Al giorno d'oggi, dopo un passato alquanto grigio dovremmo pensare a come estirpare le centrali a carbone, che producono 8,33kw di energia elettrica all'ora, ma non con complicazioni quali fusioni nucleari, fredde,... rischiando di produrre una maggior quantità di campi magnetici sconosciuti alle nostre scienze.
Il futuro dell'elettricità viene rappresentato dall'idrogeno, in quanto base della chimica e componente divisibile di ogni elemento. La scienza estremista come sempre propone la combustione dell'idrogeno per trarre poche briciole di energia.
L'idrogeno, a dispetto degli altri elementi può essere convertito direttamente in energia di vario tipo. L'inghippo storico sta nel fatto che bisogna prendere in considerazione l'idrogeno monomolecolare, di peso ca. 1,007 , PUNTO DI FUSIONE 13°C - EBOLLIZIONE 20 °C - TEMPERATURA CRITICA 33°C.
Prendendo in considerazione tali dati si può presumere che l'idrogeno a 15 °C si presenta come l'acqua, quindi non ha bisogno di particolari bomboloni, bensì di un contenitore stagno e dalla temperatura costante di 15°C. Nessun megasistemone ingegneristico, bensì semplici contenitori atti a contenere un prodotto che può essere di varia natura:
- di natura chimica: in questo caso la sua produzione và monitorata perchè ne dipende la dericazione
- naturale: in questo caso la sua produzione andrebbe incentivata, poichè l'energia prodotta secondo sistemi naturali non avrebbe sicuramente tanti effetti nocivi sulla salute.
- di natura magnetica: in questo caso si può emulare sia la natura chimica che la via naturale, accanto a ciò la fantasia ci può portare a pensare che anche nel passato la ricerca dell'energia era cosa stimata (es. vedi batterie sumere ferro-rame)
La cosa interessante dell'idrogeno liquido è che esponendolo alla temperatura critica di 33°C esso si decompone in energia.
Secondo l'equazione di Einstein 1000 grammi di idrogeno perfettamente sfruttato genererebbero energia per un totale di 25 miliardi di kilowatt. La conversione da idrogeno in elettricità è decisamente semplice, il suo immagazzinamento reso semplice dai molti testi presenti nel web; a parte ciò si può attribuire all'idrogeno una natura statica, elettrica.
Produrre quindi idrogeno alla "sprecona" come facciamo oggi sarebbe una cosa utile in quanto colmerebbe i bisogni di energia in più derivando da reazioni naturali gioverebbe alla salute del consumatore.*
*bisogna prendere in considerazione quale tipo di energia si produca:
- l'energia elettrica continua di comune fornitura è il risultato dello scontro tra due correnti. Tale energia non
è necessaria ove non ci sia la necessità di forza, pertanto si rende utile per es. per un trapano.
- l'energia elettrica alternata sarebbe la soluzione ideale in quanto la corrente elettrica alternata (quella studiata da
Tesla) non produce campi magnetici abbastanza forti da danneggiare il corpo umano o le sue funzioni.
Essa si presta perfettamente alla produzione di luce, alimentazione id frigoriferi, condizionatori...
Per presentare il seguente sistema di autoproduzione di energia (vecchio come il cucco) usavo la nota d'introduzione soprastante per chiarire che in qualsiasi caso è meglio produrre energia di volta in volta, senza creare barili d'accumulo (PERICOLOSI), bensì piccolissimi CONDENSATORI (vedi bottiglia di Leyda) fatti artigianalmente ed in compagnia.
Per quanto riguarda una sicurezza futura sarebbe meglio disporre sul territorio tantissime minuscole centrali di produzione d'energia che non poche e magari anche scarse, quindi viva l'iniziativa da casa!
Il presente sistema vede impiegati materiali poveri e riciclabili quali metalli recuperati, contenitori rigenerati o costruiti secondo metodi vecchi, quindi poco costosi. Alla base dell'impostazione della produzione dell'energia mettiamo l'ACCUMULATORE, che sarebbe un condensatore per l'energia ma che tende ad immagazzinarla. Ogni accumulatore genera un voltaggio che dipende dal tipo di elemento-metallo utilizzato per costituire i poli della batteria; ogni metallo ha un determinato calore. Accanto a ciò il terzo prodotto che genera l'energia può essere qualsiasi reazione chimica ed influisce su voltaggio ed amperaggio.
Costruendo degli accumulatori di dimensioni idonee, si potrebbero installare delle centrali di produzione id energia su ogni angolo della strada. Il contenuto dei maxi-condensatori: immondizia.
I rifiuti organici si deteriorano in tempo record, quindi si potrebbe utilizzare tutti gli elettroni sprigionati durante la fermantazione e non solo: anche i microorganismi presenti potrebbero venir decomposti in energia. Il tutto interrato e NOTA BENE: un terzo polo della batteria và collegato in terra: essa fornisce il surplus di energia in quanto l'energia naturale viene attirata dalla presenza di campi magnetici (in questo caso deboli, ma a lungo termine). Il collegamento di una batteria bipolare a terra sta alla base dei transistor, piccoli cervellini che con l'aiuto di vari metalli modificano l'energia dandole forma, amplificandone la forza,...
Per il collegamento a terra si consiglia di usare bacchette in ferro più puro possibile (ATTENZIONE AL FERRO 40!!! - è ferro di laboratorio) mirando all'ossidazione del "terzo" polo perchè immagazzinerebbe i dati della cella-batteria = produzione energia.
L'ossidazione del ferro stà alla base dei sistemi MOS ecc.; le prime matrici-memorie dei primi calcolatori erano costituite da una serie di anelli di ferro arrugginito (uno dentro l'altro). Una cosa simile è la cella di Joe, condensatore che dal mio punto di vista quale generatore di idrogeno derivante dall'ossidazione del ferro-inox rappresenterebbe una "scheda RAM" per poter memorizzare la spinta della nostra autovettura.
La soluzione alle nostre paure è semplice e chiara, implica determinate modifiche che di certo non vanno ad arricchire i signori del commercio e della farmaceutica, ma sicuramente ci metteranno in grado di gestire con più coscienza l'illuminazione, quindi l'elettricità.
Vasche in mattoni e cemento alla vecchia e tre pezzi di metallo ed il discorso è risolto, per sempre e volendo in maniera selettiva.
N.B.- non dimenticare che la produzione di energia da rifiuti organici genera gas noti sotto il nome di biogas: miscela di CO2 e metano..