Lubrificanti Biodegradabili
Moderatore: Erica Congiu
Lubrificanti Biodegradabili
Buongiorno,
ho trovato questo forum cercando informazioni sulla bioedilizia e, sperando di non fare cosa sgradita, vi sottopongo questa segnalazione.
Io sono un tecnico di zona di un'azienda tedesca leader nella produzione di lubrificanti speciali per l'industria, speciali in quanto frutto di studi decennali e tecnologicamente avanti per ridurre drasticamente le quantità (e di conseguenza l'impatto ambientale, lo smaltimento, ecc.) utilizzate e migliorare le condizioni di lavoro delle macchine (minor consumo di energia, minori rotture, minor manutenzione).
Tra le varie linee di prodotti, c'è anche una linea di prodotti sintetici biodegradabili (non sono gli esteri vegetali, gli oli di colza, ecc.) che rispondono alla normativa 2005/360/CE che stabilisce i criteri ecologici e i connessi criteri di valutazione e di verifica per l'assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai lubrificanti.
Le loro particolarità a noi più care sono:
- Classe di pericolosità per l'acqua = 0. Massimo rispetto e compatibilità dell'ambiente
- Decomposizione solo in ambiente biologico, ad opera di microbi e batteri
Per chi fosse interessato, contattatemi pure, o cercate su un motore di ricerca "lubrificanti biodegradabili".
Vi ringrazio,
Ciao.
Paolo S.
ho trovato questo forum cercando informazioni sulla bioedilizia e, sperando di non fare cosa sgradita, vi sottopongo questa segnalazione.
Io sono un tecnico di zona di un'azienda tedesca leader nella produzione di lubrificanti speciali per l'industria, speciali in quanto frutto di studi decennali e tecnologicamente avanti per ridurre drasticamente le quantità (e di conseguenza l'impatto ambientale, lo smaltimento, ecc.) utilizzate e migliorare le condizioni di lavoro delle macchine (minor consumo di energia, minori rotture, minor manutenzione).
Tra le varie linee di prodotti, c'è anche una linea di prodotti sintetici biodegradabili (non sono gli esteri vegetali, gli oli di colza, ecc.) che rispondono alla normativa 2005/360/CE che stabilisce i criteri ecologici e i connessi criteri di valutazione e di verifica per l'assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai lubrificanti.
Le loro particolarità a noi più care sono:
- Classe di pericolosità per l'acqua = 0. Massimo rispetto e compatibilità dell'ambiente
- Decomposizione solo in ambiente biologico, ad opera di microbi e batteri
Per chi fosse interessato, contattatemi pure, o cercate su un motore di ricerca "lubrificanti biodegradabili".
Vi ringrazio,
Ciao.
Paolo S.
Ultima modifica di Paolos il lun feb 13, 2006 10:22 am, modificato 1 volta in totale.
-
Fabrizio Zago
Caro Paolos,
tutto bello e tutto buono salvo la fine del tuo intervento che invita a farti pubblicità. Quindi "Cartellino giallo" (per questa volta).
Bastava che tu dicessi, come è vero, che anche i lubrificanti hanno la loro bella etichetta Ecolabel e siccome qui ne parliamo spesso cioè sarebbe sufficiente a prendere la tua segnalazione in maniera entusiasitica. Purtroppo hai lasciato l'impressione di usarci per fini commerciali e questo non è proprio il senso di questo forum.
Grazie comunque e ti prego di tenere presente queste informazioni nei prossimi tuoi interventi (che ci saranno, ti prego, dato che l'argomento ci interessa).
Ciao
Fabrizio
tutto bello e tutto buono salvo la fine del tuo intervento che invita a farti pubblicità. Quindi "Cartellino giallo" (per questa volta).
Bastava che tu dicessi, come è vero, che anche i lubrificanti hanno la loro bella etichetta Ecolabel e siccome qui ne parliamo spesso cioè sarebbe sufficiente a prendere la tua segnalazione in maniera entusiasitica. Purtroppo hai lasciato l'impressione di usarci per fini commerciali e questo non è proprio il senso di questo forum.
Grazie comunque e ti prego di tenere presente queste informazioni nei prossimi tuoi interventi (che ci saranno, ti prego, dato che l'argomento ci interessa).
Ciao
Fabrizio
-
Fabrizio Zago
Che dire di più...
Questi lubrificanti, al momento, sono rivolti soprattutto a quei tipi di lubrificazione cosiddetti "a perdere", cioè dove il lubrificante (olio, grasso, pasta, lacca, ecc.) va applicato in continuo senza che ci sia la possibilità di recuperarlo per poi smaltirlo.
La lubrificazione speciale (quella non biodegradabile) è già molto molto avanti in questo senso; difatti, per fare un esempio, la lubrificazione di una colata continua media di un'acciaieria fino a qualche anno fa richiedeva l'apporto di circa 40 tonnellate/anno di grasso "base" (comunemente minerale+litio+grafite o bisolfuro di molibdeno); grasso che in parte si consumava/evaporava, in parte veniva raccolto (a bidoni) e gettato via.
Con l'utilizzo di lubrificanti speciali (ad. esempio a base di poliurea e oli sintetici stabilizzati termicamente) viene drasticamente ridotta la perdita per evaporazione dell'olio base allungando notevolmente la durata in esercizio del grasso; questo ha permesso in taluni casi di ridurre di cinque volte la quantità di prodotto applicato, naturalmente a vantaggio di chi ci lavora (ambiente più salubre e pulito, minor quantità di nebbie d'olio nell'aria e nei polmoni degli operatori e minor quantità da smaltire).
In altri casi ancora, l'utilizzo di grassi speciali (ad. esempio a base perfluoropolietere) consentono la lubrificazione "a vita" di particolari meccanici anche sottoposti a temperature di lavoro intorno ai 260°C costanti.
Il problema che si pone sempre è quello del costo al Kg. Alcune aziende lungimiranti prendono subito di buon occhio questo tipo di innovazioni che nel breve/medio termine portano notevole risparmio (minor quantità di prodotto, minor spreco, minor interventi in manutenzione, minori ricambi, minori infortuni, minori malattie, minor costi di smaltimento, minor impatto ambientale, ecc.), altre invece si fossilizzano sullo scoglio del prezzo che, com'è scontato, talvolta può impressionare, continuando sulla vecchia strada.
Un altro esempio ecclatante sono le macchine per lo scavo delle gallerie, le cosiddette "talpe"; la punta di queste macchine è costituita di una miriade di "macchine utensili" diamantate che erodono la roccia e che hanno estremo bisogno di essere costantemente lubrificate e raffreddate; si pensi che una macchina del genere consuma all'incirca 200Kg di grasso all'ora; grasso che finisce direttamente nel terreno e nelle falde acquifere. Fino a quando era permesso, venivano utilizzati grassi al PIOMBO (metallo dall'ottimo potere separante) ma dannosissimo come voi mi insegnate. Ora vengono utilizzati grassi "base" come sopra a base di olio minerale. L'alternativa esiste, esiste eccome: nei paesi del nord Europa l'utilizzo di prodotti sintetici biodegradabili è all'ordine del giorno, in Italia no. Questi prodotti, SOLO E SOLTANTO QUANDO ENTRANO IN AMBIENTE BIOLOGICO vengono decomposti ad opera di microbi e batteri divenendo materiale compatibile con l'ambiente. Lo stesso dicasi per le macchine agricole (qui poi il grasso ce lo mangiamo letteralmente), le macchine per il movimento terra, le cave, le gru edilizie, le funivie, gli impianti di risalita, le macchine per giardinaggio, le motoseghe nei boschi, impianti di smaltimento dei rifiuti, macchine per il trattamento delle acque, ecc. ecc. ecc.
Ma attenzione: diffidate (o meglio valutatene la serietà) da chi pubblicizza a gran voce lubrificanti biodegradabili. Moltissime aziende offrono nel mercato prodotti a base di olio vegetale (estere vegetale, olio di colza, olio di semi, oli d'oliva)! Ok, in parte è biodegradabile, ha uno scarso potere lubrificante, ma SI DECOMPONE SUL PUNTO D'ATTRITO, marcisce all'interno della macchina creando grossi danni e potenzialmente rendendola pericolosa (si pensi ad una motosega o ad una gru).
Ecco, si potrebbe parlare per ore ed ore. Con la mia azienda stiamo valutando l'opportunità di fare dei seminari su questo argomento; purtroppo, come tutte le aziende non si vive d'aria. In Italia la cultura e la sensibilità per questi temi rasenta lo zero e molto spesso non c'è ritorno per chi investe in questo senso. Io ci credo (anche se non basta) e spero che qualcuno leggendo questo bellissimo forum ci pensi su.
Grazie, Ciao
PaoloS
Questi lubrificanti, al momento, sono rivolti soprattutto a quei tipi di lubrificazione cosiddetti "a perdere", cioè dove il lubrificante (olio, grasso, pasta, lacca, ecc.) va applicato in continuo senza che ci sia la possibilità di recuperarlo per poi smaltirlo.
La lubrificazione speciale (quella non biodegradabile) è già molto molto avanti in questo senso; difatti, per fare un esempio, la lubrificazione di una colata continua media di un'acciaieria fino a qualche anno fa richiedeva l'apporto di circa 40 tonnellate/anno di grasso "base" (comunemente minerale+litio+grafite o bisolfuro di molibdeno); grasso che in parte si consumava/evaporava, in parte veniva raccolto (a bidoni) e gettato via.
Con l'utilizzo di lubrificanti speciali (ad. esempio a base di poliurea e oli sintetici stabilizzati termicamente) viene drasticamente ridotta la perdita per evaporazione dell'olio base allungando notevolmente la durata in esercizio del grasso; questo ha permesso in taluni casi di ridurre di cinque volte la quantità di prodotto applicato, naturalmente a vantaggio di chi ci lavora (ambiente più salubre e pulito, minor quantità di nebbie d'olio nell'aria e nei polmoni degli operatori e minor quantità da smaltire).
In altri casi ancora, l'utilizzo di grassi speciali (ad. esempio a base perfluoropolietere) consentono la lubrificazione "a vita" di particolari meccanici anche sottoposti a temperature di lavoro intorno ai 260°C costanti.
Il problema che si pone sempre è quello del costo al Kg. Alcune aziende lungimiranti prendono subito di buon occhio questo tipo di innovazioni che nel breve/medio termine portano notevole risparmio (minor quantità di prodotto, minor spreco, minor interventi in manutenzione, minori ricambi, minori infortuni, minori malattie, minor costi di smaltimento, minor impatto ambientale, ecc.), altre invece si fossilizzano sullo scoglio del prezzo che, com'è scontato, talvolta può impressionare, continuando sulla vecchia strada.
Un altro esempio ecclatante sono le macchine per lo scavo delle gallerie, le cosiddette "talpe"; la punta di queste macchine è costituita di una miriade di "macchine utensili" diamantate che erodono la roccia e che hanno estremo bisogno di essere costantemente lubrificate e raffreddate; si pensi che una macchina del genere consuma all'incirca 200Kg di grasso all'ora; grasso che finisce direttamente nel terreno e nelle falde acquifere. Fino a quando era permesso, venivano utilizzati grassi al PIOMBO (metallo dall'ottimo potere separante) ma dannosissimo come voi mi insegnate. Ora vengono utilizzati grassi "base" come sopra a base di olio minerale. L'alternativa esiste, esiste eccome: nei paesi del nord Europa l'utilizzo di prodotti sintetici biodegradabili è all'ordine del giorno, in Italia no. Questi prodotti, SOLO E SOLTANTO QUANDO ENTRANO IN AMBIENTE BIOLOGICO vengono decomposti ad opera di microbi e batteri divenendo materiale compatibile con l'ambiente. Lo stesso dicasi per le macchine agricole (qui poi il grasso ce lo mangiamo letteralmente), le macchine per il movimento terra, le cave, le gru edilizie, le funivie, gli impianti di risalita, le macchine per giardinaggio, le motoseghe nei boschi, impianti di smaltimento dei rifiuti, macchine per il trattamento delle acque, ecc. ecc. ecc.
Ma attenzione: diffidate (o meglio valutatene la serietà) da chi pubblicizza a gran voce lubrificanti biodegradabili. Moltissime aziende offrono nel mercato prodotti a base di olio vegetale (estere vegetale, olio di colza, olio di semi, oli d'oliva)! Ok, in parte è biodegradabile, ha uno scarso potere lubrificante, ma SI DECOMPONE SUL PUNTO D'ATTRITO, marcisce all'interno della macchina creando grossi danni e potenzialmente rendendola pericolosa (si pensi ad una motosega o ad una gru).
Ecco, si potrebbe parlare per ore ed ore. Con la mia azienda stiamo valutando l'opportunità di fare dei seminari su questo argomento; purtroppo, come tutte le aziende non si vive d'aria. In Italia la cultura e la sensibilità per questi temi rasenta lo zero e molto spesso non c'è ritorno per chi investe in questo senso. Io ci credo (anche se non basta) e spero che qualcuno leggendo questo bellissimo forum ci pensi su.
Grazie, Ciao
PaoloS
Ciao,
non sto parlando di olio d'oliva fatto in cantina, ma di prodotti estremamente tecnologici che vengono "miscelati" in reattori.
Esistono comunque dei lubrorefrigeranti liquidi e anche dei prodotti a bassa volatilità, è chiaro che si deve investire un tantino di più ma ne va della propria salute e di quella dell'ambiente.
Ciao
Paolo S.
non sto parlando di olio d'oliva fatto in cantina, ma di prodotti estremamente tecnologici che vengono "miscelati" in reattori.
Esistono comunque dei lubrorefrigeranti liquidi e anche dei prodotti a bassa volatilità, è chiaro che si deve investire un tantino di più ma ne va della propria salute e di quella dell'ambiente.
Ciao
Paolo S.
-
Fabrizio Zago
Durante i miei passaggi a Bruxelles per l'ecolabel cosmetici, ho sentito molto parlare di un criterio che assegna l'ecolabel ai lubrificanti per autotrazione (per le automibili).
Non ho avuto il tempo per approfondire questo criterio ma sono certo di almeno due cose:
- nessun criterio ecolabel può essere pubblicato se non ne viene accertato il basso impatto ecologico.
- nessun prodotto può avere il marchio ecolabel se non supera severi test di prestazione.
Il criterio (Paese leader l'Olanda) è stato recentemente pubblicato ed ora siamo in attesa di vedere i primi oli ecologici sul mercato.
Ciao
Fabrizio
Non ho avuto il tempo per approfondire questo criterio ma sono certo di almeno due cose:
- nessun criterio ecolabel può essere pubblicato se non ne viene accertato il basso impatto ecologico.
- nessun prodotto può avere il marchio ecolabel se non supera severi test di prestazione.
Il criterio (Paese leader l'Olanda) è stato recentemente pubblicato ed ora siamo in attesa di vedere i primi oli ecologici sul mercato.
Ciao
Fabrizio
Fabrizio,
la mia azienda possiede questo tipo di lubrificanti (oli, grassi, paste, ecc.) da almeno 20 anni.
I prodotti non hanno trovato spazio nel mercato esclusivamente per motivi economici.
Posso farti una domanda?
Il marchio Ecolabel certifica il basso impatto ambientale in via generale, oppure misura proprio il grado di decomposizione nel tempo di una sostanza?
Grazie, Ciao
la mia azienda possiede questo tipo di lubrificanti (oli, grassi, paste, ecc.) da almeno 20 anni.
I prodotti non hanno trovato spazio nel mercato esclusivamente per motivi economici.
Posso farti una domanda?
Il marchio Ecolabel certifica il basso impatto ambientale in via generale, oppure misura proprio il grado di decomposizione nel tempo di una sostanza?
Grazie, Ciao
-
Fabrizio Zago
Caro Paolo,
facciamo così: tu vai in questo sito dove trovi i criteri e poi ce lo spieghi tu a noi ehh. Grazie.
http://europa.eu.int/comm/environment/e ... dex_en.htm
Ciao
Fabrizio
facciamo così: tu vai in questo sito dove trovi i criteri e poi ce lo spieghi tu a noi ehh. Grazie.
http://europa.eu.int/comm/environment/e ... dex_en.htm
Ciao
Fabrizio
-
clorofiller
L'Ecolabel, che è stato introdotto con il Regolamento comunitario n 880/92, è un'etichetta riportata direttamente sul prodotto (ma può essere richiesta anche per un servizio) per attestarne la rispondenza a specifici requisiti ambientali che sono definiti "criteri". I criteri sono redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea, che con la partecipazione di un Forum consultivo elabora un progetto di criteri. Questi criteri ambientali,sono il risultato di validi studi scientifici e sono concordati tra tutti i paesi membri dell‘Unione Europea.
L’ecolabel è uno strumento che consente all’acquirente/consumatore (pubblico o privato) di riconoscere facilmente, al momento dell'acquisto, i prodotti con "basso impatto ambientale durante l‘intero ciclo di vita del prodotto". L’Ecolabel non interviene solo sulla domanda, favorendo un acquisto ambientalmente consapevole, ma anche sull’offerta, incoraggiando il produttore a progettare prodotti ecologici.
La richiesta del marchio Ecolabel è "volontaria" da parte dell'impresa che vuole certificare i propri prodotti; l'organismo competente in Italia è il Comitato Ecolabel-Ecoaudit che, dopo aver verificato il rispetto dei criteri da parte dei prodotti, procederà a rilasciare l’etichetta.
Una volta aderito all’Ecolabel, l’azienda è tenuta al rispetto dei parametri tecnici fissati dalla UE, le regole di riferimento da rispettare sono attualmente stabilite dal nuovo regolamento comunitario (Regolamento CE n. 1980/2000). (NB il nuovo regolamento del 2000 nasce dalla revisione del precedente regolamento del 1992)
Per riassumere:
- i criteri ambientali sono definiti in ambito europeo,
- mentre la richiesta del marchio Ecolabel va presentata all'Organismo Competente del proprio Paese (in Italia il Comitato Ecolabel-Ecoaudit) che ne concede l‘uso dopo un‘attenta valutazione dei requisiti del prodotto in riferimento ai criteri definiti in ambito europeo.
- Ecolabel è uno standard introdotto e regolamentato da norme della Comunità Europea, di conseguenza sotto l'autorità pubblica delle istituzioni europee
- questo standard è valido e riconosciuto in tutti i Paesi che fanno parte della Comunità Europea (ti racconto brevemente di alcune testimonianze ad un convegno dello scorso anno, dove imprenditori del nostro Paese hanno deciso di richiedere il marchio Ecolabel, perchè altrimenti molti mercati del Nord (Svezia,Norvegia,Finlandia) si sono mostrati preclusi ai loro prodotti senza etichetta; ma sono comunque Paesi che hanno una marcia in più rispetto al contesto nostrano)
- in generale, viene valutato l'impatto sull'ambiente del prodotto in tutte le sue fasi di vita: dal processo di produzione, al packaging, al suo uso da parte del consumatore, fino alla fase dellla sua dismissione/riciclo delle sue componenti.
Inoltre. Ecolabel non è un‘auto-dichiarazione del produttore o del fornitore di servizi, perchè l‘ottemperanza ai criteri ambientali è verificata, certificata e controllata da una "terza parte indipendente" a garanzia del consumatore, ma anche della serietà dello standard;
Attualmente tra 21 i gruppi di prodotto che possono ottenere la certificazione Ecolabel sono stati recentemente (aprile 2005) inseriti anche i lubrificanti; in questo caso specifico i criteri ambientali definiti hanno lo scopo di promuovere i prodotti che sono meno "nocivi" per acqua, suolo e sottosuolo (falde), e consentono di contenere le emissioni di sostanze nocive in atmosfera; NB perchè venga approvata la richiesta del marchio Ecolabel, non è richiesto che l'impresa richiedente abbia implementato un sistema di gestione ambientale (EMAS, ISO 14000); ma puoi trovare tutte le informazioni tecniche sul sito che ti ha indicato Fabrizio
Io conosco la parte istituzionale di Ecolabel e di EMAS, se ti servono altri chiarimenti sono a tua disposizione; per le informazioni tecniche (chimico-fisiche) è molto più preparato Fabrizio, Ciao
L’ecolabel è uno strumento che consente all’acquirente/consumatore (pubblico o privato) di riconoscere facilmente, al momento dell'acquisto, i prodotti con "basso impatto ambientale durante l‘intero ciclo di vita del prodotto". L’Ecolabel non interviene solo sulla domanda, favorendo un acquisto ambientalmente consapevole, ma anche sull’offerta, incoraggiando il produttore a progettare prodotti ecologici.
La richiesta del marchio Ecolabel è "volontaria" da parte dell'impresa che vuole certificare i propri prodotti; l'organismo competente in Italia è il Comitato Ecolabel-Ecoaudit che, dopo aver verificato il rispetto dei criteri da parte dei prodotti, procederà a rilasciare l’etichetta.
Una volta aderito all’Ecolabel, l’azienda è tenuta al rispetto dei parametri tecnici fissati dalla UE, le regole di riferimento da rispettare sono attualmente stabilite dal nuovo regolamento comunitario (Regolamento CE n. 1980/2000). (NB il nuovo regolamento del 2000 nasce dalla revisione del precedente regolamento del 1992)
Per riassumere:
- i criteri ambientali sono definiti in ambito europeo,
- mentre la richiesta del marchio Ecolabel va presentata all'Organismo Competente del proprio Paese (in Italia il Comitato Ecolabel-Ecoaudit) che ne concede l‘uso dopo un‘attenta valutazione dei requisiti del prodotto in riferimento ai criteri definiti in ambito europeo.
- Ecolabel è uno standard introdotto e regolamentato da norme della Comunità Europea, di conseguenza sotto l'autorità pubblica delle istituzioni europee
- questo standard è valido e riconosciuto in tutti i Paesi che fanno parte della Comunità Europea (ti racconto brevemente di alcune testimonianze ad un convegno dello scorso anno, dove imprenditori del nostro Paese hanno deciso di richiedere il marchio Ecolabel, perchè altrimenti molti mercati del Nord (Svezia,Norvegia,Finlandia) si sono mostrati preclusi ai loro prodotti senza etichetta; ma sono comunque Paesi che hanno una marcia in più rispetto al contesto nostrano)
- in generale, viene valutato l'impatto sull'ambiente del prodotto in tutte le sue fasi di vita: dal processo di produzione, al packaging, al suo uso da parte del consumatore, fino alla fase dellla sua dismissione/riciclo delle sue componenti.
Inoltre. Ecolabel non è un‘auto-dichiarazione del produttore o del fornitore di servizi, perchè l‘ottemperanza ai criteri ambientali è verificata, certificata e controllata da una "terza parte indipendente" a garanzia del consumatore, ma anche della serietà dello standard;
Attualmente tra 21 i gruppi di prodotto che possono ottenere la certificazione Ecolabel sono stati recentemente (aprile 2005) inseriti anche i lubrificanti; in questo caso specifico i criteri ambientali definiti hanno lo scopo di promuovere i prodotti che sono meno "nocivi" per acqua, suolo e sottosuolo (falde), e consentono di contenere le emissioni di sostanze nocive in atmosfera; NB perchè venga approvata la richiesta del marchio Ecolabel, non è richiesto che l'impresa richiedente abbia implementato un sistema di gestione ambientale (EMAS, ISO 14000); ma puoi trovare tutte le informazioni tecniche sul sito che ti ha indicato Fabrizio
Io conosco la parte istituzionale di Ecolabel e di EMAS, se ti servono altri chiarimenti sono a tua disposizione; per le informazioni tecniche (chimico-fisiche) è molto più preparato Fabrizio, Ciao
Ciao a tutti,
dalle informazioni tecniche che ho io, i metodi da utilizzare ai fini della determinazione della biodegradabilitàrapida sono il metodo OCSE 301 serie A-F, il metodo CEC L-33A-93.
Il metodo CEC dovrebbe consistere nell'immersione di una parte di lubrificante in 1ml di coltura batterica da acqua di fognatura (invito a non provarci a casa!!), con un periodo di incubazione di 21 giorni.
Dopo questo periodo si vanno ad analizzare gli stati di bioaccumulazione e di decomposizione delle sostanze che compongono il lubrificante.
In 21 giorni, dovrebbe essersi decomposto almeno il 70% della massa di lubrificante contenuta.
Esistono molti altri metodi che riguardano la pericolosità per l'acqua e per l'ambiente, ma non li conosco.
Credo comunque che per una persona che decide di utilizzare questi prodotti, sia sufficiente "misurare" la serietà del proprio partner "tribologico".
Ciao
dalle informazioni tecniche che ho io, i metodi da utilizzare ai fini della determinazione della biodegradabilitàrapida sono il metodo OCSE 301 serie A-F, il metodo CEC L-33A-93.
Il metodo CEC dovrebbe consistere nell'immersione di una parte di lubrificante in 1ml di coltura batterica da acqua di fognatura (invito a non provarci a casa!!), con un periodo di incubazione di 21 giorni.
Dopo questo periodo si vanno ad analizzare gli stati di bioaccumulazione e di decomposizione delle sostanze che compongono il lubrificante.
In 21 giorni, dovrebbe essersi decomposto almeno il 70% della massa di lubrificante contenuta.
Esistono molti altri metodi che riguardano la pericolosità per l'acqua e per l'ambiente, ma non li conosco.
Credo comunque che per una persona che decide di utilizzare questi prodotti, sia sufficiente "misurare" la serietà del proprio partner "tribologico".
Ciao