Comunico che, sul sito http://www.marioragagnin.net, è stata pubblicata la terza parte del libro "I Volontari e il Potere", dal titolo "L'autogestione dal basso unificherà e libererà l'umanità".
Ringrazio i Signori che mi onorano della loro attenzione.
Ogni collaborazione sarà gradita.
Mario Ragagnin
[email protected]
>>>Presentazione
Le associazioni di base monotematiche, collegandosi e facendo sistema, diverranno onnitematiche, in grado di sostituire i governi.
Le unificazioni dal basso risolvono definitivamente i problemi, derivanti sempre dalle separazioni (mantenute dai poteri).
I temi degli artisti riguarderanno la vita e riveleranno la comune identità dei popoli, a cominciare dagli immigrati.
Questi incontri favoriranno iniziative sociali e culturali in collaborazione, e faranno da supporto alle cattedre pluralistiche delle religioni. Che si riveleranno le nuove forme di Congressi e Conferenze di Pace, e risolveranno le cause dei conflitti con l'inviare, come ambasciatori, i rappresentanti delle diverse religioni ai loro omologhi in lotta altrove ad annunciare i comportamenti concordati nelle cattedre (embrioni del cervello in formazione dell'umanità), e così trasmettere e comunicare la razionalità dove vige l'emotività (quali diramazioni del nuovo sistema nervoso).
I rappresentanti delle ideologie dominanti avvertiranno i popoli egemoni che ogni potere ha il dovere di diventare puramente organizzativo e fornire ai subordinati i mezzi a sua disposizione, al fine di elevarli al proprio livello e permettere loro di estrinsecarsi (da "capi" transitori) verso i popoli terzi, affinché questi poi facciano altrettanto e il procedimento si allarghi e continui.
I rappresentanti delle ideologie subordinate spiegheranno ai popoli sottomessi che, per acquisire il diritto di ottenere i mezzi e i riconoscimenti alla pari con i dominanti, devono richiederli come necessari all'attuazione di piani generali e programmi in positivo a favore dell'intera umanità, vera ed unica patria comune (ossia devono già comportarsi "da capi": che diventano tali proponendo soluzioni e servizi).
L'economia di credito mondializzata, a carico dei governi e dell'ONU, potenzierà le risorse naturali e le ridistribuirà secondo il predisporsi all'umanità delle diverse realtà.
L'umanità, unificata e liberata, si proietterà all'universo, che diverrà il suo corpo unitario.
http://www.marioragagnin.net
L'autogestione dal basso unificherà e libererà l'umanità
-
Mario Ragagnin
- Messaggi: 10
- Iscritto il: dom ago 21, 2005 5:59 pm
- Località: Buja (Udine)
- Contatta:
-
Mario Ragagnin
- Messaggi: 10
- Iscritto il: dom ago 21, 2005 5:59 pm
- Località: Buja (Udine)
- Contatta:
Come inizierà l'autogestione dal basso
http://www.marioragagnin.net
Le associazioni di base devono collegarsi e fare sistema
Oggi ci sono un'infinità di associazioni locali; che si ritengono senza potere, perché non sanno che devono collegarsi tra loro per creare sistema e formare quella autosufficienza che le renda indipendenti anzitutto psicologicamente.
Gli animatori delle associazioni di base devono diventare puramente organizzativi.
Il procedimento naturale, di dare voce a chi non ce l'ha, è di attribuirgli una cosiddetta identità.
Gli animatori di associazioni sentono questo impulso nel guidare il gruppo, e credono in buona fede di dare a esso una identità e una importanza di immagine verso il mondo.
Ciò è valido come punto di partenza. Ma se il gruppo non procede oltre, in modo da estrinsecare l'identità in funzione di unificazione (e perciò di soluzione) del mondo esterno, rimane passivo e cristallizzato, compiacendosi di sé stesso come se fosse il punto di arrivo dell'evoluzione e della storia.
Invece l'identità di ogni entità (individuale e collettiva) proviene da tante radici contemporaneamente; e noi la scopriremo nell'azione dinamica volta all'esterno e proiettata al futuro, verso le realtà che andremo a risolvere e che si riveleranno identiche a noi.
Oggi ogni iniziativa ritorna al punto di partenza, alla collettività da cui è promossa, ritenuta anche punto di arrivo a causa della mentalità del castello che provoca il corto circuito.
Il collegarsi con gli altri gruppi, già operanti altrove e in altra forma, permetterà ai membri del gruppo di partenza di estrinsecare sé stessi con l'indicazione di quello che occorre aggiungere, di collegamenti esterni e di integrazioni interne.
Ne conseguirà una forza qualificata delle basi sulle autorità, dalle locali fino all'ONU, per ottenere strutture di sostegno e mezzi di comunicazione (a nome di tutti: il che fonderà il diritto).
Ogni comunità si raccoglie in sé al posto dell'intera umanità.
La comunità deve sgomitolarsi: dopo aver costruito il filo costruendo sé stessa, deve tesserlo con i fili delle altre realtà: per costruire il comune tessuto dell'umanità.
http://www.marioragagnin.net
Le associazioni di base devono collegarsi e fare sistema
Oggi ci sono un'infinità di associazioni locali; che si ritengono senza potere, perché non sanno che devono collegarsi tra loro per creare sistema e formare quella autosufficienza che le renda indipendenti anzitutto psicologicamente.
Gli animatori delle associazioni di base devono diventare puramente organizzativi.
Il procedimento naturale, di dare voce a chi non ce l'ha, è di attribuirgli una cosiddetta identità.
Gli animatori di associazioni sentono questo impulso nel guidare il gruppo, e credono in buona fede di dare a esso una identità e una importanza di immagine verso il mondo.
Ciò è valido come punto di partenza. Ma se il gruppo non procede oltre, in modo da estrinsecare l'identità in funzione di unificazione (e perciò di soluzione) del mondo esterno, rimane passivo e cristallizzato, compiacendosi di sé stesso come se fosse il punto di arrivo dell'evoluzione e della storia.
Invece l'identità di ogni entità (individuale e collettiva) proviene da tante radici contemporaneamente; e noi la scopriremo nell'azione dinamica volta all'esterno e proiettata al futuro, verso le realtà che andremo a risolvere e che si riveleranno identiche a noi.
Oggi ogni iniziativa ritorna al punto di partenza, alla collettività da cui è promossa, ritenuta anche punto di arrivo a causa della mentalità del castello che provoca il corto circuito.
Il collegarsi con gli altri gruppi, già operanti altrove e in altra forma, permetterà ai membri del gruppo di partenza di estrinsecare sé stessi con l'indicazione di quello che occorre aggiungere, di collegamenti esterni e di integrazioni interne.
Ne conseguirà una forza qualificata delle basi sulle autorità, dalle locali fino all'ONU, per ottenere strutture di sostegno e mezzi di comunicazione (a nome di tutti: il che fonderà il diritto).
Ogni comunità si raccoglie in sé al posto dell'intera umanità.
La comunità deve sgomitolarsi: dopo aver costruito il filo costruendo sé stessa, deve tesserlo con i fili delle altre realtà: per costruire il comune tessuto dell'umanità.
http://www.marioragagnin.net
-
Mario Ragagnin
- Messaggi: 10
- Iscritto il: dom ago 21, 2005 5:59 pm
- Località: Buja (Udine)
- Contatta:
Come inizierà l'autogestione dal basso
http://www.marioragagnin.net
I promotori dei gemellaggi fra le collettività
saranno i nuovi capi ad acta, per obiettivi mirati
Finora si partiva dal locale per ritornare al locale, perché si dipendeva mentalmente dalla situazione esistente presa come regola. Si aveva bisogno di essere compresi ed inclusi nel gomitolo di cui si faceva parte: lo si riteneva un mondo a sé stante, perché lo si subiva passivamente.
Si riteneva che le iniziative di borgata (mostre, pubblicazioni, discorsi, musica, sport, teatro) dovessero soddisfare i borghigiani. Si agiva in un corto circuito, perché non si inquadrava il mondo locale come mezzo da valorizzare nel quadro universale.
Invece è necessario proporsi l'obiettivo finale per illuminare il mondo locale, comprendere il suo significato, e scoprire le possibilità e il valore potenziale da attuare con esso.
Si ritiene che i piccoli fili d'erba che si sta coltivando non possano crescere. Invece qualcuno potrebbe essere una pianta di baobab o di sequoia.
I problemi grossi si cominciano a risolvere attraverso le azioni piccole, ma che guardano lontano.
Sarà la contemporanea presenza in ognuno di più interessi a permettere ai membri di un'associazione di indicare a quali altri gruppi e campi l'associazione deve rivolgersi per completarsi ad ogni passo.
Ognuno acquisirà una posizione emergente nel contattare persone esponenti del campo indicato, che verranno coinvolte come consulenti e avvocati nelle varie situazioni che lo richiederanno. Coloro che prenderanno queste iniziative si qualificheranno come guide e intermediari (capi ad acta), sia di fronte agli esponenti degli altri gruppi a cui si rivolgono e sia di fronte ai propri consoci, all'interno del gruppo di partenza.
Ai singoli componenti delle varie associazioni di base deve esser dato modo di autoaffermarsi e di estrinsecarsi alla pari dei dirigenti, col rivolgersi sempre a nuove persone da cooptare. Le quali avranno interesse ad accettare, perché così troveranno strutture, sedi e cattedre disposte a servir loro da altoparlanti e da sostegno.
Ognuno è potenzialmente un intermediario e sintetizzatore di altri, ossia un capo potenziale.
Ogni individuo, scoprendo le sue possibilità di collegare il proprio gruppo ad un altro (tramite le sue conoscenze personali), allargherà l'operazione indefinitamente.
http://www.marioragagnin.net
I promotori dei gemellaggi fra le collettività
saranno i nuovi capi ad acta, per obiettivi mirati
Finora si partiva dal locale per ritornare al locale, perché si dipendeva mentalmente dalla situazione esistente presa come regola. Si aveva bisogno di essere compresi ed inclusi nel gomitolo di cui si faceva parte: lo si riteneva un mondo a sé stante, perché lo si subiva passivamente.
Si riteneva che le iniziative di borgata (mostre, pubblicazioni, discorsi, musica, sport, teatro) dovessero soddisfare i borghigiani. Si agiva in un corto circuito, perché non si inquadrava il mondo locale come mezzo da valorizzare nel quadro universale.
Invece è necessario proporsi l'obiettivo finale per illuminare il mondo locale, comprendere il suo significato, e scoprire le possibilità e il valore potenziale da attuare con esso.
Si ritiene che i piccoli fili d'erba che si sta coltivando non possano crescere. Invece qualcuno potrebbe essere una pianta di baobab o di sequoia.
I problemi grossi si cominciano a risolvere attraverso le azioni piccole, ma che guardano lontano.
Sarà la contemporanea presenza in ognuno di più interessi a permettere ai membri di un'associazione di indicare a quali altri gruppi e campi l'associazione deve rivolgersi per completarsi ad ogni passo.
Ognuno acquisirà una posizione emergente nel contattare persone esponenti del campo indicato, che verranno coinvolte come consulenti e avvocati nelle varie situazioni che lo richiederanno. Coloro che prenderanno queste iniziative si qualificheranno come guide e intermediari (capi ad acta), sia di fronte agli esponenti degli altri gruppi a cui si rivolgono e sia di fronte ai propri consoci, all'interno del gruppo di partenza.
Ai singoli componenti delle varie associazioni di base deve esser dato modo di autoaffermarsi e di estrinsecarsi alla pari dei dirigenti, col rivolgersi sempre a nuove persone da cooptare. Le quali avranno interesse ad accettare, perché così troveranno strutture, sedi e cattedre disposte a servir loro da altoparlanti e da sostegno.
Ognuno è potenzialmente un intermediario e sintetizzatore di altri, ossia un capo potenziale.
Ogni individuo, scoprendo le sue possibilità di collegare il proprio gruppo ad un altro (tramite le sue conoscenze personali), allargherà l'operazione indefinitamente.
http://www.marioragagnin.net
-
Mario Ragagnin
- Messaggi: 10
- Iscritto il: dom ago 21, 2005 5:59 pm
- Località: Buja (Udine)
- Contatta:
Come inizierà l'autogestione dal basso
http://www.marioragagnin.net
Le Terre di Frontiera sono in grado di ricomprendere
le altre civiltà e culture
Le culture di frontiera, formatesi all'incrocio delle civiltà secondo una stratificazione successiva di apporti storici, si riveleranno a sé stesse col dimostrarsi capaci di collegare le altre civiltà.
Il localismo è sempre un riflesso dell'universo.
Località e globalità sembravano inconciliabili finché erano considerate ognuna come finalità a sé stante. Ma se diventano funzioni l'una dell'altra, in vicendevole azione e reazione, la nostra identità si rivelerà nell'azione che sapremo svolgere per creare il futuro.
Le cattedre pluralistiche degli incontri fra religioni sono come dei piccoli congressi e conferenze di pace.
Solo che questi una volta erano verticistici: si svolgevano in un solo luogo; ora invece le cattedre saranno a rete e copriranno il mondo. Costituiranno con sé stesse la nuova opinione pubblica; che influirà sui punti in conflitto comunicando ad ognuno quale è il suo ruolo da svolgere rispetto agli altri.
Le religioni, identità qualificanti le collettività, sembrano differenti perché unilaterali, chiuse nei recinti dovuti alle insufficienze fisiche di partenza.
Tutte le religioni invece tendono allo stesso scopo: l'unità umana e il completamento psicologico che ne deriverà.
Le mitologie dei popoli si differenziano per la collocazione esterna di ognuno rispetto agli altri nelle diverse vicende storiche.
Arriveremo all'unità umana rendendoci conto che l'identità profonda è la stessa in tutti.
Passando attraverso l'unificazione esteriore scopriremo noi stessi nelle mitologie e nelle religioni degli altri.
I temi degli artisti non saranno più i simboli, le bandiere e i liberatori, da decantare ad effetto, affinché tutto rimanga come sta e ci sia sempre nuovo bisogno di altri liberatori a fare gli eroi.
I nuovi temi riguarderanno la vita comune. Si rivelerà l'uguaglianza fra tutti: che emerge dai confronti della vita, dalla nascita in poi, dei momenti salienti e in ciò che si vuole raggiungere (speranze, fini, sogni, motivazioni, volontà e aspirazioni). Tutti hanno trasfuso nelle loro opere, che verranno confrontate, lo stesso slancio verso l'Assoluto.
Scopriremo la nostra identità in quella degli altri, come scopriremo la conoscenza con l'azione.
Il centro dell'attenzione saranno i rapporti umani, mentre i simboli e le ideologie faranno da tappezzeria.
Le rivelazioni che le opere porteranno alla luce saranno applicate alla vita intera.
La soluzione risulterà una volta per tutte, in termini dei nuovi rapporti umani.
Lo scopo pratico reale sarà quello di far incontrare i popoli, di integrarli fra loro e di conseguenza con noi.
Mario Ragagnin
http://www.marioragagnin.net
Le Terre di Frontiera sono in grado di ricomprendere
le altre civiltà e culture
Le culture di frontiera, formatesi all'incrocio delle civiltà secondo una stratificazione successiva di apporti storici, si riveleranno a sé stesse col dimostrarsi capaci di collegare le altre civiltà.
Il localismo è sempre un riflesso dell'universo.
Località e globalità sembravano inconciliabili finché erano considerate ognuna come finalità a sé stante. Ma se diventano funzioni l'una dell'altra, in vicendevole azione e reazione, la nostra identità si rivelerà nell'azione che sapremo svolgere per creare il futuro.
Le cattedre pluralistiche degli incontri fra religioni sono come dei piccoli congressi e conferenze di pace.
Solo che questi una volta erano verticistici: si svolgevano in un solo luogo; ora invece le cattedre saranno a rete e copriranno il mondo. Costituiranno con sé stesse la nuova opinione pubblica; che influirà sui punti in conflitto comunicando ad ognuno quale è il suo ruolo da svolgere rispetto agli altri.
Le religioni, identità qualificanti le collettività, sembrano differenti perché unilaterali, chiuse nei recinti dovuti alle insufficienze fisiche di partenza.
Tutte le religioni invece tendono allo stesso scopo: l'unità umana e il completamento psicologico che ne deriverà.
Le mitologie dei popoli si differenziano per la collocazione esterna di ognuno rispetto agli altri nelle diverse vicende storiche.
Arriveremo all'unità umana rendendoci conto che l'identità profonda è la stessa in tutti.
Passando attraverso l'unificazione esteriore scopriremo noi stessi nelle mitologie e nelle religioni degli altri.
I temi degli artisti non saranno più i simboli, le bandiere e i liberatori, da decantare ad effetto, affinché tutto rimanga come sta e ci sia sempre nuovo bisogno di altri liberatori a fare gli eroi.
I nuovi temi riguarderanno la vita comune. Si rivelerà l'uguaglianza fra tutti: che emerge dai confronti della vita, dalla nascita in poi, dei momenti salienti e in ciò che si vuole raggiungere (speranze, fini, sogni, motivazioni, volontà e aspirazioni). Tutti hanno trasfuso nelle loro opere, che verranno confrontate, lo stesso slancio verso l'Assoluto.
Scopriremo la nostra identità in quella degli altri, come scopriremo la conoscenza con l'azione.
Il centro dell'attenzione saranno i rapporti umani, mentre i simboli e le ideologie faranno da tappezzeria.
Le rivelazioni che le opere porteranno alla luce saranno applicate alla vita intera.
La soluzione risulterà una volta per tutte, in termini dei nuovi rapporti umani.
Lo scopo pratico reale sarà quello di far incontrare i popoli, di integrarli fra loro e di conseguenza con noi.
Mario Ragagnin
http://www.marioragagnin.net
-
Mario Ragagnin
- Messaggi: 10
- Iscritto il: dom ago 21, 2005 5:59 pm
- Località: Buja (Udine)
- Contatta:
Il Mondo dei Volontariato
Il mondo del volontariato, dell'associazionismo, della cooperazione e della solidarietà agisce sempre dentro gli schemi delle istituzioni e della mentalità vigente
I Volontari diventano complici dei poteri se non si sostituiscono a essi.
http://www.marioragagnin.net
Non ci sono controproposte in positivo, organiche e autosufficienti
Ci sono innumerevoli associazioni valide, animate dal migliore impegno e da lodevoli propositi, che si danno notevolmente da fare con cortei e manifestazioni di ogni genere.
Però sono tutte forme di protesta e di disubbidienza, di denuncia e di rifiuto, di quanto fanno le cosiddette autorità costituite.
Non ci sono controproposte in positivo, organiche e autosufficienti, in grado di sostituire radicalmente quello che è l'operato dei poteri istituzionali.
Tutti ritengono che debba essere compito di questi trovare in positivo le soluzioni .
Tanto più che, quando le persone di quelle associazioni hanno svolto il loro compito di denuncia e di protesta, si trovano esaurite e senza più risorse e slancio per fare dell'altro.
Anche perché non ritengono sia compito loro provvedere ad elaborare progetti in positivo.
Questo conferma implicitamente la necessità dei poteri e rafforza la collocazione di dominio dei vertici sulle basi; che inconsapevolmente si inchinano all'esistenza dei capi come ad un fenomeno naturale, superiore alle loro forze e alla stessa capacità di immaginazione di modificarlo.
L'opera dei movimenti pacifisti è meritoria e necessaria; ma si limita a rappresentare un'azione di sponda, marginale, al complesso dei fenomeni politici e sociali. I quali sembrano sovrastare la mentalità dei contestatori, che non si rendono conto della complessità e dell'articolazione di ciò che accade. Soprattutto non si ritengono in dovere di chiedere spiegazioni e soluzioni agli scienziati di professione, ai maestri di pensiero e agli opinionisti, come sarebbe loro diritto e come in avvenire potranno fare, per iniziare quei collegamenti di corresponsabilizzazione vicendevole da cui emergerà anzitutto evidente la mancanza attuale di un direttore responsabile e in secondo luogo si avvierà la formazione di un reticolo di richiami e collegamenti che provvederà a costituirlo.
Mario Ragagnin
http://www.marioragagnin.net
Note:
Si ricorda che sul sito http://www.marioragagnin.net
è pubblicato il libro "I Volontari e il Potere",
costituito da tre parti:
Il potere ai Volontari;
Il nuovo ordine umano partirà da Israele;
L'autogestione dal basso unificherà e libererà l'umanità.
I Volontari diventano complici dei poteri se non si sostituiscono a essi.
http://www.marioragagnin.net
Non ci sono controproposte in positivo, organiche e autosufficienti
Ci sono innumerevoli associazioni valide, animate dal migliore impegno e da lodevoli propositi, che si danno notevolmente da fare con cortei e manifestazioni di ogni genere.
Però sono tutte forme di protesta e di disubbidienza, di denuncia e di rifiuto, di quanto fanno le cosiddette autorità costituite.
Non ci sono controproposte in positivo, organiche e autosufficienti, in grado di sostituire radicalmente quello che è l'operato dei poteri istituzionali.
Tutti ritengono che debba essere compito di questi trovare in positivo le soluzioni .
Tanto più che, quando le persone di quelle associazioni hanno svolto il loro compito di denuncia e di protesta, si trovano esaurite e senza più risorse e slancio per fare dell'altro.
Anche perché non ritengono sia compito loro provvedere ad elaborare progetti in positivo.
Questo conferma implicitamente la necessità dei poteri e rafforza la collocazione di dominio dei vertici sulle basi; che inconsapevolmente si inchinano all'esistenza dei capi come ad un fenomeno naturale, superiore alle loro forze e alla stessa capacità di immaginazione di modificarlo.
L'opera dei movimenti pacifisti è meritoria e necessaria; ma si limita a rappresentare un'azione di sponda, marginale, al complesso dei fenomeni politici e sociali. I quali sembrano sovrastare la mentalità dei contestatori, che non si rendono conto della complessità e dell'articolazione di ciò che accade. Soprattutto non si ritengono in dovere di chiedere spiegazioni e soluzioni agli scienziati di professione, ai maestri di pensiero e agli opinionisti, come sarebbe loro diritto e come in avvenire potranno fare, per iniziare quei collegamenti di corresponsabilizzazione vicendevole da cui emergerà anzitutto evidente la mancanza attuale di un direttore responsabile e in secondo luogo si avvierà la formazione di un reticolo di richiami e collegamenti che provvederà a costituirlo.
Mario Ragagnin
http://www.marioragagnin.net
Note:
Si ricorda che sul sito http://www.marioragagnin.net
è pubblicato il libro "I Volontari e il Potere",
costituito da tre parti:
Il potere ai Volontari;
Il nuovo ordine umano partirà da Israele;
L'autogestione dal basso unificherà e libererà l'umanità.