certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Moderatore: Erica Congiu
certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
ciao a tutti
vorrei un parere sulla certificazione dei prodotti cosmetici.
Mi riferisco in particolare a AIAB/ICEA e CODICE VERDE del laboratorio Fitocose; non conoscendo i dettagli della certificazione AIAB e non avendo le competenze necessarie non sono in grado di confrontarli.
Inoltre mi chiedo se un'auto-certificazione, come e' il CODICE VERDE, sia a priori meno affidabile.
grazie a tutti per le preziose info che riesco sempre a trovare qui!
monica
vorrei un parere sulla certificazione dei prodotti cosmetici.
Mi riferisco in particolare a AIAB/ICEA e CODICE VERDE del laboratorio Fitocose; non conoscendo i dettagli della certificazione AIAB e non avendo le competenze necessarie non sono in grado di confrontarli.
Inoltre mi chiedo se un'auto-certificazione, come e' il CODICE VERDE, sia a priori meno affidabile.
grazie a tutti per le preziose info che riesco sempre a trovare qui!
monica
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Fabrizio Zago
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Ciao momo02,
per la questione ICEA non hai che da andare sul sito e troverai tutto quello che vuoi sapere cioè i criteri, i prodotti e via dicendo.
Sulle autocertificazioni, non questa in particolare, è ovvio che il mio parere non sia positivo e questo perché in casa propria tutti si danno ragione (ripeto che non mi riferisco all'autocertificazione che hai riportato tu).
Io credo che le certificazioni abbiano un enorme pregio che va al di la della buona fede e della buona volontà che uno ci mette per fare i propri prodotti nel miglior modo possibile e cioè che ci si deve confrontare. Ed attraverso il confronto si cresce, anche molto. Così la penso io.
per la questione ICEA non hai che da andare sul sito e troverai tutto quello che vuoi sapere cioè i criteri, i prodotti e via dicendo.
Sulle autocertificazioni, non questa in particolare, è ovvio che il mio parere non sia positivo e questo perché in casa propria tutti si danno ragione (ripeto che non mi riferisco all'autocertificazione che hai riportato tu).
Io credo che le certificazioni abbiano un enorme pregio che va al di la della buona fede e della buona volontà che uno ci mette per fare i propri prodotti nel miglior modo possibile e cioè che ci si deve confrontare. Ed attraverso il confronto si cresce, anche molto. Così la penso io.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Grazie mille per la risposta
"in casa propria tutti si danno ragione" e' proprio quello che intendevo.
E proprio perche' vorrei credere nella buona fede e nell'impegno della ditta in questione, mi dispiace che la certificazione che cito ad esempio sia andata a sostituire in parte quella dell'AIAB.
a te e a tutti grazie ancora per tutto quello che ho imparato (almeno spero!) frequentando questo forum
monica
"in casa propria tutti si danno ragione" e' proprio quello che intendevo.
E proprio perche' vorrei credere nella buona fede e nell'impegno della ditta in questione, mi dispiace che la certificazione che cito ad esempio sia andata a sostituire in parte quella dell'AIAB.
a te e a tutti grazie ancora per tutto quello che ho imparato (almeno spero!) frequentando questo forum
monica
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Per l'autocertificazione di Fitocose (codice verde) bisogna riconoscere che il momento di confronto c'è stato, in quanto precedentemente i prodotti erano certificati AIAB.momo02 ha scritto:.. mi dispiace che la certificazione che cito ad esempio sia andata a sostituire in parte quella dell'AIAB.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Ciao Momo02momo02 ha scritto:Grazie mille per la risposta
"in casa propria tutti si danno ragione" e' proprio quello che intendevo.
E proprio perche' vorrei credere nella buona fede e nell'impegno della ditta in questione, mi dispiace che la certificazione che cito ad esempio sia andata a sostituire in parte quella dell'AIAB.
a te e a tutti grazie ancora per tutto quello che ho imparato (almeno spero!) frequentando questo forum
monica
E’ dal 2003 che l’azienda a cui fai riferimento è sotto il regime di controllo da parte di ICEA e la la sua decisione di seguire la via dell’ autocertificazione per qualificare parte del proprio lavoro nasce da diverse esigenze di ordine pratico-economico
Il regime di certificazione in genere pone delle regole molto rigide sulle variazioni di formula di un prodotto certificato e poter operare nel mondo del cosmetico naturale e bioecologico in modo più flessibile e creativo , con aggiustamenti e aggiornamenti dettati dalle esigenze di mercato, dà sicuramente dei vantaggi in termini di funzionalità e presentazione del prodotto
Il continuo adeguamento alle normative europee im materia di cosmesi bioecologica http://www.cosmos-standard.org fino ai movimenti di opinione che dettano regole e scelte che un’azienda attenta deve poter fare in tempi stretti (vedi il caso recente del Sodium benzoate, Phenoxyethanol ) sono sicuramente dei vantaggi che solo con la flessibilità si possono cogliere senza incorrere in oneri e costi di certificazione che fanno da freno all’innovazione
Contenere il più possibile i costi della certificazione per un’azienda piccola che non ha carattere industriale di impresa, significa anche poter offrire al suo pubblico prezzi alla portata di tutti perché le spese di certificazione incidono sul prezzo finale del prodotto e avvantaggiano le grandi aziende che non hanno problemi a sopportarne l’incidenza sul prezzo con una distribuzion su scala nazionale
Senza entrare troppo nel merito volevo ricordare che le visite ispettive hanno dei costi non indifferenti e gli organismi di controllo non si fermano solo qui ma chiedono anche le royalty sul totale dei prodotti venduti .
Alla fine dell’anno quando ti ritrovi diverse migliaia di euro in meno perché vanno versati al sistema di controllo cominci a riflettere e pensare che quei soldi potresti investirli meglio in ricerca e sviluppo di prodotti innovativi, nel migliarare la qualità di quelli esistenti, , nel dare alla tua clientela un servizio migliore o rinnovare e mettere all’avanguardia i tuoi impianti di produzione ecc.
La certificazione su base volontaruia dell’azienda da te citata non è nata a capocchia ma è frutto dell’esperienza maturata in diversi anni di collaborazione all’interno della commisione di certificazione come rappresenttante dell’area produttori
Quando Zago dice in casa propria tutti si danno ragione:” io aggiugerei ma solo quando viene a mancare un sistema di controllo esterno che verifichi il rispetto di alcune regole
Da parte nostra ci siamo posti il problema di dare credito al nostro disciplinare volontario e il modo più concreto di realizzarlo è stato quello di aprire le porte del nostro laboatorio alle visite di chiunque fosse interssato a prendere coscienza di come avvengono le produzioni , mettendo i consumatotri-visitatori al pari di agenti ispettivi e in condizione di poter accedere a tutte le informazioni che l’azienda ha a disposizione e che vengono richieste normalemte dagli organisnmi di controllo durante la visita ispettiva
In date stabilite l’azienda apre le porte del propio laboratorio all’ispezione di chiunque sia interessato a prendere coscienza di come avvengono i pricipali processi produttivi
A queste persone viene mostrato come si ottengono gli estratti a partire da piante coltivate con metodo biologico , gli ingredienti da coltivazione biologica e le più comuni materie prime che servono a realizzare emulsioni ecc.ecc.
Durante la visita gli ispettori-consumatori possono documentarsi su tutte le operazioni inerenti l’acquisto, il carico e lo scarico dalle formule degli ingredienti da coltivazione biologica , il calcolo in formula delle percentuali di biologico nel prodotto finito ed hanno accesso alla documentazione che ne attesta l’origine biologica
Sono scelte che possono non essere condivise ma che nulla tolgono a loro valore e credibilità come finora hanno riscosso tra le persone che ci hanno fatto visita
L’accesso alla giornata porte aperte è allargato a tutti indistintamente a chi vuole approfondire meglio le proprie conoscenze , a chi vuole sincerarsi su come lavoriamo , a chi vuole solo curiosare … non ci poniamo mai la domanda di chi viene a farci visita A questo punto Fabrizio …. perché non vieni anche tu una volta?
Cara Momo02 aver posto la questione della certificazion ICEA-AIBA / Codice verde a Fabrizio quando la maggior parte di noi sa che fa parte del comitato di certificazione di ICEA , che è consulente Ecolabel ecc.e cc cosa ti aspettavi come risposta?
Ma grazie al cielo c’è pur sempre il biodizionario e a quest’uomo dobbiamo riconoscere il merito di aver creato uno strumento super partes ancora indispensabile e insostituibile per molti di noi .Grazie Fabrizio
Biopietro
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Fabrizio Zago
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Ciao Biopietro,
non vedo come la mia partecipazione a diversi sistemi di certificazione possa influire sul mio pensiero. Se tu non mi conoscessi personalmente e non mi avessi visto in azione in quelle sedi, potrei anche capirlo ma quello che ho detto è che proprio ci credo che una autocertificazione è infinitamente meno pregnante di una che viene da un ente terzo.
Se poi vogliamo parlare dei difetti di ICEA, di Ecolabel, eccetera, ebbene sai che basta accendere la miccia ed esplodo come una bomba atomica.
Ma credo anche che alcune regole siano indispensabili. Bisogna farsene una ragione anche se le motivazioni che hai portato non sono da sottovalutare, anzi.
non vedo come la mia partecipazione a diversi sistemi di certificazione possa influire sul mio pensiero. Se tu non mi conoscessi personalmente e non mi avessi visto in azione in quelle sedi, potrei anche capirlo ma quello che ho detto è che proprio ci credo che una autocertificazione è infinitamente meno pregnante di una che viene da un ente terzo.
Se poi vogliamo parlare dei difetti di ICEA, di Ecolabel, eccetera, ebbene sai che basta accendere la miccia ed esplodo come una bomba atomica.
Ma credo anche che alcune regole siano indispensabili. Bisogna farsene una ragione anche se le motivazioni che hai portato non sono da sottovalutare, anzi.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
ciao Biopietro
grazie molte anche a te della risposta. In ogni caso io non ho posto la domanda specificatamente a Fabrizio ma a tutto il forum, proprio per avere pareri diversi. E senza sapere che al forum partecipano anche utenti direttamente coinvolti, come mi sembra di dedurre dal fatto che scrivi in prima persona.
Al di la' del mio parere sulla ditta in questione, immaginavo che ci potessero essere anche esigenze economiche alla base della scelta ed e' cosa che magari avrei chiesto direttamente a loro (voi?). E ovviamente sono ben contenta che, mancando le spese di certificazione, si possa mantenere piu' bassi i prezzi o investire in ricerca.
Come succede nel biologico alimentare molto probabilmente ci saranno ditte non certificate molto piu' rigorose, attente e convinte di altre col "bollino blu", ma sappiamo tutti che c'e' sempre anche chi in buona fede non e' e cerca solo di sfruttare il mercato senza nessuna convinzione alla base.
La questione che mi ponevo e', per dirla brutalmente, basandosi su autocertificazioni come fare a discernere le ditte serie e motivate da quelle che tali non sono?
tu scrivi:
Da parte nostra ci siamo posti il problema di dare credito al nostro disciplinare volontario e il modo più concreto di realizzarlo è stato quello di aprire le porte del nostro laboatorio alle visite di chiunque fosse interssato a prendere coscienza di come avvengono le produzioni , mettendo i consumatotri-visitatori al pari di agenti ispettivi e in condizione di poter accedere a tutte le informazioni che l’azienda ha a disposizione e che vengono richieste normalemte dagli organisnmi di controllo durante la visita ispettiva
Questa e' sicuramente una dimostrazione di trasparenza ma francamente io non mi reputo abbastanza competente in materia e non so quanto potrei capire da una visita.
Vista la suddetta ignoranza io preferirei quindi affidare il compito a persone competenti e qui si ritorna alla certificazione data da terzi.
E' chiaro che anche cosi' possono esserci interessi, connivenze, etc etc e il problema della serieta' (per non dire altro) si sposta dalla ditta produttrice a chi certifica, ma, almeno in teoria, il fatto che controllato e controllore non siano lo stesso soggetto dovrebbe garantire un minimo di piu'.
In generale intendo, non nello specifico delle 2 certificazioni citate. Era questa la questione che ponevo al forum alla fine.
ciao a tutti
momo
grazie molte anche a te della risposta. In ogni caso io non ho posto la domanda specificatamente a Fabrizio ma a tutto il forum, proprio per avere pareri diversi. E senza sapere che al forum partecipano anche utenti direttamente coinvolti, come mi sembra di dedurre dal fatto che scrivi in prima persona.
Al di la' del mio parere sulla ditta in questione, immaginavo che ci potessero essere anche esigenze economiche alla base della scelta ed e' cosa che magari avrei chiesto direttamente a loro (voi?). E ovviamente sono ben contenta che, mancando le spese di certificazione, si possa mantenere piu' bassi i prezzi o investire in ricerca.
Come succede nel biologico alimentare molto probabilmente ci saranno ditte non certificate molto piu' rigorose, attente e convinte di altre col "bollino blu", ma sappiamo tutti che c'e' sempre anche chi in buona fede non e' e cerca solo di sfruttare il mercato senza nessuna convinzione alla base.
La questione che mi ponevo e', per dirla brutalmente, basandosi su autocertificazioni come fare a discernere le ditte serie e motivate da quelle che tali non sono?
tu scrivi:
Da parte nostra ci siamo posti il problema di dare credito al nostro disciplinare volontario e il modo più concreto di realizzarlo è stato quello di aprire le porte del nostro laboatorio alle visite di chiunque fosse interssato a prendere coscienza di come avvengono le produzioni , mettendo i consumatotri-visitatori al pari di agenti ispettivi e in condizione di poter accedere a tutte le informazioni che l’azienda ha a disposizione e che vengono richieste normalemte dagli organisnmi di controllo durante la visita ispettiva
Questa e' sicuramente una dimostrazione di trasparenza ma francamente io non mi reputo abbastanza competente in materia e non so quanto potrei capire da una visita.
Vista la suddetta ignoranza io preferirei quindi affidare il compito a persone competenti e qui si ritorna alla certificazione data da terzi.
E' chiaro che anche cosi' possono esserci interessi, connivenze, etc etc e il problema della serieta' (per non dire altro) si sposta dalla ditta produttrice a chi certifica, ma, almeno in teoria, il fatto che controllato e controllore non siano lo stesso soggetto dovrebbe garantire un minimo di piu'.
In generale intendo, non nello specifico delle 2 certificazioni citate. Era questa la questione che ponevo al forum alla fine.
ciao a tutti
momo
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Ciao momo,
io penso che la legge attuale relativa ai cosmetici sia fatta per tutelare il consumatore, laddove applicata precisamente.
Il problema sono come al solito i controlli: se nessuno controlla che una legge si applichi, questa può anche essere la migliore del mondo ma è come se non ci fosse, o quasi.
Ecco, se i controlli d'ufficio si facessero, le certificazioni di enti terzi probabilmente non servirebbero.
Non ho detto una cosa molto consolante e nemmeno risolutiva, però è una questione che un po' mi rode e volevo esprimermi ugualmente.
io penso che la legge attuale relativa ai cosmetici sia fatta per tutelare il consumatore, laddove applicata precisamente.
Il problema sono come al solito i controlli: se nessuno controlla che una legge si applichi, questa può anche essere la migliore del mondo ma è come se non ci fosse, o quasi.
Ecco, se i controlli d'ufficio si facessero, le certificazioni di enti terzi probabilmente non servirebbero.
Non ho detto una cosa molto consolante e nemmeno risolutiva, però è una questione che un po' mi rode e volevo esprimermi ugualmente.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Ricordo che la legge non richiede che i cosmetici siano ecobio, è un'esigenza in più, per quello le certificazioni sono private.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Sì, certo, quello che voglio dire io è che se un'azienda dichiara una cosa in inci, dev'essere quella, quindi se l'inci è ecobio e la legge controlla che sia veritiero, della certificazione non c'è bisogno, giusto?Lola ha scritto:Ricordo che la legge non richiede che i cosmetici siano ecobio, è un'esigenza in più, per quello le certificazioni sono private.
(scusate l'itaGliano)
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Esatto. Ma si sa che i controlli arrivano solo dopo denuncia, mai a campione. Parlavamo giusto delle acque distillate di fiori, che i conservanti ce li devono avere per potere resistere con un PAO di 12 mesi. Guarda caso nessuna ce l'ha in inci.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Anche le mie acque distillate non hanno conservanti ma il produttore ha asserito una durata di un anno (non pao però, proprio scadenza, cioè un anno dalla produzione).
C'è anche da dire che l'acqua distillata non in emulsione non è come acqua di un preparato momentaneo che si mescola ad altre cose e che quindi senza conservanti permette lo sviluppo di batteri. Però... indagherò.
Per tornare IT mi piacerebbe tanto sapere dalle aziende che producono cosmetici, quanti e quali controlli subiscono da parte dello Stato una volta che hanno compilato la mole infinita di carte per avere le autorizzazioni. Perchè l'idea che mi sono fatta è che, una volta ottenuto l'ok burocratico, poi si sappia che si può fare un po' come si vuole tanto i controlli non arriveranno mai, se non, come dici tu, su segnalazione di terzi.
Per tornare IT mi piacerebbe tanto sapere dalle aziende che producono cosmetici, quanti e quali controlli subiscono da parte dello Stato una volta che hanno compilato la mole infinita di carte per avere le autorizzazioni. Perchè l'idea che mi sono fatta è che, una volta ottenuto l'ok burocratico, poi si sappia che si può fare un po' come si vuole tanto i controlli non arriveranno mai, se non, come dici tu, su segnalazione di terzi.
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
caro biopietro facci sapere quando aprirete i laboratori la prossima volta, mi piacerebbe tanto vedere come funziona un laboratorio cosmetico, o una fabbrica cosmetica
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Cara Barbarabarbara3 ha scritto:Anche le mie acque distillate non hanno conservanti ma il produttore ha asserito una durata di un anno (non pao però, proprio scadenza, cioè un anno dalla produzione).C'è anche da dire che l'acqua distillata non in emulsione non è come acqua di un preparato momentaneo che si mescola ad altre cose e che quindi senza conservanti permette lo sviluppo di batteri. Però... indagherò.
Per tornare IT mi piacerebbe tanto sapere dalle aziende che producono cosmetici, quanti e quali controlli subiscono da parte dello Stato una volta che hanno compilato la mole infinita di carte per avere le autorizzazioni. Perchè l'idea che mi sono fatta è che, una volta ottenuto l'ok burocratico, poi si sappia che si può fare un po' come si vuole tanto i controlli non arriveranno mai, se non, come dici tu, su segnalazione di terzi.
se c’è proprio una materia prima ad alto tasso di inquinamento batterico, questa è proprio l’idrolato ottenuto attraverso la distillazione di una pianta essenziera qualsiasi .
Importa poco la sua derivazione se di Lavanda o Camomilla , è il metodo purtroppo che si presta ad un inquinamento certo. La soluzione potrebbe essere quella di poterla utlizzare al momento della distillazione nel preparato cosmetico ma non sempre è possibile operare in queste condizioni ideali perché nella maggior parte dei casi chi distilla non è mai l’azienda che produce il cosmetico finito .
Quando poi ti arriva l’acqua distillata dal produttore solitamente non è preservata, a meno che venga dichiarato il sistema conservante, e devi considerare che ha sempre delle cariche batteriche elevatissime dell’ordine di 10 alla 4 se non alla 5 .
E’ qui deve intervenire l’esperienza di chi lavora : un metodo per abbattere questa carica è quello di far passare l’idrolato attraverso lampade UV che sterilizzano e puliscono l’acqua ditillata . Un altro è quello di aggiungere un opportuno sistema conservante biocida con la funzione di ridurre se no eliminare la carica batterica totale.
Sono due metodi che raggiungono lo scopo di rendere cosneticamente accettabile la tua acqua distillata nel primo caso per poterla utlizzare all’interno di un prodotto finito come parte dell’acqua e nel secondo caso per poterla commercializare tal quale dichiarandone i conservanti nell’INCI.
Tutto questo sempre che al controllo microbioloogico iniziale non vi sia un inquinamento di batteri di tipo patogeno perché a questo punto il consiglio è quello di buttare via il tutto .
Per quanto riguarda la questione dei controlli posso assicurarti che vengono fatti regolarmente ispezioni da parte delle ’Asl circa 2-3 volte l’anno e che molto spesso fanno anche prelievi a caso di campioni di prodotti pronti per la vendita per assicurarsi che la produzione avvenga secondo GMP ovvero la buona pratica di fabbricazione in rispondenza dei parametri dichiarati nel dossier.
Un saluto
Biopietro
Re: certificazione CODICE VERDE e AIAB/ICEA
Pietro sempre più che prezioso!
Indi arriviamo al punto due: se il produttore di cosmetici può o mettere conservanti/biocidi o sterilizzare, il venditore di acque distillate di piante qualcosa dovrà metterci perchè il prodotto si conservi per un anno... o no?
Eppure ti assicuro che la quasi totalità degli idrolati in commercio non ha conservanti in inci. Mentre quelli che trovo dal mio fornitore (e che rifornisce moltissime ditte cosmetiche) in scheda tecnica ce l'hanno, eccome (isotiazolinoni, imidazolidiny urea, BHT); mi danno scadenza due anni dalla produzione.
Indi arriviamo al punto due: se il produttore di cosmetici può o mettere conservanti/biocidi o sterilizzare, il venditore di acque distillate di piante qualcosa dovrà metterci perchè il prodotto si conservi per un anno... o no?
Eppure ti assicuro che la quasi totalità degli idrolati in commercio non ha conservanti in inci. Mentre quelli che trovo dal mio fornitore (e che rifornisce moltissime ditte cosmetiche) in scheda tecnica ce l'hanno, eccome (isotiazolinoni, imidazolidiny urea, BHT); mi danno scadenza due anni dalla produzione.