l'immersione non consente di gioire.. dato che la gioia e' data dalla relazione.
Se io e te ci incontriamo, considereremmo una gran disgrazia se qualcuno ci mettesse dentro un frullatore e ci facesse immargere l'uno dentro l'altro..
Poi.. ovviamente non sto parlando di gioie avvertibili con i sensi materiali..
Come fai a parlare di gioie ultraterrene non avvertibili con i sensi umani se poi mi citi "il nostro incontro nel frullatore"?
Vuol dire che questo corpo fisico è come un abito che la nostra anima indossa in questa incarnazione
io sto "raccontando" di una felicita', di una relazione e di un'individualita' nell'ambito trascendentale.. come descritta da miriadi di episodi in tutte le scritture sacre nel mondo.
Perche' mi rispondi parlando di corpo, di materia, di desideri materiali? concordo senza problemi sul fatto che la trascendenza, qualsiasi cosa essa sia, e' al di la' di cio....
perchè tu stesso non fai una divisione netta tra felicità umana, percepita con i sensi e legata all'ego e quella divina, percepita interiormente e senza nessun legame.Mi parli sempre della felicità come un qualcosa indirizzato a un'entità separata, io parlo di unità non di separazione
Ma noi esseri umani siamo come dei bambini spirituali che non comprendono appieno questi concetti
non considero una cosa troppo seria un'ideologia che poi non puo' essere messa in pratica.
va bene che tu mi dica che attraverso la mistica, l'associazione con i realizzati ecc, ecc, ecc. si arriva ad essere coerenti.. ma e' una fede.. perche' dovrei darti retta?
Personalmente non ritengo che la varieta' abbia meno "numeri" dell'unita' perche' si possa ipotizzare che anche lei stia nella trascendenza. Non me lo dice la logica, non me lo dicono le religioni, non me lo dicono i veda... Per cui non vivo l'incoerenza di predicare l'Uno e simultaneamente mostrarmi duale.. Anzi, considero profondamente dualista chi abbia deciso che la varieta' sta solo nell'illusione e l'unita' sta da sola nella trascendenza..
Guarda che io sostengo che se un sentiero, una fede o una religione non può essere praticato e verificato personalmente non porta a nulla. Le filosofie e gli intellettualismi sono solo cibo per la mente; non sostengo che devi seguire la mia fede per illuminarti. Io pratico il Kriya Yoga di Lahiri Mahasaya che è un sentiero pratico di meditazione che porta gradualmente all'illuminazione, al trascendere l'ego con le sue limitazioni per ancorarsi nel divino. Non sostengo che questa è l'unica via, ce ne sono altre, ma se non portano a a obbiettivi di crescita spirituale, mi spiace ma li considero appunto cibo per la mente: ottimi per chi accontenta ma che non portano a nulla nel sentiero spirituale.
Perciò le energie negative/positive che mettiamo in gioco sono esattamente le stesse, ogni evento è neutro e siamo noi a dargli una valenza, ma finchè non avremo trasceso la dualità, queste energie avranno valenze differenti.
se una filosofia non puo' essere messa in pratica da chi la predica..
Non è una filosofia... è un obbiettivo, un cammino che porta a qualcosa, è molto differente
La filosofia può essere la porta di ingresso ma il cammino va molto al di là di questo. Del resto se riuscissi davvero a mettere in pratica ora gli insegnamenti che seguo sarei un maestro illuminato.... è il cammino stesso che ti porta all'obbiettivo.
Chiamala come vuoi: il samadhi è uno stato di coscienza non dualistico
e io che ho detto? Dualismo e' prima di tutto ritenere che l'unita' stia nella trascendenza e la varieta' nell'immanenza.. Quindi considero samadhi la relazione amorosa con la Persona Suprema.. Relazione che e' unita' e simultaneamente separazione.. dato che l'amore fa degli innamorati una cosa sola, ma e' necessaria la separazione perche' sussista un flusso, uno scambio, una reciproca e costante scoperta
Sono d'accordo in parte: il Samadhi è una relazione amorosa con la Persona Suprema ma negli stadi più alti non v'è separazione, non c'è scambio perchè l'Amato, l'amore stesso e chi ama sono una cosa unica. Solo questo è importante: ognuno può seguire le religioni, le filosofie e i sentieri spirituali che vuole ma se non portano a questa fusione sono utili, belli e possono aiutare ma non arrivano all'obbiettivo finale.
Non confondiamo l'amore umano, anche se oggetto di attenzioni disinteressate, con l'amore divino
ripeto... Amore vuol dire che sussiste, oltre all'unita', pure una separazione, se no non puo' esserci dedizione per l'altro.. quindi ripeto: "amare vuol dire dedicarsi disinteressatamente a qualcuno.
E' la "realizzazione" impersonale che ha l'intento di spazzare via ogni forma di vita diversa dalla nostra perche' solo la nostra prevalga
il fatto stesso che si chiami "liberazione" e' un altro piccolo sintomo.. si tratta di liberarsi dai guai... mica di offrirsi, sacrificarsi, devolversi, darsi.. "
Che Madre Teresa vedesse nel derelitto una sua (del derelitto) connessione col Cristo.. e' condivisibile.. Madre Teresa di Calcutta pero' non viveva una spiritualita' che relega nell'immanente la relazione e quindi l'amore.. Quindi non esercitava un sentimento che poi avrebbe rinnegato nella trascendenza per attuare l'immersione e la simbiosi con l'"UNO"
Come sopra. Negli stadi più di Samadhi l'amore non viene vissuto come separazione ma come unità. Madre Teresa aveva una realzione immanente perchè aveva trasceso i risvolti egoici della realzione stessa (l'essere contraccambiati, l'avere riconoscimenti, sentirsi orgogliosi di essere buoni) ma anche la visione umana dell'oggetto della relazione: lei non aiutava quelle persone perchè vedeva uomini sofferenti ma perchè riusciva e vedere il lato divino di chi aiutava, idealizzandolo poi in Cristo
Vedi che il tuo concetto di amore è sempre rapportato a qualcuno, per te amore è sinonimo di "altra persona"
certo.. e non ci trovo niente di male.. Il fatto che in questo mondo le relazioni siano problematiche, non significa che si debba chiudersi spiritualmente a credere dogmaticamente che nella trascendenza non esista la differenza fra le individualita'..
Certo, anche se le relazioni sono problematiche guai se non ci fossero ma stiamo parlando di amore che va al di là della forma. Nel trascendere l'ego e le limitazioni umane, nell'innalzarsi nel Supremo Samadhi si percepiscono le persone non più come individualità ma come unità. Paramhansa Yogananda , un grande mistico e santo indiano (ritenuto un Avatar=incarnazione divina) una volta barcollando mentre camminavano disse a un suo discepolo "è così difficile restare in un solo corpo fisico", oppure un'altra volta sentiva la sofferenza di alcune persone che stavano annegando. Questo perchè la sua coscienza era ancorata nel Divino oltre il concetto di individualità, il suo amore era amore divino senza attaccamenti umani
mi spiego meglio, riesci a vedere Dio, Allah, Geova, o come lo vuoi chiamare, nella persona/e che ami oppure l'amore per te è legato al concetto di persona/corpo?
l'amore per me e' legato alla persona.. che non e' necessariamente il corpo di materia..
E ritengo che Dio, Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' possa essere una persona trascendentale... e non un concetto impersonale da far interpretare a coloro con i quali sono in relazione..
Ti risulta strano?
Eppure miliardi di persone al mondo, compresi i cosiddetti induisti, che sono uno dei quattro piu' grandi monoteismi, la pensano in questo modo..
Certo ma per gli induisti Dio è sia immanente che trascendente: è dentro e fuori di noi e si manifesta in miliardi di modi differenti. Perciò è sia la persona trascendente che puoi adorare come divinità, sia una manifestazione immanente. Dio è sia Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' (quindi un'entità separata da noi), che il microcosmo chiamato uomo e l'universo dove esso vive, sia il peccatore che il virtuoso, ma è altresì vero che per realizzare il divino dentro di noi, dobbiamo sollevare tutti i veli che ce lo nascondono, dobbiamo eliminare tutto quello che ci impedisce di riconnetrci con la fonte di tutto, dobbiamo realizzare che anche noi siamo divini.
ciao..
grazie ancora..