Sono felice

Archivio delle discussioni sui forum non più presenti
Avatar utente
Visvakarman
Messaggi: 56
Iscritto il: mar lug 31, 2007 4:09 pm
Località: Perugia

Re: Sono felice

Messaggio da Visvakarman » ven feb 01, 2008 3:05 pm

quando trascendi questa dualità e ti immergi nel divino allora la gioia è una costante dentro di te ma non è legata ai sensi.
l'immersione non consente di gioire.. dato che la gioia e' data dalla relazione.
Se io e te ci incontriamo, considereremmo una gran disgrazia se qualcuno ci mettesse dentro un frullatore e ci facesse immargere l'uno dentro l'altro..
Poi.. ovviamente non sto parlando di gioie avvertibili con i sensi materiali..

Come fai a parlare di gioie ultraterrene non avvertibili con i sensi umani se poi mi citi "il nostro incontro nel frullatore"? :D io sto parlando della beatitudine, della gioia infinita che l'essere umano prova quando, con la meditazione, trascende ogni tipo di divisione tra lui e il divino, (trascendendo anche quella che tu chiami relazione) e va oltre

Vuol dire che questo corpo fisico è come un abito che la nostra anima indossa in questa incarnazione
io sto "raccontando" di una felicita', di una relazione e di un'individualita' nell'ambito trascendentale.. come descritta da miriadi di episodi in tutte le scritture sacre nel mondo.
Perche' mi rispondi parlando di corpo, di materia, di desideri materiali? concordo senza problemi sul fatto che la trascendenza, qualsiasi cosa essa sia, e' al di la' di cio....

perchè tu stesso non fai una divisione netta tra felicità umana, percepita con i sensi e legata all'ego e quella divina, percepita interiormente e senza nessun legame.Mi parli sempre della felicità come un qualcosa indirizzato a un'entità separata, io parlo di unità non di separazione


Ma noi esseri umani siamo come dei bambini spirituali che non comprendono appieno questi concetti
non considero una cosa troppo seria un'ideologia che poi non puo' essere messa in pratica.
va bene che tu mi dica che attraverso la mistica, l'associazione con i realizzati ecc, ecc, ecc. si arriva ad essere coerenti.. ma e' una fede.. perche' dovrei darti retta?
Personalmente non ritengo che la varieta' abbia meno "numeri" dell'unita' perche' si possa ipotizzare che anche lei stia nella trascendenza. Non me lo dice la logica, non me lo dicono le religioni, non me lo dicono i veda... Per cui non vivo l'incoerenza di predicare l'Uno e simultaneamente mostrarmi duale.. Anzi, considero profondamente dualista chi abbia deciso che la varieta' sta solo nell'illusione e l'unita' sta da sola nella trascendenza..

Guarda che io sostengo che se un sentiero, una fede o una religione non può essere praticato e verificato personalmente non porta a nulla. Le filosofie e gli intellettualismi sono solo cibo per la mente; non sostengo che devi seguire la mia fede per illuminarti. Io pratico il Kriya Yoga di Lahiri Mahasaya che è un sentiero pratico di meditazione che porta gradualmente all'illuminazione, al trascendere l'ego con le sue limitazioni per ancorarsi nel divino. Non sostengo che questa è l'unica via, ce ne sono altre, ma se non portano a a obbiettivi di crescita spirituale, mi spiace ma li considero appunto cibo per la mente: ottimi per chi accontenta ma che non portano a nulla nel sentiero spirituale.


Perciò le energie negative/positive che mettiamo in gioco sono esattamente le stesse, ogni evento è neutro e siamo noi a dargli una valenza, ma finchè non avremo trasceso la dualità, queste energie avranno valenze differenti.
se una filosofia non puo' essere messa in pratica da chi la predica..

Non è una filosofia... è un obbiettivo, un cammino che porta a qualcosa, è molto differente
La filosofia può essere la porta di ingresso ma il cammino va molto al di là di questo. Del resto se riuscissi davvero a mettere in pratica ora gli insegnamenti che seguo sarei un maestro illuminato.... è il cammino stesso che ti porta all'obbiettivo.


Chiamala come vuoi: il samadhi è uno stato di coscienza non dualistico
e io che ho detto? Dualismo e' prima di tutto ritenere che l'unita' stia nella trascendenza e la varieta' nell'immanenza.. Quindi considero samadhi la relazione amorosa con la Persona Suprema.. Relazione che e' unita' e simultaneamente separazione.. dato che l'amore fa degli innamorati una cosa sola, ma e' necessaria la separazione perche' sussista un flusso, uno scambio, una reciproca e costante scoperta

Sono d'accordo in parte: il Samadhi è una relazione amorosa con la Persona Suprema ma negli stadi più alti non v'è separazione, non c'è scambio perchè l'Amato, l'amore stesso e chi ama sono una cosa unica. Solo questo è importante: ognuno può seguire le religioni, le filosofie e i sentieri spirituali che vuole ma se non portano a questa fusione sono utili, belli e possono aiutare ma non arrivano all'obbiettivo finale.

Non confondiamo l'amore umano, anche se oggetto di attenzioni disinteressate, con l'amore divino
ripeto... Amore vuol dire che sussiste, oltre all'unita', pure una separazione, se no non puo' esserci dedizione per l'altro.. quindi ripeto: "amare vuol dire dedicarsi disinteressatamente a qualcuno.
E' la "realizzazione" impersonale che ha l'intento di spazzare via ogni forma di vita diversa dalla nostra perche' solo la nostra prevalga
il fatto stesso che si chiami "liberazione" e' un altro piccolo sintomo.. si tratta di liberarsi dai guai... mica di offrirsi, sacrificarsi, devolversi, darsi..
"
Che Madre Teresa vedesse nel derelitto una sua (del derelitto) connessione col Cristo.. e' condivisibile.. Madre Teresa di Calcutta pero' non viveva una spiritualita' che relega nell'immanente la relazione e quindi l'amore.. Quindi non esercitava un sentimento che poi avrebbe rinnegato nella trascendenza per attuare l'immersione e la simbiosi con l'"UNO"

Come sopra. Negli stadi più di Samadhi l'amore non viene vissuto come separazione ma come unità. Madre Teresa aveva una realzione immanente perchè aveva trasceso i risvolti egoici della realzione stessa (l'essere contraccambiati, l'avere riconoscimenti, sentirsi orgogliosi di essere buoni) ma anche la visione umana dell'oggetto della relazione: lei non aiutava quelle persone perchè vedeva uomini sofferenti ma perchè riusciva e vedere il lato divino di chi aiutava, idealizzandolo poi in Cristo

Vedi che il tuo concetto di amore è sempre rapportato a qualcuno, per te amore è sinonimo di "altra persona"
certo.. e non ci trovo niente di male.. Il fatto che in questo mondo le relazioni siano problematiche, non significa che si debba chiudersi spiritualmente a credere dogmaticamente che nella trascendenza non esista la differenza fra le individualita'..

Certo, anche se le relazioni sono problematiche guai se non ci fossero ma stiamo parlando di amore che va al di là della forma. Nel trascendere l'ego e le limitazioni umane, nell'innalzarsi nel Supremo Samadhi si percepiscono le persone non più come individualità ma come unità. Paramhansa Yogananda , un grande mistico e santo indiano (ritenuto un Avatar=incarnazione divina) una volta barcollando mentre camminavano disse a un suo discepolo "è così difficile restare in un solo corpo fisico", oppure un'altra volta sentiva la sofferenza di alcune persone che stavano annegando. Questo perchè la sua coscienza era ancorata nel Divino oltre il concetto di individualità, il suo amore era amore divino senza attaccamenti umani


mi spiego meglio, riesci a vedere Dio, Allah, Geova, o come lo vuoi chiamare, nella persona/e che ami oppure l'amore per te è legato al concetto di persona/corpo?

l'amore per me e' legato alla persona.. che non e' necessariamente il corpo di materia..
E ritengo che Dio, Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' possa essere una persona trascendentale... e non un concetto impersonale da far interpretare a coloro con i quali sono in relazione..
Ti risulta strano?
Eppure miliardi di persone al mondo, compresi i cosiddetti induisti, che sono uno dei quattro piu' grandi monoteismi, la pensano in questo modo..

Certo ma per gli induisti Dio è sia immanente che trascendente: è dentro e fuori di noi e si manifesta in miliardi di modi differenti. Perciò è sia la persona trascendente che puoi adorare come divinità, sia una manifestazione immanente. Dio è sia Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' (quindi un'entità separata da noi), che il microcosmo chiamato uomo e l'universo dove esso vive, sia il peccatore che il virtuoso, ma è altresì vero che per realizzare il divino dentro di noi, dobbiamo sollevare tutti i veli che ce lo nascondono, dobbiamo eliminare tutto quello che ci impedisce di riconnetrci con la fonte di tutto, dobbiamo realizzare che anche noi siamo divini.

ciao..

grazie ancora..

:)[/color][/quote]

Avatar utente
yasodanandana
Messaggi: 2264
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:13 pm
Località: diciamo Firenze
Contatta:

Re: Sono felice

Messaggio da yasodanandana » sab feb 02, 2008 2:38 am

Come fai a parlare di gioie ultraterrene non avvertibili con i sensi umani se poi mi citi "il nostro incontro nel frullatore"?
perche' sono un essere umano e se debbo fare una scelta sulla dottrina piu' interessante alla quale affidarmi per ottenere una pratica.. uso anche la logica.
Il fatto che "lassu'" funzioni al contrario di "qui'" e' un dogma...

io sto parlando della beatitudine, della gioia infinita che l'essere umano prova quando, con la meditazione, trascende ogni tipo di divisione tra lui e il divino, (trascendendo anche quella che tu chiami relazione) e va oltre
non vedo perche' il "divino" debba consistere nel suo piano piu' elevato solo in una unita' indistinta e non in una relazione fra individui.
Visto che i veda e la stragrande maggioranza dei messaggi sacri mi dicono cosi', ovvero della simultaneita' trascendente dell'unione e della relazione.... io pratico per esplorare anche questa ipotesi, invece di chiudermi.
Faccio male?


perchè tu stesso non fai una divisione netta tra felicità umana, percepita con i sensi e legata all'ego e quella divina, percepita interiormente e senza nessun legame
cerco di chiarire ancora.
Io non concordo col tuo dogma per il quale la trascendenza sia solo unita'.. ma ritengo piu' che plausibile che nella trascendenza esista anche la relazione.. la quale ha a che vedere col fatto che coloro che relazionano siano differenti. Se no come fanno?
E, in definitiva, che ha la relazione che non va? perche' non dovrebbe essere fra le ipotesi sul trascendente da prendere in considerazione per la nostra esplorazione?

Mi parli sempre della felicità come un qualcosa indirizzato a un'entità separata
mi sembra pure ovvio.. nel senso che ogni tipo di felicita' vivibile in questo mondo e' nella relazione con altre persone.
Anzi.. non esiste proprio alcun tipo di vita vivibile senza relazionare...


Guarda che io sostengo che se un sentiero, una fede o una religione non può essere praticato e verificato personalmente non porta a nulla
concordo.. quindi come faccio a dare retta ad individui che mi parlano di quanto e' bella la fine dell'individualita'?

Non sostengo che questa è l'unica via, ce ne sono altre, ma se non portano a a obbiettivi di crescita spirituale, mi spiace ma li considero appunto cibo per la mente
sacrosanto.. una via spirituale che non porta crescita spirituale che via spirituale e'?

Sono d'accordo in parte: il Samadhi è una relazione amorosa con la Persona Suprema ma negli stadi più alti non v'è separazione, non c'è scambio perchè l'Amato, l'amore stesso e chi ama sono una cosa unica.
ho capito che non sei d'accordo.. ma continuo a considerare questo dualismo... unita' "alto", relazione "basso" una faccenda dogmatica..
Fra l'altro in effetti e' totalmente illogico parlare di amore senza che si ammetta l'esistenza di soggetti differenti ed energie che corrono fra di loro... e pure di mistero e di progressiva scoperta.
E non vedo perche' il trascendente che, a occhio, e' piu' dell'immanente, debba mancare, in versione pura, di cio' che da noi e' la cosa piu' bella..

Madre Teresa aveva una realzione immanente perchè aveva trasceso i risvolti egoici della realzione stessa (l'essere contraccambiati, l'avere riconoscimenti, sentirsi orgogliosi di essere buoni) ma anche la visione umana dell'oggetto della relazione: lei non aiutava quelle persone perchè vedeva uomini sofferenti ma perchè riusciva e vedere il lato divino di chi aiutava, idealizzandolo poi in Cristo
mi fa piacere che tu sappia tutte queste cose... ma se Madre Teresa era cattolica cristiana, non la vedeva come la vedi tu... penso.. :)


Certo, anche se le relazioni sono problematiche guai se non ci fossero ma stiamo parlando di amore che va al di là della forma
io veramente parlerei di amore che va al di la' della materia, dell'illusione, del condizionamento..
E non vivo il dogma per il quale in questo "al di la'" non debba esistere, oltre all'unita', la differenza di individualita'

.

Nel trascendere l'ego e le limitazioni umane, nell'innalzarsi nel Supremo Samadhi si percepiscono le persone non più come individualità ma come unità.
non ne sarei cosi' sicuro.. fra l'altro la cultura vedica stessa non mi sembra concordi.
Un miliardo di induisti sono teisti.. e poi ci sono cristiani, islamici, ebrei e una miriade di altra gente che non sente come problematica l'idea per la quale la trascendenza possa ospitare l'amore fra individui.. E al massimo livello, dato che la trascendenza mica vive il dualismo fra massimo e minimo, fra peggio e meglio..

Paramhansa Yogananda , un grande mistico e santo indiano
non mi interessa criticare Paramahamsa Yogananda.. pero' posso anche dire che non e' raro che grandi spiritualisti insegnino un gradino piu' basso di cio' che e' la verita' assoluta, per il fatto di trovarsi di fronte a gente che non la reggerebbe.
Cristo per esempio ha dovuto mostrarsi esclusivista, Buddha ha dovuto mostrarsi nichilista.. ecc. ecc.
Quindi e' per questo motivo che non accolgo il tuo riferirti a Yogananda o ad altri..
Io d'altra parte non posso mica evitare di pensarla a modo mio.. ;)

Certo ma per gli induisti Dio è sia immanente che trascendente: è dentro e fuori di noi e si manifesta in miliardi di modi differenti.
per la cultura vedica e' trascendente anche la relazione fra Dio e la sua emanazione... non solo il senso di unita' che puo' "accomunarli"...
E parlo di, alla rinfusa, Bhagavad Gita, Mahabharata, Ramayana, Vishnu Purana, Bhagavat Purana, Isha upanisad , degli insegnamenti di tutta la catena vaishnava, della gaudya, e perfino di shankara acharya che dopo aver sviscerato la realizzazione advaita, poi dice di lasciar perdere tutto e adorare Govinda.. ovvero La Persona Suprema.. Dio...
Krishna stesso, nella Gita, alla fine, dopo aver spiegato anche la realizzazione impersonale.. dice di mollare tutto quanto ha spiegato prima ed arrendersi a Lui..


Dio è sia Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' (quindi un'entità separata da noi), che il microcosmo chiamato uomo e l'universo dove esso vive, sia il peccatore che il virtuoso
ok.. io posso relazionare con Dio... e pure essere cosciente del mio appartenere al tutto.. il tutto al piu' alto livello di trascendenza.
La relazione e' una faccenda nella quale fra i due "enti" trascendentali (atman e paramatman) scorre amore e quindi dinamismo ed evoluzione... la coscienza dell'appartenere al tutto, rassicura staticamente la coscienza
Dov'e' il problema a considerare che tutto cio' possa stare insieme al piu' alto livello di trascendenza senza distinzioni o dislivelli?

ma è altresì vero che per realizzare il divino dentro di noi, dobbiamo sollevare tutti i veli che ce lo nascondono
io, infatti, l'idea per la quale la trascendenza al piu' alto livello non veda lo svolgersi di relazioni lo conisdero un bel velo... ovvero l'atteggiamento reattivo dell'essere umano che soffre nelle relazioni e quindi ipotizza che "di la'" non ci siano.. o anche la resistenza tenace di un ego che non ha alcuna intenzione di diventare servitore di Dio e degli altri, ma vuole non solo "padreternizzarsi".. ma anche far fuori tutti i figli per rimanere "uno".. :)

dobbiamo eliminare tutto quello che ci impedisce di riconnetrci con la fonte di tutto, dobbiamo realizzare che anche noi siamo divini.
ci sono due problemi..
uno e' che io se ero il Supremo o assimilabile a Lui.. non me ne dimenticavo e non perdevo le mie prerogative. Quindi io sono un subordinato e sempre lo saro'...
E non me ne puo' fregare di meno, dato che posso molto facilmente vedere come la massima felicita' esistente al mondo derivi da atteggiamenti di sacrificio del se e abnegazione nei confronti dell'altro.. figurati quindi se mi metto a "lavorare" per diventare Dio.. mica voglio essere infelice..
Fra l'altro, nella cultura vedica, Dio, nella sua vita piu' intima, se ne frega altamente di questo Suo ruolo e gode a mettersi al pari o in ruoli inferiori dei Suoi devoti per gioire nel servirli..
Sembra quindi che la cosa piu' divina sia l'umilta'..

ciao.. grande!!!

haribol!!!!!

Avatar utente
Visvakarman
Messaggi: 56
Iscritto il: mar lug 31, 2007 4:09 pm
Località: Perugia

Re: Sono felice

Messaggio da Visvakarman » mer feb 06, 2008 5:11 pm

[quote="yasodanandana"]Come fai a parlare di gioie ultraterrene non avvertibili con i sensi umani se poi mi citi "il nostro incontro nel frullatore"?
perche' sono un essere umano e se debbo fare una scelta sulla dottrina piu' interessante alla quale affidarmi per ottenere una pratica.. uso anche la logica.
Il fatto che "lassu'" funzioni al contrario di "qui'" e' un dogma...

No, il dogma è pensare che i sensi siano il nostro essere invece che uno strumento, un abito che indossiamo. Andare oltre i sensi, ritirare nella shushumna le energie che disperdiamo, quello porta verso "gioie ultraterrene".

io sto parlando della beatitudine, della gioia infinita che l'essere umano prova quando, con la meditazione, trascende ogni tipo di divisione tra lui e il divino, (trascendendo anche quella che tu chiami relazione) e va oltre
non vedo perche' il "divino" debba consistere nel suo piano piu' elevato solo in una unita' indistinta e non in una relazione fra individui.
Visto che i veda e la stragrande maggioranza dei messaggi sacri mi dicono cosi', ovvero della simultaneita' trascendente dell'unione e della relazione.... io pratico per esplorare anche questa ipotesi, invece di chiudermi.
Faccio male?

No, se nella relazione riesci ad andare oltre l'ego, se riesci a percepire lo spirito nell'altro. Se invece è una normale relazione umana, per quanto godibile non può avvicinarsi al divino.


perchè tu stesso non fai una divisione netta tra felicità umana, percepita con i sensi e legata all'ego e quella divina, percepita interiormente e senza nessun legame
cerco di chiarire ancora.
Io non concordo col tuo dogma per il quale la trascendenza sia solo unita'.. ma ritengo piu' che plausibile che nella trascendenza esista anche la relazione.. la quale ha a che vedere col fatto che coloro che relazionano siano differenti. Se no come fanno?
E, in definitiva, che ha la relazione che non va? perche' non dovrebbe essere fra le ipotesi sul trascendente da prendere in considerazione per la nostra esplorazione?

Per l'esplorazione va bene ma la realizzazione, per quanto rivolta all'esterno, verso una relazione, parte da un percorso interno e solitario.

Mi parli sempre della felicità come un qualcosa indirizzato a un'entità separata
mi sembra pure ovvio.. nel senso che ogni tipo di felicita' vivibile in questo mondo e' nella relazione con altre persone.
Anzi.. non esiste proprio alcun tipo di vita vivibile senza relazionare...

Se mi parli di vita mondana ok, ma mi ripeto: la solitudine della meditazione è il prezzo della realizzazione spirituale, un prezzo irrisorio se pensi a ciò che "acquisti", cioè la beatitudine, l'estasi, la gioia infinita. bada bene, non sto denigrando le relazioni, io stesso convivo ma siccome la mia ragazza fa il mio stesso percorso ci dedichiamo anche a periodi di silenzio e di solitudine perchè come dicevo, se vuoi veramente realizzarti spiritualmente devi (a mio avviso e secondo la mia esperienza)devi percorrere il sentiero interiore


Guarda che io sostengo che se un sentiero, una fede o una religione non può essere praticato e verificato personalmente non porta a nulla
concordo.. quindi come faccio a dare retta ad individui che mi parlano di quanto e' bella la fine dell'individualita'?

No, io sto dicendo quanto è bello realizzare l'unità con il tutto: se ti identifichi con il tuo corpo è ovvio che inorridisci al pensiero ma quando realizzi che no sei un corpo fatto di carne ma puro spirito, a quel punto che ti frega di un ammasso di carne, ossa e sangue?
Quando andrai oltre le limitazioni dell'ego che ti frega di quelle parti di te che ti spingono a vivere male solo per inseguire desideri effimeri?
Lahiri mahasaya, quando qualche discepolo gli illustrava un problema, una difficoltà, una sofferenza, usava rispondere solo con una frase:..."medita di più".



Non sostengo che questa è l'unica via, ce ne sono altre, ma se non portano a a obbiettivi di crescita spirituale, mi spiace ma li considero appunto cibo per la mente
sacrosanto.. una via spirituale che non porta crescita spirituale che via spirituale e'?

Ci sono vie cosiddette spirituali che lavorano più che altro sull'emotività e vanno bene per nelle corte distanze per risolvere appunto problemi emotivi ma per la realizzazione spirituale ci vuole un sentiero che dia una vera diksha (iniziazione con tecniche specifiche).
Paramhansa yogananda inoltre considerava molto importante avere un vero guru, egli diceva " sul sentiero spirituale il 50% viene dato dalla grazia di Dio, 25 % viene dato dal tuo sforzo personale e il restante 25% dalla disciplina data da un vero Satguru"



Sono d'accordo in parte: il Samadhi è una relazione amorosa con la Persona Suprema ma negli stadi più alti non v'è separazione, non c'è scambio perchè l'Amato, l'amore stesso e chi ama sono una cosa unica.
ho capito che non sei d'accordo.. ma continuo a considerare questo dualismo... unita' "alto", relazione "basso" una faccenda dogmatica..
Fra l'altro in effetti e' totalmente illogico parlare di amore senza che si ammetta l'esistenza di soggetti differenti ed energie che corrono fra di loro... e pure di mistero e di progressiva scoperta.
E non vedo perche' il trascendente che, a occhio, e' piu' dell'immanente, debba mancare, in versione pura, di cio' che da noi e' la cosa piu' bella..

Ok.. te la passo... :D

Madre Teresa aveva una realzione immanente perchè aveva trasceso i risvolti egoici della realzione stessa (l'essere contraccambiati, l'avere riconoscimenti, sentirsi orgogliosi di essere buoni) ma anche la visione umana dell'oggetto della relazione: lei non aiutava quelle persone perchè vedeva uomini sofferenti ma perchè riusciva e vedere il lato divino di chi aiutava, idealizzandolo poi in Cristo
mi fa piacere che tu sappia tutte queste cose... ma se Madre Teresa era cattolica cristiana, non la vedeva come la vedi tu... penso.. :D

Io non ragiono in termini religiosi ma spirituali: un santo è santo sia che sia Indù, cattolico o musulmano ( e poi non me lo sono inventato ma sono stato più di una volta nel suo Ashram a Calcutta.. :D )


Certo, anche se le relazioni sono problematiche guai se non ci fossero ma stiamo parlando di amore che va al di là della forma
io veramente parlerei di amore che va al di la' della materia, dell'illusione, del condizionamento..
E non vivo il dogma per il quale in questo "al di la'" non debba esistere, oltre all'unita', la differenza di individualita'

Nell'uno non può starci il due, il due nasce dall'uno ma è qualcosa di diverso. Se sei immerso nel divino e ti senti parte dell'unità come fai a ritornare nelle limitazioni della tua individualità che ti vede staccato dall'universo?
.

Nel trascendere l'ego e le limitazioni umane, nell'innalzarsi nel Supremo Samadhi si percepiscono le persone non più come individualità ma come unità.
non ne sarei cosi' sicuro.. fra l'altro la cultura vedica stessa non mi sembra concordi.
Un miliardo di induisti sono teisti.. e poi ci sono cristiani, islamici, ebrei e una miriade di altra gente che non sente come problematica l'idea per la quale la trascendenza possa ospitare l'amore fra individui.. E al massimo livello, dato che la trascendenza mica vive il dualismo fra massimo e minimo, fra peggio e meglio..

Sono teisti ma il concetto di estasi, di samadhi, di nirvana ce l'hanno tutti, infine io parlo di come pratichi la religione e la spiritualità e non da come è regolamentata. Andare in chiesa la domenica o fare la puja mattutina senza cercare un'intima connessione, senza dedicarsi alla meditazione o aiutare il prossimo ma non cercare l'intima connessione interiore con Dio non porta a nulla


Paramhansa Yogananda , un grande mistico e santo indiano
non mi interessa criticare Paramahamsa Yogananda.. pero' posso anche dire che non e' raro che grandi spiritualisti insegnino un gradino piu' basso di cio' che e' la verita' assoluta, per il fatto di trovarsi di fronte a gente che non la reggerebbe.
Cristo per esempio ha dovuto mostrarsi esclusivista, Buddha ha dovuto mostrarsi nichilista.. ecc. ecc.
Quindi e' per questo motivo che non accolgo il tuo riferirti a Yogananda o ad altri..
Io d'altra parte non posso mica evitare di pensarla a modo mio.. ;)

Io mi posso riferire solo a ciò che conosco: il mio sentiero spirituale è quello di Yogananda, di cosa posso parlare se non della mia esperienza personale? il resto sarebbero solo intellettualismi buoni per i pulpiti e le università. Non è neanche raro che grandi anime e avatar non vengano ampiamente riconosciute solo perchè la coscienza della gente era limitata... ognuno però la pensa ovviamente a modo suo... :D

Certo ma per gli induisti Dio è sia immanente che trascendente: è dentro e fuori di noi e si manifesta in miliardi di modi differenti.
per la cultura vedica e' trascendente anche la relazione fra Dio e la sua emanazione... non solo il senso di unita' che puo' "accomunarli"...
E parlo di, alla rinfusa, Bhagavad Gita, Mahabharata, Ramayana, Vishnu Purana, Bhagavat Purana, Isha upanisad , degli insegnamenti di tutta la catena vaishnava, della gaudya, e perfino di shankara acharya che dopo aver sviscerato la realizzazione advaita, poi dice di lasciar perdere tutto e adorare Govinda.. ovvero La Persona Suprema.. Dio...
Krishna stesso, nella Gita, alla fine, dopo aver spiegato anche la realizzazione impersonale.. dice di mollare tutto quanto ha spiegato prima ed arrendersi a Lui..

Beh, perchè i vaishnava come i cattolici vedono il profeta come un'entità fisica, per voi abbandonarsi a Krishna significa buttarsi a i suoi piedi fisicamente ma ci sono altre interpretazioni meno ortodosse che interpretano un "mollare tutto quanto ha spiegato prima ed arrendersi a Lui" inteso come un abbandonare le disquizioni intellettuali e abbandonarsi a Dio, non alla persona fisica. Come ho detto esistono diversi sentieri, uno di questi è bhakti, cioè la devozione al Signore.


Dio è sia Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' (quindi un'entità separata da noi), che il microcosmo chiamato uomo e l'universo dove esso vive, sia il peccatore che il virtuoso
ok.. io posso relazionare con Dio... e pure essere cosciente del mio appartenere al tutto.. il tutto al piu' alto livello di trascendenza.
La relazione e' una faccenda nella quale fra i due "enti" trascendentali (atman e paramatman) scorre amore e quindi dinamismo ed evoluzione... la coscienza dell'appartenere al tutto, rassicura staticamente la coscienza
Dov'e' il problema a considerare che tutto cio' possa stare insieme al piu' alto livello di trascendenza senza distinzioni o dislivelli?

Non c'è problema se c'è unità, e se c'è unità non vi può essere individualità legata alle limitazioni di corpo/ego: se ho un bicchiere 'acqua e getto acqua e bicchiere nel mare come fa l'acqua del bicchiere a sentirsi ancora nel bicchiere? lo può fare solo se ritiro fuori il bicchiere dal mare.

ma è altresì vero che per realizzare il divino dentro di noi, dobbiamo sollevare tutti i veli che ce lo nascondono
io, infatti, l'idea per la quale la trascendenza al piu' alto livello non veda lo svolgersi di relazioni lo conisdero un bel velo... ovvero l'atteggiamento reattivo dell'essere umano che soffre nelle relazioni e quindi ipotizza che "di la'" non ci siano.. o anche la resistenza tenace di un ego che non ha alcuna intenzione di diventare servitore di Dio e degli altri, ma vuole non solo "padreternizzarsi".. ma anche far fuori tutti i figli per rimanere "uno".. :)

No caro, vedi sopra la storia del bicchiere... :D

dobbiamo eliminare tutto quello che ci impedisce di riconnetrci con la fonte di tutto, dobbiamo realizzare che anche noi siamo divini.
ci sono due problemi..
uno e' che io se ero il Supremo o assimilabile a Lui.. non me ne dimenticavo e non perdevo le mie prerogative. Quindi io sono un subordinato e sempre lo saro'...
E non me ne puo' fregare di meno, dato che posso molto facilmente vedere come la massima felicita' esistente al mondo derivi da atteggiamenti di sacrificio del se e abnegazione nei confronti dell'altro.. figurati quindi se mi metto a "lavorare" per diventare Dio.. mica voglio essere infelice..
Fra l'altro, nella cultura vedica, Dio, nella sua vita piu' intima, se ne frega altamente di questo Suo ruolo e gode a mettersi al pari o in ruoli inferiori dei Suoi devoti per gioire nel servirli..
Sembra quindi che la cosa piu' divina sia l'umilta'..


Non sono d'accordo, in noi c'è la divinità, non la subordinazione. "se ero il Supremo o assimilabile a Lui.. non me ne dimenticavo e non perdevo le mie prerogative", non hai perso nulla, devi solo ritrovarti. Il pensare di essere subordinato è tipico delle religioni che vogliono il binomio Dio= Creatore e uomo=creato, perchè in questo modo la parola di Dio ascoltata attraverso i suoi messaggeri (sacerdoti) fa dei messaggeri esseri semidivini (vedi il Papa) ma questo è solo controllo delle masse e basta, è politica e non c'entra nulla con la spiritualità. Noi non siamo subordinati a nulla, siamo aquile che pensano di essere piccioni, se a te non frega nulla ok... a me invece sì.
La spiritualità (non religione) insegna invece che lo spirito è ovunque e in chiunque, il divino è insito in ogni cosa e nell'unità c'è la vera realizzazione (unità=uguaglianza... una sorta di comunismo religioso).
La cosa più divina è l'umiltà ma non quel parossismo che fa vedere uomini impauriti di timore reverenziale mascherandoli di umiltà. Umiltà è anche dignità.
Hari om fratello!

Avatar utente
yasodanandana
Messaggi: 2264
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:13 pm
Località: diciamo Firenze
Contatta:

Re: Sono felice

Messaggio da yasodanandana » mer feb 06, 2008 7:46 pm

No, il dogma è pensare che i sensi siano il nostro essere invece che uno strumento, un abito che indossiamo.
yes.. e' un dogma pure questo insieme al credere che il sacro sia l'opposto del materiale.. ma che c'entra con cio' che dicevo io?

No, se nella relazione riesci ad andare oltre l'ego
yes.. la relazione che interessa a me e' quella che molte vie descrivono svolgersi nella trascendenza, niente di umano e di condizionato..
Quindi se per te si tratta anche in questo caso di trascendenza.. perche' promuovi un'idea per la quale la relazione sul piano trascendentale e' inferiore alla non relazione?

Se mi parli di vita mondana ok
no.. io ti parlo della vita.. A livello mondano e' problematica sia la solitudine che la relazione.
Quindi assumere che nella trascendenza il riunirsi con il tutto perdendo l'identita' personale sia superiore al mantenere la personalita' e servire il Dio-Persona e i fratelli e' un dogma ingiustificato.. ed e' un dogma ingiustificato pure credere che la Suprema Persona, in ognuno dei suoi modi di essere (Vishnu, Jahveh; Buddha, Manitu, Allah, Krsna ecc, ecc,) sia un livello di trascendenza inferiore al Brahman...


se vuoi veramente realizzarti spiritualmente devi (a mio avviso e secondo la mia esperienza)devi percorrere il sentiero interiore
ovviamente tutte le vie spirituali sono percorsi interiori.. nessuno sta dicendo che la spiritualita' e' una faccenda di esteriorita'


No, io sto dicendo quanto è bello realizzare l'unità con il tutto
che corrisponde alla fine dell'individualita'... quindi richiedo: "come faccio a dare retta ad individui che mi parlano di quanto e' bella la fine dell'individualita'?"
Nel senso che tu non sei in questo momento fuso nel tutto, non ragioni da uno che e' fuso nel tutto dato che distingui bene e male, giusto da sbagliato... perche' quindi devo darti retta se non pratichi quello che predichi?


se ti identifichi con il tuo corpo è ovvio che inorridisci al pensiero ma quando realizzi che no sei un corpo fatto di carne ma puro spirito, a quel punto che ti frega di un ammasso di carne, ossa e sangue?
ripeto.. perche' mi chiedi conto di posizioni che non esprimo?

Quando andrai oltre le limitazioni dell'ego che ti frega di quelle parti di te che ti spingono a vivere male solo per inseguire desideri effimeri?
lo stesso... chi e' che sta sostenendo qualcosa del genere?

Ci sono vie cosiddette spirituali che lavorano più che altro sull'emotività e vanno bene per nelle corte distanze
concordo.. ognuno poi avra' il suo criterio per dare tale giudizio

Ok.. te la passo...
tu mi hai appena "passato" un modo di pensare che contraddice completamente tutta la tua concezione da te precedentemente espressa... te ne sei reso conto? :)


Io non ragiono in termini religiosi ma spirituali: un santo è santo sia che sia Indù, cattolico o musulmano
si.. ma non e' detto che il "santo" la pensi come te... Suor Teresa, che e' cristiana, non c'e' da aspettarsi che invece che incontrare Gesu' in paradiso, volesse fondersi col tutto impersonale..


Nell'uno non può starci il due
e allora sei costretto a concepire un trascendente che non e' trascendente per niente ed e' terrificante.
Quando parli di "tutto", devi parlare di tutto veramente.. e nel tutto ci stanno le qualita', le prerogative, l'individualita e l'amore.... oltre all'unita'...


Sono teisti ma il concetto di estasi, di samadhi, di nirvana ce l'hanno tutti
yes.. a parte "nirvana" che vuol dire "non sofferenza" e mette tutti d'accordo.. i concetti di estasi e di samadhi sono differenti anche se le parole rimangono.
Personalmente considererei la fusione col tutto e la perdta della mia individualita' con la conseguente perdita pure della possibilita' di relazionare ed amare trascendentalmente peggio dell'inferno


Io mi posso riferire solo a ciò che conosco: il mio sentiero spirituale è quello di Yogananda, di cosa posso parlare se non della mia esperienza personale?
fai benissimo.. immaginerai pero' che se vuoi sostenere le tue opinioni al di fuori della cerchia dei devoti del tuo ispiratore e maestro, dire che la tal cosa l'ha detta lui, non funzionera'...

Beh, perchè i vaishnava come i cattolici vedono il profeta come un'entità fisica, per voi abbandonarsi a Krishna significa buttarsi a i suoi piedi fisicamente
e non hanno mica tutti i torti... dato che non c'e' alcuna ragione per pensare che nella trascendenza, oltre ad un unita' statica, non ci sia anche il dinamismo dell'amore espresso con le azioni...

ma ci sono altre interpretazioni meno ortodosse che interpretano un "mollare tutto quanto ha spiegato prima ed arrendersi a Lui" inteso come un abbandonare le disquizioni intellettuali e abbandonarsi a Dio, non alla persona fisica.
Dio non e' sicuramente un "fisico" materiale e condizionato.. ma perche' dovrebbe essere condizionato dalla totale mancanza di relazione ed amore.. e quindi di vita?
E' proprio la disquisizione intellettuale che magari impedisce a chi veda un assoluto evanescente ed impersonale di capire una verita' cosi' semplice..
Dio e' tutto.. quindi e' energia diffusa e individuo singolo capace meravigliosamete di relazionare.. dov'e' il problema?
Fra l'altro sopra questo concetto l'hai pure "passato", com'e' che ora non ti va piu'?


Non c'è problema se c'è unità
infatti non c'e' alcuna ragione per escludere che l'unita', nel trascendente, stia insieme alla separazione... come due innamorati, che sono una cosa sola, ma simultaneamente trovano la gioia nell'essere diversi e quindi costituire sempre un mistero l'uno per l'altro..
E tu vorresti passare l'eternita' solo solo? unico monolite dell'esistenza cosmica, e perderti l'amore? ma scherzi? :)


Non sono d'accordo, in noi c'è la divinità, non la subordinazione
certo.. prova a decidere di non fare la pipi' e poi ne riparliamo


Il pensare di essere subordinato è tipico delle religioni
ok.. tu hai tutta una serie di concetti per farti sembrare che il tuo approccio e' piu' evoluto... pero' non puoi sostenere che non sei subordinato ad un sacco di roba.. e non puoi nemmeno sostenere, se non dogmaticamente, che un giorno invece di essere subordinato sarai supremo...
E non puoi nemmeno sostenere che una roba del genere porti felicita'..... anche perche' in questo mondo e' felice chi serve, non chi comanda...


La cosa più divina è l'umiltà ma non quel parossismo
e cinque (in questo messaggio)... perche' mi parli di posizioni che io non sostengo? ho forse detto che la cosa piu' bella e' essere asserviti a qualche potere egoistico? :)

haribol!!

Avatar utente
Visvakarman
Messaggi: 56
Iscritto il: mar lug 31, 2007 4:09 pm
Località: Perugia

Re: Sono felice

Messaggio da Visvakarman » sab feb 09, 2008 1:07 pm

[quote="yasodanandana"]No, il dogma è pensare che i sensi siano il nostro essere invece che uno strumento, un abito che indossiamo.
yes.. e' un dogma pure questo insieme al credere che il sacro sia l'opposto del materiale.. ma che c'entra con cio' che dicevo io?
Guarda che a metterla così allora tutta la vita è un dogma. Ovviamente se decidi di seguire un percorso fino a che non potrai provare che ciò che ti viene detto è realtà tutto è un dogma e devi andare avanti per fede, ma se puoi prtaticare e provarlo come esperienza personale allora non è più un dogma ma una verità soggettiva


No, se nella relazione riesci ad andare oltre l'ego
yes.. la relazione che interessa a me e' quella che molte vie descrivono svolgersi nella trascendenza, niente di umano e di condizionato..
Quindi se per te si tratta anche in questo caso di trascendenza.. perche' promuovi un'idea per la quale la relazione sul piano trascendentale e' inferiore alla non relazione?
Inizialmente parlavi di relazione intesa come relazione umana ( o perlomeno io l'ho inteso così) se invece mi parli di relazioni basate non sull'amore umano (quindi cariche di aspettative, di egoismi, di limitazioni) ma sulla ricerca del lato divino della relazione (cercare di vedere Dio in ogni uomo o donna) allora ok.


Se mi parli di vita mondana ok
no.. io ti parlo della vita.. A livello mondano e' problematica sia la solitudine che la relazione.
Quindi assumere che nella trascendenza il riunirsi con il tutto perdendo l'identita' personale sia superiore al mantenere la personalita' e servire il Dio-Persona e i fratelli e' un dogma ingiustificato.. ed e' un dogma ingiustificato pure credere che la Suprema Persona, in ognuno dei suoi modi di essere (Vishnu, Jahveh; Buddha, Manitu, Allah, Krsna ecc, ecc,) sia un livello di trascendenza inferiore al Brahman...

Se uno è problematico lo è sia da solo che in relazione. Parliamo di scelte di vita: se io scelgo un sentiero spirituale devo seguirlo fedelmente, il mio sentiero crede nel Karma yoga ma affermando che viverlo senza ritagliarsi periodi di silenzio e introspezione per trovare dentro di te la stessa divinità che cerchi di servire fuori, allora è tutto inutile. La Suprema Persona è Incarnazione Divina, Avatara in molteplici forme e l'adorazione delle forme divine sicuramente porta a stati superiori ma la mia opinione rimane che se cerchi la liberazione allora devi trovare dentro di te il Brahman senza forma.



se vuoi veramente realizzarti spiritualmente devi (a mio avviso e secondo la mia esperienza)devi percorrere il sentiero interiore
ovviamente tutte le vie spirituali sono percorsi interiori.. nessuno sta dicendo che la spiritualita' e' una faccenda di esteriorita'

Ma in alcuni percorsi ( vedi quello cattolico per esempio) la pratica è più incentrata sull'azione esteriore e molto ma molto meno su quella interiore. Il risultato è che molti cattolici sono bravi e caritatevoli ma molto lontani dal realizzare interiormente ciò che fanno esteriormente.



No, io sto dicendo quanto è bello realizzare l'unità con il tutto
che corrisponde alla fine dell'individualita'... quindi richiedo: "come faccio a dare retta ad individui che mi parlano di quanto e' bella la fine dell'individualita'?"
Nel senso che tu non sei in questo momento fuso nel tutto, non ragioni da uno che e' fuso nel tutto dato che distingui bene e male, giusto da sbagliato... perche' quindi devo darti retta se non pratichi quello che predichi?

Come sopra: se scegli di seguire un sentiero spirituale devi farlo con fede e darti il tempo di raccogliere i frutti, essi verranno ma solo dopo una pratica costante e assidua.


se ti identifichi con il tuo corpo è ovvio che inorridisci al pensiero ma quando realizzi che no sei un corpo fatto di carne ma puro spirito, a quel punto che ti frega di un ammasso di carne, ossa e sangue?
ripeto.. perche' mi chiedi conto di posizioni che non esprimo?

Ok, non le esprimi e forse sono io che percepisco male, qual'è la tua posizione in merito?

Quando andrai oltre le limitazioni dell'ego che ti frega di quelle parti di te che ti spingono a vivere male solo per inseguire desideri effimeri?
lo stesso... chi e' che sta sostenendo qualcosa del genere?
Come sopra... :wink:

Ci sono vie cosiddette spirituali che lavorano più che altro sull'emotività e vanno bene per nelle corte distanze
concordo.. ognuno poi avra' il suo criterio per dare tale giudizio

Ok.. te la passo...
tu mi hai appena "passato" un modo di pensare che contraddice completamente tutta la tua concezione da te precedentemente espressa... te ne sei reso conto? :)
..."Fra l'altro in effetti e' totalmente illogico parlare di amore senza che si ammetta l'esistenza di soggetti differenti ed energie che corrono fra di loro... e pure di mistero e di progressiva scoperta.
E non vedo perche' il trascendente che, a occhio, e' piu' dell'immanente, debba mancare, in versione pura, di cio' che da noi e' la cosa piu' bella.."
Questo è quello che ti ho passato:è in effetti "illogico parlare di amore senza ammettere l'esistenza di soggetti differenti ed energie che corrono fra di loro... e pure di mistero e di progressiva scoperta" perchè finchè non attraversi l'oceano della dualità e del logico/illogico avrai sempre l'oggetto del tuo amore staccato da te stesso . Ma quando vai oltre le limitazioni corporali e dell'ego cosa rimane? quando l'anima si spoglia sia dell'ego che del corpo fisico come fa a dichiararsi "individuo"? ma finchè non lo farà è corretta la tua affermazione.




Io non ragiono in termini religiosi ma spirituali: un santo è santo sia che sia Indù, cattolico o musulmano
si.. ma non e' detto che il "santo" la pensi come te... Suor Teresa, che e' cristiana, non c'e' da aspettarsi che invece che incontrare Gesu' in paradiso, volesse fondersi col tutto impersonale..
Beh, se la metti così allora io ti posso rispondere, sì ma non è neanche detto il contrario! La religione crea divisioni, qualunque essa sia, perchè predica l'esclusività dei suoi insegnamenti. Lahiri Mahasaya per esempio aveva discepoli indù, cristiani e persino mussulmani. Paramhansa Yogananda andò a trovare Teresa Neumann una santa cristiana tedesca; le testimonianze riportate cdicono che quando si sono incontrati si sono riconosciuti come fratelli spirituali, per quello io non ragiono in termini "religiosi" ma "spirituali".


Nell'uno non può starci il due
e allora sei costretto a concepire un trascendente che non e' trascendente per niente ed e' terrificante.
Quando parli di "tutto", devi parlare di tutto veramente.. e nel tutto ci stanno le qualita', le prerogative, l'individualita e l'amore.... oltre all'unita'...
Ma come fa ad esserci un'individualità se la tua coscienza è ancorata all'immenso? all'infinito? come fai tu "acqua nel bicchiere" a sentirti tale se sei immerso nell'oceano?


Sono teisti ma il concetto di estasi, di samadhi, di nirvana ce l'hanno tutti
yes.. a parte "nirvana" che vuol dire "non sofferenza" e mette tutti d'accordo.. i concetti di estasi e di samadhi sono differenti anche se le parole rimangono.
Personalmente considererei la fusione col tutto e la perdta della mia individualita' con la conseguente perdita pure della possibilita' di relazionare ed amare trascendentalmente peggio dell'inferno


Personalmente io penso di no: il Nirvana è assenza di dolore inteso come la fine delle sofferenze.
"Nell'universo induista (ma anche buddhista, giainista, bon ecc.) fondato sulla credenza in un incessante susseguirsi di morti e di rinascite a nuove esistenze (samsara), determinate dalla qualità meritoria o peccaminosa delle azioni compiute nelle vite antecedenti (legge del karma), il principio vitale (che non è un'anima intesa come sostanza individuale) troverà scampo e sollievo (essendo ogni esistenza segnata ineludibilmente dalla sofferenza) soltanto in una liberazione definitiva dal ciclo delle esistenze nel suo complesso. Ed è appunto per indicare questo stadio di ottenuta liberazione che è stato introdotto il termine nirvana."

Mentre il samadhi ti metto un pezzo deldi Sri Cinmoy, il resto della definizione da http://www.srichinmoycentre.org:

"Il samadhi è uno stato di coscienza spirituale. Ci sono molti tipi di
samadhi e, tra i samadhi minori, il savikalpa è quello più elevato. Al
di sopra del savikalpa samadhi vi è il nirvikalpa samadhi, ma c'è
una grande differenza tra i due, sono due tipi di samadhi radicalmente diversi.

Nel savikalpa samadhi, per un breve periodo di tempo, perdi la
coscienza umana e il concetto di tempo e spazio è completamente
diverso. Per un’ora o due ti trovi in un altro mondo, dove vedi che
tutto è praticamente compiuto. Qui nel mondo ci sono molti desideri ancora insoddisfatti in te e negli altri, milioni di desideri non
sono esauditi e milioni di cose devono ancora essere fatte. Quando
si è in savikalpa samadhi, tutto è compiuto, non devi fare niente,
sei solo uno strumento. Se vieni utilizzato, bene, altrimenti tutto è
compiuto, non devi fare nulla. Dal savikalpa samadhi tutti devono
ritornare alla coscienza ordinaria.

Nel savikalpa samadhi ci sono pensieri e idee provenienti da vari piani, che però non ti toccano: mentre mediti rimani indisturbato
e il tuo essere interiore agisce in modo dinamico e sicuro. Quando
però vai un po' più in alto, quando diventi uno con la tua anima,
nel nirvikalpa samadhi, non ci sarà più nessun tipo di pensiero, né
idea. Cerco di spiegarlo a parole, ma la coscienza del nirvikalpa
samadhi non potrà mai essere espressa in modo adeguato. Faccio
del mio meglio per cercare di spiegare questa forma di coscienza
così elevata, ma è la mia mente che esprime queste idee, mentre nel
nirvikalpa samadhi non c'è affatto mente, c'è solo infinita pace e
beatitudine. La danza della natura si ferma, il conoscitore e il conosciuto diventano una sola cosa. In quel momento si gioisce di una
divina, suprema estasi, piena di amore che tutto pervade. Si diviene l'oggetto della gioia, colui che prova la gioia e la gioia stessa.
Quando entri in nirvikalpa samadhi, la prima cosa che senti è che
il tuo cuore è più vasto dell'universo stesso. Normalmente vedi il
mondo intorno a te, e l'universo sembra infinitamente più grande
di te, ma questa sensazione è causata dal fatto che il mondo e l'universo sono percepiti dalla mente, che è limitata. Quando sei in
nirvikalpa samadhi, vedi l'universo come un piccolo punto dentro
il tuo vasto cuore.
Nel nirvikalpa samadhi c'è beatitudine infinita. Beatitudine per
molte persone è un termine vago. Esse vengono a sapere che esiste qualcosa chiamata beatitudine, di cui molti hanno fatto esperienza, ma non ne hanno una conoscenza pratica. Quando entri in
nirvikalpa samadhi, non solo percepisci la beatitudine, ma effettivamente divieni quella beatitudine.


Io mi posso riferire solo a ciò che conosco: il mio sentiero spirituale è quello di Yogananda, di cosa posso parlare se non della mia esperienza personale?
fai benissimo.. immaginerai pero' che se vuoi sostenere le tue opinioni al di fuori della cerchia dei devoti del tuo ispiratore e maestro, dire che la tal cosa l'ha detta lui, non funzionera'...
E come devo fare? sto citando maestri (oltre a Yogananda) autorevoli e conosciuti, non sto pretendendo di avere ragione ma espongo una dottrina che ho provato e che sto provando: se vogliamo discutere allora o citiamo fonti autorevoli o parliamo delle nostre esperienze se no su cosa intavoliamo la discussione?? facendo saltelli tra teorie filosofiche e prese di posizione personali?


Beh, perchè i vaishnava come i cattolici vedono il profeta come un'entità fisica, per voi abbandonarsi a Krishna significa buttarsi a i suoi piedi fisicamente
e non hanno mica tutti i torti... dato che non c'e' alcuna ragione per pensare che nella trascendenza, oltre ad un unita' statica, non ci sia anche il dinamismo dell'amore espresso con le azioni...
Se l'azione non è accompagnata da un serio lavoro introspettivo, credo porti poco lontano. Essere caritatevoli o amorevoli è sicuramente soddisfacente sia da chi lo riceve che da chi lo dà ma in termini di realizzazione spirituale se non si va oltre non si arriva oltre. Nello yoga (detto l'ottuplice sentiero) il Bhakti, il Jnana, il Karma e l'Hata yoga sono considerati importanti ma ai fini della realizzazione spirituale solamente di preparazione e di contorno al Raja Yoga (o Yoga Regale) che propone la concentrazione e alcuni metodi di meditazione come strumenti per la realizzazione.


ma ci sono altre interpretazioni meno ortodosse che interpretano un "mollare tutto quanto ha spiegato prima ed arrendersi a Lui" inteso come un abbandonare le disquizioni intellettuali e abbandonarsi a Dio, non alla persona fisica.
Dio non e' sicuramente un "fisico" materiale e condizionato.. ma perche' dovrebbe essere condizionato dalla totale mancanza di relazione ed amore.. e quindi di vita?
E' proprio la disquisizione intellettuale che magari impedisce a chi veda un assoluto evanescente ed impersonale di capire una verita' cosi' semplice..
Dio e' tutto.. quindi e' energia diffusa e individuo singolo capace meravigliosamete di relazionare.. dov'e' il problema?
Fra l'altro sopra questo concetto l'hai pure "passato", com'e' che ora non ti va piu'?
Per il "passato" vedi sopra, per il resto invece: Dio è tutto certo, non parliamo della percezione individuale di Dio, ovviamente è in ogni cosa anche nel male. Noi parliamo della realizzazione di Dio, della consapevolezza interiore di Lui. Quando arrivi a questo continui a relazionarti ma con una comprensione che va aldilà dei limiti umani.


Non c'è problema se c'è unità
infatti non c'e' alcuna ragione per escludere che l'unita', nel trascendente, stia insieme alla separazione... come due innamorati, che sono una cosa sola, ma simultaneamente trovano la gioia nell'essere diversi e quindi costituire sempre un mistero l'uno per l'altro..
E tu vorresti passare l'eternita' solo solo? unico monolite dell'esistenza cosmica, e perderti l'amore? ma scherzi? :)
Mai! io amo la mia ragazza e mi sento uno con lei ma parliamo in termini di universo non di due corpi umani, parliamo sempre del bicchiere come ho detto sopra.




Non sono d'accordo, in noi c'è la divinità, non la subordinazione
certo.. prova a decidere di non fare la pipi' e poi ne riparliamo
Yaso... non parliamo ci bisogni corporali.. :lol: se no ti direi " sentiti pure uno con tua moglie ma quando vai al cesso ci vai da solo... :lol: :lol: :lol:


Il pensare di essere subordinato è tipico delle religioni
ok.. tu hai tutta una serie di concetti per farti sembrare che il tuo approccio e' piu' evoluto... pero' non puoi sostenere che non sei subordinato ad un sacco di roba.. e non puoi nemmeno sostenere, se non dogmaticamente, che un giorno invece di essere subordinato sarai supremo...
E non puoi nemmeno sostenere che una roba del genere porti felicita'..... anche perche' in questo mondo e' felice chi serve, non chi comanda...

Chi ha mai detto che io comando e non servo? non si tratta neanche di cosa sei ma di cosa percepisci di essere. So benissimo che un giorno morirò e per quanto mi sforzi di combattere, in quel momento andrò e questo mondo fisico con le sue percezioni finirà..bye bye..ma non lo vivo come un atto di subordinazione, non mi sento un qualcosa di infinitamente misero che viene schiaccioato da qualcosa di enorme. Io mi sento parte di questa vita, cerco di vivere serenamente, cercando di vivere bene (seguendo il dharma) ma cercando anche di uscire dalle limitazioni del corpo e dell'ego con la meditazione. Quando pratico sento dentro di me che piano piano alcuni levi si sollevano, non posso nè dimostrartelo nè fartelo vedere, è una cosa intima e personale. In quanto alla felicità permettimi di puntualizzare che è felice chi si sente appagato di quello che ha, di quello che è, di quello che fa, l'equazione servire=felicità può essere vera per te ma non per tutti...


La cosa più divina è l'umiltà ma non quel parossismo
e cinque (in questo messaggio)... perche' mi parli di posizioni che io non sostengo? ho forse detto che la cosa piu' bella e' essere asserviti a qualche potere egoistico? :)
Ok, cosa intendi per umiltà?

haribol!!
Ciao Yaso!!

Avatar utente
yasodanandana
Messaggi: 2264
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:13 pm
Località: diciamo Firenze
Contatta:

Re: Sono felice

Messaggio da yasodanandana » mer feb 13, 2008 8:08 pm

Ovviamente se decidi di seguire un percorso fino a che non potrai provare che ci� che ti viene detto � realt� tutto � un dogma e devi andare avanti per fede
questa non e' cultura vedica... il praticante vedico va avanti solo se esperisce progressivamente, non che fa una vita di pratiche a caso rimanendo com'era all'inizio e poi spera di vedere dopo la morte le cose come stanno.
Comunque la questione e' un'altra... ovvero.. non puoi pretendere che ti si dia ragione solo perche' affermi delle cose con entusiasmo e sicurezza.. se vuoi dialogare bisogna che tu riconosca l'esigenza di sostenere il tuo pensiero con la logica,,, se no che parliamo a fare?

Inizialmente parlavi di relazione intesa come relazione umana
nemmeno per sogno...

se invece mi parli di relazioni basate non sull'amore umano (quindi cariche di aspettative, di egoismi, di limitazioni) ma sulla ricerca del lato divino della relazione (cercare di vedere Dio in ogni uomo o donna) allora ok
non parlo nemmeno di quello.. parlo di cio' che tutte le vie spirituali (a parte nichilisti e impersonalisti) descrivono. ovvero del fatto che nel top della trascendenza si sia, noi e Dio, individui, e ci si relazioni.
Dire che non e' possibile o che cio' e' inferiore ad un'eventuale fusione delle individualita' in "uno" e' insostenibile..

Se uno � problematico lo � sia da solo che in relazione
appunto.. quindi non c'e' alcun appiglio logico per poter dire che la tua concezione e' meglio, per esempio, del Cristianesimo..

Parliamo di scelte di vita: se io scelgo un sentiero spirituale devo seguirlo fedelmente, il mio sentiero crede
beh.. se e' una faccenda esclusivamente di fede, senza alcuna intenzione di esaminare la consistenza delle delle dottrine che si seguono e senza volerle sostenere con argomentazioni vere e proprie, uno che dialoga a fare con gli altri?

Ok, non le esprimi e forse sono io che percepisco male, qual'� la tua posizione in merito?
rispetto allo specifico del quale stiamo parlando.... sostengo che non siamo il corpo che ci veste in questo mondo

.."Fra l'altro in effetti e' totalmente illogico parlare di amore senza che si ammetta l'esistenza di soggetti differenti ed energie che corrono fra di loro... e pure di mistero e di progressiva scoperta.
E non vedo perche' il trascendente che, a occhio, e' piu' dell'immanente, debba mancare, in versione pura, di cio' che da noi e' la cosa piu' bella.."
Questo � quello che ti ho passato

che e' contrario a cio che sostieni tu... ovvero che l'assoluto e' senza individualita' e senza varieta' di esistenze

Ma quando vai oltre le limitazioni corporali e dell'ego cosa rimane?
per motli, fra cui io e la stragrande maggioranza dei cultori del messaggio dei veda, rimane un'individualita' concreta e pura che vive nel trascendente in un rapporto d'amore con Dio e con gli altri esistenti..
QUesta storia per la quale l'individualita' appartiene solo al reame dell'illusione e' insostenibile

La religione crea divisioni, qualunque essa sia, perch� predica l'esclusivit� dei suoi insegnamenti.
e' cio' che stai facendo tu... Tutte le religioni del mondo concordemente parlano del fatto che nella trascendenza, nel paradiso, si mantiene l'individualita' perdendo tutte le limitazioni della materia e la si implementa nel servire amorevolmente Dio e le creature.. tu invece dici che hanno tutti toppato e si diventa Dio, muoiono tutti gli altri e si rimane soli

Ma come fa ad esserci un'individualit� se la tua coscienza � ancorata all'immenso?
se togli l'individualita' di immenso non rimane niente... dato che poni semplicemente un sacco di limiti.
Io che non sono una cima sono capacissimo di guardare un bel panorame, sentirmi sentimentalmente una scintilla del creato e simultaneamente amare gli individui che relazionano con me..
Puoi spiegarmi perche' tu invece dici che tali atteggiamenti contrastano?

Mentre il samadhi ti metto un pezzo deldi Sri Cinmoy
posso leggere le scritture vediche da solo, quindi non ho, con tutto il rispetto, da rifarmi alle interpretazioni di Sri Chinmoy... I miei stessi maestri mi raccomandano di avere esperienze dirette, non di seconda mano..

E come devo fare? sto citando maestri (oltre a Yogananda) autorevoli
per te...

Se l'azione non � accompagnata da un serio lavoro introspettivo, credo porti poco lontano
concordo.. ma stai rispondendo a qualcun altro... provo a riporoporre: "Beh, perch� i vaishnava come i cattolici vedono il profeta come un'entit� fisica, per voi abbandonarsi a Krishna significa buttarsi a i suoi piedi fisicamente
e non hanno mica tutti i torti... dato che non c'e' alcuna ragione per pensare che nella trascendenza, oltre ad un unita' statica, non ci sia anche il dinamismo dell'amore espresso con le azioni..
"


Nello yoga (detto l'ottuplice sentiero) il Bhakti, il Jnana, il Karma e l'Hata yoga sono considerati importanti ma ai fini della realizzazione spirituale solamente di preparazione e di contorno al Raja Yoga
non e' cosi'... e' cosi' secondo l'opinione di chi ti ha riferito una cosa del genere...
E' la bhagavad gita che parla di Raja Yoga ed attribuisce questa qualifica al Bhakti yoga.. e non e' molto difficile sostenere cio' che dico

Dio � tutto certo
quindi oltre ad essere energia indistinta e' anche individualita'.. se no non e' tutto. E parlo di trascendenza

Yaso... non parliamo ci bisogni corporali..
no parliamone invece.. com'e' che sei Dio ma sei costretto dallo stimolo della pipi' ad andare in bagno?

So benissimo che un giorno morir� e per quanto mi sforzi di combattere, in quel momento andr� e questo mondo fisico con le sue percezioni finir�..bye bye..ma non lo vivo come un atto di subordinazione
fai male perche' lo e'... se sei costretto in situazioni che non cerchi, attui e crei volontariamente dal nulla vuol dire che sei subordinato

l'equazione servire=felicit� pu� essere vera per te ma non per tutti..
anche per te.. dato che rispondendomi in modo da offrirmi una migliore comprensione spirituale mi stai servendo.. ovvero mi sta facendo gratuitamente dei favori e pure molto grandi e belli... Non sei felice di farlo?

Ok, cosa intendi per umilt�?
non il "parossismo" che dici tu... e concordi con me, dato che lo dici da solo: "La cosa pi� divina � l'umilt� ma non quel parossismo...."

haribol!!

ti abbraccio!...

Rispondi