H. and Shanks, N (1993b) “The intact systems argument: Problems with the standard defense of animal experimentation’ Southern Journal of Philosophy, vol. XXXI, 3: 323-333.
LaFollette, H. and Shanks, N (1993c) “Animal modelling in psycho- pharmacological contexts.” Commentary in Behavioral and Brain Sciences, 16 (4): 653-654
Mender, D (1994) The myth of neuropsychiatry: A look at paradoxes, physics, and the human brain. New York, Plenum Press.
Miller NE (1985) “The value of behavioral research on animals.” American Psychologist, 40: 423-440
Moran, G. (1998) Silencing Scientists and Scholars in Other Fields: Power, Paradigm Controls, Peer Review, and Scholarly Communication. Ablex.
Pound P, Ebrahim S, Sandercock P, Bracken MB, Roberts I. (2004) “Where is the evidence that animal research benefits humans?” BMJ;328:514-7.
Rand MS (??) Selection of animal models: Research Animal Methods, University of Arizona - Tucson.
Reines, B. (1991) “On the locus of medical discovery.” The Journal of Medicine and Philosophy, vol. 16: 183-209.
Rowan AN (1984a) Of mice, models and men: A critical evaluation of animal research. Albany, SUNY Press.
Rowan AN (1984b) “The future of animals in research and training: The search for alternatives.” Fundamentals Applied Toxicology, 4: 508-516
Shapiro KJ. (1998) Animal Models of Human Psychology: Critique of Science, Ethics and Policy. Seattle: Hogrefe & Huber
Sneader W. (1985) Drug Discovery: The Evolution of Modern Medicine, Wiley.
Valenstein E (1998) Blaming the brain: The truth about drugs and mental health. New York: Free Press
Verdani A (1994) “Pseudoreceptor modelling – a tool in the pharmacological screeeining process.” ALTEX, 11: 11-21.
Wright, C (200?) “Animal models in neuropsychopharmacology qua Fereyebendian philosophy of science” In SP, Shohov (ed.) Advances in Psychology Research, vol. 13, pp. 129-148
ciao
marco
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GattaMatta
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Siamo anche noi del parere che l'antivivisezionismo solo scientifico non basti, crediamo che abbia però il pregio di essere di più facile comprensione per chi di filosofia non ne sa nulla e/o non si interessa molto ai temi etici.
Questo problema ce lo siamo posti anche di recente, in occasione di una mail di protesta per la mattanza delle foche abbiamo ricevuto una risposta contenente questa frase:
Noi misuriamo il termine "civilizzazione" solo in base ai nostri standard.
Come possiamo rispondere?
Si accettano suggerimenti
Riportiamo cmq l'intera lettera
Gentile Signora/Signore,
desideriamo con la presente rispondere al Suo messaggio, inviato recentemente alla nostra Ambasciata, contro l’uccisione delle foche in Canada.
Siamo dell’opinione che argomenti di questo genere non possono essere affrontati basandosi su una informazione inesatta e su messaggi emozionali, ma devono basarsi su una conoscenza globale e approfondita della questione.
Spesso leggiamo la parola "civilizzazione" nelle lettere di protesta. Cosa si intende con questa parola? Dipendere dal petrolio? Raggiungere il posto di lavoro incolonnati nelle nostre automobili? Inquinare la stessa aria che respiriamo per vivere? Mangiare al ristorante? Vivere di cibo prodotto in altri paesi e trasportato da una nazione all’altra? Bere acqua dalle bottiglie di plastica? Sopraffare l’ecosistema con deforestazioni, inquinamento, contaminazione dell’acqua, e cosX via?
Dobbiamo fare attenzione quando cerchiamo di "definire" la giusta maniera in cui vivere. Molte persone nel mondo non la pensano come noi, che pure ci definiamo popoli civilizzati. Ad esempio le popolazioni del Canada artico del Nord e dell’Est ed i gruppi aborigeni canadesi hanno un rapporto con la natura molto diverso dal nostro, pur con un totale rispetto dell’ecosistema. Profondamente motivati ad utilizzare tutte le risorse possibili offerte dal territorio dove vivono, essi sono convinti che il Creatore ci abbia donato gli animali anche per la nostra sopravvivenza. Per loro la caccia non rappresenta niente di "poco civile" ma piuttosto un metodo di sostentamento assolutamente naturale, giusto e necessario, sia per il cibo in sP che per il guadagno derivato dai prodotti della stessa caccia. Noi, con la nostra presunzione di civiltB e civilizzazione, con il nostro mondo industrializzato, dimostriamo soltanto un punto di vista, il "nostro". E diamo prova di intolleranza quando proponiamo i "nostri" valori come pij importanti di quelli di "altri". Noi misuriamo il termine "civilizzazione" solo in base ai nostri standard, in questo caso quelli europei.
Dobbiamo invece constatare che la diffusione delle campagne anticaccia ha avuto effetti devastanti sulle comunitB aborigene e non del Canada del nord e dell’est..
A differenza di tanti altri paesi cosiddetti evoluti, il Canada possiede una delle coscienze ambientali pij forti e sviluppate, fortemente e attivamente condivise dalla sua popolazione. La protezione e la salvaguardia dell’ambiente sono una prioritB del Governo, che si attiva in molteplici maniere per preservare i suoi immensi territori, le numerose risorse naturali e l’abbondante flora e fauna. Per quello che riguarda le foche, il Canada ha dedicato profondi ed accurati studi per tutelare la salute e l’abbondanza della specie. Ogni cinque anni viene effettuata una stima accurata e completa della popolazione di foche e un monitoraggio viene compiuto annualmente. Le comunitB di foche vengono fotografate, sorvolando sistematicamente le immense zone in cui vivono, per avere un quadro esatto del loro numero e dell’etB degli esemplari. Studi internazionali indipendenti confermano che la popolazione delle foche P grandemente cresciuta negli ultimi decenni.
Vogliamo anche commentare brevemente le usuali proteste sui metodi di caccia, provocate purtroppo principalmente dall’impatto emotivo dei servizi fotografici e cinematografici. Se gli stessi reportage fossero girati in uno dei macelli in Italia dove vengono uccisi giornalmente centinaia di cavalli, mucche e anche animali giovanissimi come maialino e agnello, proveremmo senza dubbio le stesse emozioni negative. Dobbiamo affrontare la realtB che la morte di qualsiasi animale riveste la stessa drammaticitB e che i cicli di violenza che appartengono all'ecosistema del nostro pianeta, benché necessari e naturali, suscitano ovviamente emozioni forti e contrastanti. Prima di affermare che non P "civile" uccidere le foche con un arpione, bisognerebbe studiare a fondo la questione e sapere che questo metodo P istantaneo, e che i metodi usati per uccidere le foche sono del tutto comparabili con quelli usati per tutti gli altri tipi di animali, sia in Europa che in Canada.
Il Governo canadese rispetta il diritto di ciascuno di noi di sostenere le proprie opinioni ma sente anche il dovere di mettere in evidenza come alcune organizzazioni ambientalistiche usino filmati di cacciatori di frodo e di cuccioli di foca dando un’immagine totalmente distorta di quello che realmente accade sui ghiacci del Canada. Ci sono molti miti su questo argomento e, a questo proposito, allego alla presente un interessante documento dal titolo, appunto, "Miti e realtB sulla caccia alla foca".
Concludendo, dobbiamo tenere presente che a culture diverse corrispondono realtB diverse. Noi impiegati dell’Ambasciata e probabilmente anche Lei abbiamo la fortuna di vivere e lavorare in circostanze molto pij facili dei cacciatori delle zone costiere del Canada e degli altri paesi dove viene praticata la caccia. Dobbiamo rispettare le diversitB delle varie pratiche tradizionali e culturali del mondo. La caccia alle foche in Canada rappresenta semplicemente l’uso sostenibile di una risorsa disponibile e rinnovabile ed una delle pochissime opportunitB economiche per quelle regioni remote e rurali.
InvitandoLa a leggere la pubblicazione allegata e a visitare il sito internet del Dipartimento della Pesca e degli Oceani (http://www.dfo-mpo.gc.ca), La ringraziamo per il Suo interessamento e per averci dato la possibilitB di contestare alcune informazioni che incorrettamente sono state diffuse negli ultimi tempi.
L’Ambasciata del Canada
Questo problema ce lo siamo posti anche di recente, in occasione di una mail di protesta per la mattanza delle foche abbiamo ricevuto una risposta contenente questa frase:
Noi misuriamo il termine "civilizzazione" solo in base ai nostri standard.
Come possiamo rispondere?
Si accettano suggerimenti
Riportiamo cmq l'intera lettera
Gentile Signora/Signore,
desideriamo con la presente rispondere al Suo messaggio, inviato recentemente alla nostra Ambasciata, contro l’uccisione delle foche in Canada.
Siamo dell’opinione che argomenti di questo genere non possono essere affrontati basandosi su una informazione inesatta e su messaggi emozionali, ma devono basarsi su una conoscenza globale e approfondita della questione.
Spesso leggiamo la parola "civilizzazione" nelle lettere di protesta. Cosa si intende con questa parola? Dipendere dal petrolio? Raggiungere il posto di lavoro incolonnati nelle nostre automobili? Inquinare la stessa aria che respiriamo per vivere? Mangiare al ristorante? Vivere di cibo prodotto in altri paesi e trasportato da una nazione all’altra? Bere acqua dalle bottiglie di plastica? Sopraffare l’ecosistema con deforestazioni, inquinamento, contaminazione dell’acqua, e cosX via?
Dobbiamo fare attenzione quando cerchiamo di "definire" la giusta maniera in cui vivere. Molte persone nel mondo non la pensano come noi, che pure ci definiamo popoli civilizzati. Ad esempio le popolazioni del Canada artico del Nord e dell’Est ed i gruppi aborigeni canadesi hanno un rapporto con la natura molto diverso dal nostro, pur con un totale rispetto dell’ecosistema. Profondamente motivati ad utilizzare tutte le risorse possibili offerte dal territorio dove vivono, essi sono convinti che il Creatore ci abbia donato gli animali anche per la nostra sopravvivenza. Per loro la caccia non rappresenta niente di "poco civile" ma piuttosto un metodo di sostentamento assolutamente naturale, giusto e necessario, sia per il cibo in sP che per il guadagno derivato dai prodotti della stessa caccia. Noi, con la nostra presunzione di civiltB e civilizzazione, con il nostro mondo industrializzato, dimostriamo soltanto un punto di vista, il "nostro". E diamo prova di intolleranza quando proponiamo i "nostri" valori come pij importanti di quelli di "altri". Noi misuriamo il termine "civilizzazione" solo in base ai nostri standard, in questo caso quelli europei.
Dobbiamo invece constatare che la diffusione delle campagne anticaccia ha avuto effetti devastanti sulle comunitB aborigene e non del Canada del nord e dell’est..
A differenza di tanti altri paesi cosiddetti evoluti, il Canada possiede una delle coscienze ambientali pij forti e sviluppate, fortemente e attivamente condivise dalla sua popolazione. La protezione e la salvaguardia dell’ambiente sono una prioritB del Governo, che si attiva in molteplici maniere per preservare i suoi immensi territori, le numerose risorse naturali e l’abbondante flora e fauna. Per quello che riguarda le foche, il Canada ha dedicato profondi ed accurati studi per tutelare la salute e l’abbondanza della specie. Ogni cinque anni viene effettuata una stima accurata e completa della popolazione di foche e un monitoraggio viene compiuto annualmente. Le comunitB di foche vengono fotografate, sorvolando sistematicamente le immense zone in cui vivono, per avere un quadro esatto del loro numero e dell’etB degli esemplari. Studi internazionali indipendenti confermano che la popolazione delle foche P grandemente cresciuta negli ultimi decenni.
Vogliamo anche commentare brevemente le usuali proteste sui metodi di caccia, provocate purtroppo principalmente dall’impatto emotivo dei servizi fotografici e cinematografici. Se gli stessi reportage fossero girati in uno dei macelli in Italia dove vengono uccisi giornalmente centinaia di cavalli, mucche e anche animali giovanissimi come maialino e agnello, proveremmo senza dubbio le stesse emozioni negative. Dobbiamo affrontare la realtB che la morte di qualsiasi animale riveste la stessa drammaticitB e che i cicli di violenza che appartengono all'ecosistema del nostro pianeta, benché necessari e naturali, suscitano ovviamente emozioni forti e contrastanti. Prima di affermare che non P "civile" uccidere le foche con un arpione, bisognerebbe studiare a fondo la questione e sapere che questo metodo P istantaneo, e che i metodi usati per uccidere le foche sono del tutto comparabili con quelli usati per tutti gli altri tipi di animali, sia in Europa che in Canada.
Il Governo canadese rispetta il diritto di ciascuno di noi di sostenere le proprie opinioni ma sente anche il dovere di mettere in evidenza come alcune organizzazioni ambientalistiche usino filmati di cacciatori di frodo e di cuccioli di foca dando un’immagine totalmente distorta di quello che realmente accade sui ghiacci del Canada. Ci sono molti miti su questo argomento e, a questo proposito, allego alla presente un interessante documento dal titolo, appunto, "Miti e realtB sulla caccia alla foca".
Concludendo, dobbiamo tenere presente che a culture diverse corrispondono realtB diverse. Noi impiegati dell’Ambasciata e probabilmente anche Lei abbiamo la fortuna di vivere e lavorare in circostanze molto pij facili dei cacciatori delle zone costiere del Canada e degli altri paesi dove viene praticata la caccia. Dobbiamo rispettare le diversitB delle varie pratiche tradizionali e culturali del mondo. La caccia alle foche in Canada rappresenta semplicemente l’uso sostenibile di una risorsa disponibile e rinnovabile ed una delle pochissime opportunitB economiche per quelle regioni remote e rurali.
InvitandoLa a leggere la pubblicazione allegata e a visitare il sito internet del Dipartimento della Pesca e degli Oceani (http://www.dfo-mpo.gc.ca), La ringraziamo per il Suo interessamento e per averci dato la possibilitB di contestare alcune informazioni che incorrettamente sono state diffuse negli ultimi tempi.
L’Ambasciata del Canada