La Palestina e il nostro stile di vita

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Gianluca Ricciato
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La Palestina e il nostro stile di vita

Messaggio da Gianluca Ricciato » mar gen 13, 2009 5:57 pm

In questo momento, anche se questo forum parla di solito di decrescita e autoproduzioni, sento che non mi è possibile prescindere da quello che sta succedendo in Palestina. Perchè è una cosa che riguarda da vicino il nostro stile di vita, anche se l'ovvietà di questa affermazione è coperta dal fumo mediatico che si sta spargendo su tutta l'Italia in questi giorni. Come tante altre volte.

Quello che sta succedendo da quindici giorni in Palestina sono 1000 morti (finora), un territorio chiamato Striscia di Gaza che sta per essere raso al suolo completamente, i leader italiani di maggioranza e opposizione che brindano alla "fedeltà ad Israele". La storia dell'Olocausto, della persecuzione e del genocidio del popolo ebraico usata per giustificare, a distanza di 50 anni, una guerra che non serve al popolo israeliano, ma come sempre a consolidare l'egemonia delle terre del petrolio. Questo ha fatto Bush, hanno fatto Sharon e Olmert, questo fanno i politici e i media di tutto il mondo occidentale quando coprono il genocidio perpetrato da uno dei poteri militari più forte del mondo, quello Israeliano sovvenzionato da USA ed Europa.

Opporsi alla politica criminale del governo israeliano non vuol dire non accettare Israele come stato, o essere contro il popolo ebraico, o essere a favore dei razzi di Hamas. Vuol dire essere dalla parte della pace e delle persone a prescindere dalla razza e dalla storia da cui provengono. Così come pochi anni fa il movimento pacifista che considerava criminale la politica di Bush non era a favore dei kamikaze e contro il popolo americano. Su questa ambiguità, perpetrata dai media, si sta giocando ancora oggi l'accettazione di un genocidio da parte nostra, e questo non è possibile.

Per chi non lo sapesse, Israele ha anche un arsenale nucleare che ha sempre ufficialmente negato, ma che è stato scoperto grazie alla testimonianza del tecnico atomico Mordechai Vanunu, perseguitato dal suo Stato per aver avuto il coraggio di rivelarlo (vedi qui: http://www.peacelink.it/pace/a/4536.html).

Sempre per chi non lo sapesse Israele è lo stato con il maggior numero di risoluzioni Onu, quindi secondo la logica occidentale dovrebbe essere uno "stato canaglia" e quindi il primo ad essere sanzionato (vedi qui: http://www.forumpalestina.org/informazi ... sraele.htm)

Ma soprattutto questo del gennaio 2009 è solo uno dei tanti massacri che dal 1946 a oggi hanno compiuto i vari governi di Israele da quando fu deciso che la terra di Cisgiordania in cui viveva il popolo palestinese doveva divenire roccaforte occidentale e insediamento dello Stato di Israele, manu militari. Anche se purtroppo si avvia ad essere uno dei più gravi, almeno se non ci sarà una presa di coscienza internazionale che fermi il governo israeliano.

Fare controinformazione sulla questione mediorientale, sul rapporto guerra e interessi petroliferi, e allo stesso tempo praticare stili di vita che siano sempre meno legati alla dipendenza energetica dai paesi orientali, è oggi più che mai necessario perchè oggi più che mai le sorti della crisi del capitalismo occidentale si stanno giocando in quelle zone del mondo. E sulla pelle di persone innocenti, massacrate ancora una volta per assicurare il nostro stile di vita distruttivo.
Che ci piaccia o meno sentirci dire queste cose.

Gianluca Ricciato

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Manifestazione 17 gennaio, Roma

Messaggio da Gianluca Ricciato » mar gen 13, 2009 6:05 pm

Fermiamo il massacro dei palestinesi a Gaza. Basta con l'impunità del terrorismo di stato israeliano. Rompere ogni complicità politica, militare, economica tra lo stato italiano e Israele. Le bombe uccidono le persone, l'informazione manipolata uccide le coscienze.

Sabato 17 gennaio
Manifestazione nazionale a Roma
per maggiori info: http://www.forumpalestina.org


PULLMAN PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE

PALERMO [email protected]

PISA Telefonare a 050500442 o 3296947952

LECCE 339.5670015 - 339.8277593

BOLOGNA partenza da bologna ore 9 autostazione Bologna
3409892393 comitato palestina bologna

BRINDISI Per favorire la partecipazione il Comitato organizza un pullman che parte alle ore 5,00 del 17 gennaio dal piazzale del tribunale di Brindisi. Per le prenotazioni del pullman si può chiamare : 368 582406 , 329 1184097 , 360 884040.
Comitato provinciale di solidarietà con il popolo Palestinese di Brindisi

PISTOIA Info e prenotazioni: 333/9110255
Francesco Coordinamento Pistoiese per la Palestina

VIAREGGIO Partirà un autobus per la manifestazione del 17 a Roma,
con partenza ore 9,30 davanti alla stazione vecchia (15-20 euro)
per informazioni telefonare al n° 3286770937

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Gianluca Ricciato
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Diario da Gaza. "Restiamo umani"

Messaggio da Gianluca Ricciato » mar gen 13, 2009 6:14 pm

Diario da Gaza
di Vittorio Arrigoni


Incredibile e commovente il coraggio di Vittorio, questa la sua ultima terribile testimonianza pubblicata oggi sul Manifesto. In calce i suoi contatti e le coordinate bancarie per chi volesse dare una mano con una donazione)

roberto
mailing list rekombinant.org


Blog di Vittorio Arrigoni
guerrillaradio.iobloggo.com

Sfilano timorosi con gli occhi rivolti in alto, arresi ad un cielo che piove su di loro terrore e morte, timorosi della terra che continua a tremare sotto ogni passo, che crea crateri dove prima c'erano le case, le scuole, le università, i mercati, gli ospedali, seppellendo per sempre le loro vite. Ho visto carovane di palestinesi disperati sfollare da Jabiliya, Beit Hanoun e da tutti i campi profughi di Gaza, ed andare ad affollare le scuole delle Nazioni Unite come terremotati, come vittime di uno tsunami che giorno per giorno sta inghiottendo la Striscia di Gaza e la sua popolazione civile, senza pietà, senza alcuna minima osservanza dei diritti umani e delle convenzioni di Ginevra. Soprattutto senza che nessun governo occidentale muova un solo dito per fermare questi massacri, per inviare qui personale medico, per arrestare il genocidio di cui si sta macchiando Israele in queste ore. Continuano gli attacchi indiscriminati a ospedali e a personale medico.

Ieri dopo aver lasciato l'ospedale di Al Auda a Jabiliya ho ricevuto una telefonata da Alberto, compagno spagnolo dell'Ism, una bomba è caduta sull'ospedale. Abu Mohammed, infermiere, è rimasto seriamente ferito al capo. Giusto poco prima, con lui, comunista, davanti a un caffè, ascoltavo le eroiche gesta dei leader del Fonte Popolare, i suoi miti: George Habbash, Abu Ali Mustafa, Ahmad Al Sadat. Gli si erano illuminati gli occhi al sapere che le prime nozioni di cosa fosse l'immensa tragedia della Palestina mi erano stati impartiti dai miei genitori, comunisti convinti. Mi aveva chiesto quali erano i leader di sinistra italiani davvero rivoluzionari, del passato, e gli avevo risposto Antonio Gramsci, e quelli di oggi, mi ero preso tempo, gli avrei risposto oggi. Abu Mohammed giace ora in coma nell'ospedale dove lavorava, si è risparmiato la mia deludente risposta.

Verso mezzanotte ho ricevuto un'altra chiamata, questa volta da Eva, l'edificio in cui si trovava era sotto attacco. Conosco bene anche quel palazzo, al centro di Gaza city, ci ho passato una notte con alcuni amici fotoreporters palestinesi, è la sede dei principali media che stanno cercando di raccontare con immagini e parole la catastrofe innaturale che ci ha colpito da dieci giorni. Reuters, Fox news, Russia today, e decine di altre agenzie locali e non, sotto il fuoco di sette razzi partiti da un elicottero israeliano. Sono riusciti a evacuare tutti in tempo prima di rimanere seriamente feriti, i cameramen, i fotografi, i reporter, tutti palestinesi dal momento in cui Israele non permette a giornalisti internazionali di mettere piede a Gaza. Non ci sono obbiettivi «strategici» attorno a quel palazzo, né resistenza che combatte l'avanzata dei mortiferi blindati israeliani, ben più a nord. Chiaramente qualcuno a Tel Aviv non riesce a digerire le immagini dei massacri di civili che si sovrappongono a quelle dei briefing, con rinfresco offerto ai giornalisti prezzolati. Tramite queste conferenze stampa stanno dichiarando al mondo che gli obbiettivi delle bombe sono solo terroristi di Hamas, e non quei bambini orrendamente mutilati che tiriamo fuori ogni giorno dalle macerie. A Zetun, una decina di chilometri da Jabaliya, un edificio bombardato è crollato sopra una famiglia, una decina le vittime, le ambulanze hanno atteso diverse ore prima di poter correre sul posto, i militari continuano a spararci a contro. Sparano alle ambulanze, bombardano gli ospedali. Pochi giorni fa una «pacifista» israeliana mi avevo detto a chiare lettere che questa è una guerra dove le due parti contrapposte utilizzano tutte le loro armi a disposizione. Invito allora Israele a sganciarci addosso una delle sue tante bombe atomiche che tiene segretamente stivate contro tutti i trattati di non proliferazione nucleare. Ci tiri addosso la bomba risolutiva, terminino l'inumana agonia di migliaia di corpi maciullati nelle corsie sovraffollate degli ospedali che ho visitato. Ho scattato alcune fotografie in bianco e nero ieri, alle carovane di carretti trascinati dai muli, carichi all'inverosimile di bambini sventolanti un drappo bianco rivolto verso il cielo, i volti pallidi, terrorizzati.

Riguardando oggi quegli scatti di profughi in fuga, mi sono corsi i brividi lungo la schiena. Se potessero essere sovrapposte a quelle fotografie che testimoniano la Naqba del 1948, la catastrofe palestinese, coinciderebbero perfettamente. Nel vile immobilismo di stati e governi che si definiscono democratici, c'è una nuova catastrofe in corso da queste parti, una nuova Naqba, una nuova pulizia etnica che sta colpendo la popolazione palestinese.

Fino a qualche istante fa si contavano 650 morti, 153 bambini uccisi, più di 3000 i feriti, decine e decine i dispersi. Il computo delle morti civili in Israele, fortunatamente, rimane fermo a quota 4. Dopo questo pomeriggio il bilancio sul versante palestinese va drammaticamente aggiornato, l'esercito israeliano ha iniziato a bombardare le scuole delle Nazioni Unite. Le stesse che stavano raccogliendo i migliaia di sfollati evacuati dietro minaccia di un imminente attacco. Li hanno scacciati dai campi profughi, dai villaggi, solo per raccoglierli tutti in posto unico, un bersaglio più comodo. Sono tre le scuole bombardate oggi. L'ultima, quella di Al Fakhura, a Jabiliya, è stata centrata in pieno. Più di 40 morti. In pochi istanti se ne sono andati uomini, anziani, donne, bambini che si credevano al sicuro dietro le mura dipinte in blu con i loghi dell'Onu. Le altre 20 scuole delle Nazioni Unite tremano. Non c'è via di scampo nella Striscia di Gaza, non siamo in Libano, dove i civili dei villaggi del Sud sotto le bombe israeliane evacuarono al nord, o in Siria e in Giordania. La Striscia di Gaza da enorme prigione a cielo aperto, si è tramutata in una trappola mortale.
Ci si guarda sconvolti e ci si chiede se il consiglio di sicurezza dell'Onu riuscirà questa volta a pronunciare un'unanime condanna, dopo che anche le sue scuole sono prese di mira. Qualcuno fuori di qui ha deciso davvero di fare un deserto, e poi chiamarlo pace. Ci aspetta una lunga nottata sulle ambulanze, anche se l'alba da queste parti è ormai una chimera. I ripetitori dei cellulari lungo tutta la Striscia sono stati distrutti, abbiamo rinunciato a contarci. Spero di riuscire a rivedere un giorno tutti gli amici che non posso più contattare, ma non mi illudo.

Qui a Gaza siamo tutti bersagli ambulanti, nessuno escluso. Mi ha appena contattato il consolato Italiano, dicono che domani evacueranno l'ultima nostra concittadina. Una anziana suorina che da ventanni anni abitava nei pressi della chiesa cattolica di Gaza, ormai adottata dai palestinesi della Striscia. Il console mi ha gentilmente pregato di cogliere quest'ultima opportunità, aggregarmi alla suora e scampare da questo inferno. L'ho ringraziato per la sua offerta, ma da qui non mi muovo, non ce la faccio. Per i lutti che abbiamo vissuto, prima ancora che italiani, spagnoli, inglesi, australiani, in questo momento siamo tutti palestinesi. Se solo per un minuto al giorno lo fossimo tutti, come molti siamo stati ebrei durante l'olocausto, credo che tutto questo massacro ci verrebbe risparmiato.

Restiamo umani.

Vittorio Arrigoni

da Il manifesto, 7 gennaio

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websites della missione: http://www.freegaza.org/ e http://www.palsolidarity.org
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La condanna a morte via Internet

Messaggio da Gianluca Ricciato » mar gen 13, 2009 6:21 pm

DA DIFFONDERE E DENUCIARE IN TUTTI I PAESI

Un sito di criminali http://stoptheism.com/ invita ad uccidere i pochi volontari che prestano assistenza sanitaria a Gaza sotto le bombe israeliane.

Si tratta dei volontari dell'ISM (International Solidarity Movement), americani, australiani, spagnoli, italiani, ecc.da cui provengono le rare notizie sulla reale entità dell'aggressione israeliana a Gaza. Tra di essi, Vittorio
Arrigoni, cooperatore e attivitsta dei diritti umani.

E' un vero e proprio incitamento all'assassinio supportato da foto segnaletiche. E' inconcepibile che esso sia ancora on-line. Il Governo e il Ministero degli Affari Esteri si attivino subito per chiederne l' immediato oscuramento e chiusura e per assicurare i responsabili alla giustizia.

http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=6407

(L'agghiacciante notizia sta facendo il giro del web, altri particolari si possono trovare sul sito di Emigrazione notizie)

Daria

Re: La Palestina e il nostro stile di vita

Messaggio da Daria » mar gen 13, 2009 10:07 pm

Grazie...

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Mandato di cattura ex ministro israeliano Tzipi Livni

Messaggio da Gianluca Ricciato » mer dic 16, 2009 1:41 am

15-12-09
M.O.: MANDATO D'ARRESTO PER LA LIVNI, SCONTRO ISRAELE-LONDRA


(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 15 dic - Mandato d'arresto in Gran Bretagna per l'ex ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni e scontro diplomatico fra il governo di Tel Aviv e il Regno Unito.

Il provvedimento e' stato emesso nel corso del fine settimana da un tribunale di Londra, che accusa la Livni di violazioni dei diritti umani per le azioni commesse dall'esercito israeliano nella striscia di Gaza.

''Israele respinge questa cinica mossa legale contro il capo dell'opposizione, Tzipi Livni, eseguita in base agli ordini di alcuni elementi radicali'', si legge in un comunicato del Ministero degli Esteri israeliano, che ha anche consegnato una nota di protesta ufficiale all'ambasciatore britannico. ''Senza un'immediata e determinata azione correttiva nei confronti di questo abuso, le relazioni fra Gran Bretagna e Israele ne saranno condizionate. Se i leader israeliani non possono visitare il Regno Unito questo ovviamente compromettera' in modo serio la possibilita' che la Gran Bretagna possa giocare un ruolo attivo nel processo di pace in Medio Oriente''.

La Livni e' apparsa in televisione per affermare che ''l'operazione a Gaza era necessaria''. Nel dicembre dello scorso anno gli israeliani lanciarono l'operazione ''Piombo fuso'', con bombardamenti aerei contro i militanti di Hamas.

Ma secondo le fonti palestinesi, riprese dall'Onu, i raid uccisero 1.380 persone, la maggior parte delle quali civili.

red-uda/mcc/alf

http://www.asca.it/news-M_O___MANDATO_D ... -ORA-.html



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Una Corte Britannica ha emesso un mandato d’arresto contro l’ex ministro degli Esteri Tzipi Livni contenente l'accusa è di crimini di guerracommessi
durante l'aggressione alla Striscia di Gaza.

La notizia, in attesa di conferma ufficiale ma supportata da numerose dichiarazioni, è clamorosa. È la prima volta che un dirigente israeliano
rischia l’arresto nel Regno Unito a causa dell’aggressione a Gaza. La Livni era il ministro degli Esteri durante l’aggressione di tre settimane a
Gaza, costata 1.400 vittime palestinesi e 13 morti israeliani.

Livni, domenica, avrebbe dovuto parlare alla conferenza del 2010 del Jewish National Fund's, a Londra, ma ha cancellato la sua visita a causa
del mandato d’arresto. "The Guardian" ha riferito ieri, lunedì 14 dicembre, che la Corte di Westminster ha spiccato il mandato su richiesta di giuristi impegnati
nella difesa delle vittime dell’aggressione a Gaza. Ma una volta accertato che la Livni aveva cancellato il suo appuntamento londinese, il mandato
d’arresto è stato lasciato decadere.

Ieri, il giurista palestinese specializzato in diritti umani, Shawqi Issa, ha dichiarato all'agenzia “Ma’an” che il tipo di mandato d’arresto spiccato
contro Tzipi Livni era di quelli applicabili solo se l’accusata si fosse trovata sul territorio del Regno Unito. “Ai termini di legge, la Corte
britannica avrebbe potuto spiccare un mandato d’arresto solo nel caso in cui la presenza della Livni sul suolo britannico fosse stata confermata”, ha
detto in un’intervista.

Le ultime notizie parlano della scomparsa di Livni, le persone più vicine a lei sostengono che la donna ha lasciato la capitale britannica. La
polizia inglese è stata informata dell'ordine di cattura, che resta in vigore. Le notizie che stanno circolando in queste ore sono contraddittorie: da una
parte, si dice che il leader di Kadima fosse a Londra, quando è stato spiccato l'ordine di cattura; dall'altra, altre fonti sostengono che la
notte scorsa si trovava a Herzliya, per festeggiare Hanukkah. Altre (il londinese "Jewish Chronicle") riferiscono che, temendo
l'arresto, Livni avesse preventivamente cancellato la visita in Gran Bretagna.

L'attuale ministro degli Esteri israeliano, nella prima dichiarazione rilasciata dal suo governo, ha detto che questo mandato d’arresto
potrebbe pregiudicare le relazioni tra i due Paesi. ”Noi rifiutiamo la cinica azione della Corte contro la leader dell’opposizione Tzipi Livni, portata
avanti da elementi radicali”, sottolinea una nota del governo israeliano riportata dai media. “Solo delle azioni concrete possono mettere fine a quest’assurda
situazione, che sembrerebbe una commedia degli errori se non fosse in realtà così seria”, prosegue la dichiarazione israeliana. Infatti, i dirigenti israeliani hanno confermato ad “Ha’aretz” che il mandato d’arresto è stato effettivamente emesso.

Le istituzioni politiche britanniche avevano già "salvato" dalla cattura Ehud Barak, sostenendo il politico israeliano si trovava in visita
ufficiale, e quindi godeva d'immunità. Tuttavia, questo escamotage non vale per Livni, che ieri è stata accolta nella capitale britannica da
manifestazioni di protesta.

L'ordine di cattura rappresenta una vittoria per giuristi e persone di pace e giustizia che stanno lavorando alacremente per perseguitare i
criminali di guerra israeliana in diversi paesi europei.

GIURISTI DEMOCRATICI MODENA
15-12-09

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