Per completare le informazioni sui test animali

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Fabrizio Zago

Per completare le informazioni sui test animali

Messaggio da Fabrizio Zago » mar feb 13, 2007 10:27 pm

Ciao a tutti,
mi è stato chiesto, molto gentilmente, di completare le varie informazioni che si scatenano continuamente sulla questione dei test sugli animali (ai quali, sia chiaro siamo tutti contrarissimi).
Lo faccio volentieri riportando una FAQ che chiarisce il punto di vista di chi si oppone a detti test.
Io, personalmente, non cambio di una virgola il mio pensiero e cioè che, oltre alle ben note prese di posizione, mi disturba il fatto che essendoci dei prodotti con il logo cruently free, i consumatori si mettano il cuore in pace e non si sentano tanto giustamente arrabbiati contro la sperimentazione animale.
Per inciso anche nell'articolo che vi riporto la positiv list è data per "sconosciuta".
Ciao
Fabrizio

Questa FAQ è stata scritta per fornire un punto di riferimento a chi non conosce bene l'argomento "cosmetici cruelty-free" e incontra sulla sua strada qualcuno che lo induce a desistere dallo scegliere questi prodotti, in particolare da persone che vendono cosmetici, le quali creano confusione su questo argomento, facendo credere che lo Standard "cruelty-free" non abbia alcun valore.

Noi che di cosmetici non ne vendiamo, ma, tra le attività di volontariato, cerchiamo di aiutare le persone a fare, nel proprio piccolo, il possibile per combattere la vivisezione, intendiamo chiarire qui che NON È VERO che comprare un cosmetico (compresi shampoo, dentifrici, ecc.) o un altro è lo stesso e che NON È VERO che l'adesione allo Standard cruelty-free è inutile.

Queste FAQ servono perchè abbiamo appurato che è inutile discutere ogni volta per cercare di chiarirsi e ripetere sempre le stesse cose, quindi cerchiamo di spiegare qui una volta per tutte cosa VERAMENTE può fare ciascuno di noi come consumatore per combattere la vivisezione compiuta per la produzione di cosmetici.

Per approfondire l'argomento e per sapere qual è la lista aggiornata delle aziende cruelty free, potete andare alla pagina: http://www.consumoconsapevole.org/07cosmetici-a.html

Qui invece riportiamo delle breve risposte alle affermazione confusionarie fatte in alcuni forum.

1. In breve: cos'è un prodotto cruelty-free

È un prodotto che aderisce allo Standard internazionale 'Non Testato su Animali'. Questa è la Home Page dello Standard per l'Europa (ma lo stesso Standard vale anche per gli USA): http://www.eceae.org/english/hcs.html

Lo Standard si riferisce sia al prodotto finito che agli ingredienti.

"Non Testato su Animali" significa sicuramente che il prodotto finito non è mai stato testato, mentre riguardo agli ingredienti significa che non sono stati testati dopo una specifica data (che varia da un produttore all'altro), chiamata cut-off date, il che equivale a dire non tanto che nessuno degli ingredienti sia MAI stato testato (sarebbe impossibile), ma che non viene incrementata la vivisezione. Nella pratica, significa che il produttore si impegna a non comprare più ingredienti nuovi a partire da quella data (infatti per ogni ingrediente nuovo si devono compiere nuovi test).

2. Scordatevi la positive-list

Se qualcuno, parlando di cosmetici cruelty-free, si mette a parlare della positive-list, potete smettere di ascoltarlo, perchè sta parlando di qualcosa che non c'entra nulla con lo Standard. La positive-list è l'elenco degli ingredienti in commercio nel 1976, ma, che esista o non esista, che quegli ingredienti si trovino ancora sul mercato o meno, è irrilevante, perchè lo Standard NON si basa sulla positive-list, ma solo sulla cut-off date di cui sopra, quindi, cancellatevi dalla testa la positive-list quando si parla di cosmetici cruelty-free.

3. Perchè è importante l'adesione allo Standard

È importante perchè è una presa di posizione di chi produce comestici e di chi li compra. In pratica, si dice, alle aziende che vogliono continuare con la vivisezione, e all'Unione Europea: "cambiate le regole, questi test obbligatori non li vogliamo più!". Ci sono tanti altri modi per dirlo, ci sono le petizioni, ci sono le lettere da inviare, ciascuno di noi può fare anche queste altre cose, ma quella di scegliere i cosmetici aderenti allo Standard è UNA di queste cose, ed è una che va a toccare direttamente il portafoglio delle aziende, per cui è importante.

E poi è chiaro che se possiamo scegliere un prodotto che non incrementa la vivisezione al posto di uno che è certamente testato su animali... è certamente da preferire il primo!

4. E il "ri-test"?

Con "ri-test" si intende: cosa succede se un ingrediente viene testato non solo per la messa in commercio, ma anni dopo? Questo è un non-problema: per essere in linea con lo Standard l'azienda deve presentare una dichiarazione del fornitore che attesti che ciascun ingrediente non è stato testato dopo la cut-off date. Se un ingrediente era in regola, e a un successivo controllo (fatto ogni 2-3 anni) non lo è più, perchè è stato testato dopo la cut-off date, quell'ingrediente non può più essere usato, e va sostituito con un altro che rispetti i requisiti. Questo problema, comunque, si pone molto raramente, perchè a nessuna industria piace fare i test per nulla.

Se poi qualcuno fa dei test su una data sostanza, per ricerca di base, per sfizio, per pubblicare un articolo o quant'altro, in modo del tutto indipendente dal produttore di quell'ingrediente, questo non riguarda lo Standard, perchè qualsiasi cosa può essere testata su animali in qualsiasi momento: lo sono anche i succhi di frutta, i cavolfiori e il sale da cucina, sempre per ricerca di base, per sfizio, ecc., ma è lampante che questo non c'entra nulla con gli obblighi di legge o con chi produce quei dati prodotti.

5. E le altre informazioni sugli ingredienti?

È importante, certamente, conoscere anche altre informazioni sugli ingredienti: se sono di origine animale, se sono vegetali o di origine chimica, se sono inquinanti, ecc. ed è giusto cercare anche queste informazioni, ma ciò non significa che informarsi su questo debba portare a ignorare la questione dei test su animali!

6. E allora, quali sono queste aziende che aderiscono allo Standard?

Per l'Italia, sono quelle riportate sul sito VIVO (che non vende nulla e non chiede soldi a nessuno), che comprendono quelle che hanno aderito allo Standard attraverso il disciplinare ICEA-LAV che prevede dei controlli, e quelle che hanno aderito in regime di autocertificazione mandando tutti i documenti necessari alla valutazione ad Antonella de Paola, autrice della "Guida ai prodotti non testati" (Ed. Cosmopolis). In più, sono escluse quelle aziende tali che TUTTI i loro prodotti contengono uno o più ingredienti di origine animale, e sono segnalate quelle che usano in taluni prodotti ingredienti di origine animale. La pagina è questa: http://www.consumoconsapevole.org/07cosmetici-d.html

7. Ma possiamo fidarci dell'autocertificazione?

Autocertificazione significa che il produttore prende precisi impegni e li firma. Se poi viene scoperto a mentire, il danno che gliene viene è grande, chi glielo fa fare? Inoltre, se produrre autocertificazioni menzognere fosse così facile, ci sarebbero centinaia di aziende no-cruelty. Viceversa, nonostante siano state contattate tantissime aziende, quelle che hanno risposto positivamente sono solo una diecina in tutta Italia. Sottoscrivere una dichiarazione falsa su carta intestata e timbro dell'azienda è un reato bello e buono, che può costare molto caro a chi lo commette...

8. Che etichetta o dicitura devo cercare sul prodotto?

Per ora, nessuna, qualsiasi etichetta o dicitura ci sia va ignorata, perchè non è indicativa, bisogna solo far riferimento alla lista di aziende aderenti che trovate alla pagina citata sopra.

Il logo relativo allo Standard è la sagoma di un coniglietto che salta con 2 stelline, ma per ora è usato molto poco, anche le aziende aderenti spesso non lo usano, quindi per ora non fateci conto. Se lo trovate, tanto meglio, altrimenti, qualsiasi altro simbolo troviate, ignoratelo.

andrea_26
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Re: Per completare le informazioni sui test animali

Messaggio da andrea_26 » mar feb 13, 2007 11:43 pm

Fabrizio Zago ha scritto: Io, personalmente, non cambio di una virgola il mio pensiero e cioè che, oltre alle ben note prese di posizione, mi disturba il fatto che essendoci dei prodotti con il logo cruently free, i consumatori si mettano il cuore in pace e non si sentano tanto giustamente arrabbiati contro la sperimentazione animale.
Non ci capiamo.. anche nell'articolo c'e' scritto al punto 8 testualmente "qualsiasi etichetta o dicitura ci sia va ignorata, perchè non è indicativa". Non si parla di loghi generici "cruelty-free", ma di adesione formale a uno standard.
Fabrizio Zago ha scritto: Per inciso anche nell'articolo che vi riporto la positiv list è data per "sconosciuta".
Infatti nessuno discute su questo, il punto e'che da un paio d'anni si attacca il cruelty-free usando le argomentazioni contro la positive-liste nonstante sia stato ampiamente spiegato che sono 2 cose diverse.

E' come se lei venisse arrestato perche' una persona che le assomiglia ha commesso una rapina.. e una volta chiarito l'equivoco la tenessero in carcere lo stesso.

Fabrizio Zago

Messaggio da Fabrizio Zago » mer feb 14, 2007 11:52 am

Caro Andrea,
non ricominciamo con i fraeitendimenti.
Se ho fatto riferimento alla povitiv list è solo perché c'era appena stata la famosa discussione su questo tema e non ho fatto altro che cogliere la tua richiesta di completare l'informazione. Ma che io facessi riferimento alla discussione precedente è assolutamente normale.
Sulle altre questioni, rimango perfettamente della mia idea ed il fatto che non si possano usare sostanze realizzate dopo il 76 non è condivisibile dal mio punto di vista.
Negli ultimi anni ho visto nascere delle molecole straordinarie dal punto di vista dell'impatto ambientale. La loro limitatissima ittiotossicità ad esempio se non mi garantisce sui test sugli animali "prima" della messa in commercio, invece mi garantisce che non ucciderà degli animali (acquatici) "dopo" che sarà immessa nell'ambiente.
Chi ha l'autorità morale e tecnica per dirmi e dimostrarmi che il bilancio animalista sia migliore con la lista positiva o con il progresso tecnico?
Io ho fatto i miei conti e sono arrivato alle mie conclusioni mentre non vedo altrettanta chiarezza da parte del mondo animalista.

Ciao
Fabrizio

andrea_26
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Messaggio da andrea_26 » mer feb 14, 2007 1:13 pm

Fabrizio Zago ha scritto: Sulle altre questioni, rimango perfettamente della mia idea ed il fatto che non si possano usare sostanze realizzate dopo il 76 non è condivisibile dal mio punto di vista.
Infatti, ma questo non ha niente a che vedere con il cruelty-free. Continuare a tirarlo in ballo in questo contesto e' fuorviante.
Fabrizio Zago ha scritto: Chi ha l'autorità morale e tecnica per dirmi e dimostrarmi che il bilancio animalista sia migliore con la lista positiva o con il progresso tecnico?
Siete voi, non noi a contrapporre le 2 cose.

Io cerco prodotti che siano __SIA__ cruelty-free (non parlo della positive list, non c'entra niente, ma di adesione allo standard ICEA/LAV) __SIA__ meno inquinanti possibile.

Questo perche' ritengo importante non uccidere animali ne' prima ne' dopo

Voi affermate che il cruelty-free (di nuovo, non la positive list, ma il lavoro di gente come Antonella de Paola) sia "una bufala". E' come se noi sostenessimo che il tuo Biodizionario e' una bufala e che tu lo hai realizzato solo per interessi personali.

La contrapposizione la create voi, gli attacchi sono da parte vostra, la diffamazione e' da parte vostra.

L'argomento e' chiuso, la vostra posizione in merito e' finalmente chiara (spero anche per qui pochi che non l'avevano ancora capita).

Lola
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Messaggio da Lola » mer feb 14, 2007 4:22 pm

Andrea, non contrapporre il "noi" al "voi" come se fossimo dai lati opposti della barricata, siamo tutti sulla stessa barca e per quanto riguarda me sono portatrice delle mie idee, Fabrizio delle sue eccetera.

Purtroppo ieri quando Fabrizio ha postato l'articolo non avevo tempo, adesso riesco a fare le mie considerazioni.

Intanto mi sembra ben scritto, inoltre parla della positive list dicendo che non esiste e su questo siamo d'accordo tutti. L'esistenza di una positive list non me la sono inventata io, fino ad un paio di anni fa sicuramente stava in un sacco di siti animalisti, specialmente di quelli che vendevano prodotti cruelty free, ma non solo. Ho voluto accertarmi di cosa fosse e ho scoperto che la positive list (non il resto) è una bufala. Su questo non ci piove, siamo tutti d'accordo, e il fatto che io abbia dato prove circostanziali ad Andrea (l'altro) su cosa sia veramente 5 giorni fa e poi lui non si sia più presentato per replicare mi fa capire che deve essere stato un colpo per lui.

Comunque la questione sperimentazione sta da un'altra parte, su quello siamo d'accordo. Posso anche accettare il discorso di non introdurre sostanze nuove a partire da una certa data, ma deve essere la stessa per tutti. Che sono queste differenze? Se uno aderisce ad uno standard non deve essere a comodo suo, ma deve aderire sul serio. Si stili una lista di sostanze (sul serio, non per finta stavolta) si decida un anno limite e che tutti la rispettino. Una cosa talmente semplice... le sostanze ad uso cosmetico non sono illimitate, saranno 6000, basta fare una lista, pubblicarla su internet e ogni animalista, ogni persona che ci tiene a non implementare la sperimentazione potrà controllare, come sul biodizionario, se il suo inci è totalmente compreso nella lista oppure no. Coi soldi che costa la certificazione di una ditta sola si paga l'esperto che stila la lista, una volta per tutte, senza bisogno di dissanguare chi vuole il bollino e di escludere dal bollino chi i soldi non ce li ha. O facciamo cruelty free di élite?

Ultima considerazione: sono una capra in uso pc e non sono in grado di pubblicare queste pagine di cui ti metto il link e che copio per i pigroni:
:-)

http://ec.europa.eu/enterprise/cosmetic ... eport2004/
it.pdf#search=%22relazione%20della%20commissione%20europea%20sulla%20sperimentazione%20animale%22

(per evitare di scompaginare l'impaginazione ho diviso in due il link)

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
Bruxelles, 29.4.2005
COM(2005) 175 definitivo
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO
Relazione sullo sviluppo, la convalida e la legalizzazione di metodi alternativi alla sperimentazione animale nel settore dei cosmetici (2004)

I. INTRODUZIONE
La presente relazione 2004 sullo sviluppo, la convalida e la legalizzazione di metodi alternativi alla sperimentazione animale nel settore dei prodotti cosmetici è la quinta relazione di questo tipo presentata dalla Commissione. Essa illustra la situazione per quanto riguarda il numero ed il tipo di test di prodotti cosmetici effettuati su animali tra il 1998 ed il 2003, la situazione attuale relativa ai metodi alternativi, nonché la legalizzazione ed il riconoscimento di detti metodi a livello internazionale al dicembre 2004. La relazione è elaborata in ottemperanza all'articolo 9 della direttiva 76/768/CEE del Consiglio del 27 luglio 1976 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai prodotti cosmetici (direttiva sui cosmetici), modificata dalla direttiva 2003/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 febbraio 2003. Si tratta della prima relazione elaborata sulla base del settimo emendamento alla direttiva “cosmetici” e successiva all’inclusione del protocollo sul benessere degli animali nel trattato di Amsterdam nel 1999.
L’ultima relazione della Commissione era stata presentata nel 1999 e riguardava la situazione relativa allo sviluppo, alla convalida e alla legalizzazione di metodi alternativi alla sperimentazione animale nel settore dei cosmetici fino al 19971. La presente relazione illustra la situazione dal 1998 al 2003 e comprende dati ed informazioni provenienti dai dieci nuovi Stati membri.

II. NUMERO E TIPO DI TEST DI PRODOTTI COSMETICI EFFETTUATI SU ANIMALI

Il 20 gennaio 2005 la Commissione europea ha adottato la “Quarta relazione sulle statistiche del numero di animali impiegati a fini di sperimentazione o altri fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea (2002)” in ottemperanza all’articolo 26 della direttiva 86/609/CEE del Consiglio del 24 novembre 1986 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici.
La relazione informa che il numero totale di animali impiegati era dello stesso ordine di grandezza di quello indicato nelle relazioni precedenti. Il numero complessivo di animali utilizzati negli Stati membri dell'Unione europea nel 2002 (per la Francia i dati si riferiscono
al 2001) è di 10,7 milioni.

4a relazione statistica :

Fini degli esperimenti (totale : 10.7 milioni di animali)

Ricerca e sviluppo medicina umana+veterinaria+odontoiatrica 28,4%
Controllo di produzione e di qualità Medicina umana e odontoiatrica 13,6%
Insegnamento e formazione 3,2%
Diagnosi di malattie 2.12%
Analisi tossicologica e di altri rischi 9,93%
Controllo di produzione e di qualità medicina veterinaria 2,47%
Altro 5,57%
Studi biologici di base 34,7%

Secondo la quarta relazione statistica oltre il 60% dei 10,7 milioni di animali è stato impiegato nella ricerca e nello sviluppo di medicinali umani, dentistici e in studi biologici di base, circa il 16% nella produzione e nel controllo di qualità di prodotti ed apparecchiature per la medicina umana, veterinaria e odontoiatrica, e circa il 10% a fini tossicologici e per altre valutazioni della sicurezza (ill. 1). Di quest’ultimo 10%, solo lo 0,25% (circa 2600 animali) è stato impiegato in valutazioni della tossicità o della sicurezza di prodotti/sostanze utilizzate o che si intende utilizzare prevalentemente come cosmetici o per l’igiene personale .

4a relazione statistica :

Animali impiegati nella valutazione della tossicità o in altre valutazioni della sicurezza dei prodotti

(totale 1,07 milioni di animali)

Prodotti/ Sostanze impiegati o che Si intende impiegare princip. nell’industria 12,75%
Prodotti/ Sostanze impiegati o che si Intende impiegare princip. nell’agricoltura 11,5%
Agenti di contaminazione Potenziali o effettivi nell’ambiente che non appaiono in altre colonne 12,4%
Altre analisi tossicologiche o dei rischi 10,3%
Prodotti/sostanze impiegati o che si intende impiegare princip. come additivi alimentari per uso animale 0,3%
Prodotti/ Sostanze impiegati o Che si intende Impiegare princip. Come additivi Alimentari per Uso umano 1,2%
Prodotti/ Sostanze impiegati o Che si intende impiegare Princip. Per l’igiene domestica 0,4%
Prodotti / Sostanze impiegati o che si intende impiegare princip. Come prodotti cosmetici o per l’igiene personale 0,25%
Prodotti/ Sostanze o dispositivi per la medicina umana, odontoiatrica e per la medicina veterinaria 50,7%

Per la presente relazione sul numero di animali impiegati nella valutazione della sicurezza di prodotti cosmetici, i 15 vecchi Stati membri hanno trasmesso dati del periodo 1998-2003, i 10 nuovi Stati membri dati del 2003. Secondo le informazioni trasmesse, nel periodo 1998-2003 solo nel territorio di FR, IT e DK (cfr. tabella qui di seguito) sono stati sperimentati su animali prodotti o ingredienti cosmetici.Gli altri 12 vecchi Stati membri non hanno eseguito sperimentazione animale nel loro territorio nel periodo in questione (ES non ha trasmesso dati completi per il periodo 1998-2003). I nuovi Stati membri hanno riferito di non aver effettuato sperimentazione animale sul loro territorio nel 2003.

Animali impiegati negli Stati membri dal 1998 al 2003

1998 1999 2000 2001 2002 2003
4150 3518 2925 2591 2053 1618

Francia
Animali impiegati : topi, conigli, pesci, criceti, porcellini d’India
19 98 129 1 60 0
Italia
Animali impiegati : conigli, topi
23 14 84 0 40 0
Danimarca
Animali impiegati : topi, porcellini d’India
Spagna Dati non disponibili
Altri Stati
membri* 0 0 0 0 0 0
*I nuovi Stati membri hanno trasmesso solo dati per il 2003

Complessivamente, il numero di animali impiegati per la sperimentazione di prodotti cosmetici nei vecchi Stati membri dell’UE è sensibilmente diminuito passando da circa 4200 a circa 1600 (1998-2003), sebbene il numero complessivo di animali impiegati in esperimenti sia aumentato in tutti i settori eccetto quello dei cosmetici ed il mercato dei prodotti cosmetici abbia continuato ad espandersi. Nel periodo 1999-2003 il mercato dell’Europa occidentale (UE-15 più Norvegia e Svizzera) è cresciuto in media del 4% circa all'anno, raggiungendo 58,10 miliardi di euro (prezzi di vendita al dettaglio) nel 2003.
Le cifre appena indicate, relative agli animali impiegati, difficilmente riescono a rappresentare il numero completo di test effettuati su sostanze utilizzate come ingredienti nei prodotti cosmetici. Questo può essere dovuto ad una serie di motivi, ad esempio l’indisponibilità di una documentazione completa della sperimentazione animale con sostanze utilizzate come ingredienti cosmetici. La sperimentazione animale a fini di valutazione della sicurezza di ingredienti è effettuata normalmente sulla base della legislazione sui prodotti chimici, dato che questi ultimi sono impiegati in genere nella produzione industriale. Solo in pochi casi sono necessari testi supplementari da effettuare sulla base della direttiva “cosmetici”.
L’industria dei cosmetici, utilizzatore finale di una serie di tali sostanze, per valutare la sicurezza degli ingredienti dei prodotti cosmetici si avvale di solito dei risultati dei test trasmessi dal fornitore nel rispetto della legislazione sui prodotti chimici . Per tale motivo è difficile ottenere cifre precise.
La mancanza di precisione nei dati rende difficile valutare interamente l'impiego di animali nella sperimentazione di cosmetici. La Commissione si rivolgerà all’industria, agli Stati membri e ad altre fonti potenziali per chiarire la questione e stabilire un contesto atto a fornire una panoramica più completa della sperimentazione animale effettuata con ingredienti
utilizzati o che si intende utilizzare nei prodotti cosmetici.

Dunque conclusione mia... Visto che per i cosmetici ci siamo quasi, siamo vicini allo zero, che ne dite di rivolgerci veramente dove sta il problema sperimentazione, cioè medicinali-alimentari-sostanze chimiche in generale? Forse quello che intendeva Fabrizio dire prima è proprio questo, accontentarsi di comprare una crema col bollino e il coniglietto ci fa mettere l'animo in pace, ma nel frattempo la mattanza continua.

adriano
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ottimo

Messaggio da adriano » gio feb 15, 2007 11:01 am

Brava Lola coem sempre dai le informazioni corrette.

Aggiungo che il settore cosmetico è l'unico che ha una legge che prevede di vietare l'utilizzo di test ,impiegando gli animali come cavie, anche per le materie prime.
E' l'unico settore che ha già vietato l'impiego di animali per testare il prodotto finito.

Questa modifica alla normativa si è resa necessaria anche per l'intervento delle varie associazioni , i consumatori stessi che non vogliono un prodotto testato su animali e anche molte aziende che si sono battute affinchè questo indirizzo venisse recepito ...beh ora cosi è!... e non vedo il perchè questo accanimento sul cosmetico che "poverino" ha recepito tutte le istanze e si è adeguato con rapidità alle aspettative dei consumatori.


adriano

sabra
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Messaggio da sabra » gio feb 15, 2007 11:45 am

Lola ha scritto:...
Intanto mi sembra ben scritto, inoltre parla della positive list dicendo che non esiste e su questo siamo d'accordo tutti. L'esistenza di una positive list non me la sono inventata io, fino ad un paio di anni fa sicuramente stava in un sacco di siti animalisti, specialmente di quelli che vendevano prodotti cruelty free, ma non solo. Ho voluto accertarmi di cosa fosse e ho scoperto che la positive list (non il resto) è una bufala. Su questo non ci piove, siamo tutti d'accordo, e il fatto che io abbia dato prove circostanziali ad Andrea (l'altro) su cosa sia veramente 5 giorni fa e poi lui non si sia più presentato per replicare mi fa capire che deve essere stato un colpo per lui.

Comunque la questione sperimentazione sta da un'altra parte, su quello siamo d'accordo. Posso anche accettare il discorso di non introdurre sostanze nuove a partire da una certa data, ma deve essere la stessa per tutti. Che sono queste differenze? Se uno aderisce ad uno standard non deve essere a comodo suo, ma deve aderire sul serio. Si stili una lista di sostanze (sul serio, non per finta stavolta) si decida un anno limite e che tutti la rispettino. Una cosa talmente semplice... le sostanze ad uso cosmetico non sono illimitate, saranno 6000, basta fare una lista, pubblicarla su internet e ogni animalista, ogni persona che ci tiene a non implementare la sperimentazione potrà controllare, come sul biodizionario, se il suo inci è totalmente compreso nella lista oppure no. Coi soldi che costa la certificazione di una ditta sola si paga l'esperto che stila la lista, una volta per tutte, senza bisogno di dissanguare chi vuole il bollino e di escludere dal bollino chi i soldi non ce li ha. O facciamo cruelty free di élite?
Cara Lola,

Sono Adriano (non Andrea) e le mie coronarie stanno benissimo: nessun colpo :=) Non ho più risposto nell’altra discussione per il semplice motivo che NON volevo più farlo e lo avevo anche scritto: un conto è un confronto civile e costruttivo, un altro è ritrovarsi sul banco degli imputati per difendersi dall’accusa per crimine non commesso. Il vostro (e quindi permettimi l’uso della contrapposizione “noi” e “voi”) è troppo spesso un atteggiamento accusatorio, mentre dovrebbe essere collaborativo dato che mi pare che siamo sulla stessa barca. Comunque pazienza, sono approcci diversi.
Veniamo alla questione che spero di chiariti una volta per tutte. Nella discussione sulla Bottega (che ribadisco avete cominciato voi condannando aprioristicamente i prodotti) ho tentato di spiegare che a mio avviso è molto meglio utilizzare prodotti ben conosciuti piuttosto che nuovi per ovvie ragioni. Il concetto può essere espanso a piacere, fino all’autoproduzione di detersivi per la casa e di prodotti di altro tipo Quindi se un prodotto ha una formulazione che contiene ingredienti già presenti da anni sul mercato e funziona, a me fa piacere usarlo perché almeno non contribuisco alla crescita della vivisezione. E’ ovvio che la questione della positive list DA SOLA non può funzionare per molti motivi che non sto qui a ripetere, ma è senza dubbio un criterio come tanti che può essere applicato. Infatti nelle lunghe discussioni di cui parlavo prima, accennavo anche al criterio del COD (Cut Off Date), delle autocertificazioni delle aziende, e dei controlli ICEA/LAV, tutti metodi che possono dare una certa soglia di tranquillità all’utente finale.
C’è che si accontenta di sapere che un prodotto deriva da un’azienda che usa ingredienti non testati da tre anni, e chi non si accontenta, c’è chi si fida e chi no, c’è chi si fa i prodotti in casa, e chi preferisce formulazioni (per quanto possibile) naturali o ben note. Chi è preoccupato dell’aspetto animalista, e chi invece di quello ambientalista, chi è preoccupato per entrambi. In ogni caso bisogna sempre usare il cervello per capire cos’è meglio. Certo (come giustamente dici tu) se si adottano criteri che permettono di spostare date a piacimento allora tutto è relativo e possibile.
Credo che la cosa migliore per tutti sia collaborare invece di scontrarsi, solo così si potrebbero individuare soluzioni condivise. Ti ostini a negare la questione della positive list e poi che fai? Proponi lo stesso concetto: “…le sostanze ad uso cosmetico non sono illimitate, saranno 6000, basta fare una lista, pubblicarla su internet e ogni animalista, ogni persona che ci tiene a non implementare la sperimentazione potrà controllare, come sul biodizionario, se il suo inci è totalmente compreso nella lista oppure no. Coi soldi che costa la certificazione di una ditta sola si paga l'esperto che stila la lista, una volta per tutte…” Il concetto di fissare un termine preciso è lo stesso, identico. Allora perché ostacolare chi vuole (per quanto possibile) metterlo in pratica basandosi sulla data del 1976? La lista degli ingredienti usati in cosmetica in Europa su internet ESISTE GIA’: http://ec.europa.eu/enterprise/cosmetic ... i_list.htm è una lista della Commissione Europea, su un sito della Commissione Europea, fornita dalla COLIPA - European Cosmetic Toiletry and Perfumery Association: http://www.colipa.com
Queste sono le sue pubblicazioni: http://www.colipa.com/site/index.cfm?SI ... &OBJ=15832

La lista fornita è purtroppo periodicamente aggiornata e quindi non è fissa, temo che quella online sia aggiornata al 2006, di sicuro ha avuto due grandi aggiornamenti se non di più (questo è l’aggiornamento del 2000: http://ec.europa.eu/food/fs/sc/sccp/out123cm_en.pdf ), essa scaturisce dalla direttiva 93/35/EC che a sua volta è una diretta derivazione della 76/768/CEE (una sua applicazione), e che ha reso possibile la stesura di una lista con criteri condivisi da tutti i paesi europei (INCI).
Qui trovi tutto: http://ec.europa.eu/enterprise/cosmetic ... _index.htm
In Italia ci sono molti enti che forniscono tali liste e gli aggiornamenti agli addetti ai lavori, ad esempio l’Unipro: http://www.unipro.org (un mio conoscente ne aveva una del 1995 in cartaceo: enorme).
Quindi in realtà le liste INCI ci sono già online, il problema è, come già detto, che crescono di continuo (periodicamente vi sono dei confronti diretti da UE e produttori e la lista viene aggiornata – si tratta di consultazioni tecniche).
A questo indirizzo: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/Lex ... 35:IT:HTML
E’ chiaramente spiegato che in ottemperanza a quanto deciso nel 1976 i tecnici dovevano raccogliere i dati dei prodotti utilizzati in cosmetica, individuare un metodo di nomenclatura COMUNE e stilare una lista. Siccome all’uscita della direttiva nel ’76 ci si accorse ben presto che ogni paese aveva una sua lista particolare di ingredienti, e addirittura dei criteri di nomenclatura diversi, si corse ai ripari e per mettere ordine venne stabilita una data ultima: il 14 dicembre 1994!! (vedi art 5bis direttiva). Ciò vuol dire che tutte le liste di ingredienti presenti vennero analizzate, confrontate e venne stabilito un criterio comune e poi pubblicato. Il fatto che la lista degli ingredienti all’epoca della direttiva 76/768/CEE non venne pubblicata dipende da quanto appena detto e dal fatto che ad esempio internet non esisteva ancora come lo conosciamo oggi. Ci si potrebbe chiedere: ma la lista stilata nel ’94 contiene solo ingredienti ante ’76 o anche successivi? Temo che ne contenga anche di successivi, però c’è anche da dire che per redigere una lista del genere ci vogliono anni, quindi non mi stupirei che in tale lista vi siano stati solo ingredienti brevettati al massimo dieci anni prima, quindi circa nell’84. Di questo però non ne sono sicuro. Non essendo un chimico non posso certo entrare nel dettaglio.
Ecco l’esigenza di fissarne una, ma si ricadrebbe sempre e comunque nella questione legata al superamento degli ingredienti: certo una lista del 2000 è meglio di una del 1976 (che peraltro ancora non aveva un criterio di denominazione comune e ben preciso) e quella del ’94 è ancora meglio, ma nel 2020 sarà obsoleta tanto quanto lo è ora una lista del ’76, quindi? Cosa cambierebbe? Rimane però un’idea valida per il contingente.
Considerazione: mi pare di capire che la tua critica non riguardi il metodo, visto che ne proponi uno concettualmente uguale.

La spiegazione che fornisce Consumoconsapevole riguarda una tipologia di metodo adottato, ossia uno standard internazionale stabilito da un certo numero di associazioni. Tale standard considera un aspetto diverso da quello di una lista fissa di ingredienti, infatti si adotta il COD (Cut Off Date) e criteri riguardanti l’origine degli ingredienti (non di origine animale). Questo può essere soddisfacente o meno (vedasi il discorso di prima sulla soggettività), di sicuro è un metodo serio e pratico ma che NON c’entra con la questione di liste fisse e determinate perché ogni azienda che vi aderisce può decidere la data COD che preferisce, ci dovrebbero quindi essere centinaia di liste diverse personalizzate per ogni azienda. E’ per questo che il criterio di Consumoconsapevole non fa riferimento a liste fisse.

Tu dici che sei soddisfatta che le FAQ di Consumoconsapevole ammettano che la positive list non esiste, ancora una volta interpreti a modo tuo ciò che si scrive, infatti il passaggio che riguarda l’argomeno è il seguente: “… La positive-list è l'elenco degli ingredienti in commercio nel 1976, ma, che esista o non esista, che quegli ingredienti si trovino ancora sul mercato o meno, è irrilevante, perchè lo Standard NON si basa sulla positive-list, ma solo sulla cut-off date…

Come vedi ciò che viene detto è ben diverso. Non si entra nel merito. Ma ritorniamo un attimo su questo argomento e ragioniamo. Tu dici che una lista di ingredienti per i cosmetici formulati prima del 1976 non esiste, e che la direttiva del ’76 indica solo ciò che NON deve essere presente in un cosmetico dando un elenco sommario per tipologia di ciò che potrebbe esserci. Quindi è come dire: “togliete da un cosmetico queste sostanze (ben poche) e tutto il resto lo potete usare”. A me pare impossibile. Quindi già solo concettualmente si deduce che una direttiva del genere prefiguri almeno una lista di ingredienti che possono essere inclusi nei cosmetici. Se non altro per il fatto che obbliga a testare i prodotti creati dopo una certa data, e che obbliga a segnalare gli ingredienti sulle etichette dei prodotti. Impossibile pensare che abbiano detto: “spazziamo via tutto ciò che esisteva prima e consideriamo ciò che esisterà da oggi in poi” o una frase similare (scusa la drammatizzazione).

Infatti a questo indirizzo potrai leggere alcune informazioni: http://ec.europa.eu/enterprise/cosmetic ... 809:IT:PDF

E’ evidente che di modifiche ce ne sono state molte al testo originario (basti controllare gli articoli, i paragrafi citati, e la lista degli ingredienti pubblicata ed aggiornata), ma è altresì evidente che una base da cui partire per poi poter aggiornare una (fantomatica?) lista di ingredienti ci deve ovviamente essere stata.

Questo è quello che si dice ad esempio sul sito della Farmaco vigilanza della Società Italiana di Farmacologia, nella sezione di cosmeto vigilanza : http://www.farmacovigilanza.org/cosmeto ... 503-01.asp

Il testo parte dalla direttiva del ’76 per analizzare puntualmente gli sviluppi successivi, mi pare un testo chiaro e ben fatto. Il passo che è di maggiore interesse è il seguente:

“All’interno della Direttiva fu, inoltre, stilata una "Positive List", cioè un elenco degli ingredienti ritenuti sicuri per l' uso in cosmesi e che, quindi, non necessitavano più di esperimenti su animali ma potevano essere liberamente usati nella formulazione dei prodotti cosmetici. Fu inoltre stabilito che, da quel momento in avanti, ogni nuovo ingrediente per poter essere inserito nella lista avrebbe dovuto essere testato su animali per dimostrare la propria innocuità. Ciò significa che le aziende che vogliono utilizzare ingredienti nuovi per le loro produzioni, devono, per legge, testare le sostanze perché vengano accettate nella lista di quelle sicure.”

Tu affermi in un tuo post recente: “La direttiva non si è mai neanche nel '76 posta l'obiettivo di recensire tutte le sostanze usate in cosmetica, che sono circa 6000 e che noterai non ci possono stare in un elenco così breve; quindi vorrei capire ancora una volta cosa tu intendi per positive list e dove si trova.”

Innanzitutto le sostanze sono molte di più di quelle che tu affermi, un piccolo esempio lo si evince leggendo qui: http://www.infolav.org/lenostrecampagne ... /index.htm
Si parla di più di 10.000 sostanze, a me risulta che siano più di 12.000 attualmente, e la direttiva ha recensito eccome le sostanze (vedi sopra il link) ma purtroppo ha continuato ad aggiornare l’elenco con nuovi ingredienti, quindi la lista AD OGGI è semplicemente una lista INCI (e di altri criteri di classificazione) delle sostanze utilizzate in cosmetica in Europa, il concetto di Positive List come si è sempre pensato dal punto di vista animalista (cioè una lista immutabile) in realtà non è rappresentato in tale lista perché i prodotti presenti sono stati creati anche ben dopo il 1976. Quindi l’attuale lista pubblicata ingloba ingredienti ante ’76 e post ’76.

Ma ritorniamo al passo che ho riportato dal sito di farmacovigilanza, si dice che “Fu inoltre stabilito che, da quel momento in avanti, ogni nuovo ingrediente per poter essere inserito nella lista avrebbe dovuto essere testato su animali per dimostrare la propria innocuità”
Bene, ciò vuol dire che la lista di prodotti per la cosmetica NON è solo quella sommariamente riportata nel testo SEMPLIFICATO della direttiva a cui tu fai riferimento, ma è MOLTO più vasta, dato che si parla di ingredienti per l’uso cosmetico e NON solo di filtri solari, coloranti e conservanti come asserisci tu.
Ecco il testo della direttiva:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/Lex ... 68:IT:HTML
(è il testo originario quindi semplificato)
Si potrà vedere che l’allegato I riporta sommariamente l’elenco dei prodotti (definito “indicativo”):

ALLEGATO I
ELENCO INDICATIVO PER CATEGORIA DEI PRODOTTI COSMETICI
- Creme , emulsioni , lozioni , gel e oli per la pelle ( mani , piedi , viso , ecc. )
- Maschere di bellezza ( ad esclusione dei prodotti per il peeling )
- Fondotinta ( liquidi , paste , ciprie )
- Cipria per il trucco , talco per il dopobagno e per l'igiene corporale , ecc.
- Saponi di bellezza , saponi deodoranti , ecc.
- Profumi , acque da toletta ed acqua di Colonia
- Preparazioni per bagni e docce ( sali , schiume , oli , gel , ecc. )
- Prodotti per la depilazione
- Deodoranti ed antisudoriferi
- Prodotti per la cura dei capelli :
- tinture per capelli e decoloranti
- prodotti per l'ondulazione , la stiratura e il fissaggio
- prodotti per la messa in piega
- prodotti per pulire i capelli ( lozioni , polveri , shampoo )
- prodotti per mantenere i capelli in forma ( lozioni , creme , oli )
- prodotti per l'acconciatura dei capelli ( lozioni , lacche , brillantine )
- Prodotti per la rasatura ( saponi , schiume , lozioni , ecc. )
- Prodotti per il trucco e lo strucco del viso e degli occhi
- Prodotti destinati ad essere applicati sulle labbra
- Prodotti per la cura dei denti e della bocca
- Prodotti per la cura delle unghie e lacche per le stesse
- Prodotti per cure intime esterne
- Prodotti solari
- Prodotti abbronzanti senza sole
- Prodotti per schiarire la pelle
- Prodotti antirughe

gli allegati successivi sono in realtà una lista di prodotti dubbi ed una lista negativa di prodotti (come giustamente hai sempre detto tu).
Tu ti sei basata SOLO su questo testo e non hai trovato o cercato altro, per tale motivo per te una positive list non è mai esistita.
Ora io ti domando: come è possibile infilare nella lista ALLEGATO I ogni nuovo prodotto creato per essere utilizzato in cosmetica dopo il 1976 se opportunamente testato sugli animali? Ora questa lista sommaria dovrebbe contenere (a detta della LAV) più di 10.000 nomi. E’ del tutto evidente che si tratta di un testo generico che poi ha avuto (come spesso accade per le leggi) molte ricadute pratiche per la sua attuazione che spesso non sono note o poco note (vedi sopra).

Il mondo animalista ha quindi sempre inteso come Positive List la lista degli ingredienti prima del 1976, che questo sia un termine improprio non sta a me giudicarlo.

Quindi chiamala positive list, se non ti piace chiamala come vuoi, ma una lista degli ingredienti utilizzati nella cosmetica la si è dovuta fare per poter poi procedere con l’attuazione della direttiva, e per potervi aggiungere poi gli altri ingredienti scoperti dopo. Del resto tutto il testo della direttiva è molto generico e vago e non esplicita molto, basta leggere per capirlo. Ripeto: L’inventario degli ingredienti (vecchi e nuovi) è stato fatto tramite consultazione di organismo appositi (come COLIPA) e tramite pubbliche consultazioni con gli addetti al settore (il sito della Commissione Europea dove si parla di cosmetici ne è pieno), se di tutto ciò noi popolino non siamo stati messi al corrente, non vuol dire che non sia mai avvenuto e che non sia stato fatto.

A prescindere dall’ufficialità o meno, e dalla pubblicazione o meno, della lista, ogni chimico che si rispetti ha a sua disposizione la scheda techica di ogni singolo ingrediente, quindi sa esattamente quando è stato brevettato, che caratteristiche ha, qual è il suo grado di pericolosità, tossicità etc… di conseguenza è in grado di costruire (se solo lo volesse e se fosse il caso di farlo) un prodotto con ingredienti di un certo tipo. Alcuni lo hanno fatto. Perciò che abbia in mano la lista degli ingredienti per cosmetici SOLO del 1976, o che possa solo consultare la lista attuale degli ingredienti, la sostanza non cambia. Che la lista americana che hai tu sia poi stata scambiata per la positive list è un altro paio di maniche, ad ogni modo anche un documento del genere potrebbe avere un suo valore se utilizzato per controllare se un determinato ingrediente esisteva o meno prima del 1976. Che ciò sia giunto o meno, sia conveniente o meno, sia utile o meno, è un discorso diverso. Io mi limito a dire che se un cosmetico è stato formulato con una parte di ingredienti ante ’76 ed altri già in commercio da anni (anche se successivi), è molto meno dannoso per gli animali rispetto ad un altro prodotto contenente molecole nuove o nuovissime. Quindi se io dovessi scegliere una crema di un’azienda che usa ingredienti ben conosciuti e presenti da tempo nel mercato (possiamo definirli anche “vecchi”) ed una che dichiara di utilizzare solo ingredienti ante 2003 (COD), io preferisco la prima. E (ribadisco) se potessi farmi un prodotto in casa solo con ingredienti di uso comune e molto ben conosciuti, sarebbe ancora meglio. Questo è ciò che si potrebbe (non dovrebbe) fare per ora fino a quando per la cosmetica il capitolo vivisezione non sarà chiuso, ma è anche ciò che si potrebbe fare per molti altri tipi di prodotti.

Tu preferisci seguire il criterio del biodizionario? Sei libera di farlo, altri preferiscono il criterio ICEA/LAV? Liberi di farlo, altri ancora intendono utilizzare formulazioni il più possibile datate o un criterio ibrido tra formule datate e cut off date? Perché non dovrebbero essere liberi di farlo?
Il criterio che io preferisco è: FORMULAZIONI DI PRODOTTI CON INGREDIENTI IL PIU’ POSSIBILE ANTE ’76 ED IL RESTO REGOLAMENTATI DA UNA COD, quindi uno shampoo potrebbe contenenre ingredienti ante ’76 ed ingredienti poniamo prodotti non oltre il 1990 (COD) che male c’è? Può essere una visione estrema, ma perché condannare se non si è d’accordo?
Come puoi vedere un criterio del genere può essere considerato estremo, ma di sicuro NON permette di ACCONTENTARSI e di mettersi l’animo in pace come dice Zago, ma è un piccolo passo verso l’abolizione della vivisezione.
Insinuare il dubbio, denigrare, e scrivere frasi del tipo: “e il fatto che io abbia dato prove circostanziali ad Andrea (l'altro) su cosa sia veramente 5 giorni fa e poi lui non si sia più presentato per replicare mi fa capire che deve essere stato un colpo per lui” è estremamente scorretto da parte tua, perché se è lecito difendersi, non lo è altrettanto attaccare e denigrare chi non la pensa come te. Come avrai modo di appurare ho riportato fonti consultabili ed istituzionali (anche queste sono prove tangibili), e non solamente animaliste (pare che per certe persone l’essere animalista sia un difetto). Spero di aver chiarito finalmente e definitivamente la questione e spero anche di non essere ancora vittima di attacchi ingiustificati e gratuiti.

Ciao

Adriano

lakura
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Messaggio da lakura » ven feb 16, 2007 12:57 am

gia' che siamo in ballo, ritiro fuori una domanda a cui non ho trovato ancora una risposta decente.

Dunque, leggendo il testo della normativa sui cosmetici mi sono imbattuta in questo articolo, che riporto:
5-bis. E' vietato l'uso nei cosmetici di ingredienti o di combinazioni di ingredienti sperimentati su animali a partire dal 1 gennaio 1998.
allora, visto che per legge non si possono usare ingredienti sperimentati dopo il 1 gennaio 1998 che senso ha l'autocertificazione del COD?

Non c'e' spirito polemico nella domanda, e' che proprio non capisco questa cosa.

sabra
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Messaggio da sabra » ven feb 16, 2007 12:00 pm

lakura ha scritto:gia' che siamo in ballo, ritiro fuori una domanda a cui non ho trovato ancora una risposta decente.

Dunque, leggendo il testo della normativa sui cosmetici mi sono imbattuta in questo articolo, che riporto:
5-bis. E' vietato l'uso nei cosmetici di ingredienti o di combinazioni di ingredienti sperimentati su animali a partire dal 1 gennaio 1998.
allora, visto che per legge non si possono usare ingredienti sperimentati dopo il 1 gennaio 1998 che senso ha l'autocertificazione del COD?

Non c'e' spirito polemico nella domanda, e' che proprio non capisco questa cosa.
La Direttiva 2003/15/CE ha sancito un nuovo allungamento dei tempi: il bando totale ai test cosmetici su animali praticati all'interno delll'UE e il divieto di commercio di cosmetici sperimentati su animali, è slittato al 2013 e quindi non più il 1998 (termine posticipato prima al 2000 e poi al 2002), questo perché non è stato ancora validato un numero sufficiente di test alternativi alla vivisezione.

Fabrizio Zago

Messaggio da Fabrizio Zago » sab feb 17, 2007 3:14 pm

Temo di non essere stato chiaro quindi insisto.

Io sostengo e dichiaro di essere contro le sperimentazioni animali ed in questo sono in linea con le leggi europee e con molti dei partecipanti al forum, credo.
Dico però che questo non basta e che molte sostanze, magari non testate su animali o testate in tempi remoti possono essere molto tossiche per gli organismi acquatici (alcuni di questi animali sono!).
Ed allora trovo miope, poco scientifico, controproducente non tenerne conto e se molte sostanze "moderne" sono migliori di quelle ante 76, le preferisco.
Adriano (sabra) dice: Io cerco prodotti che siano __SIA__ cruelty-free (non parlo della positive list, non c'entra niente, ma di adesione allo standard ICEA/LAV) __SIA__ meno inquinanti possibile.
Questo perche' ritengo importante non uccidere animali ne' prima ne' dopo.
Peccato che lo standard ICEA/LAV non tenga in nessun conto l'impatto ambientale quindi il "meno inquinanti possibile" non è dimostrabile matematicamente. C'è solamente una lista (ancora una lista) che descrive le sostanze che non si possono usare punto e basta. Ma se poi un prodotto certificato contiene una valanga di sostanze allergizzanti, ma biologiche, va bene lo stesso. Le maggiori associazioni del mondo biologico stanno lavorando per dotarsi di strumenti di calcolo dell'impatto ambientale.

Ho trovato molte altre imprecisioni sui vari interventi fatti da Adriano ma francamente non ne posso più di ribadire concetti che non si vogliono considerare. Mi limito ad una sola considerazione: METTETEVI D'ACCORDO perchè non è possibile che Adriano sostenga la validità della positiv list mentre Consumoconsapevole dice che non esiste.

Basta questo per capire la confusione che regna.

Grazie, come al solito a Lola, che ha descritto perfettamente lo stato legislativo della materia in oggetto. Credo che qualsiasi altra osservazione non possa che avere una risposta automatica: "Andate a leggervi l'intervento di Lola".

Chiudo con una considerazione relativa alla frase di Andrea "Voi affermate che il cruelty-free (di nuovo, non la positive list, ma il lavoro di gente come Antonella de Paola) sia "una bufala". E' come se noi sostenessimo che il tuo Biodizionario e' una bufala e che tu lo hai realizzato solo per interessi personali."
Tra il fatto che sia una bufala o che ci siano degli interessi personali non vedo il nesso. In tuti icasi io dico apertamente e chiaramente che il biodizionario "è il mio personale punto di vista del mondo delle materie prime usate in cosmetica" dico anche che non ha valore scientifico e non predente di averlo.
Perchè invece si riconosce ad una autocertificazione tutto questo valore?
Dimostrami quali interessi personali ho nell'aver fatto il biodozionario e dimmi cosa ne ho ricavato e poi ne riparliamo, nel frattempo leggetevi per bene i criteri di autocertificazione. Grazie.

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april
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Messaggio da april » sab feb 24, 2007 7:21 pm

Fabrizio Zago ha scritto:Ed allora trovo miope, poco scientifico, controproducente non tenerne conto e se molte sostanze "moderne" sono migliori di quelle ante 76, le preferisco.
Ma Andrea non ha parlato del 1976. Ha parlato della cut-off date che potrebbe essere anche una data molto vicina a noi.
Fabrizio Zago ha scritto:Adriano (sabra) dice: Io cerco prodotti che siano __SIA__ cruelty-free (non parlo della positive list, non c'entra niente, ma di adesione allo standard ICEA/LAV) __SIA__ meno inquinanti possibile.
Questo perche' ritengo importante non uccidere animali ne' prima ne' dopo.
Questa cosa l'ha detta Andrea e non ha detto che non tiene in considerazione il fatto che una sostanza non sia inquinante. Ha detto che tiene in considerazione TUTTI gli aspetti, non solo quello ambientale.
Fabrizio Zago ha scritto:Peccato che lo standard ICEA/LAV non tenga in nessun conto l'impatto ambientale quindi il "meno inquinanti possibile" non è dimostrabile matematicamente.
Lo standard ICEA/LAV non riguarda l'aspetto ambientale, riguarda solo la vivisezione. Questo si sa. Così come chi si occupa di inquinamento non tiene conto se una sostanza incrementa la vivisezione oppure no. Spetta all'utente finale fare le sue scelte in base ai criteri che ritiene più importanti. Si può benissimo fare una scelta che dapprima escluda i prodotti che NON aderiscono allo standard ICEA/LAV e poi tener conto dell'inquinamento che i suoi ingredienti causano.
Se l'impatto ambientale non è dimostrabile matematicamente, questo allora vale sia per le ditte che aderiscono allo standard ICEA/LAV sia per quelle che non vi aderiscono. A questo punto se nessuna ditta può garantirmi il minor impatto ambientale, tanto vale che scelga prodotti che almeno non incrementano la vivisezione.
Fabrizio Zago ha scritto:Perchè invece si riconosce ad una autocertificazione tutto questo valore?
Le autocertificazioni sono fatte per sveltire la burocrazia, ma hanno lo stesso valore di una certificazione esterna perché se una ditta dichiara il falso può avere seri problemi.

ciao

laurì
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Messaggio da laurì » sab feb 24, 2007 10:18 pm

Non entro nel merito della questione se non per un particolarissimo, marginale aspetto: piuttosto che continuare a dire che "se una ditta dichiara il falso può avere seri problemi", spiegate quali ritenete siano questi seri problemi.
Poiché a me non consta, vorrei conoscere il punto di vista di chi fa ne discendere l'equivalenza tra un'autocertificazione e una valutazione esterna.

vegan26
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Iscritto il: lun gen 08, 2007 8:42 am

Messaggio da vegan26 » dom feb 25, 2007 10:29 am

Nelle discussioni precedenti (un anno fa mi sembra) era stato detto che le autorità italiane (interne al ministero della salute), che hanno la funzione di controllare gli aspetti amministrativi-legali nel settore della cosmetica, hanno già molte difficoltà ad ottenere dalle imprese la documentazione per le tematiche sanitarie-legali, ancor più remota è l'ipotesi che un controllo effettivo si verifichi sul tema dei test cosmetici sugli animali (su tutta la rete di fornitura)

laurì
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Iscritto il: mar ott 05, 2004 1:28 pm

Messaggio da laurì » dom feb 25, 2007 11:04 am

La mia era una domanda retorica: frequento questo forum da molti anni e, ciclicamente, riemergono le medesime problematiche, poste le medesime domande, fornite le medesime risposte ed esplodono i medesimi diversi punti di vista.
L'unico apporto che ho sempre potuto fornire riguarda la mia affermazione nel precedente post: poiché in Italia non esiste (ancora) la class action, poiché anche l'azione civile deve fondarsi su dati acquisiti e producibili, poiché le uniche fattispecie penali astrattamente configurabili potrebbero essere patteggiate con 570 euro di multa (e una sarebbe punibile solo su querela di parte: di chi?), ditemi voi cosa rischiano le ditte che autocertificano cose non vere.
Bacioni!

Fabrizio Zago

Messaggio da Fabrizio Zago » dom feb 25, 2007 11:31 am

Caro/a april,
il tuo intervento conferma la mia affermazione "mettetevi d'accordo" perché è chiaro che Andrea dice una cosa e Adriano un'altra. Uno parla del 76 l'altro del cut-off. Appunto, mettetevi d'accordo!

Sul fatto che ci siano certificazioni diverse con scopi diversi siamo perfettamente d'accordo ma io dico un'altra cosa (e non ottengo risposta) e cioè che certamente gli esperimenti sugli animali portano alla sofferenza ed alla morte di un certo numero di animali, sostengo che prodotti non testati ma tossici per l'ambiente provochino maggiori sofferenze, un numero maggiore di animali morti.

Tu dici "tanto vale che scelga prodotti che almeno non incrementano la vivisezione."
Io dico che scelgo prodotti a basso impatto perché amo gli animali e non voglio vedere soffrire.
Come vedi il mio ragionamento non ha nulla a che vedere con liste più o meno positive, con cut-off, con autocertificazioni ma semplicemente col buon senso. Ma a questo non mi viene mai risposto, purtroppo.

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