Piccole crisi isteriche o attore consumato??????

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narmaina
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Piccole crisi isteriche o attore consumato??????

Messaggio da narmaina » mar mar 29, 2005 10:12 pm

dunque......
il topo ha iniziato a fare delle piccole crisi "isteriche" (le chiamo così perchè non trovo altro termine) quando gli vieto di fare le cose o gli impedisco di compiere certe azioni.....
piglia, si butta in terra in pancione, urlando come un matto, picchia pugni e calci e sembra quei bimbi terribili dei cartoni animati.....
io non so come sia meglio comportarsi davanti a queste sue "esibizioni" perchè ho provato con l'indifferenza e lui, vedendo che non lo gli davo peso, mi ha seguito per la casa e si è buttato a terra più volte davanti a me per farsi notare......
ho provato sgridandolo, ma continuava e, peggio ancora, per gettarsi all'indietro ha dato pure una testata sul pavimento (almeno ha pianto per qualcosa :-P ).....
ho provato cercando di calmarlo, ma lui continua lo stesso.....

quale può essere la tattica migliore???????

in questo periodo poi non vuole più stare col padre: se solo prova a prenderlo in braccio non vi dico le urla sataniche che riesce ad emettere.....
per fortuna il mio compagno è moooooooooooooooooolto intelligente e non si arrabbia e non ci resta male, ma vorrei aiutarli......

qualche consiglio??????

Emy
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Messaggio da Emy » mer mar 30, 2005 9:04 am

Ahhh Narmaina...non c'è una tattica migliore...magari ci fosse, mio figlio dopo avermi sfinito con la stessa richiesta per lungo tempo, comincia a buttarsi per terra o correrre battendo i piedi per terra.

Si può anticipare, raggirando il conflitto, ossia prima di dire no, chiedere o dire ad alta voce quello che vuole fare, e se non si può fare, fornire le prove fisiche dell'impossibilità di avere una certa cosa(se si può)(mio figlio mi chiede:"mi fai vedere che non c'è?").
E' possibile che voglia decidere qualcosa, avere la parola sulle scelte che lo riguardano

Il fine sarebbe farlo sentire visto, ma non seguirlo sulla strada dei rotolamenti, perchè non è quello il modo di farsi ascoltare.

Credo sia la rabbia di non sapersi esprimere a parole su quello che si vuole, se le parole gliele forniamo noi, a volte smettono di colpo, cioè dire ad alta voce quello che si pensa sia il suo sentimento, e quello che voleva fare può far fermare il rotolamento, solo se si intiva giusto però e senza dare giudizi.

Oppure mi metto a giocare con un gioco, vicino a lui, in modo magari rumoroso, è facile che ad un certo punto sia incuriosito dal mio gioco(e può esserre anche che venga a disruggermelo)

Emy
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Messaggio da Emy » mer mar 30, 2005 11:24 am

Proprio ieri, ha cominciato con "ho detto che volevo i bicottiiiii!" seguono rotolamenti vari, gli ho spiegato che non ci sono, gli ho fatto anche vedere, ma niente da fare.

In realtà spesso la richiesta non indica espressamente la soddisfazione di essa, ad esempio volevo i biscotti può voler dire che ha fame, ovviamente proporre qualcos 'altro da mangiare irrita ancora di più il terremotino, eventualmente comincio a tirare fuori qualcosa tipo un frutto e comincio a mangiarmelo senza chiedere nulla, magari lasciando una fettina sul tavolo.

Però in quel momento era quasi ora di cena e non volevo che mangiasse nulla.
Perciò mi sono inginocchiata li vicino, ed ho cominciato a piangere e dire "voglio il biSscotto " e poi il discorso è deviato col solletico e il ripetere bene la parola BISCOTTO, il tutto in modo semiserio.
Questo è il mio modo per fare breccia e deviare dal melodramma su cui mi porta il bimbo.

Però si possono fare anche altre cose, se comincia a tirare i calci, prendere le caviglie e fare la bicicletta. O prendere i polsi se mena le mani per fare ginnastica.
di-cen-do i bis-cot-ti so-no-fi-ni-ti

Bisogna aver voglia di scherzare con lui (non di lui) quindi non sempre si può essere "in vena".
Se ci si trova in un luogo non tranquillo, prendere e spostare di peso verso posti in cui si può rotolare.

Si può anche dire "non riesco ad aiutarti quando ti rotoli così per terra"
A volte dico"guarda tu puoi rotolarti per terra fino a stasera ma non posso sul serio fare quello che tu hai chiesto, puoi scegliere se rotolarti così oppure cercare assieme un'altra soluzione"
A volte si è fermato ...

Ecco credo che quello che sia il comportamento migliore lo possa sapere solo tu sul campo, i miei sono solo spunti, sicuramente l'ignorare totalmente non fa per me, anche se sicuramente c'è bisogno di un po' di sfogo quindi di solito aspetto vari rotolamenti prima di intervenire.
Però evita di prenderlo in braccio(se non per spostarlo), a me hanno sempre dato reazioni ancora più incazzose (irritandomi ancora di più).

A volte invece chiedo se vogliono "un abbraccione"

Chiara
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Messaggio da Chiara » mer mar 30, 2005 10:02 pm

Anche il Paolo a volte fa così, ovviamente non riesce ad esprimersi a parole, però certe volte piange ed ha degli scatti di dispetto...
Tipo quando mangia e ad un erto punto decide che è sazio e butta via il pane, se glielo raccolgo e glielo riporgo lo prende e lo getta via con più foga, come ad enfatizzare che non ne vuole più.
Oppure mentre lo cambio sul fasciatoio, ultimamente odia stare sdraiato a farsi cambiare il pannolo e mi tira i calci indispettito... purtroppo a volte centra proprio le mie bocce e fa proprio male!

Chiara

GattaMatta
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Messaggio da GattaMatta » gio mar 31, 2005 12:08 am

Io me lo prendo in braccio se ci riesco (certe volte e`davvero a peso morto e superinca****o),giro un po`in casa e gli parlo della cosa (da non fare,o che non c`e`,etc)se mi va bene,si calma e si ricomincia a stare tranquilli,senno`devio su qualcos`altro fatto durante la giornata,oppure la nonna (funziona sempre:che dice la nonna se piangi?Telefoniamo alla nonna?Gli racconti che pappa hai fatto oggi?),oppure mi affido alla pazienza e lo ignoro,prima o poi trova qualcosa che lo distrae e dimentica...Per il babbo sara`un momento,anche Eug un periodo non voleva il babbo,gridava,etc...Poi passa! ;)

danca
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Messaggio da danca » gio mar 31, 2005 2:54 pm

anche Carmen è diventata molto birba ultimamente,se vuole qualcosa urla si agita e si morde le mani tanto da lasciarsi il segno.Pure lei odia farsi cambiare il pannolo sdraiata e se non vuole più mangiare e io insisto mi butta il piatto x aria.Sale sulle sedie e sul tavolo,mette continuamente le mani nel gabinetto,si arrampica dappertutto e quando la sgrido fa delle scene....è proprio una brava attrice!

Emy
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Messaggio da Emy » gio mar 31, 2005 4:29 pm

Riporto un intervento fatto da una mamma in un altro forum, che riassume bene anche il mio pensiero, oltre che quello di T.Gordon(per antonella ho chiesto il permesso a lei)
Gordon sostiene che quando è in atto un “allagamento emotivo” è perfettamente

inutile tentare di spiegare, educare, modificare i comportamenti. Queste azioni

vanno intraprese quando si è entrambi (genitore e figlio in questo caso) in una

situazione di “nessun problema”. Questo perché, ma credo sia evidente, quando

uno dei due è emotivamente saturo non è assolutamente disposto ad ascoltare,

soprattutto perché il messaggio che riceve da chi sta tentando di “educarlo” in

quel momento è esattamente l’opposto di quello che vorrebbe sentire, e ciò

comporta un ulteriore innalzamento della carica emotiva, per entrambi. A questo

punto il conflitto è destinato a risolversi solo – ad esempio – con un’azione

coercitiva da parte dell’adulto, oppure con un intervento esterno come quello

di tua madre che però ha visto un vincitore (tua figlia) e un perdente (tu, per

l’amarezza, la delusione, la frustrazione che hai provato). Mentre per Gordon

la situazione ideale verte verso la risoluzione dei conflitti con il “Metodo

III” ovvero “nessun perdente”.

Per questo Gordon suggerisce – nel momento del conflitto – di attuare

l’ascolto, da lui chiamato nello specifico “ascolto attivo”, che ha due

obiettivi: il primo è quello di far scendere il livello di emotività (laddove

il bambino si sente capito) ed il secondo quello di aiutare chi in quel momento

ha un problema (la bambina) a tirarlo fuori ed eventualmente a trovare la sua

soluzione.

Solo in seguito si può attuare il confronto, dove anche l’altro può

(possibilmente con messaggi in prima persona) raccontare le proprie emozioni,

esprimere la propria non accettazione nei confronti di un dato comportamento.

Inoltre, quello che può aiutare moltissimo (ma è tutt’altro che facile) è

ragionare sul fatto che il problema non sta nell’azione contingente, ma è

frutto di un bisogno insoddisfatto che sta sotto alla coperta di quello che ci

appare come un “capriccio” o una sfida. Capire quel bisogno consente di

stabilire in che direzione andare per risolverlo. Sarebbe utile modificare la

visione delle cose, laddove solitamente ci concentriamo sull’ostacolo attuale

mentre il problema reale sta altrove.
In pratica, se il problema di tua figlia fosse la gelosia, le sfide che ti

lancia sono l’ostacolo attuale, ma raggirando l’ostacolo (obbligandola a

mangiare, o punendola per il capriccio) il bisogno di tua figlia (maggiore

attenzione? Coccole? Magari anche solo il desiderio di un abbraccio) rimane

comunque insoddisfatto e le sue richieste (la sfida) si ripresenteranno alla

prima occasione. Ma di questo mi sa che tu sei già ben consapevole.

Questa – molto sinteticamente - la teoria

Per entrare in pieno nel discorso (da panzer in pratica;-) ) è necessaria una

cosa che io ritengo fondamentale: dimenticarsi la parola “capriccio” o almeno

il significato che le attribuiamo, e cominciare a pensare (lo so che sembra

inverosimile) che i bambini NON fanno mai capricci, ma esprimono dei disagi

nell’unico modo che credono di saper fare.

Il capriccio quindi diventa semplicemente la manifestazione di quel disagio, e

quando è in atto il bambino è totalmente “allagato” emotivamente. Più noi ci

concentriamo sulla soluzione del capriccio e meno il bambino si sente capito,

perché di fatto non è il piatto di pasta il suo problema, e se noi continuiamo

ad insistere su quello stiamo praticamente parlando di aria, perché non

centriamo quello che invece ha nella testa e nel cuore il bambino in quel

momento. Per questo sembra impossibile risolvere i capricci se non “bloccarli”

con una sculacciata.. La realtà è che nemmeno il bambino è concentrato sul

piatto di pasta, ma ha un bisogno che è completamente diverso, per cui le

parole “ma è il tuo piatto preferito” nemmeno le sente. Soprattutto immagina di

essere tu in una situazione di forte pressione emotiva, e di avere accanto

qualcuno che ti sta parlando dandoti dei consigli, ammonendoti… non ti verrebbe

voglia di mandarcelo? ,-)

Continuiamo a chiamarlo capriccio. Non va assecondato, se per questo si intende

lasciare passare tutto. Il comportamento è per noi inaccettabile e questo deve

essere chiarito. Solo che cercare di farlo nel momento in cui il bambino sta

urlando in preda ad una simil crisi isterica è assolutamente inefficace. In

questi momenti si dovrebbe (come vedi uso il condizionale Wink ) applicare

l’ascolto attivo, che tradotto in parole povere significa “ascoltare senza

agire”. Ehh come fare? Oddio, spiegarlo mi è più difficile che provare a farlo

(che è già difficile). Aiut.
Ascolto attivo è “sentire” i sentimenti che sta provando tuo figlio in quel

momento, e aiutarlo a tradurli in parole. Con i bambini piccoli sembra

impossibile, ma giuro che non lo è

Lora

narmaina
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Messaggio da narmaina » ven apr 01, 2005 6:12 am

Emy,
ho fatto un po' fatica a capire, ma credo di esserci arrivata....
è quello che sto cercando di fare in questi giorni, cercando di spiegargli cosa sta succendo e a volte funziona e si calma immediatamente, ma che fantasia devo avere.....
per quanto riguarda il cambio del pannolino, meglio non parlarne visto che sembra che lo spello vivo tutte le volte e ormai lo cambio sul lettone così non si lancia giù dal fasciatoio o dal tavolo......

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