Ora il mio orticello, 100 metri quadri guadagnati a forza di forca fora terra e cesoie, patteggiando con rovi più alti di me, dopo i primi tre anni di continui allargamenti, ha trovato la sua stabilità
(Non ho tempo a sufficienza per gestire un'area più grande,
in più ogni anno devo rivedere il contratto con i rovi...)
Ora, a me piace sperimentare e questo è il mio laboratorio di ricerca. Me ne intendo abbastanza, sono una botanica appassionatissima e diplomata giardiniera alla scuola agraria di monza, ma ovviamente ciò non basta,
o non mi basta.
La relazione che ho con il mio orto rispecchia quella che ho con il mondo, è in continua evoluzione.
Andare nell'orto per me significa fare autoanalisi!! Beh, comunque, non voglio dilungare oltre questo argomento,
ma porre dei quesiti ben precisi (lo scambio di opinioni è sempre fonte inesauribile di ricchezza):
La terra del mio orto, in origine abitata da melissa officinalis, verbena officinalis, dipsacus follonum, e ovviamente rovi, pare piuttosto fertile, lavorandola trovo spessissimo pezzi di vecchi (e forse anche antichi) cocci, si trova proprio al di sotto della parte più antica di un casale di campagna. Presumo fosse 'la discarica' delle famiglie che ci abitarono per moltissimi anni.
Però, la sua fertilità mi pare messa a repentaglio da 3 Cupressus arizonica (Dei giganteschi cipressoni, casa di simpatici scoiattolini) che vivono appena sopra, (L'orto è una terrazza).
Credo che le loro radici, che sicuramente si trovano anche sotto l'orto, producano degli essudati inibenti nei confronti della crescita delle altre piante. Lo stesso dicasi per il copiosissimo polline prodotto una volta all'anno che ricopre il mio orticello. Ora, non ditemi di spostare l'orto, non è possibile, né di tagliare gli alberi (Non si toccano).
Volevo solo sapere se avete esperienze simili e che ne dite: Il primo anno, in cui aggiunsi una montagna di letame di cavallo (pure troppo credo), la maggiorparte delle piante erano stupende, poi ho adottato il metodo sinergico, ma l'esposizione dell'orto a ovest favoriva un essiccamento completo delle aiuole, sottoposte a un fortissimo e caldissimo vento che qui l'estate non smette mai di tirare. Nonostante acqua e pacciamatura (devo poi essere parca con l'acqua)era la morte della terra. Quindi, non potendo attendere un miglioramento spontaneo della terra, ho cambiato metodo: Aiuole non rialzate, lavorazione con la forca fora terra (la mia terra, se non lavorata, tende a cementificare, d'estate), ma residui vegetali sotterranei mai tolti. C'è stato un miglioramento.
Comunque a primavera la terra sembra sempre magnifica e raccolgo montagne di fave e piselli, mentre d'estate tutto soffre molto, io credo che i cipressoni abbiano un effetto destrutturante e interferiscano sia con la capaità della terra di trattenere l'acqua ed anche con l'assorbimento dei minerali da parte delle radici,voi che ne pensate?
anche perché alcuni tipi di piante hanno bisogno del doppio o anche del triplo del tempo normale per arrivare alle dimensioni di raccolta (confronto ad altri orti biologici di mia conoscenza)
Ho concluso che l'azione vantaggiosa possa essere quella di pacciamare sempre e concimare e ammendare molto.
Però, sembrerà strano, anche in campagna è difficile trovare del buon letame, ormai.
Quindi mi è venuta un idea: Secondo voi, a gennaio, febbraio, prima di seminare un sovescio di senape, a senso interrare una poltiglia di erba medica ottenuta macerando pellet in poca acqua, tanto per reidratarla?
Ho letto di fertilizzanti liquidi ottenuti macerando tali pellet, ma ciò che voglio mimare è proprio un sovescio
Che ne dite? E, in mancanza di vero letame fresco, credete che il letame pellettato biologico mantenga lo stesso effetto strutturante e ammendante? Inoltre quest'anno mi accingerò ad aggiungere farina di basalto, sia all'orto che al giardino, vi farò sapere con quali risultati (sicuramente ottimi)
Se siete arrivati fin quaggiù, vi ringrazio della pazienza dimostratami
Ciao a tutti e buona coltivazione!
Marta