Consumo di latticini e rischio di Malattia di Parkinson

Archivio delle discussioni sui forum non più presenti
Rispondi
Daria

Consumo di latticini e rischio di Malattia di Parkinson

Messaggio da Daria » mar ott 16, 2007 9:46 pm

Consumo di latticini e rischio di Malattia di Parkinson

Sul numero di maggio 2007 della rivista scientifica Am J Epidemiol. e' stato pubblicato un interessante studio che collega il consumo di latticini all'insorgenza della Malattia di Parkinson.

Gli autori hanno condotto uno studio prospettico sull'associazione tra il consumo di latticini e il rischio di Malattia di Parkinson tra 57.689 uomini e 73.175 donne dello studio sulla prevenzione del cancro della Società Americana del Cancro. 250 uomini e 138 donne nel corso del follow-up (dal 1992 al 2001) hanno sviluppato la Malattia di Parkinson. Il consumo di latticini è risultato associato positivamente con il rischio di Malattia di Parkinson, vale a dire, maggiore è il consumo di latticini, maggiore è il rischio di ammalarsi di questa malattia.

Per questo ampio studio dell'Università di Harvard, oltre 130 mila soggetti sono stati seguiti per 9 anni. In questo periodo è stato registrato il loro consumo di latticini; a 388 di loro, è stato diagnosticato il Malattia di Parkinson. Lo studio aveva il fine di analizzare la possibile associazione tra il consumo di latticini e la malattia. I risultati mostrano che un maggiore consumo di latticini aumenta il rischio di Malattia di Parkinson in modo proporzionale con le quantità consumate.

Il rischio derivante da tali prodotti è risultato maggiore negli uomini che nelle donne. Nel caso peggiore, ovvero di un uomo che faccia un consumo molto elevato di latticini, il rischio di contrarre la malattia è 1,8 volte superiore rispetto a un uomo che ne faccia un consumo minimo.

Questo studio conferma i risultati di altre ricerche sull'argomento che sono giunti a conclusioni analoghe; tuttavia il meccanismo fisiopatologico di questa associazione non è noto.

E' disponibile la traduzione in italiano dell'abstract originale:
http://www.scienzavegetariana.it/abstra ... 7_ita.html

Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entre ... h=17272289&
ordinalpos=2&itool=EntrezSystem2.
PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum

Chen H, O'Reilly E, McCullough ML, Rodriguez C, Schwarzschild MA, Calle EE, Thun MJ, Ascherio A. Consumption of dairy products and risk of Parkinson's disease, Am J Epidemiol. 2007 May 1;165(9):998-1006.

Immagine

Gandhi
Messaggi: 800
Iscritto il: ven feb 24, 2006 12:52 pm
Località: TOSCANA

Messaggio da Gandhi » gio ott 18, 2007 2:59 pm


Gandhi
Messaggi: 800
Iscritto il: ven feb 24, 2006 12:52 pm
Località: TOSCANA

Messaggio da Gandhi » ven ott 19, 2007 2:31 pm

2 articoli dello stesso studio:


Antiossidanti: latte sotto accusa

Sembra che il latte, se associato ad alimenti con alto potere antiossidante, ne inibisca completamente le proprietà protettive e preventive.

E' quanto emerge da una sperimentazione condotta in vivo da ricercatori dell'INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).

Inutile quindi prendere tè verde e nero con latte oppure yogurt alla frutta di bosco? Pare proprio di sì. Ad azzerare il potere antiossidante dei nutrienti, sarebbe il tipo di proteine contenute nel latte.

"Quando parliamo con la gente di potere antiossidante - spiega Mauro Serafini, il ricercatore che ha guidato la sperimentazione - dobbiamo essere chiari: purtroppo, oggi i messaggi non sempre sono completi. Il potere antiossidante di un prodotto alimentare, come dimostrano recentissimi studi, da solo, ha un valore assolutamente relativo."

Tra poco Serafini vuole avviare col suo gruppo un nuovo studio sull'interazione tra la comune bistecca (altamente proteica) e l'insalata verde (antiossidante).

Siamo proprio curiosi di vedere cosa ne verrà fuori. Il latte era già in crisi da un po'. Che crolli anche un altro mito?

fonte: protonutrizione.it


Mirtilli + latte, e il potere antiossidante se ne va

Il latte, se associato a prodotti alimentari ad alto potere antiossidante quali tè verde e nero, cioccolato e mirtilli, ne azzera completamente la capacità di impedire l'ossidazione. La sperimentazione, condotta sull'uomo da un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran), è stata presentata alla Fondazione Ettore Majorana di Erice nell'ambito di un workshop internazionale sui tumori in età geriatrica. «Quando parliamo con la gente di potere antiossidante - spiega Mauro Serafini, il ricercatore che ha guidato la sperimentazione - dobbiamo essere chiari: purtroppo, oggi i messaggi non sempre sono completi. Il potere antiossidante di un prodotto alimentare, come dimostrano recentissimi studi, da solo, ha un valore assolutamente relativo. I mirtilli, ad esempio, sono degli ottimi antiossidanti; ma se mangiati contemporaneamente con il latte il potere antiossidante viene completamente annullato. Stessa cosa accade con tè e cioccolato. Per carità, non vogliamo demonizzare il latte, alimento che presenta importanti qualità nutrizionali; ma i consumatori hanno però il diritto di sapere cosa succede se si associano più prodotti».


Da evitare anche con tè verde e cioccolato
Ad azzerare il potere antiossidante del tè verde e nero, del cioccolato e dei mirtilli, sarebbero le proteine contenute nel latte. «Questa evidenza, ancora non del tutto chiara - afferma Serafini - ha spinto il nostro gruppo di ricerca ad avviare un nuovo studio sull'interazione tra la comune bistecca (altamente proteica) e l'insalata verde (antiossidante)».

fonte: la stampa.it

Gandhi
Messaggi: 800
Iscritto il: ven feb 24, 2006 12:52 pm
Località: TOSCANA

Messaggio da Gandhi » gio nov 01, 2007 9:53 am

Latte... è Vero che fa Bene?



Immagine


"Uno degli alimenti principe della nostra alimentazione, si sta trasformando in una trappola per la nostra salute"

Quante volte abbiamo sentito: "il latte è un alimento indispensabile, previene tante malattie, sostiene lo sviluppo e la struttura corporea, è efficace contro l'osteoporosi, aiuta nel controllo del diabete..."

La domanda che sorge è: ma è tutto vero?

Scavalcando i consigli dispensati dalla televisione o le snervanti pubblicità di mamme felici che riempiono le pance dei loro bimbi con litri di latte, è possibile rendersi conto che le cose non stanno come vogliono farci credere.

Per conferma, basta guardare i trattamenti che subisce questo alimento prima che giunga nelle nostre dispense.

Il latte che abbiamo in commercio, non è crudo, bensì ha subito un processo noto come pastorizzazione. Tecnica inventata da Louis Pasteur che coincide con il riscaldamento, condotto a differenti temperature (da 54° a 70°C) per tempi compresi tra i 20 e i 30 minuti.

Attualmente la pastorizzazione del latte si ottiene con metodi flash: si porta il latte a 65°-76°C per 15-22 minuti.

Obiettivo di questo processo: distruggere i patogeni e ritardare lo sviluppo di altri batteri.

Peccato che la distruzione non coinvolga solo i patogeni ma anche batteri lattici utili come il LACTOBACILLUS ACIDOPHILUS che contribuisce alla sintesi di vitamina B nel colon e alla distruzione dei batteri putrefattivi normalmente presenti nel latte.

Ne segue che la pastorizzazione distrugge le proprietà battericide di questo alimento.

A questo punto è lecito domandarsi perché si usa la pastorizzazione.

Le motivazioni principali sono due:

1.

Il produttore può concedersi maggiore sporcizia. La produzione di latte crudo necessita di parametri igienici elevati rispetto al latte pastorizzato (ecco perché quello crudo è più caro).
2.

E' più conveniente per il negoziante e per il contadino perché, se non prodotto in condizioni ottimali il latte crudo caglia subito.

Come al solito, di fronte a necessità di mercato non possiamo far altro che accettare la situazione.

Così, giusto a titolo informativo, vi elenco gli effetti negativi della pastorizzazione che si riflettono sulla salute dell'individuo:

1.

Il riscaldamento oltre i 50°C determina la distruzione di enzimi fondamentali come la fosfatasi alcalina necessaria per l'assorbimento di calcio. Ciò significa che oltre il 50% del calcio presente nel latte pastorizzato non è assimilato.
2.

Aumenta la perdita sia di vitamine liposolubili come la A e la E, sia la perdita di vitamine solubili come la B e la C.
3.

Aumenta la perdita di minerali: in particolare lo iodio. La cui carenza è responsabile sia del Gozzo sia dell'aborto durante la gravidanza.
4.

Alterazione chimica di proteine, ormoni e grassi per l'aumento di temperatura a cui è soggetto durante la pastorizzazione.
5.

I denti dei bambini nutriti con latte crudo sono meno cariabili.
6.

Le ossa di persone che usano latte crudo sono più dure, inoltre queste persone sono protette nei confronti di sordità, artrite, febbre reumatica...
7.

I prodotti caseari come panna e burro crudi non otturano le arterie, non aumentano il colesterolo nel sangue diversamente dai latticini ottenuti da latte pastorizzato.
8.

Deformazioni scheletriche. Animali da laboratorio degenerano più rapidamente quando sono nutriti con latte pastorizzato.

E' consigliabile quindi, far uso di latte fresco e crudo. In riferimento il dottor William Campbell Douglas ricorda che il latte crudo era usato fin dai tempi di Ippocrate come agente terapeutico.

Egli lo prescriveva per la cura della tubercolosi. Sempre secondo il dottor Campbell, il latte crudo può essere usato per curare: edemi, obesità, allergia, ipertensione, psoriasi, diabete, infezioni del tratto urinario, gastriti... e molto altro ancora.

I curiosi sull'argomento possono consultare il suo libro: The milk of human kindness is not pasteurized.

La pastorizzazione non è la sola piaga che colpisce questo alimento.

Nel latte infatti, compaiono molti residui come: antibiotici, leucociti (pus in forma diluita), pesticidi, antiparassitari, residui OGM, metalli pesanti derivati dall'inquinamento stradale e ormoni.

Quest'ultimi sono responsabili di gravi squilibri per il corpo una volta assunti attraverso il latte.

Gli ormoni che principalmente vi si ritrovano sono: estrogeni, progestinici e ormone della crescita.

Tutti questi sono somministrati alla mucca al fine di farle diventare grandi e iperproduttive... per la serie minimo sforzo massima resa!

Gli estrogeni presenti nel latte, una volta ingeriti ed assorbiti tendono a mimare le funzioni di quelli prodotti dall'organismo, che a loro volta cessano di essere sintetizzati.

Il problema risiede nella quantità. La concentrazione ematica di questo ormone aumenta notevolmente perché, la dose ingerita è sicuramente maggiore di quella prodotta dall'organismo. Ne seguono logiche influenze negative sul ciclo ovario e sulla fertilità.

L'ormone della crescita invece, predispone: i bambini a coliche intestinali e a gonfiori del corpo, gli adulti ai tumori.

E' doveroso ora sfatare un grande mito legato al largo consumo di latte (pastorizzato ovviamente!): più latte si beve più le ossa diventano robuste. Questa credenza è sostenuta dalla composizione propria del latte in quanto alimento ricco di calcio, costituente principale delle ossa.

Studi recenti però hanno dimostrato il contrario:

*

Bambini che consumano latte hanno maggiore fragilità ossea.
*

Donne che consumano latte hanno più frequente osteolisi al collo del femore.
*

L'osteoporosi è più frequente nei paesi dove il consumo di latte e formaggio è maggiore.

La deduzione logica è che il calcio presente nel latte non riesce ad essere assorbito. Questo accade perché, il calcio per essere assorbito deve disporre:

1.

Di adeguata quantità di magnesio che nel latte è scarso (più abbondante nelle verdure, legumi e frutta) che, insieme alla vitamina B6, contrastano l'acidosi metabolica indotta dal latte stesso.

2.

Ambiente leggermente alcalino. Il calcio per essere assorbito deve trovarsi quasi a pH neutro. Ciò non accade perché cibi ricchi di proteine animali, pomodoro, zucchero, farine raffinate e il latte stesso, acidificano l'ambiente.

A questo proposito ricordiamo che i cibi che acidificano sono responsabili di malattie come gastriti, emicranie, sd del colon irritabile, infezioni urinarie, sinusiti... in più per la medicina cinese l'ambiente acido facilita la proliferazione delle cellule tumorali.

Lasciando da parte questa piccola digressione, torniamo al latte.

Questo, acidificando l'ambiente determina l'entrata in funzione dei sistemi tampone che ricorrono alle riserve minerali di ossa e muscoli causando un deficit di calcificazione ossea. Sapere ciò, comporta un'inversione nella cura di diverse patologie legate al calcio, come ad esempio l'osteoporosi. Malattia caratterizzata dalla diminuzione di tessuto osseo a seguito di:

*

Mancato uso delle ossa
*

Malnutrizione
*

Carenza di vitamina C (indispensabile nel processo di formazione ossea)
*

Mancata secrezione di estrogeni dopo la menopausa che stimola le cellule del tessuto osseo a produrre nuovo osso

L'erroneo consiglio che più di sovente si dà alle persone affette da questa patologia consiste nell'aumento del consumo di latte e latticini.

Sta di fatto, che per quanto spiegato sopra questo potrebbe solo peggiorare la situazione.

Più intelligente sarebbe invece, controllare il livello di vitamina D, indispensabile per l'assorbimento di calcio a livello intestinale.

Senza questa il calcio passerebbe inosservato nel nostro organismo. La vitamina D, per trasportare il calcio deve essere attivata in vitamina D3 e questa trasformazione avviene solo in presenza della luce solare. Per logica conseguenza un ottimo consiglio sarebbe quello di esporsi al sole per almeno 10-15 minuti al giorno. Di contro l'assunzione di vitamina D con gli integratori può determinare intossicazione (ad es. ipervitaminosi).

Latte ed altre patologie

Studi recenti confermano l'associazione del latte con le più comuni patologie.

-Latte e diabete mellito insulino dipendente: patologia determinata dalla diminuzione o mancanza di insulina per distruzione delle cellule ß del pancreas a seguito di un processo autoimmune. Sembra che pazienti affetti da tale malattia presentino nel siero un anticorpo anti-caseina (assente nei non diabetici) che probabilmente inibisce le cellule insulino produttrici.

C'è da dire che la caseina normalmente presente nel latte è utilizzata nell'industria per la produzione di colla ...e mangiare la colla non rientra nelle abitudini alimentari umane, sta di fatto che l'organismo può identificare questa proteina come estranea e innescare contro di essa un processo autoimmune che si ripercuote sulle cellule ß.

Un ulteriore conferma della correlazione del latte con il diabete è data da ricerche condotte dal BRITISH WOMEN'S HEART AND HEALTH STUDY.

Qui si è osservato che l'eliminazione del latte dall'alimentazione è associata ad un diminuito rischio di insulino resistenza e sd metabolica (entità clinica associata a diabete, obesità, ipertensione, dislipidemia). Donne che non avevano mai bevuto latte avevano bassi trigliceridi, minore indice di massa corporea e maggior livello di HDL (il famoso colesterolo buono), rispetto a quelle che bevono latte.

-Latte ed acne: questa associazione è legata alla presenza di estrogeni che creano squilibri alle normali concentrazioni ematiche dell'ormone causando queste manifestazioni cliniche.

Squilibri ormonali inoltre, sono alla base anche dell'obesità. C'è quindi anche un legame tra consumo di latte e aumento della massa corporea.

-Latte e tumori ad ovaie e testicoli: studi osservazionali hanno evidenziato un aumento dell'incidenza di questi tumori nei paesi dove il consumo di latte è maggiore.

Le motivazioni non sono ancora ben chiare, ma resta di fatto che in paesi come il Giappone, dove il consumo di latte e latticini è minore, queste patologie sono molto meno frequenti.

Intolleranza al latte

Ormai diffusissima, sembra che circa il 70% della popolazione non digerisca questo alimento.

Attualmente si conoscono diversi tipi di intolleranze tra le quali annoveriamo:

1.

Intolleranza al lattosio. Data da una carenza degli enzimi digestivi (le lattamasi) nell'intestino.
2.

Sensibilizzazione alle proteine (specie quelle denaturate dalla pastorizzazione).
3.

Microinquinamento diretto o indiretto. Con il termine indiretto si indica l'entrata in contatto dell'animale produttore, con sostanze inquinanti. Ad esempio possiamo annoverare la diossina (derivato degli erbicidi), responsabile sia dell'intolleranza sia della diminuzione dell'efficienza riproduttiva dell'uomo.

Se contiamo i numeri, vediamo che 2 fattori su 3 responsabili dell'intolleranza sono una conseguenza della manipolazione umana.

Solo questo basta a far riflettere!

Latte e neonati

Negli ultimi anni è aumentata l'alimentazione dei neonati con latte bovino.

Ci si può domandare: "è veramente un valido sostituto?". La risposta è sicuramente no. Il latte di mucca è costituito da molecole più grandi del latte materno. Di conseguenza diventa un alimento per il corpo, ma non per il cervello.

Sta di fatto che bambini allattati al seno sono più brillanti e hanno un miglior sistema immunitario... che poi è ucciso con le vaccinazioni, ma questo è un altro discorso.

Dati, ricerche, studi osservazionali sembrano quindi negare tutto quello che pubblicità, mass-media e altri strumenti di divulgazione di massa vogliono farci credere: il latte fa bene! Il punto è: perché dobbiamo farci raggirare?

La cosa più grave è che quello che fanno con il cibo lo fanno anche con la nostra mente ...perciò, se è vero che siamo nati liberi, scegliamo di esserlo fino in fondo!

Carlotta

FONTE: http://www.amoyoga.it

pispola
Messaggi: 165
Iscritto il: mer lug 12, 2006 10:06 am

Messaggio da pispola » gio nov 01, 2007 5:10 pm

Grazie Gandhi molto interessante!
La cosa che più mi colpisce del tuo commento è che non è tanto il latte in se' che causa la maggior parte dei problemi, quanto il trattamento del latte. Altro che i nostri nonni e bisnonni montanari, quando bevevano il loro bicchiere di latte appena munto al mattino...

Gandhi
Messaggi: 800
Iscritto il: ven feb 24, 2006 12:52 pm
Località: TOSCANA

Messaggio da Gandhi » ven nov 02, 2007 9:33 am

pispola ha scritto:Grazie Gandhi molto interessante!
La cosa che più mi colpisce del tuo commento è che non è tanto il latte in se' che causa la maggior parte dei problemi, quanto il trattamento del latte. Altro che i nostri nonni e bisnonni montanari, quando bevevano il loro bicchiere di latte appena munto al mattino...
Yes, il latte industriale non ha niente a che vedere con quello appena munto... un abisso li separa :-)

Rispondi