Da "Libero"
29/10/2002
Animali torturati: inchiesta sulla vivisezione in Italia. PRIMA PUNTATA
Viaggio tra gli animali sottoposti a vivisezione: da Amburgo ai 56 cani Beagle di San Paolo d’Enza
Di Oscar Grazioli :-
Un viaggio – inchiesta sul mondo della vivisezione, per capire quel che succede e sollevare qualche dubbio su un modello di ricerca che la scienza ufficiale ci presenta come l’unico possibile. Ammesso e non concesso che la sperimentazione sugli animali serva a qualcosa per l’uomo e sia eticamente accettabile noi cercheremo di dimostrare attraverso i documenti e le esperienze di chi nei laboratori di vivisezione ha lavorato per anni, che i risultati di queste ricerche "scientifiche salvavita" sono spesso inutili e falsati, o addirittura un pericolo per la nostra salute. Oggi la prima puntata.
L’Inchiesta: La storia dei cuccioli fermati al Brennero, tra documenti falsi e analisi dubbie
Nei laboratori dell’orrore dove uccidono le cavie
Viaggio tra gli animali sottoposti a vivisezione: da Amburgo ai 56 cani Beagle di San Paolo d’Enza
Chi è il Dr. J. Leuschner e perché parliamo (male) di lui? Velo spiego. Ho qui davanti ai miei occhi un telefax, a sua firma, datato 3 maggio 2002 e indirizzato alla ditta Morini s.a.s. In perfetto inglese Leuschner chiede se la ditta Morini può inviargli un’offerta per 22 cani Beagle maschi di 5-6 mesi d’età e di 5-6 Kg di peso, - Non esitate a contattarci per ulteriori informazioni.- Ho provato a contattare il Leuschner e, per facilitarlo, gli ho inviato una lettera e una e-mail in perfetto tedesco. Nein, niente da fare, nessuna risposta. Riconosco di avergli posto un quesito non facile, ma non si fa così, non è cortese tacere quando si è gentilmente interrogati. Che cosa gli ho chiesto? Chiariamo che i 44 beagle richiesti alla ditta Morini di s. Paolo d’Enza (Reggio Emilia) non andavano a tenere compagnia ai dipendenti della LPT. Servivano per esperimenti, erano cavie da avviare alla vivisezione, un male necessario purtroppo. Si tratta di esperimenti che salveranno la vita forse a voi, forse a me, forse ai nostri bambini. Il cancro l’Aids, l’Allzheimer, il Parkinson. Può sconfiggere queste malattie è necessario sperimentare i farmaci su animali. Una dolorosa scelta che rischia di commuovere fino alle lacrime lo sperimentatore, ma poi, alla fine, trionfa la certezza che da quegli esperimenti dipende la vita dei nostri figli. E, un esperimento, da cui dipende la nostra vita, richiede il massimo rigore scientifico. Siete d’accordo? E allora vediamo come iniziano le sperimentazioni alla LPT. Chiedo venia, non ve l’ho ancora presentata. La sigla LPT sta per Laboratory of Pharmacology and Toxicology e ha sede ad Amburgo. Non affannatevi a cercarla su internet. Non esiste. Non chiamate il 176. L’operatore vi dirà che ad Amburgo non esiste nessuna ditta con quel nome. Se non fossi entrato in possesso di quel fax indirizzato alla ditta Morini avrei avuto soltanto un P.O. Box 920461, Hamburg, ovvero una casella postale. Strano per una ditta alla quale vengono commissionati esperimenti su farmaci, cosmetici, detersivi, dal fior fiore delle griffe nel campo farmacologico e cosmetico. Il vero indirizzo del LPT è il seguente: Redderweg 8, D-21147 Hamburg, il suo numero di telefono è (040) 702020, il suo fax (040) 70202229, la sua e-mail [email protected] Se riuscite a contattare il Dr. Leuschner o qualche suo collaboratore, chiedetegli per cortesia, di sciogliere questo mistero che da 5 mesi non mi fa dormire. Perché la LPT, in accordo con la ditta Morini, si fa spedire cani con date di nascita palesemente false, con trattamenti e vaccinazioni falsificati? Guardate il libretto che accompagnava uno dei famosi 56 cuccioli sul camion bloccato al Brennero dalla Procura di Bolzano il 29 maggio 2002. A sinistra del logo potete leggere la data di nascita: 26.12.2001. Ora andate in fondo dove c’è scritto peso: 4,2 Kg. Facciamo due conti. Dal 12 dicembre 2001 al 29 maggio 2002 sono 168 giorni, ovvero 24 settimane, circa sei mesi. Può un cane beagle di 6 mesi pesare 4,2 Kg? No, un cane beagle di 6 mesi pesa non meno di 10 Kg. I 56 cuccioli inviati dalla ditta Morini alla LPT non avevano 6 mesi, ma 60 giorni. Erano nati a metà marzo, non a dicembre dell’anno prima. Come faccio ad essere sicuro? Semplice. Sono andato a Bolzano, assieme alla mia collega Loredana Broggi, presso il canile comunale dove i 56 cuccioli erano stati destinati dal Procuratore Baimgarter dopo il sequestro. Ci siamo recati là ad adottare Matilde che adesso scava buche in un giardino anziché giacere nella gabbia di uno stabulario della LPT. Il libretto che vedete fotocopiato seguiva, sul camion, il cucciolo che abbiamo adottato. Il numero sul libretto era lo stesso tatuato nella parte interna del padiglione auricolare. Numero 23302. Eravamo in tre veterinari quel giorno, io, lei e il Dr. Lorenzi dell’Ausl di Bolzano. Quando abbiamo visto i cuccioli di 60 giorni mistificati per cani di 6 mesi ci siamo resi conto che sotto c’è qualcosa di losco. Guardate le vaccinazioni. Portano la data 3 Febb, del 23 febb, del 10 mar 2002. Quando i cani non erano ancora nati. Perché ditta LPT riceve cuccioli di 60 giorni facendoli passare per cani di 6 mesi? Perché le date delle vaccinazioni sono false, come quelle dei trattamenti terapeutici? E’ questo il rigore scientifico con cui di conducono gli esperimenti che ci "salveranno dal cancro"? Non vi viene il dubbio che un cucciolo di 60 giorni costi meno di un cane di 6 mesi? Non vi viene il dubbio che la LPT sperimenti su cuccioli di 60 giorni quello che dovrebbe sperimentare su cani di 6 mesi? Ma un animale di 60 giorni è profondamente diverso da un animale di 6 mesi: il suo fegato, i suoi reni, il suo sistema immunitario non sono ancora maturi. Però costa meno, a comprarlo a gestirlo. Quali saranno i risultati finali della ricerca? Falsi. Il tal farmaco testato su un cane di 60 giorni anziché 6 mesi avrà un comportamento completamente diverso. E’ da questa sperimentazione, da questo rigore scientifico che comincia la lotta al cancro? Le farò avere l’articolo Sig. J. Leuschner, codirettore della LPT di Amburgo. Le invierò anche gli standard di razza del Beagle. Si renderà conto che chiedere 44 Beagle con quelle caratteristiche è sinonimo di ignoranza o malafede. In entrambi i casi una pessima dotazione per il direttore di una ditta che effettua ricerche per salvare la nostra salute.
L'Inchiesta 2 - Alimenti di scarto, gabbie al freddo, luce per poche ore al giorno: la Legge del mercato sulla pelle di chi non può protestare
VIVISEZIONE AL RISPARMIO. E GLI ANIMALI SOFFRONO DI PIU’
Per tagliare i costi le aziende che finanziano gli esperimenti sulle cavie fanno vivere le bestie in condizioni allucinanti
di Oscar Grazioli
L’ingegnere lavora per una multinazionale che ha un laboratorio interno di sperimentazione. Gli animali utilizzati per la sperimentazione sono cani di razza Beagle, porcellini d’India, ratti e conigli. L’azienda è dotata di un sistema di controllo interno di cui fa parte anche l’ingegnere, in quanto responsabile dell’impiantistica. Gli animali vengono tenuti in gabbie all’interno degli stabulari. Ovviamente negli stabulari, come nelle zone più delicate dell’azienda (si pensi alle stanze dove vengono messi in fiala i farmaci che poi il medico ci inietta), esiste tutta una serie di impianti sofisticati, dall’aria condizionata, al riscaldamento, all’umidificazione, all’illuminazione fino ai flussi d’aria laminari in depressione. Oltre a progettazione, modifiche, adeguamenti, manutenzione, l’ingegnere, assieme ad altri tecnici, si occupa anche del sistema di controllo sull’impiantistica. Gli uomini hanno tutti una solida formazione scientifica maturata negli Stati Uniti. Lasciamo la parola all’ingegnere. Ad un certo momento per ragioni finanziarie, la ditta decide di aprire il laboratorio, di sperimentazione all’esterno. In altri termini lo mette sul mercato, in concorrenza con gli altri, disponibile ad effettuare esperimenti per conto terzi. Naturalmente anche la sperimentazione segue una legge di mercato imprescindibile: quella dei costi e die ricavi. Improvvisamente il sistema di controllo dell’azienda non è più economico. Lo si appalta all’esterno, scegliendo una ditta italiana che non conosce minimamente gli impianti, ma ha un pregio. Costa poco. Ricordiamo che in questo caso il prodotto non è un bullone ma la sperimentazione di un farmaco o di una nuova sostanza, magari un nuovo cosmetico o detersivo, potenzialmente in grado di raggiungere il consumo dell’uomo. Stranamente, a fronte di aumento del numero delle sperimentazioni i consumi delle "utilities" cala. Cosa sono le "utilities"? Si tratta del dipartimento aziendale che produce, distribuisce, contabilizza ed alloca i costi delle risorse energetiche quali energia elettrica, trattamento aria, vapore (per i processi di sterilizzazione), acqua purificata (per dar da bere agli animali), metano ed acqua industriale. Questi elementi vengono considerati primari per definire ottimale il "prodotto sperimentazione2 e, rappresentano sicuramente un indicatore inconfutabile nel determinare la quantità (o qualità?) degli studi intrapresi. Sorprendentemente dunque, aumentano gli esperimenti e le "utilities" calano. L’Ingegnere si accorge che occorrono meno soldi per riscaldamento, pulizie, condizionamento, illuminazione, ecc. "Ottimizzazione dei costi", dice l’azienda. Ottimizza pure, ma se aumenta il numero dei cani e degli esperimenti i costi non possono diminuire. A meno che non si tengano i cani a 15° di temperatura invece che 21°, oppure a 6 ore di illuminazione anziché 12, oppure cambi l’alimentazione (cibi più scadenti e più razionati) e si metta meno impegno nel pulire e disinfettare le gabbie. Naturalmente anche tutto il materiale impiegato per la sperimentazione (dalla siringa al microscopio) subisce una limatura nei costi, ma questa ottimizzazione sul serio. Si compra materiale meno costoso e più scadente, sempre nei limiti, ai margini della normativa di legge. E gli animali? Hanno un costo rilevante per il "prodotto" Se ne usano di più, quindi la ditta fornitrice deve abbassare i costi se no perde il contratto. A sua volta è ovvio che abbassare il costo del cane venduto implica, per la ditta che alleva, una gestione più economica. Il tutto si scarica sui cani che avranno alimenti meno costosi e più scadenti, meno cure, meno igiene, meno spese veterinarie e alla fine, più sofferenze. Tanto il veterinario è aziendale e viene dunque pagato dall’azienda. Se non fa "a modo" ce ne sono cento altri che fanno i camerieri e sono in cerca di lavoro. In effetti in Italia ci sono 13 facoltà di veterinaria, contro le 5 della Germania e le 4 della Francia. Il risultato è che molti docenti universitari trovano il posticino e centinaia di veterinari sono disoccupati o fanno lavori umilianti. Le ditte che allevano animali da laboratorio lo sanno molto bene, così come lo sanno le università o i laboratori dove si effettua la sperimentazione. Al veterinario compete la responsabilità di vegliare sullo stato di benessere degli animali sottoposti a vivisezione. Ma si può parlare di "benessere" per un cucciolo che vomita, urla, si contorce dal dolore per giorni mentre si cerca la così detta "dose letale" %0" di un nuovo farmaco? Sarà utile che sappiate cos’è. La DL50 di una molecola è la dose che porta a morte il 50% degli animali che l’assumono. Paradossalmente i più fortunati sono gli animali assumono molecole estremamente tossiche. Se no altro a piccole dosi muoiono velocemente. Quando una molecola è poco tossica, l’animale, prima di morire, è costretto ad assumere quantità che letteralmente non ci stanno nello stomaco o nel letto sanguigno. Provate a pensare quanto sale ci vuole per far morire un cane adulto. Chilogrammi e giorni di enormi sofferenze. Per cosa alla fine? Per poi ricominciare sui malati volontari umani con dosi molto basse per verificarne la sicurezza. E allora, per cosa sono morti quei cani, quei gatti, quelle cavie? Per niente, o meglio per alimentare il business che c’è sotto.
L’Inchiesta - 3 Perché gli esperimenti in laboratorio non sanno garanzia sull’efficacia delle cure
I TEST SULLE CAVIE NON SONO ATTENDIBILI
Le condizioni limite in cui gli animali vivono compromette la validità dagli esami
di Oscar Grazioli
L’Ingegnere, in qualità di responsabile dell’impiantistica, è dotato di un badge che gli consente di accedere a qualsiasi stanza dell'azienda, comprensivi ovviamente gli stabulari, ovvero gli edifici in cui sono contenute le gabbie dove sono rinchiusi gli animali da sottoporre a sperimentazione. Lasciamo la parola all’Ingegnere. Sono due i fattori che avrebbero colpito chiunque dotato di un minimo di sensibilità verso gli appartenenti al mondo animale, costretti a subire in totale segregazione fisica e morale, "torture2 di varia natura in nome di uno sviluppo scientifico che allo stato attuale delle nuove tecniche di sperimentazione, a mio avviso, consentirebbe maggiori benefici per il genere umano, oltre ad uno sviluppo della farmacologia meno rischiosa….ma torniamo a noi.
Entrando nell’area adibita agli stabulari del centro di ricerca farmaco-tossicologico il primo impatto procura sensazione di gelo, e non solo per la temperatura, ambientale che, come abbiamo visto, viene mantenuta spesso sotto i range del benessere per ottimizzare i costi. In un ambiente molto curato, dal punto di vista tecnologico, tutte le attività sono regolate da procedure rigide che "dovrebbero" garantire rigore assoluto per lo sviluppo scientifico al quale l’attività è mirata. In realtà a mio avviso, questo impatto serve solo a fornire ad eventuali ispettori (argomento di cui parleremo in seguito) un quadro non perfettamente coincidente con la realtà. Essere in grado di sciorinare rapporti (peraltro privi di eventuali verifiche certificate) nonché procedure operative in modo fuorviante ed in realtà, solo parzialmente applicate, non garantisce ovviamente la qualità del lavoro prodotto. Scrivo questo in quanto non vi era nessuna procedura che prendesse in esame l’aspetto comfort o benessere psicologico dell’animale sottoposto alla sperimentazione, considerandolo pura materia prima di un volgare processo produttivo, quale è in realtà la sperimentazione portata avanti da centri che prima di confrontarsi sui risultati scientifici devono far quadrare i conti della logica costi/ricavi. Non sono un ricercatore del ramo biologico, ma mi chiedo quanto possano essere considerati valori di riferimento i risultati ottenuti su di un animale stressato, se vogliamo usare un eufemismo, terrorizzato se vogliamo usare l’aggettivo appropriato. Uso questi termini non a caso perché non mi è facile cancellare dalla memoria gli occhi dei poveri cani, resi folli dal terrore, aspettando la prossima visita del ricercatore e dell’operaio di turno munito di cappio per bloccarli alle sbarre della gabbia onde consentire attività di pulizia o di manutenzione, effettuare prelievi di sangue ed altri liquidi biologici o altre attività legate alla cosiddetta sperimentazione. Occhi che, con la gola strangolata dal cappio, schizzano dalle orbite per la paura. E gli occhi dei Beagle sono grandi, come le loro orecchie. Un cucciolo di Beagle che entra a pochi mesi di vita nel laboratorio è affettuoso, ti lecca le mani, si butta a pancia all’aria per giocare. Dopo poche settimane urla dal terrore appena ci si avvicina alla gabbia, tenta di morsicare tutto, anche l’aria e ci vogliono due persone per bloccarlo contro le sbarra con il cappio. Mentre sbava e guaisce si iniettano farmaci e si fanno prelievi di liquidi organici. Psicologicamente è un rottame. Normalmente i gruppi di animali sono due o più. Ad un gruppo si somministrano il farmaco e l’altro riceve il placebo (in cui non c’è alcun farmaco). Alla fine dell’esperimento entrambi i gruppi vengono "sacrificati" (leggi ammazzati). Una volta, sotto la spinta dei dipendenti, alcuni cani del gruppo placebo, a fine esperimento vengono dati in adozione. Tornarono tutti indietro e vennero tutti uccisi perché i proprietari non riuscivano a gestirli. Erano folli senza speranza di recupero. E si badi bene. Erano quelli che neanche avevano assunto i farmaci più o meno tossici. Ora io mi chiedo mille volte, e lo chiedo a lei che è veterinario, se quegli esami del sangue, quegli esami delle urine, quegli elettrocardiogrammi abbiano un valore scientificamente attendibile. Concordo pienamente con i suoi dubbi, dell’Ingegnere, anzi ho delle certezze. La psiconeuroendocrinologia ha ormai assodato che esiste un forte legame tra cervello, ormoni e organi. Non si possono ottenere risultati attendibili da animali costretti dal terrore a scernere adrenalina, cortisolo e dopamina che alterano il loro profilo metabolico. Questa ricerca medica è folle o criminale o tutte e due, come dimostrano gli innumerevoli farmaci che vengono ritirati dal mercato perché tossici o mortali per l’uomo. Il secondo aspetto riguarda l’approccio "industriale" o commerciale che, alla base, governa la gestione manageriale dell’attività di sperimentazione eseguita per puro profit, parere questo non solo mio ma anche dei miei ex colleghi aziendali (ricercatori essenzialmente) che si sentivano ingabbiati da logiche che nulla avevano a che fare con una ricerca libera di essere sviluppata per principi e non costrizioni. In un quadro come quello appena descritto ci sarebbe la possibilità di alleviare le sofferenze subite dai poveri animali e cercare di rendere meno penoso il percorso di morte al quale sono destinati, tutto questo a favore del rigore scientifico e di un’etica che pure siamo obbligati ad avere verso di loro. Ma ciò comporta dei costi supplementari, pertanto non se ne parla e men si passa ai fatti. Ricordo due ricercatori che, un giorno, davanti alla macchinetta del caffè, mi confessarono che ne avevano viste abbastanza e, per quanto in meridione fosse difficile trovare lavoro. Se ne andavano da quel posto perché non ce la facevano a sopportare la vista dei cani. Dopo un mese mandarono la lettera di dimissioni, lo stesso giorno.
ivisezione, quando l'anestesia è un optional
La si usa per sveltire le pratiche burocratiche ma non accompagna quasi mai le cavie alla morte
d i Oscar Grazioli
AI RICERCATORI E' CHIESTA UNA LAUREA MA NESSUNA SPECIALIZZAZIONE
Molti pensano che la vivisezione sia roba dell' 800, che le mutilazioni ad animali svegli un orribile ricordo del passato. Con l'utilizzo dell'anestesia oggi gli animali, se non altro non soffrono più. Mi spiace deludervi. L'anestesia spesso serve a "preparare il modello" (l'animale). Esempio: in anestesia apre la calotta cranica di un gatto e si inseriscono gli elettrodi, poi lo si sveglia. Ogni due ore gli si dà una scossa magari per vedere in quanto tempo muore un gatto senza dormire (esperimento fatto diverse volte). E le norme? "Al ricercatore" mi dice un collega che lavora in un laboratorio - è richiesto di possedere la laurea prevista dal decreto, senza altra specifica competenza e la sperimentazione oggi avviene sostanzialmente in regime di autocertificazione: così come per il controllo del benessere animale è sufficiente un veterinario qualunque. Purché iscritto all'Ordine. Non è previsto, ad esempio, alcun titolo per il responsabile di stabulario nonostante le grosse responsabilità che la legge gli affida. Non esiste nemmeno la figura professionale di tecnici di stabulario nonostante essi compiano tutto il lavoro manuale, spesso a livelli di eccellenza. Sarebbe necessario il comitato etico, similmente a quanto accade per la sperimentazione sull'uomo (al momento solo pochi centri lo hanno attivato e solo su base volontaria). Il comitato etico (di cui dovrebbe far parte obbligatoriamente il veterinario e persone qualificate, ma non direttamente coinvolte nella sperimentazione) sarebbe indispensabile per valutare anche, ma non solo, che le sperimentazioni proposte non siano inutili rifacimenti e che il numero di animali utilizzati, anche in rapporto alle più moderne tecniche statistiche, sia il minimo indispensabile per ottenere dati validi.- Le norme italiane prevedono che il responsabile di un esperimento compili una richiesta da inviare al Ministro della sanità. Sul foglio ci sono due quadratini da spuntare. "Anestesia" e "senza anestesia". Poniamo che l'esperimento non preveda l'utilizzo dell'anestesia. Gli sperimentatori sanno che le cose vanno per le lunghe, perché se non è prevista l'anestesia occorre l'autorizzazione e i tempi della burocrazia si sa, in Italia sono epocali. C'è lì una bella sovvenzione e volete perderla per un problema di scartoffie? Si invia il modulo con spuntato "anestesia" e quindi, via libera subito. Paradossalmente si può squartare un animale sveglio purché lo si anestetizzi prima di ammazzarlo, scusate "sacrificarlo". Altrimenti si manda il modulo con spuntato "senza anestesia", e si parte subito con l'esperimento senza autorizzazione. Sorge qualche problema dopo un anno o due? La ricerca è già finita e dimenticata. Controlli? Pensate a come vengono trattati gli anziani negli ospizi o i malati di mente in certe strutture e figuratevi se si perde tanto tempo a controllare con rigore topi o gatti. A proposito di controlli l'Ingegnere avrebbe qualcosa da dire, visto che nel laboratorio dove lavorava venivano a controllare sia quelli della FDA americana (per i prodotti commercializzati sul loro suolo) sia quelli dell'allora Ministero della Sanità. Tutti i dubbi e le perplessità ad ora manifestati nel nostro raccontare verso un certo tipo di sperimentazione, vengono confermati da come gli enti preposti a veridiche e controlli fossero, per aspetti diversi, inadeguati a garantire una ricerca mirata a mettere a disposizione della comunità prodotti efficaci e sicuri nel rispetto del povero animale che paga tutto questo con sofferenza e morte. Gli organi di controllo con cui mi sono confrontato durante gli anni della mia permanenza aziendale sono stati il Ministero della sanità ed il famigerato FDA ( equivalente statunitense del nostro ministero). Entrambi per motivi diversi mi portavano a considerare la loro attività non correttamente finalizzata, in particolare: l'ente Usa famoso per il suo rigore ed approccio severo, stressava all'inverosimile il sincronismo delle attività con le procedure operative e concettuali della ricerca. In altri termini tutti i meccanismi aziendali dovevano girare alla perfezione ed, almeno in questo, i loro controlli erano estremamente rigidi. Se c'era un rubinetto mal funzionante erano verbali, rapporti, riunioni e, alla fine, casini per chi era il responsabile. Quello che tralasciavano completamente era qualsiasi aspetto riguardante lo stress a cui gli animali erano sottoposti: potevano essere fuori di testa per le "esperienze" subite e questo non aveva nessuna rilevanza. L'importante era che i meccanismi aziendali girassero correttamente. Come è possibile che lo stato mentale della cavia, devastato dal dolore o dalla paura non influenzi l'esperimento? Cominciavo a pensare che da lì me ne sarei andato, perché non volevo più essere responsabile di un errore scientifico madornale. Se vi lascia perplessi quanto appena detto sui controlli dell'FDA, probabilmente quando andrò a dire per il Ministero della Sanità provocherà disarmo e sconcerto. L'ispettore incaricato era spesso fresco vincitore di concorso, privo di esperienza specifica. Mentre gli americani chiedevano una sistemazione nei pressi dello stabilimento, per condurre a termine velocemente i controlli l'ispettore del Ministero Sanità veniva ospitato in un lussuoso albergo in note località balneari a circa un'ora e più di strada. Ovviamente più tempo ci metti a raggiungere il laboratorio meno te ne rimane per i controlli. Questi giovani non erano in possesso di un flusso procedurale predeterminato. Figuriamoci poi se venivano loro in mente di visitare gli stabulari, dove c'erano le gabbie degli animali per gli esperimenti. Sono stato al gioco per molto, forse troppo tempo, ma ero giovane, avevo famiglia e trovare un lavoro con un ottimo stipendio nel Mezzogiorno non era facile. Ci sono voluti molti anni, ma, quando mi sono sentito autonomo, me ne sono andato da quel luogo di sofferenza. Ora vivo al Nord e faccio sempre l'Ingegnere, ma di animali non se ne parla più.