Clayco ha scritto:[Vietare la carne non risolve nulla : nessuna mitigazione sul riscaldamento globale, e nessun aumento di derrate a disposizione.
Vietare totalmente la zootecnia anche anche la produzione di latte e uova, forse aumenta la disponibilità di derrate alimentari...ma non di molto: visto che tu lo affermi, sai dirmi di quanto?
Da un ettaro di silomays si producono 150-300 ql di ss, da un ettaro a soya o a pisello a fagiolo o quant'altro si arriva al max a 30qli.
Posto che una bella insalata di silomays non è proponibile alle persone normali, dove sarebbe il vantaggio della dieta vegan in termini di minor fabbisogno di superficie coltiva / procapite?
Sono sempre di più gli studiosi che confermano con articoli ben circostanziati, sia su riviste tecnico-scientifiche divulgative , che uno dei modi più potenti di proteggere l’ambiente è quello di cambiare modo di mangiare, tornando a modelli più tradizionali e diminuendo quindi drasticamente il consumo di carne e altri alimenti di origine animale (come latte e uova), la cui produzione è estremamente dispendiosa in termini di risorse (terreni, energia, acqua) e di inquinanti emessi (gas serra, sostanze chimiche, deiezioni ad alto potere contaminante).
Concentreremo l’attenzione su un aspetto specifico dell’impatto sull’ambiente della produzione (e consumo) di cibo: quello legato alle emissioni di gas serra. Questo perché, se oggi è abbastanza diffusa la conoscenza del problema dell’effetto serra e delle sue devastanti conseguenze sul clima e sulla vita di tutti noi, non è altrettanto noto l’enorme impatto che ha sul problema dell’effetto serra la produzione di alimenti di origine animale.
Da dove deriva l’impatto della produzione alimentare sull’ambiente?
Per comprendere i motivi dell’impatto sull’ambiente in generale e sull’effetto serra in particolare, occorre notare che gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”. Gli animali d’allevamento consumano infatti molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova: come “macchine” (così sono ormai considerati nella moderna zootecnia, anche se macchine di certo non sono) che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti. Il rapporto di conversione da mangimi per gli animali a “cibo” per gli umani varia da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale.
Vale a dire:
per ogni kg di carne che si ricava da un animale, lo stesso animale deve mangiare mediamente 15 kg di vegetali, appositamente coltivati.
Questo causa uno spreco abnorme di terreni fertili, energia, acqua, sostanze chimiche. Per quanto riguarda l’energia, le calorie di combustibile fossile spese per produrre 1 caloria di proteine dal grano sono pari a 2,2. Per i cibi animali ne servono invece molte di più, in media 25, ma in particolare 40 per la carne bovina, 39 per le uova, 14 per il latte, 14 per la carne di maiale.
(Pimentel2003)
Diminuire quanto, diminuire come?
Se è piuttosto chiaro, anche se difficile da “digerire” perché le abitudini sono difficili da cambiare, che il consumo di alimenti animali va diminuito, forse non è così chiaro di “quanto”.
Secondo l’articolo del Lancet, per sperare in una situazione sostenibile, si dovrebbe tendere a un tetto massimo di 90 g al giorno pro capite, il che significa diminuire del 60% (quindi più che dimezzare) gli attuali consumi medi in occidente. Ma è logica conseguenza che la risposta al “quanto” diminuire sia: il più possibile. Oltre ai già citati effetti positivi sull’ambiente, non vanno trascurati quelli sulla salute: secondo l’Annuario statistico italiano 2007 dell’Istat, le maggiori cause di morte in Italia sono le malattie cardiache e i tumori. Solo questi due fattori, sono la causa di quasi tre quarti delle morti che avvengono in Italia ogni anno. Eppure, sono anche i fattori più facilmente prevenibili con uno stile di vita corretto, la cui componente principale è una corretta alimentazione.
L’alimentazione ottimale per prevenire queste malattie è quella a base vegetale. Maggiore sarà la contrazione dei consumi di alimenti animali, maggiore sarà il “guadagno” per tutti: una dieta più sana, migliore qualità dell’aria, maggiore disponibilità di acqua, una razionalizzazione dell’uso dell’energia e della produzione di cibo. I poteri pubblici mostrano un’eccessiva cautela, quando si tratta di opporsi alle lobby agricole e agroalimentari. Ma su questo fronte, il singolo cittadino ha un grande potere: può decidere lui stesso cosa mangiare, non serve che glielo indichino le istituzioni.
Sta a noi, dunque, far cambiare le cose.