crisi vegana!!

Archivio delle discussioni sui forum non più presenti
Avatar utente
Stella10
Messaggi: 1761
Iscritto il: sab mag 26, 2007 2:59 pm
Contatta:

Messaggio da Stella10 » ven dic 07, 2007 12:12 pm

Senti foglia mi dispiace contraddirti e aggiungo che mi si può dire tutto ma non che non conosca i gatti li ho da quando sono nata e in tutte le situazioni casa senza giardino e con giardino, e affermo senza ombra di dubbio che sono tutto meno che selvaggi. Amano in maniera direi esagerata le comodità più di noi umani. Ho una casa con 3000 metri di terreno potrebbero starsene fuori a scorazzare nell'erba e sugli alberi invece non si schiodano dal divano se non addirittura dal letto. Ne ho addirittura alcuni che per carattere non saltano nemmeno se si vedono passare davanti una lucertola talmente sono pigri. Salutoni

foglia
Messaggi: 11
Iscritto il: dom nov 11, 2007 2:27 pm

Messaggio da foglia » ven dic 07, 2007 12:47 pm

Ah!ah!Assolutamente non volevo insinuare nulla!è una questione solo di approcci diversi(spero di non averti offeso).
In effetti il problema della caccia c'è sopratutto con i gatti giovani che devono fare "palestra" come ogni creatura che si affaccia a questo mondo da poco.
Credo proprio che cacciare piccoli animali faccia bene a questi gattini che svilupperanno i loro riflessi e i loro muscoli,nonchè la loro astuzia per poter essere gatti + sani e + svegli in futuro.
un salutone anche a te

Avatar utente
Stella10
Messaggi: 1761
Iscritto il: sab mag 26, 2007 2:59 pm
Contatta:

Messaggio da Stella10 » ven dic 07, 2007 12:56 pm

Se è per questo basta attrezzarli di palline e gomitolini di lana, in questo momento ne ho sparsi per tutta la casa, ho due cuccioli da allevare... credimi si divertono un mondo anche solo con gli elastici per i capelli.
Tranquillo non mi sento per niente offesa, sto riportando solo la mia esperienza molto tranquillamente. Risalutoni

Daria

Messaggio da Daria » ven dic 07, 2007 1:03 pm

nicolagogoli ha scritto: C’è qualche forum specifico in cui si possa parlare di diritti di animali senza che nessuno ne accampi la proprietà (il “mio” cane, i “miei” gatti, ecc…)
Ciao,
Siamo in un forum di vegani e vegetariani, quindi mi sembra ovvio che, quando si dice: il "mio gatto" o "il mio cane" non è per specificarne la proprietà ma il nostro affetto nei loro confronti... come quando dici: mio figlio, mio marito... non è che il marito lo consideri una mia proprietà...
io, almeno la vedo così...:roll:
Ti assicuro che anche la mia gatta mi considera "sua"... e me lo dimostra con la sua gelosia, se mi avvicino ad un altro animale per fargli le coccole...

A proposito Nicolagogoli, benvenuto! :-)

marino70
Messaggi: 700
Iscritto il: gio set 08, 2005 2:39 pm

Messaggio da marino70 » ven dic 07, 2007 2:31 pm

shadowknight ha scritto:Abbassa il tono per favore.

C'è una certa differenza tra un essere umano e un cane, il primo usa la ragione e il secondo no. Capisco l'educazione dell'animale, ma ci sono dei limiti.
Prima di fare il risentito ed il professorino inutilmente, ti dico 2 cosine:
Primo, non hai la minima idea di come educhi il mio cane quindi non farmi inutili paternali
Secondo, e te l'ho già detto, quando un anno il suo padrone è uscito di casa alle 9 e non è più tornato le cose sono cambiate per tutti, anche per lui. I sacrifici per tenerlo sono notevoli sia di carattere economico che di impegno di più persone perciò non rompermi i cabasisi se non sono tanto contento che ululi di notte visto che poi le lettere dall'amministratore le prendo io.
Ciò non toglie che tutti gli vogliano un bene dell'anima ed è a pieno diritto un elemento della famiglia.
Dove andiamo noi viene anche lui e se non può venire lui si sta a casa tutti. Non ci interessa se non possiamo andare al cinema, a teatro, in ferie al mare o fuori porta per gli week end, se ci dobbiamo svegliare 1 ora prima tutti i giorni e tornare a casa 2 ore dopo, se spesso ci si sveglia nel cuore della notte o se nasconde gli ossi nei vasi dell piante; lo adoriamo e saremmo disposti a tutto ma alcune regole valgono anche per lui.
Se lo capisci bene altrimenti non so che farci; è un problema tuo
Dimenticavo.........il mio tono è basso, dovresti vedere quando lo alzo.....;-)

nicolagogoli
Messaggi: 31
Iscritto il: ven nov 30, 2007 3:19 pm

Messaggio da nicolagogoli » ven dic 07, 2007 2:51 pm

Daria ha scritto: Siamo in un forum di vegani e vegetariani, quindi mi sembra ovvio che, quando si dice: il "mio gatto" o "il mio cane" non è per specificarne la proprietà ma il nostro affetto nei loro confronti... come quando dici: mio figlio, mio marito... non è che il marito lo consideri una mia proprietà...
Sono d’accordo con te, Daria. Però secondo me è importante anche la terminologia che usiamo soprattutto quando parliamo con le persone che non la pensano come noi. Ho notato che se dico che ospito un animale o convivo con un animale, invece di dire che ho un animale, subito il mio interlocutore riflette e pensa al suo rapporto con l’animale con cui vive. E tutte le volte che uno mi parla di padroni o proprietari di animali, io glielo contesto. E’ il mio modo di rompere le scatole a tutti quegli pseudoanimalisti da passeggio che ci sono in giro. Un sacco di gente è convinta in buona fede di amare gli animali, ma in realtà cerca solo una gratificazione personale nel rapporto con l’animale. Il mio ideale non è un mondo dove tutti amino gli animali, ognuno ama chi vuole. Ma un mondo dove tutti rispettino tutti gli altri animali. In fondo sono vegan e non vegetariano perché non mi va che qualcuno, a parte il vitello, tocchi le mammelle alla mucca.

marino70
Messaggi: 700
Iscritto il: gio set 08, 2005 2:39 pm

Messaggio da marino70 » ven dic 07, 2007 3:49 pm

nicolagogoli ha scritto:
Daria ha scritto: Siamo in un forum di vegani e vegetariani, quindi mi sembra ovvio che, quando si dice: il "mio gatto" o "il mio cane" non è per specificarne la proprietà ma il nostro affetto nei loro confronti... come quando dici: mio figlio, mio marito... non è che il marito lo consideri una mia proprietà...
Sono d’accordo con te, Daria. Però secondo me è importante anche la terminologia che usiamo soprattutto quando parliamo con le persone che non la pensano come noi. Ho notato che se dico che ospito un animale o convivo con un animale, invece di dire che ho un animale, subito il mio interlocutore riflette e pensa al suo rapporto con l’animale con cui vive. E tutte le volte che uno mi parla di padroni o proprietari di animali, io glielo contesto. E’ il mio modo di rompere le scatole a tutti quegli pseudoanimalisti da passeggio che ci sono in giro. Un sacco di gente è convinta in buona fede di amare gli animali, ma in realtà cerca solo una gratificazione personale nel rapporto con l’animale. Il mio ideale non è un mondo dove tutti amino gli animali, ognuno ama chi vuole. Ma un mondo dove tutti rispettino tutti gli altri animali. In fondo sono vegan e non vegetariano perché non mi va che qualcuno, a parte il vitello, tocchi le mammelle alla mucca.
Secondo me non ha granchè valore la terminologia in questione se non quella di incasinare inutilmente i dialoghi.
Se vale per gli animali deve valere anche per le persone, quindi per esempio mia moglie diventerebbe la moglie che vive con me; immagino la faccia delle persone che si chiedono di chi è la moglie che vive con me..
stesso discorso per i figli che ospito, la madre che mi ha generato, il collega della mia azienda (azzz... dell'azienda in cui lavoro), la suocera della moglie con cui vivo, il fratello della moglie con cui vivo (detto anche il cognato non è dato a sapere di chi) e così a seguire con familiari, parenti, amici e semplici conoscenti.
Immagina che casino se abolissimo tutti i pronomi e gli aggettivi possessivi

nicolagogoli
Messaggi: 31
Iscritto il: ven nov 30, 2007 3:19 pm

Messaggio da nicolagogoli » ven dic 07, 2007 4:04 pm

marino70 ha scritto: Secondo me non ha granchè valore la terminologia in questione se non quella di incasinare inutilmente i dialoghi.
Se vale per gli animali deve valere anche per le persone, quindi per esempio mia moglie diventerebbe la moglie che vive con me; immagino la faccia delle persone che si chiedono di chi è la moglie che vive con me..
stesso discorso per i figli che ospito, la madre che mi ha generato, il collega della mia azienda (azzz... dell'azienda in cui lavoro), la suocera della moglie con cui vivo, il fratello della moglie con cui vivo (detto anche il cognato non è dato a sapere di chi) e così a seguire con familiari, parenti, amici e semplici conoscenti.
Immagina che casino se abolissimo tutti i pronomi e gli aggettivi possessivi
E’ diverso. Il sostantivo fratello, ha bisogno dell’aggettivo. Un fratello può essere mio, tuo, oppure di qualcun altro. E così la moglie, il figlio, ecc… Sono termini che indicano un grado di parentela e come tale bisogna specificare di chi è parente.
Il cane invece non può essere né mio, né tuo, né di qualcun altro. Può vivere con me, con te o con qualcun altro. Diverso ad esempio se parlassimo di “mio compagno animale”. In quel caso il “mio” sarebbe giustificato perché servirebbe a specificare di chi è compagno.
Ma parlare di “mio cane”, anche se in buona fede, credimi, serve solo a perpetuare la terribile logica di possesso dell’animale da parte dell’uomo.

Avatar utente
yasodanandana
Messaggi: 2264
Iscritto il: gio set 01, 2005 1:13 pm
Località: diciamo Firenze
Contatta:

Messaggio da yasodanandana » ven dic 07, 2007 4:06 pm

nicolagogoli ha scritto:
Daria ha scritto: Siamo in un forum di vegani e vegetariani, quindi mi sembra ovvio che, quando si dice: il "mio gatto" o "il mio cane" non è per specificarne la proprietà ma il nostro affetto nei loro confronti... come quando dici: mio figlio, mio marito... non è che il marito lo consideri una mia proprietà...
Sono d’accordo con te, Daria. Però secondo me è importante anche la terminologia che usiamo soprattutto quando parliamo con le persone che non la pensano come noi.
si.. ma tu non sei esordito chiedendo che quelli che parlavano del "mio" gatto precisassero la loro posizione... tu sei intervenuto in questo modo: "C’è qualche forum specifico in cui si possa parlare di diritti di animali senza che nessuno ne accampi la proprietà (il “mio” cane, i “miei” gatti, ecc…) e senza che nessuno pretenda di educarli al proprio stile di vita? "

ovvero prima hai processato, giudicato, condannato e giustiziato.. poi hai accettato la spiegazione per la quale la stessa terminologia puo' avere a che vedere con atteggiamenti differenti.. anche non "specisti"

ti abbraccio.. mi sembra che sia la prima volta che ci parliamo.. CIAO!!!

miele_paz
Messaggi: 680
Iscritto il: gio giu 22, 2006 1:33 pm

Messaggio da miele_paz » ven dic 07, 2007 4:33 pm

ci ho provato giuro che ci ho provato a resistere... ma non ce la faccio. devo cazzarare...
secondo voi se non dico più i "miei" gatti... qualcun'altro provvederà a sfamare, pulire, spelare, i 5 scrocconi pelosi che mi concedono pochi centimetri del loro divano (che ho pagato io ma questo per loro è un dettaglio assoltamente irrilevante)... tanto per ribadire il concetto di comodità già espresso da stella.
ehehehheheheh

nicolagogoli
Messaggi: 31
Iscritto il: ven nov 30, 2007 3:19 pm

Messaggio da nicolagogoli » ven dic 07, 2007 6:01 pm

Se un gatto non riesce più a vivere senza un compagno umano che lo accudisca, lo sfami e lo pulisca, se dobbiamo sterilizzare le colonie feline randagie che vivono in città, ecc… questo ci dovrà pure far riflettere sul rapporto tra uomo ed animale. Abbiamo creato un ambiente adatto a noi umani ed adesso siamo costretti ad adattare gli altri animali per farli sopravvivere in un ambiente che non è sicuramente il loro ideale. Noi ci siamo voluti far male con le nostre mani, loro hanno solo subito i nostri danni. La modifica di un certo linguaggio può anche sembrare una provocazione esagerata. Ma secondo me contribuisce a restituirgli, anche nelle parole, la loro dignità di animali indipendenti. La stessa persona noi possiamo definirla “handicappata” oppure “diversamente abile”. Quella persona non cambia e noi le vogliamo bene o male nello stesso modo, cambia però la percezione sociale e culturale della sua diversità. Stesso discorso per il “barbone” o il “senza tetto”. Barbone è un termine dispregiativo, senza tetto indica solo una condizione di vita. E quindi il discorso vale anche per il “mio gatto” o il “gatto che vive con me”. Spero di non sembrare troppo polemico, non voglio fare né processi né esprimere giudizi. E’ solo una riflessione personale su un argomento di cui mi capita di discutere anche “dal vivo” quasi ogni giorno.
Ricambio l’abbraccio di yaso.

marino70
Messaggi: 700
Iscritto il: gio set 08, 2005 2:39 pm

Messaggio da marino70 » ven dic 07, 2007 7:14 pm

nicolagogoli ha scritto:
marino70 ha scritto: Secondo me non ha granchè valore la terminologia in questione se non quella di incasinare inutilmente i dialoghi.
Se vale per gli animali deve valere anche per le persone, quindi per esempio mia moglie diventerebbe la moglie che vive con me; immagino la faccia delle persone che si chiedono di chi è la moglie che vive con me..
stesso discorso per i figli che ospito, la madre che mi ha generato, il collega della mia azienda (azzz... dell'azienda in cui lavoro), la suocera della moglie con cui vivo, il fratello della moglie con cui vivo (detto anche il cognato non è dato a sapere di chi) e così a seguire con familiari, parenti, amici e semplici conoscenti.
Immagina che casino se abolissimo tutti i pronomi e gli aggettivi possessivi
E’ diverso. Il sostantivo fratello, ha bisogno dell’aggettivo. Un fratello può essere mio, tuo, oppure di qualcun altro. E così la moglie, il figlio, ecc… Sono termini che indicano un grado di parentela e come tale bisogna specificare di chi è parente.
Il cane invece non può essere né mio, né tuo, né di qualcun altro. Può vivere con me, con te o con qualcun altro. Diverso ad esempio se parlassimo di “mio compagno animale”. In quel caso il “mio” sarebbe giustificato perché servirebbe a specificare di chi è compagno.
Ma parlare di “mio cane”, anche se in buona fede, credimi, serve solo a perpetuare la terribile logica di possesso dell’animale da parte dell’uomo.
Già..... però il "non tuo" cane è ospite a casa tua (parole tue) mentre il "mio" cane fa parte della mia famiglia (parole mie).
Come vedi c'è dell'altro oltre all'uso dell'aggettivo possessivo per definire ii rapporti con i nostri amici animali

marino70
Messaggi: 700
Iscritto il: gio set 08, 2005 2:39 pm

Messaggio da marino70 » ven dic 07, 2007 7:25 pm

nicolagogoli ha scritto:Se un gatto non riesce più a vivere senza un compagno umano che lo accudisca, lo sfami e lo pulisca, se dobbiamo sterilizzare le colonie feline randagie che vivono in città, ecc… questo ci dovrà pure far riflettere sul rapporto tra uomo ed animale. Abbiamo creato un ambiente adatto a noi umani ed adesso siamo costretti ad adattare gli altri animali per farli sopravvivere in un ambiente che non è sicuramente il loro ideale. Noi ci siamo voluti far male con le nostre mani, loro hanno solo subito i nostri danni. La modifica di un certo linguaggio può anche sembrare una provocazione esagerata. Ma secondo me contribuisce a restituirgli, anche nelle parole, la loro dignità di animali indipendenti. La stessa persona noi possiamo definirla “handicappata” oppure “diversamente abile”. Quella persona non cambia e noi le vogliamo bene o male nello stesso modo, cambia però la percezione sociale e culturale della sua diversità. Stesso discorso per il “barbone” o il “senza tetto”. Barbone è un termine dispregiativo, senza tetto indica solo una condizione di vita. E quindi il discorso vale anche per il “mio gatto” o il “gatto che vive con me”. Spero di non sembrare troppo polemico, non voglio fare né processi né esprimere giudizi. E’ solo una riflessione personale su un argomento di cui mi capita di discutere anche “dal vivo” quasi ogni giorno.
Ricambio l’abbraccio di yaso.
Io la penso esattamente all'opposto; utilizzare la frase il "gatto che vive con me" da l'impressione di una condizione provvisoria e precaria e di un certo disinteresse mentre "il mio gatto" indica implicitamente una assunzione di responsabilità verso l'animale ed un legame molto più serrato
Haug...così ho detto

shadowknight
Messaggi: 22
Iscritto il: lun ago 27, 2007 7:31 pm
Località: Roma
Contatta:

Messaggio da shadowknight » lun dic 10, 2007 12:58 am

Intanto, dopo aver letto il proseguimento dell'intervento vorrei chiarire un paio di cose con marino, anche se può sembrare OT rispetto a dove è arrivato il discorso.
Scusa se ti sono sembrato risentito o professorino, è che odio il sarcasmo fine a se stesso. Scusa comunque se il mio intervento ti è sembrato inopportuno.
Io non ho un cane dentro casa e quindi probabilmente non capisco affatto quello che vuol dire tenerne uno, ma la mia osservazione veniva soltanto dal fatto che ero perplesso sul rapporto a cui si è arrivati in genere tra uomo e animale tanto che, alla fine, la specie umana ha reso schiavi i cani in altro modo anche se singolarmente sono come fratelli o figli abbiamo creato, come faceva notare qualcuno, un ambiente in cui alla fine gli animali sono sottoposti alle nostre abitudini. Sono contrario ai cani che fanno i bisognini sul marciapiede, ma mi chiedo: chi ce lo ha fatto fare a costruire i marciapiedi? Non stiamo facendo una violenza noi stessi?
Per il resto "mio" o meno, il cane alla fine capisce l'affetto e non tanto i termini che sono usati su di lui.

marino70
Messaggi: 700
Iscritto il: gio set 08, 2005 2:39 pm

Messaggio da marino70 » lun dic 10, 2007 12:10 pm

shadowknight ha scritto:Intanto, dopo aver letto il proseguimento dell'intervento vorrei chiarire un paio di cose con marino, anche se può sembrare OT rispetto a dove è arrivato il discorso.
Scusa se ti sono sembrato risentito o professorino, è che odio il sarcasmo fine a se stesso. Scusa comunque se il mio intervento ti è sembrato inopportuno.
Io non ho un cane dentro casa e quindi probabilmente non capisco affatto quello che vuol dire tenerne uno, ma la mia osservazione veniva soltanto dal fatto che ero perplesso sul rapporto a cui si è arrivati in genere tra uomo e animale tanto che, alla fine, la specie umana ha reso schiavi i cani in altro modo anche se singolarmente sono come fratelli o figli abbiamo creato, come faceva notare qualcuno, un ambiente in cui alla fine gli animali sono sottoposti alle nostre abitudini. Sono contrario ai cani che fanno i bisognini sul marciapiede, ma mi chiedo: chi ce lo ha fatto fare a costruire i marciapiedi? Non stiamo facendo una violenza noi stessi?
Per il resto "mio" o meno, il cane alla fine capisce l'affetto e non tanto i termini che sono usati su di lui.
No problem.... tutto OK
Sono fatto così....ma ci sto lavorando; prima o poi riuscirò ad approcciarmi con garbo e delicatezza
pis end lov
;-)

Rispondi