cosa significa "elaborare un lutto"?

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donaflor
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Messaggio da donaflor » mer mar 30, 2005 5:09 pm

cerchiamo però di essere onesti: avere sensi di colpa è assolutamente normale! Se un parente, un fratello, un amico, s'impicca, si butta dalla finestra, sceglie di morire, dai diciamo la verità, chi non si sentirebbe in colpa? Chi di noi non si domanderebbe: ho fatto abbastanza, dove ho sbagliato? Credo che sia un diritto il senso di colpa per le nostre assenze e i nostri limiti.
Credo. però. che le nostre assenze e i nostri limiti, siano assolutamente umani e quindi perdonabili.
In quanto al suicidio come ad una vigliaccata, non so, ma credo che la malattia mentale dia una sofferenza tale, che forse, ma solo in casi ed estremi di patologie grave, penso che un individuo possa desiderare di spengere l'interruttore per non soffrire più.

DHARANDHARMA
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Messaggio da DHARANDHARMA » mer mar 30, 2005 5:30 pm

cara donaflor,
ognuno ha il suo senso della vita, il suo modo di procedere,i suoi limiti nel bene e nel male, non parlo della sofferenza degli altri come una cosa a me sconosciuta, le mie non sono stupide teorie imparate da qualche libretto o da qualche librone. Non vorrei essere capita ne' sorretta nelle mie idee, sarei stupida se pensassi che la gente è un gregge belante e io il cane pastore, oltre tutto non ho inventato lo scaldabagno. ciao Patrizia Devi Narayani

Juli
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Messaggio da Juli » mer mar 30, 2005 5:38 pm

Il senso di colpa è un'invenzione nostra... o forse della religione cristiana (noi nasciamo con il peccato originale), ma non vorrei addentrarmi in discorsi troppo grandi...
Vediamo se riesco a spiegarmi...

Un mio amico mi chiede aiuto... io ho altro da fare e non gli offro l'aiuto che lui mi ha chiesto... lui si butta dal quinto piano...

... io come reagisco? Vado subito a rifugiarmi nel senso di colpa, perché così ci hanno insegnato, ma cosa accade? Accade che mi logoro in un dolore che non porta da nessuna parte... il senso di colpa mi fa rimanere immobile e non mi aiuta a CRESCERE... a evolvermi...

... se invece imparassimo a vivere il dolore per quello che è, allora anche la nostra vita ne gioverebbe...
Mi interrogo sul perché non ho aiutato chi stava male... ogni nostra azione possiede delle motivazioni... posso arrivare a rendermi conto di avere sbagliato e chiedermi come avrei dovuto comportarmi... pago le conseguenze (non le COLPE) delle mie azioni, come un assassino paga la sua azione con la prigione.... ma il senso di una prigionia sta nell'evoluzione verso una nuova libertà... evoluzione della persona verso una nuova conoscenza di se stesso, passando attraverso un processo di presa di coscienza delle proprie responsabilità....
E il senso di colpa? A cosa serve? A portare altro dolore, ma dolore inutile e immobile... dolore che ci paralizza e ci impedisce di cambiare... e ci rende gretti e meschini ai nostri occhi...

Il suicidio può avere tanti significati... io ho un'amica che ha tentato il suicidio 3 volte... prima di ingoiare le pasticche lei si fa il bagno, indossa vestiti puliti, sceglie un luogo struggente e poi mette in atto il suo piano...
questo perché lei vede nel suicidio un atto romantico che potrò restituire alla sua vita quell'unicità che non riesce a trovare ogni giorno... lei si sente così speciale da non sopportare la mediocrità di una vita fatta anche di cose semplici e persone semplici... e un giorno, io ne sono sicura, ci riuscirà...

Se si crede in un Dio creatore della vita, allora è difficile accettare il suicidio, poiché la vita non ci appartiene... se si crede che la vita sia nostra, allora ognuno è libero di poterne fare ciò che vuole...
Io credo che decidere di morire possa essere un atto di vigliaccheria, ma anche di grande coraggio... nessuno può giudicare una cosa tanto intima come la morte... e nessuno può giudicare chi decide di morire...

... se vi capita guardate MARE DENTRO... un film stupendo sull'eutanasia...

Juli

DHARANDHARMA
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Messaggio da DHARANDHARMA » mer mar 30, 2005 6:26 pm

La vita è sempre senziente, l'anima e lo spirito vengono da Dio e dalla sua emanazione, il corpo fisico è un'esigenza dell'anima alle esperienze.
Lo spirito se ne infischia della vita e della morte, perchè sa che non è la sua vera natura. E' il grande mistero dell'incarnazione. Una utile ed inutile passeggiata. Dove Dio guarda e non giudica ne' il bene ne' il male. L'anima invece si giudica e non si perdona e si crea i mondi di pena e di dolore. Vi auguro un cammino consapevole, luminoso e pieno di energia. OM NAMAH SHIVAYA

donaflor
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Messaggio da donaflor » gio apr 07, 2005 9:32 am

care amiche ( e amici ci mancherebbe!),
ho sollevato questa domanda, dell'elaborazione del lutto, perché a distanza di 12 anni, esssendo stati pubblicati postumi degli scritti del mio amico, il suo nome, è ancora "vivo" e presente in diverse iniziative culturali. Senza entrare nel merito della questione, a dimostrazione di quanto la vita possa esserde assurda e grottesca, sono stata vittima di un'immonda querelle pubblica in nome del mio caro amico.
Tra le varie cose venivo accusata di non aver elaborato il lutto. Ho avuto voglia di riflettere su quest'accusa e sono giunta alla conclusione che sì. vado a giro con una bara dentro, che non nascondo e di cui non mi vergogno, ma che ho lottato per recuperare la capacità di amare e di farmi amare, riuscendoci.

vi ringrazio tutti per le parole di speranza che avete speso per me e per chi come me, ha subito la perdita di una persona cara.

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Messaggio da alFaris » ven apr 08, 2005 10:58 am

Essalamu Elikah!

> Tra le varie cose venivo accusata di non aver elaborato il
> lutto

il moderatore del forum ti suggerisce di rispondere a questa 'accusa' con l'indifferenza - e in via eccezionale con un dito medio... ;-)



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