Cristiano è un po’ in crisi. Non capita mai, ma proprio mai. Di solito sto lì un minuto, poi appena lui vede qualcosa che gli piace va. Invece stamattina mi sta proprio attaccato, mi tira, mi viene in braccio. La maestra lo chiama, anche i compagni, ma lui è a disagio, si vede. Gli chiedo anche "Vuoi andare dai nonni?" e lui annuisce, mi sorprende perché l'ho proposto altre volte e non ha mai voluto. Poi però mi viene in mente che i miei stamattina non ci sono (se fosse servito proprio sarebbe venuti, però...) e poi - devo ammetterlo - un po' mi scoccia riverstirlo quando ormai è lì... Insomma c'è qualcosa che mi sfugge...
Alla fine ho un’intuizione. Mentre si cambiavano le scarpe, la bidella ha detto ad Angelica di tenerle perché oggi escono. Cristiano mi ha chiesto “E io?” “La tua classe oggi no, Cris, voi siete più piccoli”.
Ecco, le uniche due volte che Cristiano non ha voluto andare all’asilo ma dai nonni è stato quando Angelica era a casa.
Lo dico alla maestra e lei mi dice “Ma signora, lei non doveva dirglielo!”
Ma che cavolo di risposta è? A parte che non gliel’ho detto io ma l’ha scoperto (e con le bugie di solito capita così) poi cosa vuol dire che non dovevo dirglielo? Troviamo una soluzione piuttosto!
Non contenta, la maestra aggiunge "Ma ti hanno fatto uno scherzo, Cristiano, non è vero".
Ma che è, impazzita!!!! Ma secondo lei mio figlio è scemo, che ha visto tutti con le scarpe e deve credere che è uno scherzo? Poi non è che la scuola è un maniero eh, tra le due classi ci sono 20 metri, si accorge se ci sono o no, Questa non è neppure una bugia, è una presa per il c...
Tutti questi pensieri li tengo per me e seguo Cristiano che è andato a prendere qualcosa nella tasca del giubbotto.
Non ci penso più di tanto, mi viene spontaneo, gli dico “Cris non preoccuparti, guarda che Angelica poi torna e quando mangiate vi vedete come sempre”.
Lui - che non ha neppure trovato l'animale di plastica che cercava nel giubbotto, probabilmente come oggetto transizionale - mi è venuto in braccio, mi ha dato un bacio e poi è andato in classe da solo, tanto che l’ho seguito io per salutarlo l’ultima volta. L'ho guardato, si era seduto sereno e guardava cosa faceva la maestra, così sono andata via tranquilla.
Forse gli erano bastati quei 5 minuti in cui sono stata lì per ambientarsi, o forse l'ho rassicurato proprio su ciò che lo preoccupava.
Ecco, a spiegare le cose non è che si fa poi così tanta fatica, e tutto si risolve in un momento.