sondaggio packaging ecobio!

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barbara3
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Messaggio da barbara3 » mer set 06, 2006 12:23 pm

Non ho capito: per fare un packaging decente c'è bisogno di essere multinazionali? :-O

Laura12
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Messaggio da Laura12 » mer set 06, 2006 12:29 pm

Ciao 7xpensie, io capisco il tuo ragionamento ma non è vero che chi fa una scelta verso l'ecologia si fustiga tutti i giorni e indossa il cilicio :-), e poi lo scopo più subdolo ;-) è quello di avvicinare TUTTI alla cosmesi eco-bio, ce ne importa assai di essere una nicchia radical-chic.

Non so che intendi per artigianato, ma un'azienda che operi nella cosmesi eco-bio anche se piccola deve essere all'avanguardia per impianti, tecnologia e ricerca; in scala minore ma tal quale alle multizionali.
Astenersi artigiani da mercatino, non sanno formulare, i loro cosmetici sono pietosi e fanno scappare anche i più convinti eco-bio.

7xpensie
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Messaggio da 7xpensie » mer set 06, 2006 12:36 pm

scusate ho 2 secondi, vi rispondo in modo approfondito in seguito;

in breve non sono stata chiara, ma la mia critica è verso chi crede che basti un piano di marketing per far crescere la biocosmesi in termini di capacità produttiva;

personalmente sono contraria ad ogni campagna forzata per avvicinare nuove consumatrici che in realtà perseguono solo fini salutistici e non sostengono i fini di queste forme di produzione e commercio responsabile

anto2
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Messaggio da anto2 » mer set 06, 2006 12:45 pm

Giusto per dare un senso economico indicativo faccio i conti della serva
I prezzi in europa magari cambiano ....

http://www.specialtybottle.com/

vasetti in plastica 50ml = 18 centesimi di dollaro a pezzo (144 pezzi minimo)

vasetti in vetro blu con tappo nero 50ml = 31 centesimi di dollaro (minimo 288 pezzi)

Vasetti color ambra tappo nero 36 centesimi di dollaro (no minimo ..pare)

In pratica su 1000 pezzi di crema risparmio 130dollari se confeziono in plastica.

janedoe
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Messaggio da janedoe » mer set 06, 2006 1:56 pm

Sono d'accordo con Laura. Credo che la cosmesi eco-bio debba pian paino conquistare il mercato..che senso ha fare parte di una elite che consuma consapevolmente e sceglie un cosmetico anche sulla base della sua ecosostenibilità se la maggior parte dei consumatori continua a inquinare?
In questo senso sono per la diffusione dell'eco-bio, e se per accattivare una fascia di consumatori meno attenti è necessario fare qualche confezione più carina..beh il fine giustifica i mezzi!

Lola
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Messaggio da Lola » mer set 06, 2006 2:52 pm

Ma anche supponendo che si voglia usare il barattolo di plastica bianca... l'etichetta carina lo risolleva molto. Insomma, a parità di costi si possono fare cose belle e cose brutte. Sisley che ha confezioni in tubetto di plastica bianco, fa delle cose esteticamente molto appaganti, è tutta una questione cromatica di scelta di scritte.
Il mio lato edonistico è molto sviluppato, mi dispiace tanto per tutti gli ecotalebani! ;-) E la profumazione è importantissima, è sempre stato il fattore discriminante che mi spingeva a comprare un cosmetico piuttosto di un altro. Quindi niente profumazioni all'olio essenziale di lavanda :-/ solo a pensarci mi prende lo schifamento...

Lola

barbara3
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Messaggio da barbara3 » mer set 06, 2006 3:08 pm

Per quanto si possa essere spartani, la cosmesi è qualcosa che ci tocca anche le corde edonistiche di auto-coccolamento e auto-gratificazione.
Quindi sono d'accordo con Lola. Non si pretendono i flaconi da profumeria che sembrano enormi e poi contengono scarsi 30ml - belli, ma che spreco di soldi e che scempio ecologico!, bensì flaconcini un po' ammiccanti, come ce ne sono tanti nella cosmesi americana bio, per es. Semplicissimi ma graziosi, ecologici ma stuzzicanti. L'etichetta fa tanto, anche in bicromia.
Non si vive di solo pane, ogni tanto ci vogliono anche due fiori a scaldare l'anima ;-)
(citazione coltissima da non ricordo più che libro :D)

7xpensie
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Messaggio da 7xpensie » mer set 06, 2006 3:24 pm

Non sono contraria ad una crescita della biocosmesi, ma queste forme di produzione e commercio responsabili devono crescere nei limiti in cui riescano a mantenre le caratterische di autenticità e credibilità

Un'impresa artigianale non è contraddistinta dal basso investimento in tecnologia, tecnica di produzione, ricerca, anzi: un'impresa artigianale è un'impresa che riesce a garantire qualità perchè gestisce in modo scrupoloso tutte le fasi del processo produttivo ed ha a disposizione un know-how vero che in alcuni casi si tramanda da generazioni;
La differenza è nel processo di produzione: un'impresa che vuole sostenere alti volumi di produzione a prezzi competitivi deve necessariamente fare ricorso a produzioni in serie automatizzate ed è inevitabile che ne risenta la qualità dei prodotti

L'unica forma di crescita auspicabile, non è la crescita delle dimensioni dei singoli operatori economici, ma la nascita di distretti di piccole medie imprese; esempi di eccellenza sono il distretto ceramico nel modenese e il distretto tessile di Prato: sono entrambe realtà economiche importanti in cui gruppi di piccole e medie imprese diventano leader nei mercati internazionali mantenendo le loro tradizionali dimensioni; entrambi i distretti hanno inoltre ottenuto la prestigiosa certificazione europea EMAS dei loro sistemi di gestione ambientale
Sono entrambi esempi di distretti "territoriali", è da verificare la loro applicabilità al settore della biocosmesi

Purtroppo ci sono precedenti che testimoniano come fini etici nobili siano stati usati in diverse circostanze in modo "strumentale" per incrementare i profitti: i manager hanno usato in numerosi casi la RSI (responsabilità sociale delle imprese) per "catturare" l'attenzione di consumatori sensibili ai temi etici, in realtà sono spesso tecniche di marketing che fanno parte di strategie opportunistiche (e miopi) di mercato ben precise

E' verosimile che lo stesso accada nel mercato della biocosmesi se la crescita della capacità produttiva non sarà sostenuta da interventi politici e legislativi strutturali; ma come sempre il rimedio a tutto è investire nella formazione di coscienze e valori delle future generazioni (di consumatori, di produttori, "di persone")

PS Non mi sento "un'eco-talebana" che penso significhi eco-terrorista, nei miei messaggi non mi sono accorta di aver usato espressioni coercitive o simili, era mia intenzione fare un'analisi abbastanza realistica e misurata;

Elle
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Messaggio da Elle » mer set 06, 2006 3:28 pm

anto2 ha scritto:Scusate ma il 99% del bio viene invasato in questi vasetti:

Immagine

Si usano perchè suppongo costino una caxxata.

Normalmente la plastica utilizzata è il PP (polipropilene). E' vero che in parte si ricicla ma credo che il maggior riciclatore vicino a me sia l'inceneritore (scusate ... termovalorizzatore) di Bergamo.

Ma il vetro fa così schifo? Ci facciamo le menate per 3grammi di petrolato e poi ..?

Capisco i bagnodoccia ... a me anni fa se ne ruppe uno della allora famosa 'antica erboristeria' mentre facevo la doccia e non fu una bellissima esperienza ma dove si può evitare ....

ahhhhhhhhhh-hhhhhhhaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!
ecco spiegato il mio tifo sfegatato, abito a bergamoooooo e giovo di questo riciclo! ah!


apparte scherzi, approvo l'estetica e mi spendo in sensorialità di tutti i tipi, i profumi sono un'essenza da sogno e concordo con chi li adora, il cilicio e i sacrifici mi schifano se non sono necessari.

ora svoltolo la toga da avvocato del diavolo, e scusatemi la lunghezza ma l'argomento mi preme e mi turba ;-)

1) se sapessi mettere immagini vi farei vedere quanto belle e carine sono le confezioni bianche avorio della officina naturae con quellla bellissima etichetta in plastica_che_non_si_logora e fiorellino stilizzato. e pazienza se sono tutti uguali e rischi di usarti il balsamo al posto dell' igiene intima

2) riconosco l' importanza di conquistare più fette di mercato di modo che il bio prensa più piede, è urgente e necessario. un packaging seducente sicuramente acchiapperebbe molta più gente.
Il problema di base è che secondo me le acchiapparebbe per il motivo sbagliato, e non otterremmo l'effetto consapevolezza che desideriamo e che è in grado di cambiare il mondo:

* le energie e le ricchezze che inpiù possiamo spendere per accattivare, sarebbero meglio spese in campagna di sensibilizzazione. La gente deve capire che differenza c'è tra un prodotto bio e uno non bio, non è sufficiente che ne sostituisca uno con l'altro.
Il modello pensiero che stà alla radice delle nostre compere è assolutamente importante, è quello che ci guida e quello che ci fà spendere.
Al momento siamo dopati e drogati dal rimpallamento pubblicitario e seduttivo di colori, scritte, disegni, promesse mirabolanti di ogni tipo. Questi sono i trucchi del MAGO. sono gli incanti del commercio chimico.

Quello che differisce il chimico dal bio, anche a vista, è proprio la semplicità e l'eticità delle confezioni. E' vero, rischiano di essere talebane ( poi non esageriamo eh????? solo qualche vero cesso è ammesso sul banco degli imputati! )
Ma di fatto, il messaggio che danno anche a livello inconscio è un messaggio di sobrietà, di spartanità, di non prenderti per la gola con il fumo ma venderti l'arrosto.

Al momento questa è la visione che di primo acchito distingue l'uno dall'altro, e in tempi di transito da un modello all'altro è bene, secondo me, che la vista e l'estetica si differenzino anche solo per questi motivi.

Quindi la differenza di ora serve proprio secondo me a rimarcare le due categorie di prodotti.
Inoltre nel caso mio, in un momento in cui mi stò deprogrammando dal " guarda odora compra" del chimico pubblicitario, la spartanità mi dà una sorta di reset che mi ripulisce i neuroni. così come la poca profumazione di detersivi e creme mi stà ripulendo il naso e restituendo un olfatto sensibile e purificato

dopodichè il tempo di ora è che più persone riescano a capire cosa d'un diavolo compriamo dalla pubblicità e dalla televisione, e cosa invece possiamo comprare da un mercato diverso.

questo mercato diverso non dovvrebbe essere solo che " io uso prodotti biologici"
dovrebbe essere bensì il fatto che anche al di là di me, guardando oltre il prodotto che compro, il pensiero e il fatto sia bio-logico.
allora dietro a un prodotto bianco semplice e basico , si cela un mercato basico, limpido, di pochi processi lavorativi, di pochi ricarichi, di pochi sprechi di colorazioni e lavorazioni che inquinano.
Il biologico dovrebbe essere a tutto tondo, non solo io per me, ma noi per tutti. Il mondo siamo noi.

L'elite che io vedo, è l'elite di chi consuma prodotti bio di qualsivoglia genere, perchè può permetterseli o decide di permetterseli, e non arriva ancora a pensare più in là del suo corpo, di quello dei figli, e della propria casa.

La mia ricerca sui biodetersivi è iniziata da un semplice pensiero_osservazione: vedevo amici facoltosi che comprano tutto il mangiare biologico " perchè ai miei figli dò solo biologico" , e intanto inquinano con macchine grandi come pulman, stanno in casa in maglietta d'inverno perchè hanno i soldi per tenere casa a 27 gradi, usano detersivi e tonnellate di prodotti che inquinano a tutto andare. Concorrono ad inquinare aria e terra e mari come pochi d'altri ( proprio perchè sono ricchi ) e poi comprano biologico perchè devono mangiare sano...

e grazie al cazzo !
io non ho cominciato ancora a comprare alimenti biologici, ma in questi mesi mi sono impegnata per inquinare molto meno e testimoniare che è possibile anche agli altri, familiari amici e parenti, ecc ecc



Equo_solidale è importante a 360% e abbraccia noi con tutto quello che ci stà dietro avanti e intorno, è questo il mondo nuovo che desideriamo e possiamo costruire.
Perchè così sia, il modello di creazione deve essere limpido alla radice, il seme ci metterà più tempo d'accordo, ma quando la pianta sarà cresciuta sarà sana.

Se cediamo a compromessi poco necessari, non rischiamo di trovarci un giorno con mille prodotti eco venduti e usati nello stesso malo mado di cui facciamo uso e abuso delle materie adesso ?
perchè non c'è stata consapevolezza nè assunzione in carico di alcunchè


ecc ecc, potrei andare avanti per secoli

comuunque sia ripeto, bene vengano le confezioni più carine, ma quando costano di più in termini di lavorazione e inquinamento, è un paradosso.

il fuori dovrebbe assomigliare al dentro : basico, essenziale, puro
con questi tre elementi abbiamo abbastanza per eliminare dalla faccia della terra gli obbrobri eco bio

e se così non fosse possiamo organizzare spedizioni di volotnari con pennarelli atossici che dipingono a mano tutti i vasetti bianco bio, con fiorellini o cose così.

.....


swiiiiischhhhhhhhhhhhhh tolgo la toga e la uso come tappeto volante....

ciao ciaoooooooooooooooo vado a vedere cosa produce l' inceneritore di bergamo ... :-)

babi757
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Messaggio da babi757 » mer set 06, 2006 3:55 pm

Elle ha scritto:dopodichè il tempo di ora è che più persone riescano a capire cosa d'un diavolo compriamo dalla pubblicità e dalla televisione, e cosa invece possiamo comprare da un mercato diverso.
Condivido in pieno.

E' un bombordamento continuo di menzogne e i più (e un tempo pure io) se le bevono tutte quante!

mr.pink
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Messaggio da mr.pink » mer set 06, 2006 4:04 pm

A parte il fatto che "packaging ecobio" è un ossimoro.

A parte che la parte del mio intervento riguardo la conquista del mercato era chiaramente un paradosso.

Il punto è che non c'è ragione di fare packaging inguardabile. Se fosse possibile, farei flaconi che si autodistruggono dopo l'uso, senza lasciare traccia, in barba alla legge di Lavoisier (ciò costerebbe veramente troppo e non potrei investire in educazione al consumo consapevole, che è pure importantissima, lo riconosco).

Niente, non riesco a fare a meno dei paradossi. Insomma, non è matematico che il packaging bello inquini di più di quello brutto. E mi chiedo da stamattina: quanta energia ci vuole per rifondere il vetro, rispetto al flacone di PET?

barbara3
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Messaggio da barbara3 » mer set 06, 2006 4:16 pm

7xpensie ha scritto:L'unica forma di crescita auspicabile, non è la crescita delle dimensioni dei singoli operatori economici, ma la nascita di distretti di piccole medie imprese;
Sono d'accordo al millemilapermille!!!!!
E' questo che frega l'economia italiana, l'incapacità di collaborare. Ma vado ot.
Restando It: come lo vedi un distretto di eco-bio cosmesi? Come lo faresti funzionare?
7xpensie ha scritto: E' verosimile che lo stesso accada nel mercato della biocosmesi se la crescita della capacità produttiva non sarà sostenuta da interventi politici e legislativi strutturali; ma come sempre il rimedio a tutto è investire nella formazione di coscienze e valori delle future generazioni (di consumatori, di produttori, "di persone")
esatto! ma chi la deve fare questa formazione e informazione eh eh eh???
(7xpensie mi stai quasi facendo aprire il vaso di pandora...)
7xpensie ha scritto: PS Non mi sento "un'eco-talebana" che penso significhi eco-terrorista, nei miei messaggi non mi sono accorta di aver usato espressioni coercitive o simili, era mia intenzione fare un'analisi abbastanza realistica e misurata;
Nono, adesso è molto più chiaro quello che volevi dire e mi trovi decisamente sulla tua linea.

barbara3
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Messaggio da barbara3 » mer set 06, 2006 4:32 pm

Elle ha scritto: 1) se sapessi mettere immagini vi farei vedere quanto belle e carine sono le confezioni bianche avorio della officina naturae con quellla bellissima etichetta in plastica_che_non_si_logora e fiorellino stilizzato. e pazienza se sono tutti uguali e rischi di usarti il balsamo al posto dell' igiene intima
hehe, le conosco bene e le trovo anche un esempio di pack eco ben riuscito; tra l'altro loro sigillano le creme viso.
Elle ha scritto: 2) riconosco l' importanza di conquistare più fette di mercato di modo che il bio prensa più piede, è urgente e necessario. un packaging seducente sicuramente acchiapperebbe molta più gente.
Il problema di base è che secondo me le acchiapparebbe per il motivo sbagliato, e non otterremmo l'effetto consapevolezza che desideriamo e che è in grado di cambiare il mondo:
E come lo potremmo ottenere allora quest'effetto? Con la sensibilizzazione, dici.
Costa di più una campagna di sensibilizzazione o un pack più accattivante? Mumble mumble...
Elle ha scritto: Al momento siamo dopati e drogati dal rimpallamento pubblicitario e seduttivo di colori, scritte, disegni, promesse mirabolanti di ogni tipo. Questi sono i trucchi del MAGO. sono gli incanti del commercio chimico.
Sono d'accordo, ma fino ad un certo punto però. In fondo l'uomo ama la bellezza fin dall'antichità - pensiamo alle meravigliose ampolle di vetro colorato di ogni forma e dimensione che contenevano i "trucchi" e i profumi delle donne nell'antico Egitto...
Elle ha scritto: Quello che differisce il chimico dal bio, anche a vista, è proprio la semplicità e l'eticità delle confezioni.


ecco, mi sta anche bene, però che semplice ed etico non diventi austero e tristanzuolo! :D
Elle ha scritto: questo mercato diverso non dovvrebbe essere solo che " io uso prodotti biologici"
dovrebbe essere bensì il fatto che anche al di là di me, guardando oltre il prodotto che compro, il pensiero e il fatto sia bio-logico.
allora dietro a un prodotto bianco semplice e basico , si cela un mercato basico, limpido, di pochi processi lavorativi, di pochi ricarichi, di pochi sprechi di colorazioni e lavorazioni che inquinano.
Il biologico dovrebbe essere a tutto tondo, non solo io per me, ma noi per tutti. Il mondo siamo noi.
bello, mi piace. Ma hai voja... (penso al consumatore medio).
Elle ha scritto: L'elite che io vedo, è l'elite di chi consuma prodotti bio di qualsivoglia genere, perchè può permetterseli o decide di permetterseli, e non arriva ancora a pensare più in là del suo corpo, di quello dei figli, e della propria casa.
Ci sono anche tantissimi che scelgono eco-bio per la pelle, non per il mondo... Un po' come i tuoi amici del cibo bio ai figli e delle macchinone inquinanti a ogni piè sospinto...

Non so, premesso che il cammino è difficile, sono sempre del parere che le cose si cambino meglio dall'interno più che dall'esterno... Quindi senza contrapposizioni nettte.

Ma mi piace quello che hai scritto, ci rifletterò su, grazie.

Lola
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Messaggio da Lola » mer set 06, 2006 4:36 pm

Ho capito che non bisognerebbe farsi influenzare dalla pubblicità, o meglio dalle balle che ci raccontano. Ho capito anche che sarebbe bello diventassimo tutti consumatori consapevoli.

Ma bisogna rendersi conto che il mondo è composto anche da chi non sa, non vuole sapere, non è capace di imparare, guarda la tv 5 ore al giorno e se la beve tutta, cerca ancora il "miglior scrub corpo" ... non possiamo ipotizzare di tornare indietro, di eliminare la pubblicità, restare puri e buoni e consapevoli, e lasciare gli altri al proprio destino. Se non si utilizza più la formaldeide (pura) come conservante non è grazie alla consapevolezza del grande pubblico, ma dal fatto che dopo studi vari si è fatta una legge che la permette nei cosmetici solo per gli smalti unghie e basta.
Quindi se non sono andata troppo fuori tema... è proprio necessario cercare di fare tanto i fighetti e badare solo al contenuto, quando si può rendere carino anche il contenitore?
E comunque non sempre bio vuol dire buono, certo significa non cattivo, ma anche tra i prodotit a prova di biodizionario ci sono quelli semplici, spartani, fatti da formulatori con poche idee, e quelli che ti mettono dentro anche gli attivi oltre alla solita pletora di olietti naturali.

Lola

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Messaggio da barbara3 » mer set 06, 2006 4:40 pm

lola, si torna sempre alla necessità di INFORMAZIONE corretta... in mezzo al maremagnum di pseudo-notizie tendenziose e folli...

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