liquiriziaverde ha scritto:L'obiettivo finale è trovare una serenità che dipenda molto da ciò che ho dentro e poco da ciò che faccio o che c'è fuori... ma è appunto l'obiettivo finale, quel puntino che vedi laggiù in fondo e verso cui cerchi di andare, quindi non è certo una cosa immediata

Le altre cose che mi entusiasmano sono imparare a conoscermi, viaggiare, instaurare rapporti positivi e stimolanti con belle persone (come faccio con voi!), trovare una casa per me, aiutare la natura, ritrovare una mia dimensione spirituale...
...insomma di cose da fare ne ho... anche se a volte ho come la sensazione (o un retaggio della nostra cultura?) che la felicità debba per forza passare dal farsi una famiglia... forse perchè l'ho sempre (soprattutto fino a una decina d'anni fa... poi è diventato un fuggi e torna) desiderato o forse perchè ancora non ho afferrato bene il concetto che la nostra felicità ce la costruiamo da soli (afferrato alla perfezione con la testa, ma con il cuore...?

). Comunque in qualche modo so che per condividere me stessa con qualcun altro devo prima sapere chi è "me stessa", cosa vuole, desidera, eccetera.
Insomma, ho paura di fare tutto ciò che desidero (ad esempio viaggiare) ma di non provare la felicità che immagino, insomma, per fare un esempio: affronto il viaggio della mia vita, che dovrebbe entusiasmarmi, ma mentre giro mi dico "sì, bè, non è poi così divertente" oppure mi compro casa e penso "in fondo avere una propria casa non è un granchè", cioè ho paura di fare ciò che ho sempre fatto: cose che dovrebbero rendermi felice ma senza sentirmi felice. Come mi è sempre successo nei rapporti sentimentali (togliendo la parte iniziale). So che sono pensieri quantomeno irrealistici e dettati dalla mia paura di non essere felice, però è per farti almeno intravedere il casino che ho nella testa

, e tu magari con una delle tue frasi sagge mi fai dire "ma giusto, perchè non ci ho pensato prima, da questo punto di vista è tutta un'altra cosa!"
Comunque il discorso è un po' sconnesso, se non mi sono spiegata dimmelo che riscrivo...
Stavo rileggendo: da quello che ho scritto sembra che io desideri una famiglia, ora, ma la desidero solo per il futuro, non è ciò che voglio adesso, ma è come se avessi paura di svegliarmi troppo tardi per costruirmela, come se per meritarla uno dovesse per forza guadagnarsela con un rapporto rovinato dall'abitudine, come se le cose dovessero essere per forza difficili e non potessi semplicemente incontrare l'uomo della mia vita tra cinque anni e fare tanti bambini

Beh, cara Silvia, il discorso della felicità può essere molto complicato o forse anche semplicissimo... Dipende sempre dalla prospettiva che abbiamo...
La mia definizione personale di felicità potrebbe essere (in questo momento) sentirsi in perfetto allineamento con il proprio corpo, la propria mente e la propria anima... sentirsi nel posto giusto nel momento giusto e avere chiaro in mente il proprio obiettivo e non perderlo di vista...
Penso che quello del crudismo è diventato un chiodo fisso per me. Mia moglie ormai dice che sono diventato monotematico: cibo, salute, movimento, pensieri positivi, ecc. ecc. Per me è diventato un vero e proprio lavoro... senza datore di lavoro e senza paga... Mi fa semplicemente stare troppo bene... soprattutto quando accompagno il tutto con qualche buona lettura... Adesso, ad esempio, sto leggendo un libro molto bello in tedesco scritto da un avvocato specializzato in campo medico sui più famosi personaggi del crudismo del passato e contemporanei, sulle loro scoperte, su quanti medici trai quali Gerson e Walker che hanno praticato il crudismo/fruttarismo a spron battuto...
Pensa che la settimana scorsa sono stato ho lavorato ad un convegno a Dresda con altri 17 colleghi interpreti. Dopo che la mia collega della cabina italiana mi ha rivelato che evita i prodotti a base di glutine ho fatto "outing" cominciado a raccontare del mio crudismo. Non pensavo, ma ne è rimasta totalmente affascinata e io mai avrei immaginato di riuscire a parlare così tanto di crudismo...
Il giorno dopo a colazione in hotel, la collega alla quale avevo rivelato il mio segreto aveva già spifferato la cosa ad altre colleghe e colleghi che sedevano al tavolo con loro e nel pomeriggio, a convegno terminato, mi hanno fatto mille domande su proteine (ovviamente

), a come facevo, ai benefici, ecc., ecc.
Anche questa esperienza mi ha fatto sentire molto felice, mi sono sentito nel mio habitat naturale...
Quindi, penso che la felicità passi anche per la soddisfazione di ciò che riusciamo a fare della nostra vita mantenendo sempre vivi la passione, il desiderio, la fiducia che tutto andrà per il verso migliore e che ci meritiamo tutto quello che la vita ci riserva di buono.
In un bellissimo libro che ogni tanto prendo in mano di un autore australiano, di cui ora non ricordo il nome, ho letto un concetto molto fondamentale che riporto alla mia mente in periodo apparentemente duri o di confusione: "La vita ci ripropone sempre le stesse lezioni (anche se sottoforma diversa) finché non avremo imparato a superarle. Dopodiché sarà la volta di altre lezioni. La vita non sarà mai più facile dopo, ci saranno sempre nuove sfide... ma se ricorderai delle difficoltà che sei stato in grado di affrontare le sfide del passato, che allora ti sembravano insormontabili, allora troverai il coraggio, la forza, la motivazione, la fiducia necesserai per superare anche questa sfida...." La citazione l'ho un po' personalizzata, ma il sunto è questo...
Silvia, se vedrai ogni evento che vivi come una lezione che ha qualcosa da insegnarti ci saranno buonissime probabilità di viaggiare sulle strade della vita con una grande leggerezza e un bellissimo sorriso contagioso
Tutte le esperienze che hai fatto, stai facendo e farai sono la cosa più preziosa che ti possa succedere, credimi... Te lo scrive una persona che nella vita ne ha passate di cotte e di crude (ultimamente più crude

) e non ha ancora finito con le sue lezioni...
Allora cosa hai scelto Harvard o Oxford
Un abbraccione forte
