Al vertice della Fao la crisi alimentare mondiale è stata attribuita a vari fattori: alla pratica di Stati Uniti e Brasile di trasformare i cereali in etanolo, cioè in carburante per le auto, alla speculazione, al fatto che adesso i cinesi mangiano e via elencando. Sono tutti marginali o addirittura inesistenti.
La pratica americana di trasformare i cereal i in carburante non incide più del 3\% sul mercato, la speculazione sulle emergenze (qual siasi emergenza, vedi rifiuti) è sempre esistita ma non è essa stessa a provocare l'emergenza, ne è una conseguenza, in quanto ai cinesi mangiavano anche prima (al trimenti non sarebbero un miliardo e duecento milioni) e giustamente il governo di Pechino ha fatto notare che la Cina è autosufficiente dal punto di vista alimentare.
Le cause sono molto più profonde e, come sempre, nascoste e sottaciute perché fan parte degli "indicibili". La pervasività del modello di sviluppo occidentale ha costretto le popolazioni del Terzo Mondo ad abbandonare le economie di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) su cui avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni e a integrarsi nel mercato mondiale. In tal modo devono acquistare altrove buona parte del cibo che prima autoproducevano. È questo che, aumentando smisuratamente la domanda, fa lievitare i prezzi.
Prendiamo l'Africa.
Una vulgata interessante vuole che l'Africa sia sempre stata alla fame e che oggi la situazione sia solo peggiorata e più evidente perché noi occidentali, da buoni samaritani, ce ne occupiamo. Ai primi del Novecento l'Africa era alimentarmente autosufficente e lo era ancora, in larghissima misura (al 98\%) nel 1961. Ma da quando, con la post colonizzazione, ha cominciato a essere considerata non più solo una terra cui rapinare le materie prime ma un mercato, sia pur marginale ma comunque appetibile per un occidente saturo e alla perenne ricerca di nuovi sbocchi e, per convicerla ai nostri consumi e alla nostra "way of life", vi si è introdotta, con le buone o con le cattive, la nostra economia, distruggendo quella autoctona, la situazione è precipitata. L'autosufficenza è scesa al l'89% nel 1971 e al 78% nel 1978. Per sapere quel che è successo dopo non sono necessarie le statistiche, basta guardare le immagini che ci vengono dal Continente nero.
Eppure negli ultimi decenni la produzione mondiale dei cereali di base, riso, grano e mais, non è affatto diminuita ma di molto aumentata, rispettivamente del 30,40 e 50 per cento e una crescita, sia pur modesta, della produzione di tali alimenti c'è stata anche in Africa. Ma gli africani - come tanta altra gente del Terzo Mondo - muoiono lo stesso di fame perché in un'economia mondiale, integrata, di mercato, monetaria, il cibo, come ogni altra merce, non va dove ce n'è bisogno, va dove c'è il denaro per comprarlo. Va ai maial
i dei ricchi americani e, in generale, al bestiame dei Paesi industrializzati se è vero che il 66% della produzione mondiale di cereali è destinato all'alimentazione degli animal i dei Paesi ricchi.
La gente del Terzo Mondo non ha i soldi per comprare sul mercato mondiale il cibo i cui prezzi sono lievitati a livelli non sostenibili a causa dell'enorme aumento della domanda dovuto allo stravolgimento delle loro economie (da economie di sussistenza, chiuse, a economie inserite nel libero mercato globalizzato), ma questo infernale processo comincia a lambire, come si vede bene, per esempio, già in Italia, anche i poveri e persino il ceto medio proletarizzato dei Paesi ricchi i quali hanno, di ritorno, dopo aver devastato e disgregato le economie altrui con tranquilla incoscienza e totale irresponsabilità, ciò che si sono cercato e ampiamente meritano.
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Uscito su "Il gazzettino" il 06/06/2008 di Massimo Fini
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La fame? Il cibo non va dove serve, ma dove c'è il denaro pe
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silvia caldironi
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