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E' possibile mangiare carne senza uccidere animali?
(di Andrea Nardi)
C’è una notizia, paragonabile all’invenzione della scrittura o alla gestione del fuoco, passata totalmente inosservata ormai da due anni eppure degna di rivoluzionare in radice non solo l’alimentazione umana ma addirittura il senso etico di una civiltà. Dagli studi del professor Jason Matheny dell’Università del Maryland e dagli esperimenti della Nasa si è ora pronti a produrre in laboratorio veri filetti di carne e di pesce coltivati da cellule adulte estratte da un filetto di animale. Il sapore e la sicurezza alimentare di queste bistecche sono superiori a quelle dell’animale macellato, e non sono poche le università che seguono il progetto: «Fra sei anni potrebbe essere pronta la carne trita per ragù, pizze e salsicce dell’industria alimentare» dice Henk Haagsman, responsabile del progetto danese all’Università di Utrecht.
Le implicazioni di tale ricerca sono formidabili.
– Drastica diminuzione dell’inquinamento: la zootecnia mondiale, con le emissioni di gas intestinali, produce il 21% dell’anidride carbonica di origine umana, il gas considerato principale causa del surriscaldamento dell’atmosfera (pubblicato dal fisico britannico Alan Calvert sulla rivista scientifica Physics World). Inoltre, le catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, inquinano l'acqua e i pozzi, e richiedono una quantità sempre maggiore di mais, soia e altri cereali, contribuendo al disboscamento di vaste aree delle foreste pluviali tropicali;
– Risolutiva riduzione dello sfruttamento di risorse naturali: per produrre un kg di proteine animali in zootecnia tradizionale ci vogliono da 3 a 10 kg di proteine vegetali e circa 15 metri cubi d’acqua; si consideri che nella seconda metà del secolo scorso la popolazione mondiale è più che raddoppiata e la produzione di carne è quintuplicata (da 45 a 233 milioni di kg l’anno: fonte:
http://www.collettivoanimalista.org/Objects/Home1.asp;
– Abbattimento dei problemi di sottoalimentazione nei paesi poveri: la produzione e distribuzione di carne sarebbe enormemente facilitata, anche per far fronte alla domanda crescente e alle esigenze del consumo che secondo le previsioni raddoppierà entro il 2050: «Basterebbe una cellula madre per rifornire di carne tutta la popolazione mondiale per un anno» sostiene Matheny.
– Eliminazione dei rischi di malattie da zoonosi che dagli allevamenti si trasmettono all’uomo: influenza aviaria, mucca pazza, Sars, Campylobacter, Salmonella, Escherichia; ma anche malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. Per non parlare dei quantitativi colossali di medicinali e antibiotici assunti dalle bestie negli allevamenti e destinati ai nostri piatti: niente di tutto ciò si verifica coi tessuti coltivati, privi d’ogni farmaco e perfettamente sani;
– Eliminazione dalla carne delle cellule dannose per l’uomo: si possono, per esempio, sostituire i grassi Omega-6, responsabili di colesterolo, malattie cardiocircolatorie e diabete, coi grassi sani del pesce, gli Omega3.
Tuttavia la novità sconvolgente è un’altra. Con questo sistema per la prima nella sua storia l’umanità potrà nutrirsi senza uccidere un essere vivente. Al di là delle nevrosi di vegetariani e vegani, questa ricerca scientifica sarà non solo d’enorme aiuto per l’economia mondiale e nella salute delle persone, ma soprattutto svilupperà nella cultura umana un inedito principio sinora giocoforza trascurato: diventerebbe barbarico arrecare sofferenze ad altri animali per trasformarli in cibo. Non occorreranno più né allevamenti terribili né macelli sanguinari.
Nel nostro orizzonte umano ci può essere un ideale più illuminista e caritatevole di questo? Allora la domanda è: come mai nessun intellettuale prende in considerazione questa scoperta?
http://www.loccidentale.it/node/12309


