sì, Mita è un nome anche indiano. Ne ho incontrate due. Non ho chiesto che cosa significa. Certe volte lo trascrivono "Meeta".
L'India è un mio sogno da sempre e mi ci trovo benissimo, come ho potuto verificare per la terza volta. Sono appena tornata e inizio a mettere da parte i soldi per la prossima volta, magari l'anno prossimo.
Per quanto rigarda la flessibilità, capisco benissimo quello che vuoi dire. Nemmeno io ho ancora trovato l'atteggiamento giusto. Spesso sono combattuta fra mantenere la DEA e adattarmi alla situazione. Anche perchè uno sgarro mi sballa abbastanza e faccio fatica a ritornare all'80/10/10. Per me personalmente la scelta vegetariana è chiarissima e non toccherei la carne prima di rischiare di morire di fame. Con la DEA invece non sono ancora a questo punto. Ci sono tante tentazioni. Poi col tempo sono diventata più sensibile, soprattutto agli odori di cucina. Mi danno molto fastidio. Questo in famiglia è un problema, mio chiaramente. Cerco di non dargli troppa importanza.
Mi sono ritrovata a dover organizzare il viaggio per tre persone in una settimana, inclusi visti, biglietti ecc. Pur essendo contentissima che il mio sogno si avverasse così improvvisamente, è stato un po' troppo per i miei nervi e penso di aver avuto un esaurimento. Mi ha sorpreso molto la mia reazioe allo stress, dovuto più che altro al dubbio che alla fine tutte le fatiche fossero invano appunto per ragioni di tempo. Pensavo di essere più resistente. In questi giorni il mio apparato digerente è impazzito, in barba alla DEA. A Calcutta, malgrado l'inquinamento dell'aria, e dell'acqua, l'e condizioni igieniche inferiori a quelle consuete, l'alimentazione nettamente diversa, ecc. sono stata benissimo. Ero in un posto che mi piaceva con persone molto gentili e care, siamo stati accolti veramente con amore. Ho avuto dei problemi solo la sera prima del viaggio di ritorno - infatti mi sarebbe piaciuto restare lì ancora per un paio di settimane - e durante il viaggio. Arrivata a casa, di nuovo tutto a posto.
Conclusione: l'aspetto psicologico è sommamente importante. Forse addirittuta più importante dell'alimentazione in sè.
In fondo non importa quello che facciamo ma *come* lo facciamo, il nostro atteggiamento generale, di cui mi capita di non essere sempre consapevole.
Avrei potuto iinsistere di mangiare solo frutta e verdura. Ho deciso di adattarmi con serenità e penso che questa serenità e chiarezza che avevo mi hanno fatto star bene. Se fossi andata con altri crudisti, viaggiando da turista ... sarebbe stata un'altra situazione e avrei fatto un'altra decisione. Se mi fossi fatta dei sensi di colpa, se avessi mangiato pensando che mi stavo facendo del male, certamente sarei stata male.
Un altro aspetto è che non mi va di fare delle decisioni "per l'eternità" [per questo ho rifiutato il matrimonio] e andare in giro con un'etichetta sulla fronte. Le mie decisioni valgono per il momento e in un altro momento posso decidere altrimenti. Certe cose cambiano velocemente, altre invece restano, magari per sempre, ma non mi va di fare nessun giuramento. Questa è la flessibilità. In fondo ogni momento è nuovo.
In questo caso ero in pace con me stessa ed è andata benissimo ma non è sempre così. Anch'io molto spesso sono in dubbio se adattarmi o no e in che misura. Sono insoddisfatta di me stessa. Vorrei che i momenti di chiarezza aumentassero. È un percorso ...
Nemmeno io riesco a toccare la carne per ribrezzo. Penso che sarebbe meglio se non la toccassi per scelta momentanea *senza* ribrezzo. Ma per il momento è così ed è meglio accettarlo senza condannarmi.
Anche a me succede che quando sono malata il senso del gusto è sballato. Secondo me è un segno che è meglio non mangiare perchè il corpo è occupato a far pulizia e non vuole sprecare le forze nella digestione.
Arbor, mi fanno piacere i tuoi progressi.
Un salutone
Luna