Al di là dell'etimologia delle locuzioni colorite che utilizzi "simpaticamente", per cui ti rimando ad un buon dizionario, ti faccio notare che "Nefasta (con la N...) deviazione" ecc. erano termini riferiti ad atteggiamenti generali, non a singole persone. A te meno che mai, dal momento che non ti conosco nemmeno.franco mori ha scritto:senti un po'
a-faccia di bronzo non e' un insulto, lo si dice simpaticamente ad una persona che nega l'evidenza cosa che tu continui a fare:
- mefasta deviazione- subdolamente l'idea-colossale stupidaggine- sono termini tuoi e non mi sembrano tanto ne gentili ne rispettosi e ben piu' vicini all' insulto di "faccia di bronzo"
Ma francamente non mi interessa disquisire di questioni linguistiche. Prendo atto che non avevi alcuna intenzione di offendere, così come spero tu prenderai atto che non ho nessuna nemmeno io.
Riguardo invece al "negare l'evidenza" faccio davvero fatica a capire di quale evidenza si stia parlando, dal momento che ho semplicemente affermato che una condizione fisiologica di qualsiasi contesto lavorativo è quella per cui ogni figura svolge le funzioni per cui è qualificata e titolata. La patologia si ha viceversa quando le persone si inventano competenze che non hanno e si convincono di potersi sostituire a figure professionali di cui non possiedono minimamente la competenza.
Questa è un'opinione del tutto personale. Dal mio punto di vista piazzare la baita di heidi in mezzo alla pianura padana, oppure tetti a padiglione laddove il paesaggio è costituito soltanto da tetti a due falde ecc. è una sciocchezza. Ed è il risultato dell'applicazione massiva dei "cataloghi". Ma anche questa è un'opinione personale, ovviamente, che vale tanto quanto la tua.franco mori ha scritto: b- le nostre case non sono scatolette-sono molto belle e ben disegnate. a dire dei 300 clienti che ogni anno le comprano a catalogo con piccole modifiche
Passando invece a fatti più oggettivi, molte Regioni ed Enti locali stanno varando, anche sulla scorta delle più recenti normative sulla tutela del paesaggio norme piuttosto restrittive sulla morfologia delle costruzioni, che hanno lo scopo di tutelare la riconoscibilità ed il carattere dei paesaggi locali. E queste norme stanno entrando lentamente fino al livello dei regolamenti edilizi. Questo ovviamente non viene mai fatto notare ai clienti, salvo poi trovarsi progetti rigettati dalle commissioni edilizie, perché non ammissibili in base a tali indicazioni.
Chiariamoci bene comunque. Sottolineo che il termine "scatolette" NON è una valutazione di merito sulla qualità costruttiva delle costruzioni (che può essere altissima), ma soltanto sulla sua attinenza o meno alle situazioni specifiche. Il progetto più bello e "griffato" del mondo, se estratto dal luogo per cui è nato ed inserito a forza in un altro con "piccole modifiche" diviene una scatoletta appoggiata sul suolo, nè più nè meno.
Venendo a fatti ancora più oggettivi (ammesso che la tutela del territorio non lo sia) la morfologia delle costruzioni ha profondi e radicati rapporti con il contesto in cui sono collocate, con l'orografia, con l'esposizione ecc. e questi rapporti hanno pesantissime influenze sul funzionamento bioclimatico passivo della casa stessa. Realizzare ad esempio una casa a manica semplice o a manica doppia non è la stessa cosa e soprattutto non è indifferente rispetto all'orientamento della casa stessa. Se non si pone attenzione a queste cose (e questa attenzione la si può porre soltanto con un'attenzione specifica al caso singolo) Il risultato è quello di trovarsi una casa che, tecnologicamente parlando, è il non plus ultra dell'isolamento, ma che in realtà è disastrosa dagli altri punti di vista.
Detto in parole povere esistono delle regole morfologiche implicite nell'architettura tradizionale locale, che costituiscono una sorta di "architettura paleobioclimatica" (il termine è mio) e che - se si vuole davvero avere un prodotto di qualità - non si possono ignorare. E' quello che cerco con grande fatica (ma anche con parecchie soddisfazioni) di insegnare ai miei studenti: cioè che non ha senso spendere giorni o settimane sulla formazione del pacchetto del muro esterno per poi infischiarsene bellamente delle questioni morfologiche.
Posso capire che, per chi non ha le basi culturali, sia molto difficile capirlo, ma il buon senso suggerisce normalmente prudenza quando si parla di questioni che non si padroneggiano appieno.
Il problema è proprio questo. Sei talmente lontano dalla comprensione di come funziona un edificio da pensare che il ruolo di un progettista sia semplicemente quello di "abbellirlo". Potrei passare ore a spiegarti che la "bellezza" di un edificio sta anche e soprattutto nel suo rispondere con semplici accorgimenti formali (che nascono solo ed esclusivamente dal progetto) a problemi che altrimenti richiederebbero pesanti sovraccarichi di tecnologia. Ma viste le premesse non credo che capiresti.franco mori ha scritto: per cui non sono d'accordo con te che voi progettisti siete indispensabili, sono d'accordo invece che se le abbellite rispettando i nostri progetti in termini di misure, diventano molto piu'appetibili perche nessuno puo' negare che il vostro mestiere lo sapete fare meglio di noi se volete, e rimangono case economiche
La grossa differenza tra noi è che io non sono qui per vendere un prodotto, ma per contribuire a chiarire le idee a chi non ne sa nulla (e anche - ovviamente - per confrontarmi con colleghi esperti che hanno fatto esperienze da cui posso imparare qualcosa). Per cui ti lascio volentieri ai tuoi milioni di clienti appagati, da cui avrai di sicuro grandi soddisfazioni, e io mi tengo le mie poche decine, da cui ottengo le mie. Sia detto senza nessun risentimento.
Chi legge questa discussione, credo, avrà ora le informazioni necessarie per farsi una propria idea.
Francamente posso contare collaborazioni proficue con tutte le figure con cui sono entrato in contatto fino ad ora, siano esse ditte, professionisti, amministratori locali ecc.franco mori ha scritto: ma il tuo mi sembrava un intervento lontano dalla collaborazione con una haus.
Con chi dice "collaboriamo, ma per me tu non sei indispensabile", in tutta franchezza, non mi interessa proprio collaborare.
Comunque, buon lavoro