CONFUSIONE
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ELISABETTA
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CONFUSIONE
Credo che si stia facendo tanta confusione! Scusatemi. Allora quando Giusy parla della storia con l'uomo sposato non è come la intende Simona. Simo mi dispiace ma credo che tu non abbia capito. Qui non si stanno condannando le storie con uomini sposati o impegnati, o le paure o i rischi che l'amore " VERO" inevitabilmente porta con se ma si parla di "dipendenza relazionale" che è una vera patologia dettata dal desiderio malsano di buttarsi di getto in storie di merda. E' un istinto incontrollabile...............ma quale amore. E' una dipendenza come l'alcolismo o il tabagismo o altro che ha radici profonde, che affonda nella nostra infanzia nel nostro vissuto nelle violenze subite etc. Non amo la commiserazione, anzi bisogna assolutamente capire il ruolo che noi abbiamo avuto nella macabra danza, elaborare il dolore capire il perchè e perdonare. Dai Giusy..............è dura ma sono vicino a te.
Re: CONFUSIONE
Se forse mi spieghi come avrei inteso io quella storia mi fai un favore...ELISABETTA ha scritto:Credo che si stia facendo tanta confusione! Scusatemi. Allora quando Giusy parla della storia con l'uomo sposato non è come la intende Simona. Simo mi dispiace ma credo che tu non abbia capito. Qui non si stanno condannando le storie con uomini sposati o impegnati, o le paure o i rischi che l'amore " VERO" inevitabilmente porta con se ma si parla di "dipendenza relazionale" che è una vera patologia dettata dal desiderio malsano di buttarsi di getto in storie di merda. E' un istinto incontrollabile...............ma quale amore. E' una dipendenza come l'alcolismo o il tabagismo o altro che ha radici profonde, che affonda nella nostra infanzia nel nostro vissuto nelle violenze subite etc. Non amo la commiserazione, anzi bisogna assolutamente capire il ruolo che noi abbiamo avuto nella macabra danza, elaborare il dolore capire il perchè e perdonare. Dai Giusy..............è dura ma sono vicino a te.
perchè nn ricordo ne di aver dato giudizi sulla storia ne sull'uomo...le storie di amore che nascono con uomini e donne sposate sono storie d'amore come le altre, se amore è.....
E perchè il bisogno di amore fisico nn è forse una specie di dipendenza di bisogno incontrollabile? A cosa credi che sia dovuto l'impulsio il bisogno di amare fiscamente ...poi il lato spirituale, quello dell'amore vero, è un altro, ma hai mai visto un uomo e una donna stare insieme platonicamente senza che il bisogno di darsi e eprdersi si manifestasse?
ma se è sesso e basta nn credo si posa soffrire coem giusy dopo un addio, se si soffre vuol dire che per noi era amore, nn importa se lui lo meritava o no, ma per noi era amore e per quello si soffre.
la sofferenza epr amore nn è uan cosa che si può evitare con la razionalità
L'unico modo per evitarla , è porre all'inizio i freni inibiltori, per capire chi ci sta davanti cosa potrà darci e cosa potremo dargli, è poi nn aver paura di tirare fuori le palle anche a costo di perdere l'altra parte...altrimenti secondo me, ricadremo sempre nell'essere trattate come bamboline con cui poter fare i propri comodi. E bada che nn sono solo le donne a subire ciò , a volte anche gli uomini passano delle brutte esperienze in mano a donne che sanno dominarli e soccomberli ,prima facendogli perdere la testa e poi agendo in modo da mettergli adosso la paura di essere lasciati, così che le palle nn sanno tirarle fuori nemmeno loro
Se giusy ci ha passato un po' di tempo insieme lo amava. in un modo o in altro, almeno secondo me, se no era, bisogno di sesso e basta, e in questo caso nn ci sarebbe stata sofferenza....Cmq ho solo detto che le strade che giusi poteva intrapendere erano giuste entrambe.per due diversi motivi, e che giusy ha scelto quello che portava a pensare più agli altri che a se stessa.. tutto qui....credo anche per sentirsi più in pace con i rimorsi...nn mi sembra di aver giudicato nulla poi vedi tu.
Il desiderio malsano di buttarsi in storie di merda? in che senso desiderio malsano, .? a volte storie che sembravano di merda risultano una fortuna per chi l'ha iniziate, altre volte invece storie che sembrano una fortuna si rivelano di merda..nessuno quando inizia una storia sa se sarà o meno di merda...è dopo che si capisce e al momento che si capsice nn si ha la forza di uscirne, perchè si ama siamo presi dall'altro e via dicendo,e si preferisce avere un ruolo da vittima passiva piuttosto che ribellarsi col rischio di perdere quella ceh crediamo essere la nostra linfa vitale.
Nn puoi sapere a priori come sarà....se così fosse nn ci sarebbero più depressioni sofferenze ecc..uno sa già coem sarà e si regola
Cmq se in una storia che si rileva di merda si ha il coraggio di rischiare di perdere il nostro patner e si tira fuori le palle e facendoci valere ..saremo meno maltrattate ...nn è facile lo so, ma suon di capate si imapra sta sicura
Chiarimento del problema (o patologia)
Vorrei far capire a chi non sà esattamente di cosa si stia parlando la realtà della situazione,perchè si sta creando troppa confusione.......
Donne nella condizione di Giusy sono donne che si sentono realizzate esclusivamente all’interno di un rapporto di coppia che va a colmare ogni ambito della propria vita senza lasciare spazio alla propria identità. Sono donne che non avvertono il loro reale valore, ma si sono sempre sentite quella famosa “metà della mela” che ha bisogno di un completamento per poter esistere. Temono profondamente l’abbandono, piuttosto preferiscono stare con una persona che non soddisfa completamente i loro reali bisogni ma, che gli dia l’illusione di non lasciarle mai. Idealizzano il partner mettendo in evidenza solo i suoi lati positivi, sottovalutando e giustificando quelli negativi. Sono donne che vivono la separazione dal partner come una slealtà, un profondo tradimento rispetto al sincero e totale coinvolgimento emotivo con il quale si è costruito il rapporto con la persona amata, un abbandono incolmabile perché incomprensibile, e non come una inaspettata opportunità di cambiamento, una possibilità di reale trasformazione, una svolta nella propria crescita personale riuscendo a portarsi dietro tutto ciò che di bello si è vissuto. Infatti sono donne che pur vivendo una relazione amorosa si sentono profondamente insoddisfatte perché non amate nel modo in cui desiderano da sempre e non hanno piena coscienza delle motivazioni di questo loro senso di infelicità. Molte donne senza aver prima sviluppato un sano amore per se stesse passano da un uomo all’altro o si fissano con uno solo alla ricerca di ciò che gli manca, non capendo che questa ricerca deve prima avvenire dentro di sé.
Credo che adesso avendo il quadro completo della situazione si possa intervenire con più precisone,si possa dare conforto e calore e non soluzioni.
Con affetto
ULISSE
Donne nella condizione di Giusy sono donne che si sentono realizzate esclusivamente all’interno di un rapporto di coppia che va a colmare ogni ambito della propria vita senza lasciare spazio alla propria identità. Sono donne che non avvertono il loro reale valore, ma si sono sempre sentite quella famosa “metà della mela” che ha bisogno di un completamento per poter esistere. Temono profondamente l’abbandono, piuttosto preferiscono stare con una persona che non soddisfa completamente i loro reali bisogni ma, che gli dia l’illusione di non lasciarle mai. Idealizzano il partner mettendo in evidenza solo i suoi lati positivi, sottovalutando e giustificando quelli negativi. Sono donne che vivono la separazione dal partner come una slealtà, un profondo tradimento rispetto al sincero e totale coinvolgimento emotivo con il quale si è costruito il rapporto con la persona amata, un abbandono incolmabile perché incomprensibile, e non come una inaspettata opportunità di cambiamento, una possibilità di reale trasformazione, una svolta nella propria crescita personale riuscendo a portarsi dietro tutto ciò che di bello si è vissuto. Infatti sono donne che pur vivendo una relazione amorosa si sentono profondamente insoddisfatte perché non amate nel modo in cui desiderano da sempre e non hanno piena coscienza delle motivazioni di questo loro senso di infelicità. Molte donne senza aver prima sviluppato un sano amore per se stesse passano da un uomo all’altro o si fissano con uno solo alla ricerca di ciò che gli manca, non capendo che questa ricerca deve prima avvenire dentro di sé.
Credo che adesso avendo il quadro completo della situazione si possa intervenire con più precisone,si possa dare conforto e calore e non soluzioni.
Con affetto
ULISSE
Re: Chiarimento del problema (o patologia)
Quelle che tu hai descritto, a mio aprere, sono le donne che sanno danno dare amore , le così dette persone che amano il sentimento dell'amore, perchè lo vedono nella sua perfezione e limpidezza completa, e vorrebebro trovare un uomo o una donna che da vita e fisicità a questo amore che loro amanoULISSE ha scritto:Vorrei far capire a chi non sà esattamente di cosa si stia parlando la realtà della situazione,perchè si sta creando troppa confusione.......
Donne nella condizione di Giusy sono donne che si sentono realizzate esclusivamente all’interno di un rapporto di coppia che va a colmare ogni ambito della propria vita senza lasciare spazio alla propria identità. Sono donne che non avvertono il loro reale valore, ma si sono sempre sentite quella famosa “metà della mela” che ha bisogno di un completamento per poter esistere. Temono profondamente l’abbandono, piuttosto preferiscono stare con una persona che non soddisfa completamente i loro reali bisogni ma, che gli dia l’illusione di non lasciarle mai. Idealizzano il partner mettendo in evidenza solo i suoi lati positivi, sottovalutando e giustificando quelli negativi. Sono donne che vivono la separazione dal partner come una slealtà, un profondo tradimento rispetto al sincero e totale coinvolgimento emotivo con il quale si è costruito il rapporto con la persona amata, un abbandono incolmabile perché incomprensibile, e non come una inaspettata opportunità di cambiamento, una possibilità di reale trasformazione, una svolta nella propria crescita personale riuscendo a portarsi dietro tutto ciò che di bello si è vissuto. Infatti sono donne che pur vivendo una relazione amorosa si sentono profondamente insoddisfatte perché non amate nel modo in cui desiderano da sempre e non hanno piena coscienza delle motivazioni di questo loro senso di infelicità. Molte donne senza aver prima sviluppato un sano amore per se stesse passano da un uomo all’altro o si fissano con uno solo alla ricerca di ciò che gli manca, non capendo che questa ricerca deve prima avvenire dentro di sé.
Credo che adesso avendo il quadro completo della situazione si possa intervenire con più precisone,si possa dare conforto e calore e non soluzioni.
Con affetto
ULISSE
beh se nn dai soluzioni o nn provi a darle persone come giusy si Troveranno semprea farsi male continuando a cercare la perfezione nell'imperfezione umana.
Perchè la chiami patologia? ti sempbra forse patologica una persona che cerca di amare il sentimento dell'amore di dare questo sentimento con tutta se stessa ? io patologici chiamo chi fa l'inverso.
Molte volte si dice accidenti all'amore, l'amore di epr se è il sentimento più bello piùà puro che un essere umano possa provare, solo si sciupa si sfigura quando questo amore lo amiamo in un essere umano...chissà perchè..cmq auguro a Giusy con tutto il cuore di trovare veramente il volto dell'amore, un uomo che come lei prima ama l'amore e i suoiv alori e li rispetta e poi ama gli uomini.....
Finalmente qualcuno centra il problema
Finalmente qualcuno che ha centrato il vero nome del malessere:"donne che amano troppo"sono donne che non si amano affatto,del resto è facile dirlo ma molto difficile cercare di arrivarci,perchè è un percorso che dura una vita intera.Mi stupisce sempre di più la chiarezza della situazione di Ulisse,ho un dubbio anzi più una certezza tu sei psicologo,sai troppo e in modo specifico.Parli esattamente come il mio neurologo,usando all'incirca gli stessi percorsi le stesse parole.Lui mi dice "se non sappiamo amare noi stesse non sappiamo amare gli altri...ma per amare noi stesse dobbiamo riuscire a fare i conti con l'orrore che c' è dentro di noi,e non sempre ce la facciamo,perchè orrore fa rima con dolore,ma se esistiamo esiste sempre una strada,e siamo noi le uniche che devono trovare la forza di percorrerla senza paure fino alla fine e trovare l'amore per se stesse.'
L'amore è ovvio non è quando si manifesta "violenza"con una vasta gamma di storie,relazioni che non sono certo amore ma solo violenza e sopraffazione e distruttività ,rapporti che non ti lasciano nulla,tranne il tuo dolore,intanto loro percorrono la loro vita col sorriso sulle labbra senza preoccuparsi più di te.
Riferendomi adesso ad una mia cara amica,Elisabetta che ha avuto il mio stesso percorso,si nacse da dove hai detto tu,quando ero piccola molte volte per problemi di lavoro i miei mi affidavano a mio zio,e lì........già penso che hai capito tutto.Grazie di essermi vicina,grazie anche a te Ulisse.
L'amore è ovvio non è quando si manifesta "violenza"con una vasta gamma di storie,relazioni che non sono certo amore ma solo violenza e sopraffazione e distruttività ,rapporti che non ti lasciano nulla,tranne il tuo dolore,intanto loro percorrono la loro vita col sorriso sulle labbra senza preoccuparsi più di te.
Riferendomi adesso ad una mia cara amica,Elisabetta che ha avuto il mio stesso percorso,si nacse da dove hai detto tu,quando ero piccola molte volte per problemi di lavoro i miei mi affidavano a mio zio,e lì........già penso che hai capito tutto.Grazie di essermi vicina,grazie anche a te Ulisse.
Re: Finalmente qualcuno centra il problema
Cosa intendi tu per trovare l'amore per te stessa. Cosa vuo dire per te imparare ad amare te stessa....giusy ha scritto:Finalmente qualcuno che ha centrato il vero nome del malessere:"donne che amano troppo"sono donne che non si amano affatto,del resto è facile dirlo ma molto difficile cercare di arrivarci,perchè è un percorso che dura una vita intera.Mi stupisce sempre di più la chiarezza della situazione di Ulisse,ho un dubbio anzi più una certezza tu sei psicologo,sai troppo e in modo specifico.Parli esattamente come il mio neurologo,usando all'incirca gli stessi percorsi le stesse parole.Lui mi dice "se non sappiamo amare noi stesse non sappiamo amare gli altri...ma per amare noi stesse dobbiamo riuscire a fare i conti con l'orrore che c' è dentro di noi,e non sempre ce la facciamo,perchè orrore fa rima con dolore,ma se esistiamo esiste sempre una strada,e siamo noi le uniche che devono trovare la forza di percorrerla senza paure fino alla fine e trovare l'amore per se stesse.'
L'amore è ovvio non è quando si manifesta "violenza"con una vasta gamma di storie,relazioni che non sono certo amore ma solo violenza e sopraffazione e distruttività ,rapporti che non ti lasciano nulla,tranne il tuo dolore,intanto loro percorrono la loro vita col sorriso sulle labbra senza preoccuparsi più di te.
Riferendomi adesso ad una mia cara amica,Elisabetta che ha avuto il mio stesso percorso,si nacse da dove hai detto tu,quando ero piccola molte volte per problemi di lavoro i miei mi affidavano a mio zio,e lì........già penso che hai capito tutto.Grazie di essermi vicina,grazie anche a te Ulisse.
Nella mia risposta ad ulisse capisco che, forse, nn ci reintrava il tuo caso, in quanto amare l'amore nn vuol dire certo nn amare se stessi ...anzi,,solo bisogna imaprare a capire quando è il momento o meno di amare quell'amore in qualcun altro, e bisogna imaprare a tirare fuori gli artigli se si capisce che in una storia si sta mollando troppo e ci vogliono mettere sotto i piedi
Lo so che l'amore nn c'è quando si manifesta violenza, ma ci sono persone il cui bisogno di trovare un amore , è talemnte forte che pur di
trovarlo si convincono che esso sta fra e pieghe di una violenza.
Ecco qui forse rientra la patologia che diceva ulisse
Forse farsi del bene è convincersi che si può vivere anche per se stessi, per amare noi stessi rivolgendo il bisogno d'amore in noi per i ns bisogni ecc..mah mi sembra tanto squallida coem soluzione, una soluzione che forse per un po' risolve ma porta all'egoismo..poi può darsi che mi sbagli, a me certamente nn andrebbe a genio, amare in funzione di em stesa invece che di un altro, piuttosto nn amo in funzione di nulla o amo in funzione della mia gatta....preferisco, invece, con una bella e sana amicizia studiare prima la persona capirla capire ciòc eh puà darmi, e poi volere bene a lei come lo voglio a me stessa....
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ELISABETTA
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Ti sono vicina
Cara Giusy,
nel leggere il tuo Post ho sentito il tuo dolore,e le mie lacrime si sono fuse alle tue,e come se ti conoscessi da sempre.Conosco la danza che hai ballato per tutti questi anni,il libro che tu hai citato è diventato per me un manuale di vita.Le pagine sono diventate stropicciate e scure e non mi stanco mai di rileggere i passi più importanti.Questo è il libro che consiglio di leggere a Simona:"Donne che amano troppo"della Norwood...solo per farle capire quanto lei sia distante da quello che cerchiamo di esprimere.Mi auguro per lei che si solo una piacevole lettura,e che non debba mai bagnarne le pagine con lacrime o vomito.Ti voglio tanto bene Giusy,anch'io come te ho subito attenzioni da una persona a me molto vicina,ma questo è il passato.Amati.Con viva partecipazione e affetto Elisabetta.
nel leggere il tuo Post ho sentito il tuo dolore,e le mie lacrime si sono fuse alle tue,e come se ti conoscessi da sempre.Conosco la danza che hai ballato per tutti questi anni,il libro che tu hai citato è diventato per me un manuale di vita.Le pagine sono diventate stropicciate e scure e non mi stanco mai di rileggere i passi più importanti.Questo è il libro che consiglio di leggere a Simona:"Donne che amano troppo"della Norwood...solo per farle capire quanto lei sia distante da quello che cerchiamo di esprimere.Mi auguro per lei che si solo una piacevole lettura,e che non debba mai bagnarne le pagine con lacrime o vomito.Ti voglio tanto bene Giusy,anch'io come te ho subito attenzioni da una persona a me molto vicina,ma questo è il passato.Amati.Con viva partecipazione e affetto Elisabetta.
Re: Ti sono vicina
Grazie elisabetta del consiglio, ma epr capire le donne che amano troppo nn ho bisogno di leggere il libro credimiELISABETTA ha scritto:Cara Giusy,
nel leggere il tuo Post ho sentito il tuo dolore,e le mie lacrime si sono fuse alle tue,e come se ti conoscessi da sempre.Conosco la danza che hai ballato per tutti questi anni,il libro che tu hai citato è diventato per me un manuale di vita.Le pagine sono diventate stropicciate e scure e non mi stanco mai di rileggere i passi più importanti.Questo è il libro che consiglio di leggere a Simona:"Donne che amano troppo"della Norwood...solo per farle capire quanto lei sia distante da quello che cerchiamo di esprimere.Mi auguro per lei che si solo una piacevole lettura,e che non debba mai bagnarne le pagine con lacrime o vomito.Ti voglio tanto bene Giusy,anch'io come te ho subito attenzioni da una persona a me molto vicina,ma questo è il passato.Amati.Con viva partecipazione e affetto Elisabetta.
ma proprio perchè so cosa si prova ad amare tropo e dare tutte noi stessa, ho cercato di far capire che si può benissimo continuare ad amare tanto, però nn buttandoci subito a pesce in una storia come alcuni di voi hanno auspicato coem soluzione possibile.
Dire "mi hanno fatto male, mi hanno ferita perchè ho amato troppo" e poi di seguito dire, "buttavi a pesce in un sogno, credete nell'amore senza riflettere, " mi sembra uno spingere la gente e noi stessi a farsi ancora di nuovo male.
ti vuoi voler bene ; bene se incontri un uomo ceh ti fa salire l'adrenalina prima di dar fuoco alla miccia, frenati conoscilo e poi valuta. Questo è volersi bene credimi
E poi elisabetta nn è la prima volta che giudichi senza conoscermi, credimi cara, per aver amato troppo nn solo mi hanno e mi sono fatta male, ma ho anche rinunciato a tanto , per amore dei miei figli
Quindi vedi di andar piano col giudicare le persone. Di lacrime e di vomito ho bagnato la mia vita prima dic apire cosa vuol dire veramente volersi bene. Nn tutti quelli che soffrono o hanno sotfferto amano paingere lamentarsi e compiangersi o dire sono una idsgraziata..tutti mi hanno martoriata....ma a volte soffrono molto più di chi lo fa credimi sulla parola....sepcie quando a 40 anni ci si accorge che il male più grande ti ès tato fatto da tua madre che nel mometno del bisogno dopo che epr anni ti aveva detto " ti amo per me sei lacosa più importante epr te farei di tutto" poi quando veramente ti occorreva qeusto, capisci che sempre, tu per lei eri un peso se avevi bisogno che mettesse prima me di se stessa....Vedi elisabetta di nn giudicare chi nn consoci....nn sei la sola a nn aver avuto nulla dalla vita ma ad avere avuto solo calci..solo ceh a un certo punto si reagisce e invece di dire mi fa male il culo si cerca di dire nn mi fa male.....
Se io dico determinate cose, se io dico di nn buttarsi a pesce in un amore ma di consocersi prima di dar fuoco alla miccia fisica, è perchè ritengo ceh possa essere una soluzione per amare e farsi meno male
Ultima modifica di Simona* il ven gen 13, 2006 5:50 pm, modificato 1 volta in totale.
Combattiamo
E' bello poter condividere insieme un dolore che pochi riescono realmente a comprendere.Sono stat attratta dall’Uomo in fuga. Un Uomo spaventato dall’intimità, che non deve mai chiedere, che non mostra i suoi sentimenti e cerca solo un modo per non coinvolgersi più di tanto… Un uomo caratterizzato dal fascino delle false e vuote promesse di sicurezza, di sollievo e di realizzazione.Ma in realtà io non solo non amavo, ma non riesco ad aprirsi all’amore.Secondo la nostra filosofia l’Amore è inteso come cura e Libertà, mentre la dipendenza affettiva, invece, è collegata alla paura della libertà.Per tanto non è il troppo amore a creare disagio, ma l’esatto opposto: l’incapacità ad amare e la necessità di rimanere attaccati ad una presunta sicurezza.
In forza a questa considerazione, è la difficoltà ad aprirsi all’Amore che crea disagio e non il troppo amore.
La sofferenza è quindi causata dalla continua tensione, dalla resistenza generata dalla paura di aprirsi all’amore da una parte e, dall’altra, dalla forza stessa dell’amore che per sua natura ci spinge verso un’ineluttabile apertura al mondo e all’altro. Quest’equilibrio c’imprigiona in una posizione di stallo, dalla quale non sempre riusciamo a liberarci, e più vogliamo liberarcene e meno ci riusciamo...
Occorre imparare a “lasciar andare”…
Il dipendente affettivo, quanto l’antidipendente, non riesce a vivere un rapporto armonico di coppia, rimangono entrambi bloccati in una situazione di vincolo, in una dinamica di dipendenza che impedisce loro di vivere l’Amore stesso come libertà e spontaneità, priva di sensi di colpa, ogni volta che dicono “no” all’altro per dire “sì” a se stessi.
Ovviamente, il dipendente affettivo non sarà solamente donna, come l’antidipendente non sarà sempre uomo. Contrariamente ad altre correnti di pensiero ancora diffuse che attribuiscono il problema della dipendenza affettiva solamente alle cosiddette “donne che amano troppo”, noi crediamo ci siano molti uomini dipendenti affettivi. La differenza è nel livello di consapevolezza che questi ne hanno e nella difficoltà ad accertarla, per via della copertura dei valori sociali che tendono a preservare un modello d’uomo sicuro e protettivo.
Il nostro modello teorico inoltre si distingue per l’introduzione del principio di CORRESPONSABILITA’ secondo cui è il dipendente affettivo a cercarsi un antidipendente e viceversa per sperimentare il non-amore, esplorarlo e forse superarlo.
Questa visione, oltre a dare responsabilità, permette di individuare un cammino verso la scoperta dell’amore che oltre ad essere inteso come libertà, è vissuto soprattutto come responsabilità. Scelgo di amare l’altro e abbraccio ogni mia ombra e fragilità, prendendomi cura io stesso del mio “bambino interiore” e sanando, con ancora più amore, le mie ferite, senza aspettare l’altro!…
Spero che questo ti possa aiuatre anche a te mia cara amica Elisabetta,ho fatto cinque anni di sedute fra psicologi e neurologi,ma oggi mi ritengo soddisfatta della strada fatta.Per quel che dici anche tu avendo accettato il tuo stato sei sulla via della guarigione,vedrai che presto il sole brillerà per entrambi.Credi in te stessa,dai fiducia in ciò che fai e viviti,non lasciarti deviare da nessuno,non avere mai dubbi,vedrai che tutto questo sarà solo un brutto sogno,saremo pronte a viverci la nostra vera vita.Ti voglio tanto bene.Un abbraccio.
In forza a questa considerazione, è la difficoltà ad aprirsi all’Amore che crea disagio e non il troppo amore.
La sofferenza è quindi causata dalla continua tensione, dalla resistenza generata dalla paura di aprirsi all’amore da una parte e, dall’altra, dalla forza stessa dell’amore che per sua natura ci spinge verso un’ineluttabile apertura al mondo e all’altro. Quest’equilibrio c’imprigiona in una posizione di stallo, dalla quale non sempre riusciamo a liberarci, e più vogliamo liberarcene e meno ci riusciamo...
Occorre imparare a “lasciar andare”…
Il dipendente affettivo, quanto l’antidipendente, non riesce a vivere un rapporto armonico di coppia, rimangono entrambi bloccati in una situazione di vincolo, in una dinamica di dipendenza che impedisce loro di vivere l’Amore stesso come libertà e spontaneità, priva di sensi di colpa, ogni volta che dicono “no” all’altro per dire “sì” a se stessi.
Ovviamente, il dipendente affettivo non sarà solamente donna, come l’antidipendente non sarà sempre uomo. Contrariamente ad altre correnti di pensiero ancora diffuse che attribuiscono il problema della dipendenza affettiva solamente alle cosiddette “donne che amano troppo”, noi crediamo ci siano molti uomini dipendenti affettivi. La differenza è nel livello di consapevolezza che questi ne hanno e nella difficoltà ad accertarla, per via della copertura dei valori sociali che tendono a preservare un modello d’uomo sicuro e protettivo.
Il nostro modello teorico inoltre si distingue per l’introduzione del principio di CORRESPONSABILITA’ secondo cui è il dipendente affettivo a cercarsi un antidipendente e viceversa per sperimentare il non-amore, esplorarlo e forse superarlo.
Questa visione, oltre a dare responsabilità, permette di individuare un cammino verso la scoperta dell’amore che oltre ad essere inteso come libertà, è vissuto soprattutto come responsabilità. Scelgo di amare l’altro e abbraccio ogni mia ombra e fragilità, prendendomi cura io stesso del mio “bambino interiore” e sanando, con ancora più amore, le mie ferite, senza aspettare l’altro!…
Spero che questo ti possa aiuatre anche a te mia cara amica Elisabetta,ho fatto cinque anni di sedute fra psicologi e neurologi,ma oggi mi ritengo soddisfatta della strada fatta.Per quel che dici anche tu avendo accettato il tuo stato sei sulla via della guarigione,vedrai che presto il sole brillerà per entrambi.Credi in te stessa,dai fiducia in ciò che fai e viviti,non lasciarti deviare da nessuno,non avere mai dubbi,vedrai che tutto questo sarà solo un brutto sogno,saremo pronte a viverci la nostra vera vita.Ti voglio tanto bene.Un abbraccio.
Re: Combattiamo
MA tu come ti sei comportata con quell'uomo in apaprenza forte ma poi dentro fragile e impaurito? pensaci un attimogiusy ha scritto:E' bello poter condividere insieme un dolore che pochi riescono realmente a comprendere.Sono stat attratta dall’Uomo in fuga. Un Uomo spaventato dall’intimità, che non deve mai chiedere, che non mostra i suoi sentimenti e cerca solo un modo per non coinvolgersi più di tanto… Un uomo caratterizzato dal fascino delle false e vuote promesse di sicurezza, di sollievo e di realizzazione.Ma in realtà io non solo non amavo, ma non riesco ad aprirsi all’amore.Secondo la nostra filosofia l’Amore è inteso come cura e Libertà, mentre la dipendenza affettiva, invece, è collegata alla paura della libertà.Per tanto non è il troppo amore a creare disagio, ma l’esatto opposto: l’incapacità ad amare e la necessità di rimanere attaccati ad una presunta sicurezza.
In forza a questa considerazione, è la difficoltà ad aprirsi all’Amore che crea disagio e non il troppo amore.
La sofferenza è quindi causata dalla continua tensione, dalla resistenza generata dalla paura di aprirsi all’amore da una parte e, dall’altra, dalla forza stessa dell’amore che per sua natura ci spinge verso un’ineluttabile apertura al mondo e all’altro. Quest’equilibrio c’imprigiona in una posizione di stallo, dalla quale non sempre riusciamo a liberarci, e più vogliamo liberarcene e meno ci riusciamo...
Occorre imparare a “lasciar andare”…
Il dipendente affettivo, quanto l’antidipendente, non riesce a vivere un rapporto armonico di coppia, rimangono entrambi bloccati in una situazione di vincolo, in una dinamica di dipendenza che impedisce loro di vivere l’Amore stesso come libertà e spontaneità, priva di sensi di colpa, ogni volta che dicono “no” all’altro per dire “sì” a se stessi.
Ovviamente, il dipendente affettivo non sarà solamente donna, come l’antidipendente non sarà sempre uomo. Contrariamente ad altre correnti di pensiero ancora diffuse che attribuiscono il problema della dipendenza affettiva solamente alle cosiddette “donne che amano troppo”, noi crediamo ci siano molti uomini dipendenti affettivi. La differenza è nel livello di consapevolezza che questi ne hanno e nella difficoltà ad accertarla, per via della copertura dei valori sociali che tendono a preservare un modello d’uomo sicuro e protettivo.
Il nostro modello teorico inoltre si distingue per l’introduzione del principio di CORRESPONSABILITA’ secondo cui è il dipendente affettivo a cercarsi un antidipendente e viceversa per sperimentare il non-amore, esplorarlo e forse superarlo.
Questa visione, oltre a dare responsabilità, permette di individuare un cammino verso la scoperta dell’amore che oltre ad essere inteso come libertà, è vissuto soprattutto come responsabilità. Scelgo di amare l’altro e abbraccio ogni mia ombra e fragilità, prendendomi cura io stesso del mio “bambino interiore” e sanando, con ancora più amore, le mie ferite, senza aspettare l’altro!…
Spero che questo ti possa aiuatre anche a te mia cara amica Elisabetta,ho fatto cinque anni di sedute fra psicologi e neurologi,ma oggi mi ritengo soddisfatta della strada fatta.Per quel che dici anche tu avendo accettato il tuo stato sei sulla via della guarigione,vedrai che presto il sole brillerà per entrambi.Credi in te stessa,dai fiducia in ciò che fai e viviti,non lasciarti deviare da nessuno,non avere mai dubbi,vedrai che tutto questo sarà solo un brutto sogno,saremo pronte a viverci la nostra vera vita.Ti voglio tanto bene.Un abbraccio.