alphandromedae ha scritto:silvy ha scritto:Mi viene in mente il caso di una mia amica che dopo pochi mesi dal rifacimento da una cura canalare, ha cominciato a sofffrire di orticaria diffusa su tutto il corpo e principalmente su braccia e gambe.
Per fortuna un esperto di medicine olistiche a cui si era affidata, dopo aver escluso ogni tipo di allergia e intolleranza, le ha consigliato la bonifica della bocca.Dopo aver estratto il dente e bonificato l'osso sotto, pian piano i problemi di orticaria le sono scomparsi...
Il problema non è collegato alla devitalizzazione.
Cosa intendi per "bonifica della bocca"? Non è chiaro. Praticamente: in cosa consiste?
I metalli, gli amalgami dentali, le devitalizzazioni, i compositi, possono determinare seri problemi di salute. "Bonificare" significa ripulire la bocca da tutti questi inquinanti. Ti riporto uno scritto di Lorenzo Acerra sull'argomento e mi riservo di inviarti quanto prima del materiale specifico.
- cisti, tumori, fibromi -
Si solleva una protesi, si constata che il dente dà un terribile odore di marcio, e il dentista senza esitazione si lancia nel rifacimento della cura canalare: due esempi con conseguenze terribili provengono da queste due persone che si sono rivolte alla nostra associazione con l'amalgama:
34enne, ha fatto la rimozione dell'amalgama ed ha ottenuto una remissione da grave malattia cronica infiammatoria intestinale. Quando mi rifaccio vivo con lei è per chiederle se ha denti devitalizzati. Apprendo che quando il dentista olistico le tolse un ponte palladiato (per sostituirlo con materiali biocompatibili), uno dei due denti devitalizzati su cui reggeva il ponte dava un odore di marciume enorme. Il dentista RIFA' le cure canalari di quel dente e chiude la questione con un provvisorio. Improvvisamente una ciste al seno diventa un tumore maligno enorme e viene operata chirurgicamente. Proprio pochi mesi dopo arriva la mia telefonata, le spiego che quel dente morto è ancora marcio e le invio questo documento.
37enne, ben informatasi sul protocollo di rimozione protetta, va da un dentista che in effetti le dà il massimo di garanzie sul suo impegno: disincastonatura, maschera, clean-up, etc. Durante la bonifica il dentista però non prende in considerazione l'estrazione di nessuno dei vari denti devitalizzati: rifà varie cure canalari e cerca di recuperare un dente devitalizzato particolarmente mal messo. Quest'ultimo nel giro di un anno fa un ascesso e alla fine deve essere tolto. Quando sento questa storia è perché la donna ha avuto un tumore maligno al seno.
Scrive Miclavez: “La mammella contrae relazioni col 4° e 5° inferiori e col 6° e 7° superiori. Questa correlazione si spiega per mezzo del decorso del meridiano dello stomaco. Questo, infatti, attraversa ed alimenta energeticamente la mammella. Un focus odontogeno può indurre, omolateralmente, l'insorgenza di noduli mammari. Per i noduli di vecchia data è necessario il trattamento odontogeno per evitare la degenerazione maligna, quando si aggiungano altri stimoli patogeni”.
La paziente all’inizio era particolarmente intossicata da amalgama e nonostante una dieta ferrea aveva faticato per tutto il periodo di bonifica dell’amalgama. Se avesse avuto allora le informazioni sui focus dentali avrebbe subito sospettato il coinvolgimento dei vari denti devitalizzati e avrebbe adottato una bonifica migliore e radicale.
Una ricerca approfondita sull'argomento “correlazione tra focus dentali e tumori al seno”, iniziata subito dopo aver appreso queste due vicende, mi ha portato a raccogliere dei dati da brividi.
Tom Warren: "A una donna che aveva tumore al seno fu chiesto di far estrarre prima dell'intervento chirurgico al seno un dente che faceva ascesso (agli oncologi non va di operare se ci sono segni di altre infezioni). Appena dopo l'estrazione del dente, mentre la lidocaina (neuralterapia) era presente nel suo sistema, una scansione digitale (raggi X) con apparecchio termografico rivelò una linea bianca spessa che partiva dal sito dentale, procedeva giù al collo, fino al tumore al seno e poi giù allo stomaco. Alla luce di questa scoperta il dentista, la donna e il medico concordarono di aspettare ad operare. Quattro mesi dopo la rimozione del dente infetto il tumore era scomparso”.
Il dottor Swilling, della Genesis Clinic in Tijuana (Messico) segue la stessa pista: "Nella nostra ricerca dell'origine della patologia cancerosa, i casi clinici da noi seguiti hanno evidenziato che le tossine di certi molari devitalizzati trovano la strada fino alla ghiandola mammaria. Dall'infezione locata nel dente devitalizzato si origina un percorso infiammatorio che nutrirà lo sviluppo di tumori al seno. Quando i denti devitalizzati coinvolti vengono rimossi, ciò ripristina le condizioni di salute del meridiano di agopuntura associato ad essi, e il tumore inizia a dissolversi o diventa benigno”.
Il dottor John Diamond (del Triad Medical Center, che collabora con il dentista Christopher Hussar, entrambi a Reno Nevada): “Se monitoraste le pazienti con tumore al seno che vi arrivano potreste scoprire anche voi come è capitato a noi che tutte hanno il coinvolgimento di devitalizzazioni in denti legati secondo la mappa dei meridiani all'area del seno coinvolta”.
Huggins [1999] anch'egli descrive questa correlazione:
Una donna un paio di anni prima aveva avuto un tumore al seno trattato con chirurgia e radiazioni. Era stata un'esperienza particolarmente sgradevole per cui quando iniziò un dolore all'altro seno non molto tempo dopo, non lo disse al suo medico per non essere mandata all'ospedale, ma si rivolse ad Huggins per la bonifica dei campi di disturbo della bocca.. Un dente fu estratto e si scoprì alla radice una grossa sacca di infezione che era risultata assolutamente invisibile ai raggi X. Non c'era stato nemmeno fastidio o dolore al dente. Due minuti dall'estrazione del dente il dolore al seno era scomparso! Nei due anni di follow-up ancora non c'erano state ricadute di dolore al seno.
Huggins, in un seminario alla Cancer Control Society [1993], riferisce di una correlazione dei denti devitalizzati anche con i tumori al cervello: “Una 26enne era già alla terza ricaduta con metastasi al cervello. Aveva tre siti della testa coinvolti e tre denti devitalizzati. La prognosi è che le restavano da tre a sei mesi da vivere. Questo era sei anni fa, quando le abbiamo tolto i denti devitalizzati. Oggi è in vita, la risonanza magnetica dimostra che i tumori sono scomparsi e lei ha recuperato uno stato di buona salute e senza ricadute” (Tape 93F014. Cancer Control Society, 2043 N. Berendo St, LA, CA 90027. Ph: 213 663 7801).
Stortebecker riporta casi di tumori alla tiroide e gliomi e mostra come siano correlati alle tossine batteriche che si nascondono nei denti:
Stortebecker P., “Microorganisms and chronic infections as a cause of cancer”, Stockholm: Natur och Kultur 1978, pp264, ISBN 91-27-00904-1;
Stortebecker P., “Chonic dental infections in etiology of glioblastomas”, abstr 8th Int. Congr. Neuropathology, Washington DC, sett. 1978, Journal Neuropath. Exp. Neurol. 1978, 37(5): 695
Stortebecker P., “Metastatic tumors of the brain from a neurosurgical point of view. A follow-up study of 158 cases”, J. Neurosurg 1954, 11: 84-111
Ecco alcuni esempi riportati dalla d.ssa Hulda Clark nel libro "La Cura di tutti i Cancri Avanzati", Macro Edizioni, p.72), ben corredati di ortopanoramica:
il quinto dente dell’arcata superiore sinistra presenta verso l’alto un’addensamento bianco (L) che emerge dalla punta della radice, come se ci fosse uno sciame di moscerini: si tratta di un’infezione, i batteri si stanno dirigendo verso il cervello; è così che in questo organo insorgono i tumori. Cercare di salvare un dente del genere sarebbe un grave errore, anche se “ha un bell’aspetto e non dava problemi”.
questa seconda panoramica, sebbene di qualità scadente, mostra un’ampia cavitazione in alto a destra. Uno o due denti, estratti in quel punto molto tempo addietro, hanno lasciato un addensamento bianco (cioè con infezione), lungo i bordi. Una pulizia profonda permetterà al materiale osseo di riempire nuovamente la cavità e metterà fine ai disturbi cronici di cui soffre questo paziente.
i test effettuati con il sincrometro su quest'altra paziente hanno rilevato che i batteri presenti nel dente solitario dell'arcata superiore sinistra, stafilococco e clostridia, stavano entrambi spostandosi in direzione del petto. Lo stafilococco stava producendo i fattori di crescita e il clostridio era impegnato a trasformare l’RNA in DNA, per stimolare la formazione del tumore in quel punto.
Due casi di tumore vengono presentati da Miclavez [“Odontoiatria Naturale”, 1998]:
Giovanna D., carcinoma non Hodgkin, risentimento linfonodale al collo sinistro. Le furono dati 3 mesi di vita. Estratti il 26 ed il 36 già alla prima seduta, vista la gravità e urgenza. Con un collega venne seguita la parte medica con supporto disintossicante e nutrizionale. Dopo 6 mesi la paziente è ritornata ingrassata e vispa. Migliorati i sintomi, biopsia negativa, ma linfonodi ancora gonfi. Rimanevano tre denti sospetti: il 24, il 27 e il 37. Alla domanda: "Che articolazione fa male?", Giovanna fece vedere il ginocchio sinistro, menisco interno, che da 10 anni le impediva di salire bene le scale. Test dell'anestesia neurale con procaina: zona apicale 27, nessun risultato; zona apicale 37, nessun risultato; zona apicale 24, Giovanna saliva le scale ridendo, senza dolore. Tolto il 24, che pur era parzialmente vitale, il ginocchio non le fece mai più male.
Giuseppe I.: un simpatico signore di 86 anni, papà di un mio amico, che da una settimana non evacuava più le feci. Portato d'urgenza in ospedale, fu diagnosticato un tumore ostruente del retto, terminale. Venne prenotato per l'intervento chirurgico urgente. Il figlio disperato mi chiese di fare qualcosa. Alla visita intraorale, le gengive erano rigonfie ed infiammate. Alla lastra panoramica, grossi granulomi in zona molare, quindi intestino, stavano bloccando il riflusso linfatico intestinale. Tolti con grande fatica subito i denti, fra le lamentele del povero signor Giuseppe, che non capiva perché lo stavamo torturando. Iniziato il semidigiuno ed una serie di clisteri con olio e con tubicino sottilissimo, il signor Giuseppe al terzo giorno finalmente andò in bagno. Dopo 2 mesi dovette tornare in ospedale (lo portarono in un altro per evitare di trovare i chirurghi che lo volevano operare), per una ritenzione di urina, in quanto aveva la prostata ingrossata. Lì gli fecero anche un clisma, che risultò negativo; dunque del tumore niente più traccia: si era riassorbito.
Un pensiero anche a pazienti con cisti e fibromi uterini: bonificate la bocca dai cadaveri.Weiger [1995] mostra che i batteri sviluppatesi nei denti devitalizzati erano stati in grado di produrre cisti a distanza.
Ci sono dei casi in cui è più olistico smettere di voler salvare a tutti i costi una radice mal messa e dubbia: questa paziente guarirà solo nel momento in cui verrà bonificato anche il secondo dente devitalizzato.
Per non perdere la salute di questi pazienti bisogna aprire un nuovo capitolo dell'odontoiatria biologica e cioè quello in cui sia il paziente che il dentista avviino una valutazione che consiste nel capire se la presenza del cadavere dentale nell'organismo è ancora accettabile oppure non lo è più.
Chi è ben informato può permettersi di valutare la clinica, la radiografia digitale o la Tac, etc., e decidere quando estrarre e bonificare l'osteite sottostante o quando attingere a un compromesso rispetto all'estrazione. Miclavez: “Nei casi meno gravi starà al dentista ed al medico curante, di comune accordo, decidere se prediligere la salute del paziente o scendere ad un compromesso per evitare la protesi totale. In un paziente con un tumore, ovviamente toglieremo tutti i denti morti, se la patologia è meno grave cercheremo un compromesso”.
Il dottor Josef Issels, che nel corso di 40 anni ha trattato 16.000 malati terminali di cancro in Germania con la terapia Gerson, rifiutava di accettare il paziente se questi non andava prima dal dentista di riferimento ad estrarre secondo protocollo tutti i denti devitalizzati, in quanto riteneva che senza togliere i denti devitalizzati egli era impossibilitato ad ottenere buoni risultati su questi pazienti.
Un appello simile a pazienti con tumori lo fa la d.ssa Hulda Clark: “Dopo aver esaminato la vostra radiografia [la Clark, dà indicazioni nel suo libro], decidete da soli – non chiedete al dentista di farlo al posto vostro – e segnate i denti da estrarre. Il dentista potrebbe non essere d’accordo con voi, dato che il suo lavoro consiste nel salvare i denti. Il vostro compito, invece è quello di salvare la vostra vita. Non potete aspettarvi che il dentista sappia che la vostra sopravvivenza dipende da questo. Un’alternativa potrebbe essere quella di recarsi in un altro paese per cercare un dentista ben disposto (vedi fonti)”.