Dunque, in primis ci tengo a precisare che il pragmatismo in generale non mi è antipatico. Se con pragmatismo intendiamo la capacità di reagire prontamente ad un problema, individuarne la soluzione e metterla in pratica con successo, ben venga il pragmatismo. Nessuna rivoluzione sarebbe possibile senza una buona dose di pragmatismo.si, lo so Agnese che il mio pragmatismo ti sta molto antipatico.
Tu dici che il *tuo* pragmatismo mi è antipatico. Penso che tu, come molti altri, interpreti il concetto di pragmatismo come qualcosa di assolutamente opposto a qualcos'altro che potremmo chiamare purismo. Ho l'impressione che secondo te, se io rifiuto il *tuo* pragmatismo sarebbe perché sono purista e non voglio sporcarmi le mani.
Invece io rifiuto quello che tu chiami "il tuo pragmatismo" (o in generale quello di Agire Ora) perché penso che esso occulti un senso politico preciso. Così come le dichiarazioni sull'animalismo che non sarebbe né di destra né di sinistra nascondono un senso politico preciso. Chiariamoci, non sto dicendo che siete degli impostori (almeno spero): sto dicendo che voi pensate (ed affermate) di non fare politica ma di fatto la fate.
La fate perché coordinate delle persone, dando loro "strumenti" per agire: fornite informazioni che selezionate ed interpretate, proponete precise modalità di azione, ne definite gli obiettivi. Il fatto che non vi riferite a partiti politici precisi o a dottrine politiche specifiche non implica che la vostra azione non sia politica e che voi non facciate politica: la politica che voi fate è quella dell'azione immediata a qualunque costo e senza nessuna ampia riflessione di sostegno.
Non solo, voi confondete la vostra posizione di individui che operano per salvare animali con il vostro ruolo politico, o meglio, appiattite il secondo sulla prima, fingendo che non esista. Invece esiste. Si potrebbe definire la vostra linea politica implicita così: agire a livello politico nello stesso identico modo in cui si agisce a livello individuale.
Ma questo approccio, che a voi sembra tanto semplice, comporta molte contraddizioni, perché la strategia che è valida a livello personale non sempre è valida a livello politico.
A livello personale si lavora sulle urgenze: è chiaro che si operano molti compromessi per risolvere un'urgenza.
Quando c'è un'urgenza, ciò che conta è risolverla: se bisogna salvare la vita a qualcuno si userà qualunque mezzo e non si darà importanza al fatto che tali mezzi potrebbero essere contraddittori con altri nostri fini, che non sono in ballo nella situazione specifica. Ancor di più, se vogliamo salvare la nostra, di vita, vita, poco ci importa se per farlo dovremo chiedere l'aiuto di individui che, in una situazione normalizzata, criticheremmo o condanneremmo.
L'anno scorso, nel messaggio di commento di Marina Berati alla lettera di un tizio destrorso gettato fuori da un incontro animalista di stampo anarchico, c'era una frase molto grave (e che purtroppo è stata accolta ed assimilata senza discussione):
>agli animali che muoiono nei laboratori, negli allevamenti e nei macelli
>non gliene può fregare di meno delle vostre idee politiche! (e a me pure)
Trovo davvero scandaloso che qualcuno si arroghi il diritto di invocare il punto di vista degli animali morenti per giustificare il *proprio* punto di vista (l'animalismo non è né di destra né di sinistra).
Agli animali che muoiono, così come agli umani che muoiono, non gliene frega un bel niente di niente, tranne che *di non morire*. Nulla importa ad un individuo, di qualunque specie, che si trovi in una situazione di emergenza: dunque, né ad una cavia di laboratorio interessa sapere se chi la salva è vegetariano, né ad un vitello interessa sapere se chi lo salva è contro la sperimentazione animale (e ce ne sono, sia di carnivori contro la sperimentazione animale, sia di vegetariani pro). E se vogliamo proseguire su questa strada, possiamo dire, per esempio, che agli animali di allevamento non interessa se c'è chi ha abolito la carne ma mangia il pesce; e che ai maiali non importa niente se i “vegetariani” diventano “vegan”... vedi quali sono le conseguenze del "pragmatismo"? Se si proietta questa evidenza a livello macroscopico, cioè sul piano del movimento, l'azione del movimento è bloccata, frammentata, incoerente.
Non si può riflettere sulla condizione degli animali nella nostra società ed elaborare una prassi trasformativa limitandosi al punto di vista dell'urgenza. Questo ve lo dovete mettere in testa. Quando si agisce a livello politico, bisogna sforzarsi di costruire una visione del mondo che vorremmo, di giustificarne le basi ideali, di stabilire le condizioni necessarie e sufficienti per relalizzarlo, di stabilire contatti con tutti gli altri soggetti che lavorano nella stessa direzione.
Tanto per seguire l'esempio della sperimentazione animale, tu citavi l'impossibilità di abolirla in Italia a causa dei trattati commerciali. E non solo: bisogna notare che se anche un certo prodotto non si produce in un Paese, lo stesso prodotto deve continuare ad essere importato (l'esempio del foie gras, la cui produzione in Italia è vietata ma che si può tranquillamente trovare al supermercato). Non ti/vi sembra una buona ragione per mettervi nell'ottica che qualche calcolo politico-economico in più dovreste farlo? Che non si può immaginare un mondo senza sfruttamento animale (e senza sfruttamento tout court) senza una minima presa di posizione contro il liberismo?
A me sembra che l'alternativa al vostro pragmatismo non sia il purismo ma il *realismo*.
So benissimo che per Marina i miei commenti sono solo un'ennesima replica degli attacchi ad Agire Ora, che li giudicherà aria fritta e che neanche li leggerà. Ma io non ho motivi personali per lanciare attacchi ad Agire Ora, visto che non conosco né lei né te. A me interessa solo che il movimento per gli animali cresca, quindi dico ciò che mi sembra utile a questo fine. Penso quindi che esso non si realizzerà né seguendo la sola logica dell'urgenza, né creando nuovi cloni 100% vegan, per i quali l'unica mobilitazione pensabile per cambiare le cose è trovare una nuova marca di latte di soia o una nuova ricetta di lasagne vegan.
agnese