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Messaggio da Daria » sab gen 19, 2008 10:11 am

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"Un nuovo studio conferma i benefici delle diete a base vegetale sul controllo del peso"

09/10/2007

Un nuovo studio conferma che una dieta vegana rappresenta il miglior piano dietetico a lungo termine per il dimagrimento. Pubblicato sul numero di settembre di Obesity, questo studio evidenzia come le donne che adottano una dieta vegana, e che partecipano a un gruppo di supporto, dimagriscono e riescono a mantenere il peso conquistato.

Il gruppo di studio includeva 64 donne in post-menopausa in sovrappeso, che sono state assegnate casualmente a una dieta vegana a basso contenuto di grassi oppure a una dieta convenzionale a basso contenuto di grassi che conforme con le linee guida NCEP americane.

All'interno di ciascuno dei due gruppi dietetici è stato proposto ad alcune donne di partecipare ad un gruppo di supporto. Non sono stati forniti i pasti e non sono stati posti limiti alla quantità di calorie assunte in nessuno dei due gruppi dietetici.

Il gruppo a dieta vegana ha perso circa 5 kg in un anno, in confronto a meno di 2 kg dell'altro gruppo. Dopo 2 anni, il gruppo a diete vegana aveva perso dall'inizio dello studio circa 3 kg, mentre il gruppo di controllo aveva perso meno di 1 kg.

Le donne che avevano partecipato ai gruppi di supporto avevano perso più peso durante lo studio rispetto alle altre, in entrambo i gruppi.

Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entre ... h=17890496&
ordinalpos=1&itool=EntrezSystem2.PEntrez.
Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum

http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=332

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Messaggio da Daria » sab gen 19, 2008 10:16 am

"Consumo di latticini e rischio di Malattia di Parkinson"

16/10/2007

Sul numero di maggio 2007 della rivista scientifica Am J Epidemiol. e' stato pubblicato un interessante studio che collega il consumo di latticini all'insorgenza della Malattia di Parkinson.

Gli autori hanno condotto uno studio prospettico sull'associazione tra il consumo di latticini e il rischio di Malattia di Parkinson tra 57.689 uomini e 73.175 donne dello studio sulla prevenzione del cancro della Società Americana del Cancro. 250 uomini e 138 donne nel corso del follow-up (dal 1992 al 2001) hanno sviluppato la Malattia di Parkinson. Il consumo di latticini è risultato associato positivamente con il rischio di Malattia di Parkinson, vale a dire, maggiore è il consumo di latticini, maggiore è il rischio di ammalarsi di questa malattia.

Per questo ampio studio dell'Università di Harvard, oltre 130 mila soggetti sono stati seguiti per 9 anni. In questo periodo è stato registrato il loro consumo di latticini; a 388 di loro, è stato diagnosticato il Malattia di Parkinson. Lo studio aveva il fine di analizzare la possibile associazione tra il consumo di latticini e la malattia. I risultati mostrano che un maggiore consumo di latticini aumenta il rischio di Malattia di Parkinson in modo proporzionale con le quantità consumate.

Il rischio derivante da tali prodotti è risultato maggiore negli uomini che nelle donne. Nel caso peggiore, ovvero di un uomo che faccia un consumo molto elevato di latticini, il rischio di contrarre la malattia è 1,8 volte superiore rispetto a un uomo che ne faccia un consumo minimo.

Questo studio conferma i risultati di altre ricerche sull'argomento che sono giunti a conclusioni analoghe; tuttavia il meccanismo fisiopatologico di questa associazione non è noto.

E' disponibile la traduzione in italiano dell'abstract originale:
http://www.scienzavegetariana.it/abstra ... 7_ita.html

Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entre ... h=17272289&
ordinalpos=2&itool=EntrezSystem2.
PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum

Chen H, O'Reilly E, McCullough ML, Rodriguez C, Schwarzschild MA, Calle EE, Thun MJ, Ascherio A. Consumption of dairy products and risk of Parkinson's disease, Am J Epidemiol. 2007 May 1;165(9):998-1006.

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Messaggio da Daria » sab gen 19, 2008 10:28 am

"I preziosi Omega-3 nell'olio di semi di lino a temperatura controllata."

03/12/2007

[COMUNICATO STAMPA]
I PREZIOSI OMEGA-3 NELL'OLIO DI SEMI
DI LINO A TEMPERATURA CONTROLLATA
2 dicembre 2007

L'olio di semi di lino biologico è una delle miglior fonti naturali di acidi grassi essenziali Omega-3, che si ritiene siano protettivi contro le malattie cardiovascolari, alcune malattie infiammatorie e neurodegenerative e alcuni tipi di tumore.

Gli Omega-3 sono molto sensibili al calore e alla luce, per questo è particolarmente importante garantire la corretta conservazione dell'olio di semi di lino per tutta la filiera, fino al frigorifero del consumatore, da parte di produttori e distributori.

Per la prima volta in Italia un Distributore specializzato nel settore dell'alimentazione biologica, Baule Volante di Bologna, presenta sul mercato un olio di semi di lino spremuto a freddo, certificato da agricoltura biologica e a temperatura controllata. Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV - http://www.ssnv.it - vede con favore questa iniziativa: grazie a un'operazione di controllo della catena del freddo, che cura anche i minimi particolari per la protezione dell'olio dalla luce e dal calore, e' garantito che quest'olio mantenga intatto il suo contenuto di Omega-3.

L'alimentazione a base vegetale risulta già di per sé protettiva verso molte malattie degenerative, cioè quelle più diffuse, invalidanti e mortali che colpiscono i Paesi ricchi (l'arteriosclerosi, il sovrappeso-obesità, il diabete mellito, l'ipertensione arteriosa, il cancro, l'osteoporosi), come confermano le associazioni dei Dietisti Americani e dei Dietisti del Canada, secondo le quali le diete vegetariana "comportano benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie".

Questi benefici vengono ulteriormente amplificati grazie alla provenienza vegetale dei grassi Omega 3. Per sfruttarli al massimo, l'olio di semi di lino va consumato rigorosamente a crudo ed entro un mese dall'apertura della bottiglietta, che va sempre conservata in frigorifero, dall'acquisto a consumo ultimato.

Per maggiori informazioni, sia relativamente all'olio di semi di lino che in generale sull'alimentazione a base vegetale, è disponibile il sito della VegPyramid - http://www.vegpyramid.info - la piramide alimentare naturale per chi vuole adottare abitudini alimentari sane.

Comunicazione a cura di Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana
http://www.scienzavegetariana.it - [email protected]

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Messaggio da Daria » sab gen 19, 2008 10:31 am

"Proteine animali nell'infanzia e rischio di obesità"

22/12/2007

Un articolo scientifico valuta l'influenza che l'assunzione di proteine può esercitare sul rischio di obesità nei bambini.

Un nuovo articolo comparso nel numero di dicembre dell'American Journal of Clinical Nutrition dal titolo "Assunzione precoce di proteine e successivo rischio di obesità: quali fonti proteiche e a che epoca dell'infanzia sono importanti per l'Indice di Massa Corporea e la percentuale di adipe all'età di 7 anni?" valuta l'influenza che l'assunzione precoce di proteine può esercitare sul rischio di obesità.

Gli autori di questo articolo hanno studiato 203 bambini a 6, 12, 18-24 mesi e a 3-4 e 5-6 anni, valutando con un'indagine dietetica l'assunzione di proteine dei bambini. I ricercatori concludono che elevate assunzioni proteine animali a 12 mesi d'età, soprattutto quando provenienti da latte e derivati, risulta associato con una sfavorevole composizione corporea a 7 anni, e che anche l'età di 5-6 anni rappresenta un periodo critico di assunzione di proteine in funzione del rischio di obesità.

Per contro, nessun aumento del rischio di obesità è apparso correlato all'assunzione di proteine vegetali.

Un altro articolo interessante pubblicato sullo stesso numero della rivista, valuta l'associazione di cereali integrali e raffinati e di fibre dei cereali con i fattori di rischio per le comuni malattie croniche dei paesi ricchi. Elevate assunzioni di cereali integrali e delle loro fibre risultano associate con una ridotta adiposità e più bassi livelli di colesterolo plasmatico in età adulta.

http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=393

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Messaggio da Daria » sab gen 19, 2008 10:33 am

"Vitamina C protettiva contro l'ictus"

13/01/2008

Aumentati livelli plasmatici di vitamina C possono conferire protezione nei confronti dell'ictus cerebrale.

Un articolo pubblicato nel gennaio 2008 sull'American Journal of Clinical Nutrition, riporta che una riduzione del 42% del rischio d'insorgenza di ictus è stata riscontrata nei soggetti con elevati livelli plasmatici di vitamina C.

L'osservazione è scaturita dai dati dello studio European Prospective Investigation into Cancer che ha coinvolto 20.649 partecipanti. L'effetto benefico e protettivo della vitamina C sembra essere indipendentemente da età, sesso, abitudine al fumo, BMI, pressione sistolica, livelli di colesterolo plasmatico, attività fisica, diabete e infarto del miocardio, classe sociale, consumo di alcol e di ogni tipo di integratore, e si mantiene anche dopo l'esclusione dei soggetti che assumevano supplementi di vitamina C.

Secondo gli autori, livelli elevati di questa vitamina, quale risultato di elevate assunzioni di frutta e verdura, rappresenterebbero un marcatore biologico di uno stile di vita associato con un ridotto rischio di ictus cerebrale.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18175738

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Messaggio da Daria » sab gen 19, 2008 10:42 am

"Latte scremato non salutare"

17/01/2008

Due nuovi studi confermano l'associazione tra latte parzialmente e totalmente scremato e cancro della prostata.

Due nuovi studi pubblicati sull'American Journal of Epidemiology hanno mostrato la presenza di una correlazione positiva tra consumo di latte parzialmente e totalmente scremato e il rischio di cancro della prostata, vala a dire, maggiore è il consumo di questo tipo di latte maggiore è il rischio di cancro.

Uno dei due studi ha valutato i questionari di 82.483 uomini del Multiethnic Cohort Study, dei quali 4.404 hanno sviluppato cancro della prostata nel periodo di osservazione medio di otto anni.

Non è stata riscontrata alcuna relazione tra l'assunzione di calcio e di vitamina D, sia come cibo che come integratori, e il richio di cancro della prostata.

Invece, il consumo giornaliero di una o più tazze di latte parzialmente e totalmente scremato è risultato associato positivamente con lo sviluppo di cancro della prostata (inclusi casi iniziali, avanzati e fatali). Poiché sempre più frequentemente si tende a consumare latte scremato, dal momento che i grassi contenuti nel latte hanno effetti negativi sulla salute, da questo studio appare chiaramente come anche il consumo di latte scremato non sia esente da rischi.

Nel secondo studio sono stati valutati i questionari dietetici di 293.888 partecipanti al National Institutes of Health (NIH)-AARP Diet and Health Study, dei quali 10.180 erano affetti da cancro della prostata. Il consumo giornaliero di due o più porzioni di latte scremato è risultato associato positivamente con un aumentato rischio di tumore avanzato della prostata.

Fonti:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17925283

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18000020

http://www.scienzavegetariana.it/

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Re: Ultime notizie da: SSNV

Messaggio da Daria » dom gen 20, 2008 12:06 pm

"30esimo congresso vegetariano mondiale"

19/01/2008

Si terrà a Dresda (Germania) dal 27 luglio al 2 agosto.

L'evento è organizzato congiuntamente dall'Unione Vegetariana Internazionale (IVU) e dal Vegetarier-Bund Deutschlands e.V. (VEBU), un'associazione vegetariana tedesca.

E' un evento speciale, perché si tratta di un centenario: negli anni 1907/1908, diversi rappresentanti di organizzazioni vegetariane europee ebbero l'idea di fondare un'organizzazione vegetariana internazionale. Nel 1908 ebbe luogo un vero evento internazionale, un congresso vegetariano, proposto dai francesi e organizzato dagli inglesi. Durante questo incontro in Germania nel 1908 fu fondata l'Unione Vegetariana Internazionale (IVI).

Per questo è stata scelta Dresda come sede del congresso del 2008. Purtroppo, l'edificio nel quale si svolse il congresso cent'anni fa non esiste più. Ma la sede quest'anno sarà il Kulturpalast, un imponente centro culturale nel cuore della città.

Dresda è nota per le distruzioni subite durante la seconda guerra mondiale. La città è stata ricostruita con cura e tanti edifici sono stati rifatti o restaurati. Oggi è una città culturale vivace con tante cose da fare e da vedere, con piacevoli spazi verdi ed una buona scelta di alloggi raggiungibili per i partecipanti al congresso.

I temi trattati al congresso comprendono:

- vegetariani, diritti degli animali e protezione degli animali
- dieta vegetariana, salute e sport
- vegetariani nella società e politica
- vegetarianesimo e ecologia, tutela della natura e fame nel mondo
- vegetarianesimo ed etica/religione/spiritualità

Un gran numero di rappresentanti di organizzazioni vegetariane di tutto il mondo ha già confermato la propria presenza. Oltre agli interventi, il congresso includerà vari occasioni di divertimento, da concerti pop fino a concerti classici e serate di ballo, e la cena di gala del venerdi sera.

Mercoledì il programma prevede una mezza giornata libera e i partecipanti avranno l'occasione di visitare Dresda con guide in tedesco o inglese, a piedi o in pullman.

L'organizzatrice del Congresso del centenario a Dresda è Hildegund Scholvien, che è anche vicepresidente del Vegetarier-Bund Deutschlands (VEBU), tesoriera dell'Unione Vegetariana Europea (EVU) e membro del Consiglio Vegetariano Internazionale, responsabile per le relazioni con l'Europa.

Per informazioni sul programma e sull'iscrizione:
http://www.ivu.org/italian/congress/2008/index.html

http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=414

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Re: Ultime notizie da: SSNV

Messaggio da Daria » lun gen 21, 2008 11:44 pm

"Non mangiare carne, va' in bici"

21/01/2008

"Non mangiare carne, va' in bici, sii un consumatore frugale" - ecco come fermare il riscaldamento globale.

Queste la parole di Rajendra Pachauri, premio Nobel e direttore dell'IPCC, il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite, pronunciate il 15 gennaio a una conferenza stampa a Parigi.

Il dossier emesso nel 2007 dall'IPCC sottolinea infatti "l'importanza di cambiare stile di vita" per combattere il riscaldamento globale. Il direttore dell'IPCC, coerentemente vegetariano lui stesso, afferma anche: "E' qualcosa che l'IPCC ha avuto paura di affermare prima, ma ora l'abbiamo finalmente detto".

E continua chiedendo: "Per favore, mangiate meno carne, la carne e' un prodotto ad altissimo consumo di carbonio" e sottolinando anche che alti consumi di carne sono dannosi per la salute.

Il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC) plaude a questa presa di posizione: "Ricordiamo che recenti studi pubblicati sul Lancet hanno mostrato che le emissioni di gas serra causate dal settore agricolo sono pari al 22% del totale; come percentuale questa è simile a quella dovuta all'industria e maggiore di quella dovuta al settore dei trasporti. L'allevamento di bestiame (compresa la coltivazione del mangime e il trasporto) contribuisce per l'80% al totale del settore agricolo."

Rajendra Pachauri ha inoltre ricordato che la produzione di un kg di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di biossido di carbonio e che l'allevamento e il trasporto di animali richiede, per un kg di carne, la stessa energia richiesta per mantenere accesa una lampadina di 100 Watt per quasi 3 settimane.

Oltre a questo ha raccomandato di usare meno la macchina e andare in bicicletta, e di essere consumatori "frugali", intendendo con questo di non comprare qualcosa solo perche' "esiste", ma comprare solo quello che ci serve davvero.

"Lo scenario e' piuttosto triste - se il genere umano non fa nulla, il cambiamento climatico avra' impatti molto seri" ha dichiarato alla conferenza stampa di Parigi.

Il meeting di Bali ha definito un accordo globale per la riduzione delle emissioni del biossido di carbonio dovute ad attivita' umane, e la cosa positiva e' che per la prima volta da quando si e' iniziato a tenere dei meeting internazionali sull'argomento - nel 1994 - nessuno ha contraddetto i risultati presentati dall'IPCC, e quindi si accetta finalmente che il problema esiste ed e' grave.

Conclude il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione: "E' bene che finalmente si affermi che per quanto riguarda l'impatto sull'ambiente il comportamento personale e' importante, e in particolare le nostre scelte alimentari. La massa di evidenze in merito non si puo' ormai contraddire, cosi' come i risultati dell'IPCC sulla necessita' di un cambiamento drastico sia a livello governativo che a livello personale. Meno alimenti animali, una alimentazione a base vegetale, e' la scelta piu' potente che ciascuno puo' fare per fermare il riscaldamento globale ed evitare un tragico spreco di risorse".

Fonte:
AFP, Lifestyle changes can curb climate change: IPCC chief, 16 gennaio 2008
http://afp.google.com/article/ALeqM5iIV ... -61mDlrw0Q

(http://www.scienzavegetariana.it)

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Messaggio da Daria » mar feb 12, 2008 10:24 pm

"Il consumo di carne aumenta il rischio di tumore della mammella"

12/02/2008

Un nuovo studio su 25 mila donne danesi mostra una correlazione tra assunzione di carne di ogni tipo e pesce e l'insorgenza di tumore alla mammella.

Nell'ambito del Diet, Cancer and Health study, uno studio prospettico condotto su circa 25 mila donne danesi in post meopausa per valutare il ruolo della dieta e del cancro, è stato condotto un sottostudio finalizzato a valutare il rapporto tra consumo di carne e rischio di cancro della mammella.

Sono state quindi identificate 378 donne che avevano sviluppato un tumore della mammella e sono state confrontate con un gruppo di controllo che invece non aveva sviluppato questo tumore. Il rischio di incidenza del tumore alla mammella è risultato più elevato in quelle donne che riportavano le più elevate assunzioni di carne (carne rossa, pollame, pesce e carni trasformate). Un aumento di 25 grammi nel consumo carne totale, carne rossa e carne trasformata è risultato responsabile di aumentare il rischio di tumore della mammella del 9, 15 e 23 %, rispettivamente, anche se l'entità del rischio dipendeva da fattori genetici.

Infatti, alcuni geni sono in grado di attivare i carcinogeni (le amine eterocicliche) che sono presenti nelle carni cotte. In questo studio, le donne portatrici di geni in grado di attivare velocemente questi carcinogeni, sono risultate esposte ad un maggior rischio mangiando carne.

Fonti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18090909
http://www.scienzavegetariana.it

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Daria

Re: Ultime notizie da: SSNV

Messaggio da Daria » ven feb 22, 2008 11:53 pm

"Carenza di vitamina B12 negli onnivori"

22/02/2008

Il problema della carenza di vitamina B12 coinvolga sempre più la popolazione generale, non solo chi ha eliminato i cibi animali dalla propria dieta.

Nel numero dell'ottobre 2007 della rivista scientifica "Nutritional Review", è stato pubblicato un articolo intitolato "Se elevate assunzioni di acido folico peggiorano la carenza di vitamina B12, cosa si può fare?", il quale sottolinea come il problema della carenza di vitamina B12 coinvolga sempre più la popolazione generale, soprattutto anziana. La carenza di questa vitamina, erroneamente (o fraudolentemente) riferita come problema esclusivo di chi ha eliminato i cibi animali dalla propria dieta, è ormai incontrovertibilmente riconosciuta svilupparsi anche in molte persone carnivore che non riescono ad assorbire la vitamina legata al cibo. In queste persone, quindi, solo l'assunzione di integratori in forma cristallina può permettere l'assorbimento della vitamina e salvaguardare lo stato della B12 dell'organismo.

Le ultime Linee Guida americane riconoscono come gruppi a rischio di carenza tutte le persone oltre i 50 anni, indipendentemente dal tipo di dieta, e raccomandano a questo gruppo di popolazione la regolare assunzione di integratori. In USA è inoltre in atto un'estesa campagna di integrazione dei cibi con acido folico, ma questo articolo evidenzia come l'integrazione con acido folico possa addirittura essere dannosa nei soggetti in carenza di vitamina B12, e suggerisce come strategie di salute pubblica dovrebbero considerare gli effetti negativi di un'integrazione a pioggia di acido folico, data la presenza di fette di popolazione generale in carenza di B12.

Traduzione dell'abstract: Se elevate assunzioni di acido folico peggiorano la carenza di vitamina B12, cosa si può fare?

La causa più comune di carenza di vitamina B12 nella popolazione anziana è l'incapacità di assorbire la vitamina B12 legata al cibo. Per questo è stato suggerito che la dose giornaliera raccomandata di vitamina B12, pari a 2.4 mcg al dì, venga soddisfatta principalmente a partire da integratori di vitamina B12 (in forma cristallina), che si reputa sia ben assorbita in questi individui con difetto di assorbimento.

E' emersa la preoccupazione che elevate assunzioni di acido folico a partire da cibi fortificati e supplementi dietetici siano in grado di mascherare l'anemia macrocitica da carenza di vitamina B12, eliminando così un importante segno diagnostico.

Uno studio recente mostra tuttavia che elevati livelli ematici di folati in corso di carenza di vitamina B12 sono in grado di peggiorare (piuttosto che mascherare) l'anemia e di peggiorare i sintomi cognitivi.

Un altro studio suggerisce che una volta che si sia stabilita la carenza di vitamina B12 in soggetti con questo tipo di malassorbimento, l'assunzione per 30 giorni di una dose di 40-80 mcg al dì di integratore orale di vitamina B12, in forma cristallina, non sarebbe in grado di far regredire i segni biochimici della carenza.

Presi assieme, questi studi forniscono ulteriori evidenze sull'urgenza di mettere in atto stratagie volte alla cura della salute pubblica, che siano in grado di migliorare lo stato della vitamina B12 nella popolazione, riducendo il rischio di carenza e qualunque potenziale sua interazione con l'acido folico.

Fonte:
Johnson MA., If high folic acid aggravates vitamin B12 deficiency what should be done about it?, Nutr Rev. 2007 Oct;65(10):451-8. PMID: 17972439
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17972439/

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Daria

Re: Ultime notizie da: SSNV

Messaggio da Daria » ven apr 04, 2008 12:00 pm

Risparmiare acqua? Consumiamo meno carne!
03/04/2008

Troppe campagne informative di varie organizzazioni non elencano tra i consigli per "risparmiare acqua" l'azione più potente: la diminuzione del consumo di carne.

Le campagne di "consigli spiccioli"

Prendiamo spunto questa volta da una campagna di AMREF Italia, ma lo stesso si può dire di molte altre organizzazioni. La campagna si chiama SprecoMenoSubito, e, nella pagina delle (Regole contro lo spreco d'acqua: http://www.amref.it/Locator.cfm?SectionID=709 ) elenca giustamente tante piccole regole utili da applicare ogni giorno per risparmiare acqua.

Ma manca il consiglio più "potente" in assoluto, più potente di tutti gli altri messi assieme, e che quindi non deve assolutamente essere trascurato: diminuire il consumo di carne e altri alimenti animali, che sono quelli a maggior dispendio d'acqua, perché per produrli viene spesa moltissima acqua rispetto alla produzione di cibi vegetali.

Questo e' anche quanto consigliato dalla "Campagna per la decrescita". Nel loro articolo( I primi 10 consigli per entrare nella resistenza con la decrescita http://www.decrescita.it/modules/articl ... e.php/2/c0) troviamo in questo decalogo di base per pesare meno sul pianeta proprio il consiglio esplicito "Mangiare poca carne. O meglio, mangiare vegetariano."

Perché serve tanta acqua per produrre carne?

La premessa da fare, per comprendere i motivi dell'impatto delle nostre scelte alimentari sul consumo d'acqua, riguarda il fatto che gli animali d'allevamento sono "fabbriche di proteine alla rovescia".

Infatti, gli animali consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova: come "macchine" che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti.

Il rapporto di conversione da mangimi vegetali dati agli animali a "cibo animale" per gli umani varia da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale, vale a dire: per produrre 1 kg di carne servono da 4 a 30 kg di vegetali coltivati appositamente. Per la loro coltivazione serve acqua. Per dar da bere agli animali serve acqua. Per pulire stalle e macelli serve acqua.

Dalle istituzioni e dal mondo scientifico

In organizzazioni come l'OMS, la FAO e la Banca Mondiale, aumenta sempre di più la preoccupazione per l'impatto dell'allevamento industriale sull'utilizzo delle terre coltivabili e conseguentemente sulla possibilità o meno di nutrire il mondo in modo efficiente.

Esse affermano: "L'aumento del consumo di prodotti animali in paesi come il Brasile e la Cina (anche se tali consumi sono ancora ben al di sotto dei livelli del Nord America e della maggior parte degli altri paesi industrializzati) ha anche considerevoli ripercussioni ambientali. Il numero di persone nutrite in un anno per ettaro varia da 22 per le patate, a 19 per il riso fino a solo 1 e 2 persone rispettivamente per il manzo e l'agnello. Allo stesso modo, la richiesta d'acqua diventerà probabilmente uno dei maggiori problemi di questo secolo. Anche in questo caso, i prodotti animali usano una quantità molto maggiore di questa risorsa rispetto ai vegetali." [WHO/FAO2002].

L'acqua richiesta per produrre vari tipi di cibo vegetale e foraggio varia dai 500 ai 2000 litri per chilo di raccolto prodotto. Il bestiame utilizza in modo diretto solo l'1,3% dell'acqua usata in totale in agricoltura; tuttavia, se si prende in considerazione anche l'acqua richiesta per la coltivazione dei cereali e del foraggio per uso animale, la quantità d'acqua richiesta è enormemente più elevata. Per 1 kg di manzo da allevamento intensivo servono 100.000 litri d'acqua (200.000 se l'allevamento è estensivo); per 1 kg di pollo, servono 3500 litri d'acqua, 2000 per la soia, 1910 per il riso, 1400 per il mais, 900 per il grano, 500 per le patate. [Pimentel1997]

Il direttore esecutivo dell'International Water Institute di Stoccolma, ha dichiarato "Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne [...]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America". Ha aggiunto inoltre che i paesi ricchi saranno in grado di aggirare il problema importando acqua virtuale, il che significa importare cibo (mangime per animali o carne) da altri paesi, anche da quelli che non hanno abbastanza acqua. [Kirby2004]

Oltre a consumarla, l'allevamento inquina l'acqua

Al consumo smodato d'acqua, va aggiunto il problema dello smaltimento dell'enorme quantità di deiezioni prodotte dagli animali degli allevamenti intensivi. Le deiezioni liquide e semi-liquide del bestiame contengono livelli di fosforo e nitrogeno al di sopra della norma, perché gli animali possono assorbire solo una piccola parte della quantità di queste sostanze presenti nei loro mangimi.

Quando gli escrementi animali filtrano nei corsi d'acqua, il nitrogeno e fosforo in eccesso in essi contenuto rovina la qualità dell'acqua e danneggia gli ecosistemi acquatici e le zone umide. Circa il 70-80% del nitrogeno fornito ai bovini, suini e alle galline ovaiole mediante l'alimentazione, e il 60% di quello dato ai polli "da carne" viene eliminato nelle feci e nell'urina e finisce nei corsi d'acqua. [CIWF2004]

Un anno intero di acqua per soli 5 kg di carne

Per concludere, un dato emblematico, che fa riflettere: il settimanale Newsweek ha calcolato qualche anno fa che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media americana in un anno (5 kg di carne non bastano a coprire il consumo di una settimana, per la stessa famiglia!).

Perciò è chiaro che la prima cosa da fare, per risparmiare davvero acqua, è diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

D'altro canto, è noto che l'attuale consumo di alimenti animali è di molto superiore al massimo consigliato dall'Istituto Mondiale per gli studi sul Cancro (World Cancer Institute), che consiglia, nelle sue linee guida per la prevenzione del cancro, di non consumare più di 80 grammi al giorno di carne rossa, il che significa 30 kg l'anno come MASSIMA quantità di carne rossa ammessa. In Italia, ogni anno si consumano mediamente 62 kg di carne rossa pro-capite, più 30 kg di altra carne, quindi il doppio rispetto al massimo consigliato.

Modificando le nostre abitudini alimentari, faremo molto per l'ambiente, e faremo un gran regalo alla nostra salute.

Fonti:

[CIWF2004] CIWF, "The global benefits of eating less meat", CIWF Trust, 2004
[Kirby2004] Alex Kirby, "Hungry world 'must eat less meat'", BBC News Online, August 15 2004
[Pimentel1997] Pimentel D., Houser J., Preiss E., White O., "Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society", Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2.
[WHO/FAO2002] WHO/FAO, Diet, nutrition, and the prevention of chronic disease. Report of the Joint WHO/FAO expert consultation, 26 April 2002.

http://www.scienzavegetariana.it/

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