MISSVANILLA: so perfettamente di cosa parli!!! Ho lavorato in un'azienda agricola e ho incontrato difficoltà simili. Per me la questione è un pò complessa e non mi sento di raccontarla qui ma sono sicura che sia molto utile combattere anche solo un pochino ogni giorno.
Negli allevamenti biologici le vacche allattano x un certo periodo i vitelli (meno di quanto farebbero in natura, comunque) e non dovrebbero esserci catene, spesso le ho viste anche libere nei campi. NON intendo dire che non sono sfruttate o che è la vita ideale, sia ben chiaro, solo che non vivono come nell'allevamento che hai visto tu.
SYBIL: hai perfettamente ragione sul bambinocentrismo della nostra società, è una cosa assurda: i bambini vengono instupiditi e convinti che gli animali sono altro da noi, che sono pericolosi e che a loro in quanto umani è permesso tutto. Soprattutto non gli viene insegnato a conoscerli, a rispettare l'animale per quello che è con il suo istinto e il suo carattere: il cane ti morde se ti metti a urlare e tirargli la coda, no? ma per certi genitori è colpa del cane e non del bambino... Poi se ti arrabbi perchè il bambino strappa i fiori protetti dalle ripe ti aggrediscono: ma come si permette, è solo un bambino!!
E via così...
Si, l'educazione è la cosa più importante!
Fattorie didattiche...cosa faccio?
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Marco Valussi
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A mio parere, MissVanilla, rimanere, anche se è una scelta difficile, rimane la più giusta. A volte è più facile non transigere, ascoltare le indicazioni dettate dal principio, piuttosto che scendere a qualche compromesso in vista di una conseguenza migliore. Questo perchè scendere a compromessi (fare politica) è meno estetizzante, ci da meno soddisfazioni, ci fa sentire meno puri.
Naturalmente ci si pone dei limiti al tipo di compromesso a cui si sceglie di poter scendere, e questo è un punto delicato, un limes non facilmente individuabile, non c'è modo di ragionarci in maniera normativa.
Ma a me pare che questo punto sia particolarmente importante per il movimento (i movimenti) che si occupano dello status morale degli animali, dei loro interessi, o dei loro diritti, come decidiamo di impostare la questione.
Uno degli interrogativi che spesso gli animalisti, veg, ecc. si pongono (o almeno, quelli che conosco io) è: data la potente struttura logico morale del discorso animalista, visto che la stragrande maggioranza dei pensatori in filosofia morale, anche quando non siano animalisti, anche quando non riconoscono ad esempio diritti agli animali, sono comunque tutti concordi nel dire che non abbiamo diritto di usare gli animali come fossero automata, come fossero puri mezzi, dato tutto questo, come è possibile che la gente ancora non veda la logicità del discorso, e non si muova verso uno stile di vita diverso, non dico subito vegano, ma certamente più consono alla chiara direttiva morale, difficilmente controbattibile, che glianimali, come minimo, son0o soggetti di interessi profondi?
Io credo che la risposta non sia, come a volte ho sentito, che chi non fa questo passaggio è necessariamente in cattiva fede, cioè pur sapendo fa, perchè se cosi fosse dovremmo pensare che la stragrande maggioranza delle persone, nel mondo occidentale, è profondamente immorale, coscientemente parrtecipe di delitti, insensibile a minimi motivi di carità, ecc. Il fatto è che non è mai bastato a nessuno riconoscere la coerenza logica di un discorso etico per abbracciarlo, le cose semplicemente non stanno così, per apprendere non basta conoscere, c'è bisogno di motivazione e c'è bisogno di vicinanza con il soggetto (gli animali).
Una delle critiche più cogenti alla teorizzazione animalista di stampo anglosassone (Regan e Singer per dire i due autori più riconoscibili) è stata portata avanti dalle filosofe femministe e i pensatori dell'etica come "simpatia". Questi autori hanno fatto presente che la costruzione morale non si esaurisce in una lineare delucidazione logica di presupposti e conseguenze. La gente ha bisogno di comprendere in maniera più emotiva le ragioni di una scelta. Se siamo tropo distaccati dal mondo animale e dal mondo dello sfruttamento animale, difficilmente un discorso razionale ci farà cambiare idea nel profondo. Ciò che serve è l'educazione fin da piccoli, far conoscere le realtà sconvolgenti dell'allevamento e delle altre pratiche, per creare un contesto non solo teorico ma emozionale e quindi veramente di apprendimento. Solo in questo modo potremmo veramente passare da una sterile anche se corretta formalmente, trasmissione di dettami etici e passare ad una educazione.
Ecco perchè bisogna sporcarsi le mani e pensare all'obbiettivo più lontano nel tempo.
E in questo modo credo che ci si possa anche riconciliare con un mondo che altrimenti sembrerebbe popolato da esseri immorali o amorali. Il fatto è che chi non conosce non può dare giudizi morali informati.
Sorry per la filippica.
Ciao
Marco
Naturalmente ci si pone dei limiti al tipo di compromesso a cui si sceglie di poter scendere, e questo è un punto delicato, un limes non facilmente individuabile, non c'è modo di ragionarci in maniera normativa.
Ma a me pare che questo punto sia particolarmente importante per il movimento (i movimenti) che si occupano dello status morale degli animali, dei loro interessi, o dei loro diritti, come decidiamo di impostare la questione.
Uno degli interrogativi che spesso gli animalisti, veg, ecc. si pongono (o almeno, quelli che conosco io) è: data la potente struttura logico morale del discorso animalista, visto che la stragrande maggioranza dei pensatori in filosofia morale, anche quando non siano animalisti, anche quando non riconoscono ad esempio diritti agli animali, sono comunque tutti concordi nel dire che non abbiamo diritto di usare gli animali come fossero automata, come fossero puri mezzi, dato tutto questo, come è possibile che la gente ancora non veda la logicità del discorso, e non si muova verso uno stile di vita diverso, non dico subito vegano, ma certamente più consono alla chiara direttiva morale, difficilmente controbattibile, che glianimali, come minimo, son0o soggetti di interessi profondi?
Io credo che la risposta non sia, come a volte ho sentito, che chi non fa questo passaggio è necessariamente in cattiva fede, cioè pur sapendo fa, perchè se cosi fosse dovremmo pensare che la stragrande maggioranza delle persone, nel mondo occidentale, è profondamente immorale, coscientemente parrtecipe di delitti, insensibile a minimi motivi di carità, ecc. Il fatto è che non è mai bastato a nessuno riconoscere la coerenza logica di un discorso etico per abbracciarlo, le cose semplicemente non stanno così, per apprendere non basta conoscere, c'è bisogno di motivazione e c'è bisogno di vicinanza con il soggetto (gli animali).
Una delle critiche più cogenti alla teorizzazione animalista di stampo anglosassone (Regan e Singer per dire i due autori più riconoscibili) è stata portata avanti dalle filosofe femministe e i pensatori dell'etica come "simpatia". Questi autori hanno fatto presente che la costruzione morale non si esaurisce in una lineare delucidazione logica di presupposti e conseguenze. La gente ha bisogno di comprendere in maniera più emotiva le ragioni di una scelta. Se siamo tropo distaccati dal mondo animale e dal mondo dello sfruttamento animale, difficilmente un discorso razionale ci farà cambiare idea nel profondo. Ciò che serve è l'educazione fin da piccoli, far conoscere le realtà sconvolgenti dell'allevamento e delle altre pratiche, per creare un contesto non solo teorico ma emozionale e quindi veramente di apprendimento. Solo in questo modo potremmo veramente passare da una sterile anche se corretta formalmente, trasmissione di dettami etici e passare ad una educazione.
Ecco perchè bisogna sporcarsi le mani e pensare all'obbiettivo più lontano nel tempo.
E in questo modo credo che ci si possa anche riconciliare con un mondo che altrimenti sembrerebbe popolato da esseri immorali o amorali. Il fatto è che chi non conosce non può dare giudizi morali informati.
Sorry per la filippica.
Ciao
Marco
Ultima modifica di Marco Valussi il dom mar 27, 2005 10:52 am, modificato 1 volta in totale.
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MissVanilla
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Grazie davvero Marco per il tuo contributo.Marco Valussi ha scritto:A mio parere, MissVanilla, rimanere, anche se è una scelta difficile, rimane la più giusta. A volte è più facile non transigere, ascoltare le indicazioni dettate dal principio, piuttosto che scendere a qualche compromesso in vista di una conseguenza migliore. Questo perchè scendere a compromessi (fare politica) è meno estetizzante, ci da meno soddisfazioni, ci fa sentire meno puri.
Naturalmente ci si pone dei limiti al tipo di compromesso a cui si sceglie di poter scendere, e questo è un punto delicato, un limes non facilmente individuabile, non c'è modo di ragionarci in maniera normativa.
Ma a me pare che questo punto sia particolarmente importante per il movimento (i movimenti) che si occupano dello status morale degli animali, dei loro interessi, o dei loro diritti, come decidiamo di impostare la questione.
Uno degli interrogativi che spesso gli animalisti, veg, ecc. si pongono (o almeno, quelli che conosco io) è: data la potente struttura logico morale del discorso animalista, visto che la stragrande maggioranza dei pensatori in filosofia morale, anche quando non siano animalisti, anche quando non riconoscono ad esempio diritti agli animali, sono comunque tutti concordi nel dire che non abbiamo diritto di usare gli animali come fossero automata, come fossero puri mezzi, dato tutto questo, come è possibile che la gente ancora non veda la logicità del discorso, e non si muova verso uno stile di vita diverso, non dico subito vegano, ma certamente più consono alla chiara direttiva morale, difficilmente controbattibile, che glianimali, come minimo, son0o soggetti di interessi profondi?
Io credo che la risposta non sia, come a volte ho sentito, che chi non fa questo passaggio è necessariamente in cattiva fede, cioè pur sapendo fa, perchè se cosi fosse dovremmo pensare che la stragrande maggioranza delle persone, nel mondo occidentale, è profondamente immorale, coscientemente parrtecipe di delitti, insensibile a minimi motivi di carità, ecc. Il fatto è che non è mai bastato a nessuno riconoscere la coerenza logica di un discorso etico per abbracciarlo, le cose semplicemente non stanno così, per apprendere non basta conoscere, c'è bisogno di motivazione e c'è bisogno di vicinanza con il soggetto (gli animali).
Una delle critiche più cogenti alla teorizzazione animalista di stampo anglosassone (Regan e Singer per dire i due autori più riconoscibili) è stata portata avanti dalle filosofe femministe e i pensatori dell'etica come "simpatia". Questi autori hanno fatto presente che la costruzione morale non si esaurisce in una lineare delucidazione logica di presupposti e conseguenze. La gente ha bisogno di comprendere in maniera più emotiva le ragioni di una scelta. Se siamo tropo distaccati dal mondo animale e dal mondo dello sfruttamento animale, difficilmente un discorso razionale ci farà cambiare idea nel profondo. Ciò che serve è l'educazione fin da piccoli, far conoscere le realtà sconvolgenti dell'allevamento e delle altre pratiche, per creare un contesto non solo teorico ma emozionale e quindi veramente di apprendimento. Solo in questo modo potremmo veramente passare da una sterile anche se corretta formalmente, trasmissione di dettami etici e passare ad una educazione.
Ecco perchè bisogna sporcarsi le mani e pensare all'obbiettivo più lontano nel tempo.
E in questo modo credo che ci si possa anche riconciliare con un mondo che altrimenti sembrerebbe popolato da esseri immorali o amorali. Il fatto è che chi non conosce non può dare giudizi morali informati.
Sorry per la filippica.
Ciao
Marco
Non è facile riuscire a trasmettere qualcosa, questi bambini arrivano nelle aziende agricole ed in 2 ore bisogna imparare tutto, fare tutto, e trasmettere dei concetti, dei ragionamenti in questo contesto mordi e fuggi è davvero arduo. E frustrante. Come qualcuno mi ha detto, spero almeno che aver parlato di certe cose, anche se superficialmente, li faccia un domani almeno rendere conto che esiste una realtà diversa da quella che ci propina la TV, anche se magari solo uno su un milione farà qualche scelta radicale di vita.
Comunque oggi ho parlato in classe della fattoria biologica, di ecologia, i bambini erano svegli e attenti e molto interessati, e almeno oggi sono tornata a casa felice.