biankonera ha scritto:Grazie ancora Marco...ho postato il link di qusto topic sul forum dell'alimentazione crudista, dove appunto c'è una discussione inerente a questo...non ti spiace vero!??
Ciao
Certo che no :-)
Per approfondire l'argomento, va detto che la tossicità o meno di una sostanza di origine vegetale per l'uomo va valutata in termini di relazioni ecologiche e non per attività assolute. Mi spiego, la solanina è tossica perchè le piante l'hanno creata (perdonami l'antropomorfismo) per difendersi dai loro predatori, ma dato abbastanza tempo qualsiasi sostanza tossica può diventare utile per la vittima designata. Tutte le sostanze che le piante, nel corso dell'evoluzione, hanno creato come difesa da predatori sono utilizzate da qualche specie di predatori come sostanze utili, ad esempio per difendersi da parassiti o per attrarre altri soggetti. I glicoalcaloidi della patata (alfa-solanina e altri) sono "nati" come deterrenti, ma l'uomo ha strumenti biologici (enzimi detossificanti epatici, neofobia, sensibilità per l'amaro) e culturali (processazioni di vario tipo, dalal cottura alal lisciviazione,e cc.) I popoli Aymara e Quechua di Bolivia e Perù, che sono i popoli che hanno domesticato millenni fa le sp. di Solanum (patata) mantengono nella loro dieta varietà di patata molto amare, che risulterebbero per noi immangiabili. Questo mantenimento, parallelo a molti altri comportamenti simili in tutto il mondo da parte delle popolazioni indigene, sembra essere un comportamento per mantenere all'interno della dieta una porzione di sostanze "tossiche" che però al livello utilizzato sono utili (in che modo lo siano è materia di discussione, e dipende da sostanza a sostanza. L'utilità potrebbe essere indiretta, ovvero che la pianta più tossica contiene anche dei micronutrienti utili assenti nelle piante meno tossiche).
Ma la cosa interessante è scoprire che l'argomento delle tossine delle piante è una chiave per leggere la storia dell'uomo, sia dalpunto di vista biologico evolutivo sia dal punto di vista culturale.
ciao
marco