aggressività

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manuela
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Messaggio da manuela » mer gen 05, 2005 2:25 pm

Oh ragazze mi avete mandato in confusione! Spiegatemi bene cosa intendete per" non intervenire". Io qualcosa a mia figlia devo dire, perchè io le parlo di tutto. Se subisce un'aggressione o se aggredisce, non mi ci vedo ad ignorare la cosa. O è proprio questo quello che dovrei fare? Se è lei ad aggredire io vorrei dirle che non si fa , che non va bene, che bisogna dividere i propri giocattoli con gli altri perchè giocare da soli è meno bello. Che bisogna dare carezze e bacini. Ed è quello che ho fatto fino ad oggi. Quando subisce una prepotenza non ci riesco a dirle di ricambiare il calcio o il graffio. Non mi sembra un bell'insegnamento. Per carità, se ho sbagliato fino ad oggi, ditemelo e fatemi capire che c'è un modo diverso, più sano, di agire. E poi ne discutiamo ancora. Non dico di intervenire subito...ma poi della cosa se ne parla perchè è lei a parlarmene, certo a modo suo, ma la tira in ballo e vedo che cerca il mio commento, approvazione o disapprovazione che sia.
P.S. mi ha visto mentre mi allenavo un po' a ripassare i calci di karate. Ora lo fa anche lei con entusiasmo e conta fino a dieci in giapponese. Ha 22 mesi. Non ha capito a cosa potrebbero servire. Spero che l'abbiano affascinata solo la ritualità e la forma del gesto. Inconsciamente la sto preparando a difendersi? Mamma mia...com'è tutto complicato se si scava un po' sotto la superficie! Antonella che lavoro difficile fai!
manuela

anan
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Messaggio da anan » mer gen 05, 2005 2:53 pm

manuela ha scritto:Spiegatemi bene cosa intendete per" non intervenire".
ti spiego cosa intendo io.

vuol dire lasciare un po' di tempo in cui i bimbi si azzuffano intervenendo se succede qualcosa di grosso (tipo suonare oggetti in testa), dare morsi...
se invece sono un po' corpo a corpo contendendosi qualcosa lascerei che per un po' se la contendano spingendosi, magari anche tirandosi i capelli per un paio di secondi... insomma li lascerei lottare un po' in santa pace.

di solito non si fanno tanto male.
in fondo una tirata di capelli non è così dolorosa, lo stesso per uno spintone. i bimbi sono abituati a cadere e rialzarsi e spesso da soli si fanno anche più male senza batter ciglio.

immagina che stai litigando con qualcuno e qualcun altro si mette in mezzo continuamente dicendoti casa devi dire e cosa non. sai che fastidio!

un esempio pratico. durande il famoso finesettimana da un certo punto in poi abbiamo impedito ad ale di avvicinarsi alle bimbe. questo forse è troppo e forse è sbagliato per tutti i bimbi. nè per ale che si è sentito rifiutato, nè per le bimbe che non hanno neanche imparato a scappare dal nemico. in qualche modo abbiamo impedito ogni contatto fisico.


ovviamente non vanno esortati a farlo e va sempre detto che è bello giocare insieme, condividere i giochi, che la mamma si dispiace se il bimbo fa piangere altri bimbi, bla bla
insieme si possono trovare forme meno aggressive per risolvere la cosa...

anna

manuela
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Messaggio da manuela » mer gen 05, 2005 3:05 pm

Forse ho finalmente capito il nodo della nostra discussione. Tu parli di fare la lotta. Tirate di capelli, spintoni etc...sono fisicità alla stato puro. La lotta è una cosa anche divertente fra bambini. Io parlo di altre aggressioni, come quella che aveva subito la mia bimba: Graffi con sangue che cola su un occhio. Graffi i cui segni sono durati oltre i dieci giorni. Ecco perchè non ci eravamo capite. E quel bambino aggredisce solo lasciando sangue e ferite. Parliamo di due cose che non solo non appartengono allo stesso campionato: forse non è neanche lo stesso gioco.
manuela

Antonella Sagone
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Messaggio da Antonella Sagone » gio gen 06, 2005 7:25 pm

manuela ha scritto:Se subisce un'aggressione o se aggredisce, non mi ci vedo ad ignorare la cosa. O è proprio questo quello che dovrei fare? Se è lei ad aggredire io vorrei dirle che non si fa , che non va bene, che bisogna dividere i propri giocattoli con gli altri perchè giocare da soli è meno bello. Che bisogna dare carezze e bacini. Ed è quello che ho fatto fino ad oggi. Quando subisce una prepotenza non ci riesco a dirle di ricambiare il calcio o il graffio.
Ci sono anche altre possibilità ancora.
Intanto chiariamo: non ho mai parlato di ignorare; solo di non intervenire nel senso di mettersi in mezzo a cercare di "risolvere", dare la soluzione del conflitto. Questo è una cosa che devono trovare da soli. però quando vola un calcio o un graffio, come minimo c'è un bambino aggredito e un altro molto arrabbiato; qualcosa si può dire, e non necessariamente dev'essere già la morale della storia. C'è un primo passo, che nessuno quasi fa mai, che è il "prendere atto". Dire, in modo chiaro e pacato, che il calcio fa male. Il graffio fa male. La mia idea è che se c'è un episodio di aggressione la prima persona a cui si deve rivolgere l'attenzione è la vittima: "Ti fa male? fammi vedere". Poi si può anche dare attenzione all'aggressore: "Sei molto arrabbiato. Hai dato un calcio a questo bambino. Ora lui piange, perché il calcio fa male." Sembra molto poco, ma spesso questo serve già a calmare le acque. Se i bambini già parlano, a questo punto forse offriranno loro spontaneamente dei dettagli sul motivo del conflitto; cosa che non farebbero se l'adulto irrompe fra loro a dare già le spiegazioni e i dettami su cosa è giusto o sbagliato fare.

Questo tipo di intervento va graduato con l'entità della violenza in atto. Per qualche spintone non è nemmeno il caso di intervenire fisicamente né di commentare; si aspetta a vedere se riescono a risolvere da soli dopo essersi "presi le misure". Se l'aggressione è violenta, come i graffi a sangue descritti da manuela, l'intervento può essere immediato.

Non sono invece molto d'accordo sul dire al bambino che aggredire "non si fa": questo non è vero, nel senso che i bambini lo fanno; la frase "non si fa" non ha alcun senso per il pragmatismo del bambino piccolo. Inoltre chi l'ha detto che si "deve" dare bacini e carezze? Non necessariamente; baci e carezze si danno quando si sente voglia di darli, altrimenti che cosa vogliamo insegnargli? I sentimenti non si comandano, e non sono nemmeno oggetto di giudizio: ci sono e basta. Quelli aggressivi, di rifiuto, ecc. non vanno rifiutati e deprecati, ma solo gestiti. cercando di risolvere il problema che li ha prodotti. Non è detto che sia più bello giocare in compagnia piuttosto che da soli: vallo a raccontare ad Alessandro con le due bimbe visigote che sono calate a casa sua a depredarlo dei suoi giochi! Sto cercando di calarmi nel loro punto di vista, per capire quali discorsi hanno più possibilità di essere efficaci.

La socializzazione si sviluppa più facilmente se il bambino impara a identificare chiaramente i suoi sentimenti, di qualunque tipo, a sentirsi accettato a prescindere da quali sono, e a comunicarli agli altri in modi che non lascino segni permanenti...

Antonella

manuela
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Messaggio da manuela » ven gen 07, 2005 1:37 pm

Ok grazie, ci penserò su!
manuela

anan
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Messaggio da anan » sab gen 08, 2005 11:58 pm

Antonella Sagone ha scritto: I sentimenti non si comandano, e non sono nemmeno oggetto di giudizio: ci sono e basta. Quelli aggressivi, di rifiuto, ecc. non vanno rifiutati e deprecati, ma solo gestiti. cercando di risolvere il problema che li ha prodotti.
un esempio per capire se ho capito.
spesso ale dichiara i suoi sentimenti senza tanti preamboli:
voglio picchiare tizio
caio è monello
voglio uccidere sempronio...

in queste occasioni la cosa migliore sarebbe dire cose del tipo:
bene, vuoi uccidere il tal bimbo... ma che ti ha fatto?
una risposta tipo è: vuole i miei giochi.

se il problema sono quei benedetti giochi, posso/devo obbligarlo a condividerli?

esiste il diritto alla proprietà oppure no?
come dire, se qualcuno viene a casa mia e prende i miei gingilli e inizia a fare cose strane io glielo lascio fare?
penso di no. e allora perché un bimbo dovrebbe?

ufff che casino
anna

Antonella Sagone
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Messaggio da Antonella Sagone » dom gen 09, 2005 1:02 am

ciao Anna, hai fatto un esempio ottimo.
Intanto non penso che si debba obbligare un bambino a condividere i suoi giochi; tantomento a "volerli" condividere.
Mi rendo conto che vorremmo che sviluppasse l'empatia e la disponibilità ai bisogni degli altri; ma è più facile che lo faccia dapprima verso gli adulti, o verso bambini molto più piccoli di lui, che non verso i suoi pari (che sono in diretta competizione con lui proprio perché più simili a lui).
Per sciluppare l'empatia prima deve averne ricevuto dosi sufficienti per sapere di che si tratta.

In realtà in base all'esempio che hai fatto dovresti dire ancora meno: la seconda parte del discorso "ma cosa ti hanno fatto", è già un indirizzare la conversazione. Se ti limiti ad ascoltare, PROPRIO solo ad ascoltare, alla fine dovrebbe essere Alessandro a dire cosa lo fa arrabbiare con gli altri bambini. Comunque con gli argomenti meno spinosi non è necessario fare tutto questo lavoro, però l'ascolto attivo "puro" è utile quando c'è un problema vero e il bambino non dice spontaneamente che succede.
Ricordo una volta, Elena aveva un problema enorme con l'asilo e piangeva tutte le mattine; non riuscivo a farmi dire cosa non andava. Alla fine l'unica cosa chiara era che il problema era la maestra.
"insomma proprio non ti piace la maestra"
"No"
"Non ti piace davvero"
"no, è brutta"
...dopo un bel po' di questo empasse, ho provato così:
"ma senti, qual'è la parte brutta della maestra? i piedi?"
"No, i piedi vanno bene"
"Allora le mani?" (volevo capire se picchiava)
"No, le mani no"
"Allora la faccia"
"Sì, la faccia è brutta"
"Gli occhi sono brutti?"
"un pochino"
"Il naso è brutto?"
"No"
"La bocca è brutta?"
"La bocca è brutta. Proprio brutta"
"Mhm. Allora è la bocca. è brutta quando è chiusa?"
"No"
"è brutta quando parla?"
"Sì"
E via così. c'è voluta mezz'ora di questa solfa (senza mai suggerire una sola ipotesi sul perché e sul percome) prima che Elena mi raccontasse spontaneamente cosa le diceva la maestra dopo che me n'ero andata (le diceva che io non dovevo in realtà lavorare, ma la lasciavo all'asilo perché non avevo voglia di tenerla a casa con me; che sarei andata all'inferno perché non andavo in chiesa e non la facevo frequentare all'ora di religione; che se lei mi avesse detto che succedeva io mi sarei arrabbiata con lei, eccetera).
Insomma in quel caso l'ascolto attivo è stato fondamentale per avere la verità e non una risposta a caso o il mutismo. Ma che fatica però!

Antonella

Emy
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Messaggio da Emy » dom gen 09, 2005 9:24 am

**le diceva che io non dovevo in realtà lavorare, ma la lasciavo all'asilo perché non avevo voglia di tenerla a casa con me; che sarei andata all'inferno perché non andavo in chiesa e non la facevo frequentare all'ora di religione; che se lei mi avesse detto che succedeva io mi sarei arrabbiata con lei, eccetera)**

Complimenti alla maestra!
E' ancora in libertà a fare danni? :)

Condivido quello che hai scritto Antonella.

Per quanto riguarda l'aggressività, ricordo una volta un bimbo,faceva i dispetti a mia figlia che giocava tranquilla, sembrava fregarsene dei continui No non si fa della gente intorno. Tornava alla carica, e forse cominciava ad essere anche più aggrssivo.
Al che gli ho detto "ti piacerebbe giocare anche a te a quello a cui gioca la bimba?" mi ha guardato con una luce diversa negli occhi, e mi sono rivolta a mia figlia chiedendole se poteva giocare anche il bimbo, e han continuato a giocare tranquilli entrambi.

Ma spesso certe manifestazioni sono riconducibili al desiderio di interagire del bimbo che non sa come toccare gli altri.

L'ascolto attivo l'ho usato anche io per cose che riguardavano la scuola per mia figlia, proprio perchè non sapevo dove iniziare e stavo sul generico.
Di solito per cose che conosco, traduco in frase quello che ho capito della situazione.

Rita
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Messaggio da Rita » dom gen 09, 2005 2:50 pm

Ciò che ha detto Antonella riguardo alla maestra d'asilo di sua figlia mi lascia sconcertata!!!!Non ho parole,è una vergogna!!!!!!!!!
Baci,Rita

anan
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Messaggio da anan » dom gen 09, 2005 10:10 pm

Antonella Sagone ha scritto:Intanto non penso che si debba obbligare un bambino a condividere i suoi giochi; tantomento a "volerli" condividere.
facile a dirsi. la realtà è proprio complicata. il porprietario scatta come un fulmine a togliere giochi di mano e gli altri bimbi hanno mani ovunque...
alla festa di capodanno ha funzionato condividere con tutti un nuovo gioco di ale. alessandro non sapeva che era suo e così non rompeva e tutti erano felici e contenti.
idea! Immagine
potrei tenere dei giochi nascosti per queste occasioni. mi sa che però è complicata da realizzare.

Antonella Sagone ha scritto:In realtà in base all'esempio che hai fatto dovresti dire ancora meno: la seconda parte del discorso "ma cosa ti hanno fatto", è già un indirizzare la conversazione.
OK bisogna fare un po' la gnorri. della serie "è successo qualcosa?".
nel famoso fine settimana di fuoco ale era anche incacchiato con la mamma delle bimbe che ha battezzato "mamma monella".
Antonella Sagone ha scritto:Ma che fatica però!
si si che fatica! bisogna pensarne una più del diavolo Immagine
anna

p.s. ma poi come è finita con la maestra?

Laura12
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Messaggio da Laura12 » lun gen 10, 2005 5:51 pm

"voglio uccidere sempronio...

in queste occasioni la cosa migliore sarebbe dire cose del tipo:
bene, vuoi uccidere il tal bimbo... ma che ti ha fatto?
una risposta tipo è: vuole i miei giochi. "

Ma quando un bambino così piccolo usa il termine "uccidere" cosa intende veramente? La domanda è rivolta a tutte le mamme e la mia è solo curiosità, nello specifico trovo Alessandro un bambino tenerissimo.
Ciao.

Antonella Sagone
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Messaggio da Antonella Sagone » lun gen 10, 2005 6:22 pm

anan ha scritto:facile a dirsi. la realtà è proprio complicata. il porprietario scatta come un fulmine a togliere giochi di mano e gli altri bimbi hanno mani ovunque...
sì, infatti è l'intervento inoppportuno degli altri adulti che rende molto difficile mettere alla prova questo approccio; bisogna proprio crearsi un giro di altri genitori "complici" che siano capaci di starsene tranquilli e lasciar fare ai bambini il loro mestiere... non facili da trovare però!
anan ha scritto:nel famoso fine settimana di fuoco ale era anche incacchiato con la mamma delle bimbe che ha battezzato "mamma monella".
che forza Ale! sempre più simpatico...
anan ha scritto:p.s. ma poi come è finita con la maestra?
è finita che l'anno dopo l'ho cambiata di scuola ed è rifiorita: una maestra stupenda che non permetteva agli adulti di interromperla mentre parlava con i suoi piccoli alunni... aveva un rispetto enorme per i bambini (infatti aveva contro vari genitori - bell'ambientino la mia zona!!)
Antonella

anan
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Messaggio da anan » mar gen 11, 2005 10:02 am

Laura12 ha scritto:Ma quando un bambino così piccolo usa il termine "uccidere" cosa intende veramente?
a te non è mai capitato di essere talmente arrabbiata con qualcuno da pronunciare espressioni tipo "lo ammazzerei..."?

a me piuttosto viene la curiosità di capire: ma da dove le tira fuori certe espressioni?

anna

Gio
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aggressività tra fratelli

Messaggio da Gio » gio gen 13, 2005 1:12 pm

... e quando aggressore e aggredito sono entrambi figli tuoi?

Il fatto è che ogni tanto Francesco spinge Federica (spesso facendole battere la testa sul pavimento - che ho provveduto a ricoprire di tappetini di gomma) o la picchia con la coda del suo Tirannosauro di gomma.
Ho notato che lo fa quando è particolarmente stressato o (sob!) quando sono particolarmente stanca o stressata io.
La dinamica è questa:
1) lui la aggredisce
2) lei piange
3) io consolo lei e a) sgrido lui, b) ignoro lui
4) lui piange
5) ... a) o b) sono indifferenti, a questo punto io non so più che fare

Help!

Gio che ieri pomeriggio ha gridato come un'aquila contro i suoi due piccoli e ha detto (terribile!!!) tante parolacce e oggi è pentita e senza voce.

Antonella Sagone
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Messaggio da Antonella Sagone » gio gen 13, 2005 4:06 pm

c'è un libro delizioso, si chiama "bambini smettetela di litigare", so che tempo fa era introvabile in libreria ma forse è stato ristampato, cmq molte consulenti LLL lo hanno nella loro biblioteca di gruppo. perchè non provi a cercarlo? Mi sembra che gli autori fossero H. Bessel e M. Kelly
Antonella

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