pubblicità e acqua in bottiglia, attiviamoci!
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silvia caldironi
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pubblicità e acqua in bottiglia, attiviamoci!
METTIAMOLA FUORI LEGGE
La pubblicità, non l’acqua in bottiglia
Oggi le acque minerali sono uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari in Italia: per convincerci a comperare “l’acqua da bere” nel 2005 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per 379 milioni di euro.
Perché tanto sforzo? L’acqua in bottiglia ha un concorrente formidabile, che è l’acqua degli acquedotti: buona (poche le eccezioni), controllata (più dell’acqua in bottiglia, come hanno dimostrato diverse inchieste), comoda (arriva in casa), e poco costosa.
Se le acque minerali non fossero sostenute da una pubblicità martellante, nessuno o pochi sentirebbero il bisogno di comperarle.
Di fatto l’acqua in bottiglia fa concorrenza a un bene comune, lo ha riconosciuto anche l’Antitrust nel 2005 nel caso “Mineracqua contro Acea”. Solo che le forze in campo sono impari: contro i 379 milioni di euro che l’industria spende per sostenere l’acqua in bottiglia, gli acquedotti non investono una lira per pubblicizzare il proprio servizio.
Senza pensare di ridurre la libertà di produrre e vendere acqua minerale, non si potrebbe invece legittimamente pensare di limitarne l’invadenza pubblicitaria?
C’è già almeno un caso in cui non si può fare pubblicità di prodotti pur buoni: in quasi tutto il mondo è vietato promuovere latte in polvere per la prima infanzia (e ad altri prodotti di questo genere) perché fa concorrenza all’allattamento al seno, che è riconosciuto come “un bene primario”.
Ma non c’è solo questo: in 14 regioni su 20 le aziende non pagano alcun canone per la quantità di acqua effettivamente prelevata e imbottigliata, ma solo un “canone di coltivazione”, in pratica l’affitto del terreno all’interno del quale si estrae l’acqua.
E a fare affari d’oro sulla dabbenaggine dei nostri consumi sono i soliti noti: Nestlé, ad esempio, che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua e anche in Italia è leader del mercato. In Trentino imbottiglia tra i 90 e i 110 milioni di litri d’acqua (“Pejo fonte alpina”) ma paga al Comune di Peio meno di 30 mila euro l’anno. Uno scandalo.
Per difendere l’acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l’invadenza pubblicitaria delle acque minerali.
Mettiamola fuori legge. La pubblicità, non l’acqua minerale.
Voi che ne dite?
Se vi sembra un’ipotesi da approfondire e siete d'accordo l'appello sostenetelo con il vostro nome.
vedi http://www.altreconomia.it/acqua/aderisci.php
La pubblicità, non l’acqua in bottiglia
Oggi le acque minerali sono uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari in Italia: per convincerci a comperare “l’acqua da bere” nel 2005 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per 379 milioni di euro.
Perché tanto sforzo? L’acqua in bottiglia ha un concorrente formidabile, che è l’acqua degli acquedotti: buona (poche le eccezioni), controllata (più dell’acqua in bottiglia, come hanno dimostrato diverse inchieste), comoda (arriva in casa), e poco costosa.
Se le acque minerali non fossero sostenute da una pubblicità martellante, nessuno o pochi sentirebbero il bisogno di comperarle.
Di fatto l’acqua in bottiglia fa concorrenza a un bene comune, lo ha riconosciuto anche l’Antitrust nel 2005 nel caso “Mineracqua contro Acea”. Solo che le forze in campo sono impari: contro i 379 milioni di euro che l’industria spende per sostenere l’acqua in bottiglia, gli acquedotti non investono una lira per pubblicizzare il proprio servizio.
Senza pensare di ridurre la libertà di produrre e vendere acqua minerale, non si potrebbe invece legittimamente pensare di limitarne l’invadenza pubblicitaria?
C’è già almeno un caso in cui non si può fare pubblicità di prodotti pur buoni: in quasi tutto il mondo è vietato promuovere latte in polvere per la prima infanzia (e ad altri prodotti di questo genere) perché fa concorrenza all’allattamento al seno, che è riconosciuto come “un bene primario”.
Ma non c’è solo questo: in 14 regioni su 20 le aziende non pagano alcun canone per la quantità di acqua effettivamente prelevata e imbottigliata, ma solo un “canone di coltivazione”, in pratica l’affitto del terreno all’interno del quale si estrae l’acqua.
E a fare affari d’oro sulla dabbenaggine dei nostri consumi sono i soliti noti: Nestlé, ad esempio, che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua e anche in Italia è leader del mercato. In Trentino imbottiglia tra i 90 e i 110 milioni di litri d’acqua (“Pejo fonte alpina”) ma paga al Comune di Peio meno di 30 mila euro l’anno. Uno scandalo.
Per difendere l’acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l’invadenza pubblicitaria delle acque minerali.
Mettiamola fuori legge. La pubblicità, non l’acqua minerale.
Voi che ne dite?
Se vi sembra un’ipotesi da approfondire e siete d'accordo l'appello sostenetelo con il vostro nome.
vedi http://www.altreconomia.it/acqua/aderisci.php
Ultima modifica di silvia caldironi il mer mar 14, 2007 12:48 pm, modificato 1 volta in totale.
"Per difendere l’acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l’invadenza pubblicitaria delle acque minerali."
siamo proprio sicuri che l'acqua degli acquedotti sia controllata e buona? La mia qui a Ravenna sicuramente buona non è in quanto a metalli pesanti sicuramente non è nemmeno controllata. Io al momento compro l'acqua da un azienda che depura l'acqua della rete. Costa meno ed è migliore di quella della magglior pare delle bottiglie... però l'acqua degli acquedotti è pessima, se no altro per la presenza di cloro e di metalli assolutamente dannosi. Pensiamoci... "colire i colpevoli" è sempre corretto ma non sempre lo si fa correttamente. Un esempio? Quando si boicottò la Nike anni fa per la questione dei palloni "Hand Made in Pakistan" il risultato fu che i bimbi pakistani finirono semplicemnete in mezzo alla strada, qualcuno con una gambian rotta così fa più pietà, e la Nike inizio semplicemente a produrre in Spagna e Romania... La Nike alzò i prezzi perché qui la manodopera dcosta di più e "NOI" pagammo il sovrapprezzo per pulirci la coscenza dai bambini pakistani che nel frattempo mendicavano in strada mezzi morti di fame. Muoversi è doveroso, ma non sempre e comunque e ad ogni costo. Bisogna pensarci bene... SCUSATEMI, NON è UNA CRITICA... DOMATTINA SVEGLIA PRESTO E NON RIESCO A DORMIRE = ACIDITà
siamo proprio sicuri che l'acqua degli acquedotti sia controllata e buona? La mia qui a Ravenna sicuramente buona non è in quanto a metalli pesanti sicuramente non è nemmeno controllata. Io al momento compro l'acqua da un azienda che depura l'acqua della rete. Costa meno ed è migliore di quella della magglior pare delle bottiglie... però l'acqua degli acquedotti è pessima, se no altro per la presenza di cloro e di metalli assolutamente dannosi. Pensiamoci... "colire i colpevoli" è sempre corretto ma non sempre lo si fa correttamente. Un esempio? Quando si boicottò la Nike anni fa per la questione dei palloni "Hand Made in Pakistan" il risultato fu che i bimbi pakistani finirono semplicemnete in mezzo alla strada, qualcuno con una gambian rotta così fa più pietà, e la Nike inizio semplicemente a produrre in Spagna e Romania... La Nike alzò i prezzi perché qui la manodopera dcosta di più e "NOI" pagammo il sovrapprezzo per pulirci la coscenza dai bambini pakistani che nel frattempo mendicavano in strada mezzi morti di fame. Muoversi è doveroso, ma non sempre e comunque e ad ogni costo. Bisogna pensarci bene... SCUSATEMI, NON è UNA CRITICA... DOMATTINA SVEGLIA PRESTO E NON RIESCO A DORMIRE = ACIDITà
shindia,
il boicottaggio della nike riguardo all'impiego di bambini per la fabbricazione di prodotti è iniziato grazie alla campagna di Mani Tese contro lo sfruttamento dei bambini nella produzione di articoli sportivi, in particolare palloni.
In Italia il boicottaggio contro la nike è arrivato nel 1996, insieme con quello contro la reebok, non per lo sfruttamento dei bambini, ma perché in molte fabbriche i lavoratori subiscono gravi e pesanti abusi. A esempio, in Indonesia la nike ha sempre tentato di pagare salari più bassi possibile, sostenendo, anno dopo anno, che non poteva permettersi di pagare neanche il salario minimo previsto dalla legge. I lavoratori nike ricevono un salario da fame, lavorano esposti a vapori delle colle, solventi, vernici per 12 ore al giorno. La nike spende circa 180 milioni di dollari l'anno in pubblicità (dato del 2003), quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15000 lavoratori indonesiani (10$ in più al mese per ciascuno).
E il proprietario della nike, Phil Knight, è uno degli uomini più ricchi al mondo.
Se si guarda il prezzo di una scarpa nike, questo è così suddiviso:
Materiale 4%
Manodopera 1%
Ricavi ingrosso 49%
Ricavi dettaglio 46%
Prezzo al pubblico 100%
Quindi il boicottaggio della nike perché sfrutta i bambini è un “di cui”: la nike va boicottata punto. Con i molti soldi che risparmi comprando un altro prodotto di pari qualità, ma a prezzi più ragionevoli, puoi, a esempio, sostenere Mani Tese e i suoi progetti di sviluppo integrato che prevedono la realizzazione di attività educative pre-scolari, il reinserimento nel percorso scolastico e il recupero dei bambini lavoratori, l’organizzazione di gruppi di donne per il mutuo aiuto e attività indirizzate a incrementare il reddito familiare.
Pensaci bene.
giovanni
il boicottaggio della nike riguardo all'impiego di bambini per la fabbricazione di prodotti è iniziato grazie alla campagna di Mani Tese contro lo sfruttamento dei bambini nella produzione di articoli sportivi, in particolare palloni.
In Italia il boicottaggio contro la nike è arrivato nel 1996, insieme con quello contro la reebok, non per lo sfruttamento dei bambini, ma perché in molte fabbriche i lavoratori subiscono gravi e pesanti abusi. A esempio, in Indonesia la nike ha sempre tentato di pagare salari più bassi possibile, sostenendo, anno dopo anno, che non poteva permettersi di pagare neanche il salario minimo previsto dalla legge. I lavoratori nike ricevono un salario da fame, lavorano esposti a vapori delle colle, solventi, vernici per 12 ore al giorno. La nike spende circa 180 milioni di dollari l'anno in pubblicità (dato del 2003), quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15000 lavoratori indonesiani (10$ in più al mese per ciascuno).
E il proprietario della nike, Phil Knight, è uno degli uomini più ricchi al mondo.
Se si guarda il prezzo di una scarpa nike, questo è così suddiviso:
Materiale 4%
Manodopera 1%
Ricavi ingrosso 49%
Ricavi dettaglio 46%
Prezzo al pubblico 100%
Quindi il boicottaggio della nike perché sfrutta i bambini è un “di cui”: la nike va boicottata punto. Con i molti soldi che risparmi comprando un altro prodotto di pari qualità, ma a prezzi più ragionevoli, puoi, a esempio, sostenere Mani Tese e i suoi progetti di sviluppo integrato che prevedono la realizzazione di attività educative pre-scolari, il reinserimento nel percorso scolastico e il recupero dei bambini lavoratori, l’organizzazione di gruppi di donne per il mutuo aiuto e attività indirizzate a incrementare il reddito familiare.
Pensaci bene.
giovanni
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ciquta
Cioè? E' acqua naturizzata per caso?shindia ha scritto:siamo proprio sicuri che l'acqua degli acquedotti sia controllata e buona? La mia qui a Ravenna sicuramente buona non è in quanto a metalli pesanti sicuramente non è nemmeno controllata. Io al momento compro l'acqua da un azienda che depura l'acqua della rete. Costa meno ed è migliore di quella della magglior pare delle bottiglie...
Avevo aperto un post per parlarne:
viewtopic.php?t=20576
Fammi sapere che mi interessa
ciao
non vorrei sembrare fatalista, anche xkè non lo sono, ma no è il problema di far lavorare o meno i bambini, ma di come lavorano. Sono stato e tornerò per lavoro in India, Pakistan, Iran ed Arabia e credetemi, la sola idea che un bimbo di 10 anni non lavori è spesso inconcepibile in certe aree di quei Paesi e di molti altri. Non prenderne atto sarebbe deformare la nostra realtà di partenza e vanificare tutto. A questo punto quello su cui lavorare secondo me non è il lavoro/non-lavoro, ma le condizioni medie di lavoro e comunque, purtroppo, senza aspettarsi rivoluzioni copernicane a breve termine. Ho assistito ad una seduta del "governo dei bambini" in Rajasthan dove si parlava proprio di questo, nonostante i ragazzini fossero tutti figli di brahmini con le mani sporche solo di qualche goccia di inchiostro... Comunque molto istruttivo. Chiude in dip. ciaooo
- aliadimaggio
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pubblicità acqua in bottiglia
Sottoscrivo volentieri l'appello. Mio marito, fitoterapista, da anni raccomanda "l'altra" acqua, quella del rubinetto. Figurarsi che c'è chi crede di doversi prepare le tisane con l'acqua in bottiglia, falsamente convinto che sia più pura.
Anche nel nostro negozio, la gente ci guarda con gli occhi sgranati, ma la maggior parte comprende e poi ci ringrazia.
Un caro saluto a tutti.
Alia
Anche nel nostro negozio, la gente ci guarda con gli occhi sgranati, ma la maggior parte comprende e poi ci ringrazia.
Un caro saluto a tutti.
Alia