Estivill: se avete stomaco guardate qua...

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Rita
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Messaggio da Rita » mer dic 14, 2005 3:16 pm

Ciao.
Sono sconvolta e lo dico, anche INCAZZATA e qui, quando ci vuole, ci vuole!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sono incavolatissima soprattutto con la madre, io vorrei sapere come cavolo si fa a non morire nel sentire tuo figlio che piange invocando il tuo nome!!!!!!!!
Che mondo schifoso!!!
Baci, Rita

cosimamma
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Messaggio da cosimamma » dom dic 18, 2005 5:36 pm

...Mi sembra perfetto il pezzetto di video prima del "metodo" Estevill...Se si domano gli animali perchè non farlo con i figli???Io però sarei proprio contenta se i genitori ed Estevil finissero presi a cornate!!!
Sarò cinica e crudele, ma spero che quando i genitori saranno veccchi e bisognosi d'aiuto questo bambino così ben "educato" li lasci chiusi in un ospizio-lager e che ai loro pianti accorati e alle richieste d'aiuto risponda nel modo che gli è stato insegnato:andando via e fregandosene!!!!

wanja
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Messaggio da wanja » dom dic 18, 2005 11:00 pm

non sono riuscita a vedere il video, meno male. purtroppo lo immagino fin troppo bene perche´ un´anno fa in Germania ho visto un documentario trasmesso da una televisione importante su come una figura educativa (tipo assistente sociale o sim) aiutava una madre a mettere a nanna la sua bimba in modo "chiaro e conseguente", alla fine la bimba urlava come una disperata davanti alle telecamere e la mamma non mi sempbrava del tutto convinta a rilasciare la sua intervista in cucina.. devo dire qualcosa?

narmaina
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Messaggio da narmaina » lun dic 19, 2005 5:31 am

fa decisamente ribrezzo....
noi l'abbiamo guardato bene due volte e abbiamo capito perchè giuseppe dorme ancora nel lettone e ci dormirà ancora...
anzi, da qualche giorno chiede di andare nel lettino e un po' ci sta....
ma tutto da solo....

virgola
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riflessioni di un lettore

Messaggio da virgola » mar dic 20, 2005 11:43 am

Ho dovuto riflettere un pochino prima di scrivere queste righe. Ho riflettuto dopo aver visto il video e ho riflettuto dopo aver letto le vostre risposte.
Mai mi sarei immaginato di "difendere" uno come Estivill: oddio, non è che io voglia proprio difendere questo losco figuro, perchè molte cose che dice fanno ribrezzo anche a me, e il video - nonostante io non sia facilmente impressionabile - è davvero violento (non trovo parola migliore).
Però io e la mia compagna facciamo parte di quelli che ritengono di essere stati "salvati" dal libro in questione e che lo consigliano a quelli che lamentano problemi analoghi ai nostri problemi di un anno fa (si badi bene: non lo consigliamo a tutti, dev'esserci un disagio del genitore e soprattutto del bambino, sennò perchè complicarsi la vita?).
Ora, a leggere gli interventi, mi sorge il dubbio che non sia molto corretto consigliare il libro, cui forse abbiamo attribuito qualche merito di troppo. Mi scuserete la prolissità, ma è il caso che racconti la nostra storia, più che altro per testimoniare un modo "diverso" di vivere i consigli (solo alcuni consigli, a dire il vero) dell'autore del libro.
La nostra bambina è nata a maggio 2004. Oserei dire che manifestava già una spiccata volontà di indipendenza e curiosità nella pancia della mamma (all'ecografia dei tre mesi saltava felice, si è "girata" presto, è nata 2 settimane in anticipo perchè ha rotto il sacco con le unghie e il parto è stato velocissimo, tra le altre cose, perchè lei ha "trovato l'uscita" rapidamente...). E' sempre stata piuttosto precoce, in seguito, non perchè i genitori la forzassero (a volte, inconsciamente, sarà anche capitato, ma di norma no), ma piuttosto perchè era lei a forzare i genitori, in eterna rincorsa della sua voglia di scoprire il mondo!
Abbiamo scelto con criterio un ospedale che avesse particolare attenzione all'allattamento al seno e che non staccasse madre e bambina. Nei tre giorni di ospedale, in mezzo a mamme che pensavano soprattutto a riposarsi dalla fatica del parto separate dai loro piccoli per tutta la notte, Alice stava sempre attaccata alla sua mamma pronta a darle il seno ad ogni momento.
Convinti che non ci fosse nulla di male (lo siamo tuttora, ovviamente) nel tenerla nel lettone, che l'idea di "non viziarli" fosse assurda nelle prime settimane di vita e che la paura di schiacciare i bambini nel sonno inculcata da alcuni scienziati sia degna dei più ridicoli ciarlatani (a proposito, sembra più probabile che la principale causa della SIDS siano proprio le vaccinazioni...), la tenevamo nel lettone. Dopo qualche giorno, però, siccome non dormiva bene (e neanche noi, ovviamente) abbiamo preferito tenerla in culla accanto al lettone. I primi tre mesi sono stati per noi un inferno: le cosiddette "coliche" (ma credo si trattasse di una normale maturazione del sistema nervoso) la facevano piangere tutte le sere per ore. Che cosa facevamo? Nulla. Convinti che questo momento dovesse semplicemente passare, ci armavamo di pazienza e passavamo il tempo a consolarla, tranquillizzarla, tenerla in braccio.
Qualsiasi metodo che cerchi di "insegnare" l'autonomia (per usare un eufemismo), in effetti, a 2-3 mesi è folle. Pensavamo (e pensiamo) che l'autonomia futura sarebbe stato possibile costruirla solo sulla sicurezza, cioè sulla sicurezza della presenza amorevole dei genitori, presenza fisica soprattutto (corpi, odori, voci familiari).
Senza forzarla (ma badando bene a comportarci in modo diverso nei risvegli diurni e notturni, non tanto per quanto riguarda le poppate, ma per quanto riguarda gli stimoli: luci, rumori, ecc.), a 3 mesi non voleva più il seno di notte e dormiva 8 ore filate.
Intanto, problemi sanitari avevano diminuito la produzione di latte. La pediatra, come spesso fanno i pediatri, consiglia un'integrazione di latte artificiale, che però Alice non vuole (forse influenzata dai genitori poco convinti...). Quindi inizia lo svezzamento un po' presto (quinto mese), tra mille preoccupazioni (non stiamo precorrendo i tempi?). Al contrario, ogni cibo nuovo è per lei una scoperta, per non parlare del cucchiaino! Tre mesi dopo, poco prima che la madre torni gradualmente al lavoro fa solo la poppata della sera per addormentarsi. Al primo dentino, rifiuta cortesemente il seno, nonostante le ovvie insistenze della mamma.
Mi sono dilungato un po' troppo nell'inquadrare la storia...
Comunque, verso gli 8 mesi, senz'altro in concomitanza con il rientro al lavoro "full-time-o-quasi" della mamma, si sveglia di notte e viene presa a dormire nel lettone. L'orario in cui ciò avviene si anticipa sempre più, finchè non dorme nel lettone a tutti gli effetti. Ora, qui bisogna dire che non ci sarebbe nulla di male. Però dal dormire nel lettone, Alice inizia a svegliarsi anche lì e vuole dormire addosso alla mamma o al papà, col risultato che dormiamo malissimo tutti e tre. E qui entra in gioco il libro (ad onor del vero, entrano in gioco anche altri libri). Appena l'abbiamo letto abbiamo ribattezzato l'autore "il nazista". Però alcuni consigli sono stati determinanti.
Per prima cosa, va detto che nel nostro caso esisteva un'esigenza precisa: dormire bene tutti e tre. A prescindere dal bambino, non è del tutto sbagliato che Estivill (se non era lui ma uno degli altri libri letti, ditemelo, non ho sottomano il testo incriminato) faccia notare come due genitori sull'orlo dell'esaurimento nervoso siano un rischio. Cioè: se uno fa dormire il bambino in camera sua perchè lui vuole dormire come quando non aveva figli è egoista, ma se non riesce a stare in piedi se si occupa del problema lo fa anche per il bene del bambino, credo. Se addirittura uno sta bene così, il problema non esiste, semplicemente (ancora adesso, io dormo a volte il pomeriggio sul lettone o sul divano con mia figlia per il semplice fatto che piace a entrambi).
La seconda precisazione è che non c'era più la poppata notturna. Su questo aspetto sorvolo, perchè noi non ci siamo misurati con questo e non siamo tra quelli che gridano allo scandalo se una donna allatta anche a 3 anni (anzi, la natura ha predisposto tutto per continuare fino alla caduta dei denti da latte). Se tra le misure per aiutare ad acquisire autonomia nel sonno ci fosse quella di togliere il seno, avrei qualche perplessità.
Detto ciò, ecco che cosa abbiamo imparato (o abbiamo creduto di imparare).
1) Non è giusto e soprattutto non è "conveniente" addormentare i bambini in un posto (in braccio) e poi metterli a dormire in un altro (culla)
2) La base fondamentale di qualsiasi processo di "distacco" naturale è e deve essere la serenità fornita dalla sicurezza della presenza dei genitori e del loro amore (questo non credo che lo dica l'autore del libro).
3) L'autonomia nel sonno non può essere imposta, non la si può insegnare, ma si può aiutare ad acquisirla, quindi
4) Non è un discorso che si possa affrontare troppo presto.
5) Ad una certa età, i bambini sono in grado di imparare che se la mamma non è istantaneamente lì quando la chiamiamo, comunque arriva (purchè arrivi, ovviamente...).

1) Alice, nei mesi precedenti alla "crisi", veniva addormentata (per lo più dal sottoscritto) in braccio e messa nel lettino solo quando dormiva. Via via, appoggiarla nel lettino senza che se ne accorgesse diventava più difficile. Quello che abbiamo appreso dal libro è che non è bello svegliarsi in un posto diverso dal posto in cui si è preso sonno (è traumatico per gli adulti, pensate ad un bambino!). In questo senso, non vedo un'etica della lotta genitore-bambino, ma un'etica dell'onestà: se ti addormenti qui (naturalmente con il papà accanto), anche se sarà un po' più lunga e difficile per entrambi, quando ti risveglierai nel cuore della notte come è normale dal punto di vista neurologico, non ti spaventerai (non per questo, almeno!). Insomma, secondo me, il modo in cui la addormentavo era una specie di "truffa". Ancora oggi (abbiamo cambiato casa e mia figlia ha una cameretta per sè), quando la addormento non esco mai dalla camera DOPO che si è addormentata, ma prima perchè lei lo sappia e possa eventualmente lamentarsene (dirmi cioè che ancora non è pronta ad addormentarsi da sola).
2) Nel nostro caso, questa serenità c'era ed era evidente per chiunque la vedesse, quindi forse consigliare il libro ad altre coppie non è sempre una buona idea...
3) Incredibile a dirsi, anche per noi, ma appena abbiamo messo in pratica "il metodo" (riveduto e corretto...), Alice era... contenta. Stava meglio di notte e di giorno: era contenta di sapersi addormentare da sola.
4) Sono convinto anch'io che se avessimo attuato un metodo del genere a tre mesi di età, non me lo sarei mai perdonato.
5) Il metodo prevedeva di lasciare che il bambino piangesse per tot minuti, poi tot minuti più uno, ecc.. Non lo trovo del tutto sbagliato in linea di principio, però devo anche dire che noi non abbiamo mai ecceduto con le durate, proprio perchè non ce la facevamo (è meglio seguire l'istinto in questi casi). Però, il libro suggeriva anche di accorrere ma non prendere in braccio il bambino. Questo secondo me, non è un cattivo suggerimento ed è ben diverso da quello che si vede nel video. E'meno faticoso sul piano psicologico (io non avrei mai retto a mia figlia che si addormenta perchè stremata dal pianto e abbandonata dai genitori), ma - vi assicuro - è faticosissimo sul piano fisico, anche se per meno tempo di quanto si pensa. Noi andavamo di fianco al lettino e le tenevamo la mano. In questo modo, i genitori ci sono, non sono in un'altra stanza a guardarla in un monitor, quello che cambia sono solo le modalità di rapporto, cioè il bambino pian piano impara che il genitore può essere presente anche con una carezza o con la voce e non solo tenendolo in braccio.
Il "metodo", come lo abbiamo interpretato noi (forse travisando), non è affatto una scorciatoia. Noi abbiamo preventivato 2-3 settimane di notti insonni (poi ci è andata un po' meglio). Questo perchè ogni volta che tua figlia piange, anche se non la prendi in braccio, non è accanto a te nel lettone ma è in un'altra stanza e ti devi alzare, prima 15 volte in una notte, poi 10, poi 5, poi 3, poi nessuna...
Infine, certo non è giusto vedere i propri figli come creature che cercano di "fregarti" con pianti finti, vomiti, ecc., però, adesso che mia figlia è in età da capricci, so distinguere i modi in cui piange e vi assicuro che a volte la lascio piangere senza sentirmi in colpa. Altre volte, invece, chiama la mamma o il papà in un modo che ci induce a portarla nel lettone. Certo, a tre mesi, può piangere solo nel secondo modo, alla faccia di Estivill e degli specialisti come lui.
Infine, farei notare come ci sono anche coppie che criticano fortemente il metodo in questione e preferiscono usare psicofarmaci come il Noprom...
Scusate ancora se mi sono dilungato. Aggiungo qualche commento a degli interventi che mi hanno colpito.
SereneLLa ha scritto: Non ho mai letto quel libro, non lo leggero' mai e ne sconsigliero' apertamente la lettura a tutti quelli che conosco.
Beh, noi quel libro ce lo avevamo da mesi e non lo avevamo mai letto, perchè non ne avevamo bisogno. Se tu non lo hai mai letto, mi sembra un'ottima cosa. Però se devi sconsigliarne la lettura, prima leggilo (anche se hai visto un video aberrante, non è detto che qualsiasi cosa abbia scritto l'autore sia stupida o criminale).
carlapioneer ha scritto: Carissime io e mio marito abbimo provato terrore a guardare il video e Romeo oergogliosissimo si addormenta ancora alla tetta di sera, svegliandosi diverse volte di notte per chiedere la tetta e io alle volte mi incvolo pure perchè non ho una notte intera da molto, di giorno si addormenta in braccio al papà che gli canta una canzoncina o nelle braccia di sua nonna o di sua zia e ne andiamo fieri. POi quando guardiamo un video del genere tuuti i nostri dubbi vengono fugati, è crudele e egoista fare una cosa del genere.
Sì, però non esistono solo questi due "estremi", ci sono mille situazioni e modalità (non voglio mettere i due estremi, che tali non sono in realtà, sullo stesso piano). Forse un grave errore dell'autore (ma soprattutto dei media e di una società molto mediatica) è quello di assurgere a "metodo" una serie di consigli e osservazioni più o meno condivisibili e variamente "assemblabili".
Gio ha scritto: Voglio solo dirvi che, purtroppo, esistono anche persone (che ri-purtroppo, conosco di persona) che esaltano questo libro, dicono che per loro è stata una salvezza (quando dai loro racconti ... non c'era nulla da salvare, perchè la bambina era già di quelle tranquille ... non ad alta richiesta per intenderci) e, quando gli fai qualche appunto al riguardo ti dicono ancora che i bambini "vanno educati da molto piccoli, perchè sono furbi loro, e se gli dai un dito poi si prendono tutto il braccio ..."
Forse noi facciamo parte di queste persone (da una parte nostra figlia spingeva per un certo tipo di autonomia e soprattutto non era più allattata, dall'altra però il periodo di "applicazione del sacro metodo" è stato comunque difficoltoso, segno che qualcosa da salvare c'era). Vorrei però sottolineare come esistono persone che hanno trovato un'ancora di salvezza nel libro in questione, ma non per questo condividono la frase che hai messo tra virgolette: personalmente, non ne condivido nulla (dal dito al braccio, al verbo "educare", leggi "addomesticare")
andrea grasselli ha scritto: questo video mostra cose che io definisco perverse: la perversione della vita disassociata. al posto di integrare, di costruire insieme, qui si vede il rapporto genitori-figli come un rapporto di scontro, di competizione, di lotta per vedere chi è più forte.
Pienamente d'accordo, eppure noi non abbiamo mai vissuto la lettura / applicazione del testo in questo modo: per noi è stata una fonte di informazioni utili e di consigli più o meno applicabili.
piccolastella ha scritto: Che società è mai questa che permette simili cose e le enfatizza anche sui media ? E' possibile che un genitore non sia libero di non vaccinare SUO figlio, di scegliere cibi sani alla mensa scolastica e poi sia autorizzato, invitato esortato ad applicare questi metodi ?
Tutte e tre le cose che hai citato sono strettamente legate, ma la questione ovviamente è complessa (in effetti nostra figlia non ha subito nessuna vaccinazione e ha dovuto esibire certificati medici più che opinabili per avere cibi un po'meno malsani al nido). Ripeto, leggendo gli interventi mi rendo conto che la stessa società che avvelena i bambini con vaccini e cibi malsani è più interessata a trasmettere un certo tipo di cultura dell'infanzia (animali da addomesticare, con cui lottare, ecc.) che non consigli pratici come quelli contenuti nel libro.
Antonella Sagone ha scritto: Il fatto che Estivill abbia tanta presa si spiega solamente perché va ad agganciarsi a ideologie profonde e a perversioni profonde (per-verso: distolto dalla direzione naturale) che già sono in atto e permeano la società in cui viviamo.
Senz'altro questo è vero. Però, attenzione, non c'è solo questo. In questo caso, le perversioni profonde agiscono da grimaldello per vendere copie del libro. In altri casi, ci sono dei problemi pratici (mancanza di sonno dei genitori, in primis!) che costituiscono il grimaldello per far entrare in noi queste perversioni (che - per fortuna - tanto profonde non sono, parlo per me ovviamente).
alea ha scritto: E come si possono convincere genitori con una sensibilità anche mediocre con un video simile?! A me viene voglia di andare a malmenare il signor Estivill in persona -
Noi per fortuna abbiamo prima letto il libro (e in modo critico) e poi visto il video. Sospetto che se avessimo iniziato dal video non avremmo mai voluto leggere il libro...

Antonella Sagone
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Re: riflessioni di un lettore

Messaggio da Antonella Sagone » mar dic 20, 2005 2:26 pm

caro Virgola,
innanzitutto grazie per il "coraggio" di un intervento così diverso dagli altri. Premetto subito che non condivido del tutto la tua visione delle cose però apprezzo che hai voluto parlarne. Il tuo intervento è lungo e contiene molti spunti degni di approfondimento, provo a estrapolarli un po' alla volta.
Prima un commento generale: Mi sembra che voi siate riusciti nell'impresa ardua di applicare con Estivill la regola aurea: "prendi ciò che ti serve e lascia il resto". Nel vostro caso, alcuni dei suggerimenti contenuti in questo libro (che continuo a definire aberrante) vi sono stati utili per superare un problema notturno con la vostra bambina. Non credo però che si possa dire che voi avete applicato il metodo Estivill, che contiene anche suggerimenti decisamente "violenti" (mi è piaciuta questa tua definizione e la faccio mia) uniti ad una ideologia pedagogica altrettanto violenta. Penso che abbiate applicato in realtà una soluzione del tutto personale creata da voi, che giustamente ha funzionato per la vostra famiglia. Sì, sono d'accordo con te che forse avete attribuito a questo libro qualche merito di troppo, il merito della risoluzione del vostro problema è in realtà vostro.
virgola ha scritto:Convinti che non ci fosse nulla di male (lo siamo tuttora, ovviamente) nel tenerla nel lettone, che l'idea di "non viziarli" fosse assurda nelle prime settimane di vita e che la paura di schiacciare i bambini nel sonno inculcata da alcuni scienziati sia degna dei più ridicoli ciarlatani (a proposito, sembra più probabile che la principale causa della SIDS siano proprio le vaccinazioni...), la tenevamo nel lettone. Dopo qualche giorno, però, siccome non dormiva bene (e neanche noi, ovviamente) abbiamo preferito tenerla in culla accanto al lettone. I primi tre mesi sono stati per noi un inferno: le cosiddette "coliche" (ma credo si trattasse di una normale maturazione del sistema nervoso) la facevano piangere tutte le sere per ore. Che cosa facevamo? Nulla. Convinti che questo momento dovesse semplicemente passare, ci armavamo di pazienza e passavamo il tempo a consolarla, tranquillizzarla, tenerla in braccio.
Provavate ad allattarla e, se sì, cosa succedeva? A volte cambiando strategia di allattamento (frequenza, durata della poppata, uso di un solo seno per un periodo definito di ore) il problema delle coliche si attenua o si risolve.
virgola ha scritto:Senza forzarla (ma badando bene a comportarci in modo diverso nei risvegli diurni e notturni, non tanto per quanto riguarda le poppate, ma per quanto riguarda gli stimoli: luci, rumori, ecc.), a 3 mesi non voleva più il seno di notte e dormiva 8 ore filate.
Anche Sears consiglia di differenziare il comportamento di accudimento secondo se è giorno o notte, riducendo al minimo gli stimoli di notte (luci, rumori, movimenti) ma allattando prontamente il bambino quando accenna a svegliarsi. Molti bambini accuditi così passano notti abbastanza tranquille, che poppino o no più volte nel corso della nottata. è anche vero che molti bambini in generale verso i 3 mesi cominciano a fare pausa notturne più o meno lunghe, ma questo "stato di grazia" tipicamente finisce da sé fra i 5 e i 7-8 mesi.
virgola ha scritto:Intanto, problemi sanitari avevano diminuito la produzione di latte. La pediatra, come spesso fanno i pediatri, consiglia un'integrazione di latte artificiale, che però Alice non vuole (forse influenzata dai genitori poco convinti...). Quindi inizia lo svezzamento un po' presto (quinto mese), tra mille preoccupazioni (non stiamo precorrendo i tempi?). Al contrario, ogni cibo nuovo è per lei una scoperta, per non parlare del cucchiaino! Tre mesi dopo, poco prima che la madre torni gradualmente al lavoro fa solo la poppata della sera per addormentarsi. Al primo dentino, rifiuta cortesemente il seno, nonostante le ovvie insistenze della mamma.
Quindi, se ho capito bene l'allattamento al seno della vostra bambina è cessato a 8 mesi, e già da prima si era notevolmente diradato. Questo non segue il corso abituale dei tempi di svezzamento nei bambini allattati al seno: Penso che ci sia stata una concomitanza di fattori che ha portato a questo declino precoce, peccato che non abbiate avuto prima informazioni utili per far durare un po' di più l'allattamento materno. Poche precisazioni: alcuni bambini sono pronti ai cibi solidi un po' prima dei 6 mesi compiuti (ovvio che i ritmi di maturazione sono diversi per ognuno), naturalmente parliamo al minimo di un bambino che è nel quinto mese. Per il resto, non so cosa intendi tu per portare il bambino verso certi ritmi "senza forzare", comunque da quello che mi descrivi tua figlia sembra essere stata, almeno da neonata, un bambino piuttosto adattabile. Posso chiederti di che si tratta il problema sanitario che avrebbe causato la diminuzione del latte?
virgola ha scritto:Comunque, verso gli 8 mesi, senz'altro in concomitanza con il rientro al lavoro "full-time-o-quasi" della mamma, si sveglia di notte e viene presa a dormire nel lettone. (...) Però dal dormire nel lettone, Alice inizia a svegliarsi anche lì e vuole dormire addosso alla mamma o al papà, col risultato che dormiamo malissimo tutti e tre.
Non tutti si trovano bene con la soluzione del lettone, e Sears infatti non la propone come soluzione unica. Il side-car e la mamma che va nel letto del bambino (a 2 piazze9 per allattarlo e poi si allontanta quando è addormentato sono alcune delle soluzioni alternative che i genitori mettono in atto che che nel libro di Sears (sto sempre parlando di genitori di Giorno...e di notte, l'hai letto?) vengono suggeriti. Nessuno dice che accudire il bambino di notte vada fatto a scapito della salute fisica o mentale dei genitori, ognuno deve trovare (e spesso modificare più volte) la soluzione che reca il minor disagio a tutta la famiglia, bambini e genitori.
virgola ha scritto:Se tra le misure per aiutare ad acquisire autonomia nel sonno ci fosse quella di togliere il seno, avrei qualche perplessità.
Certo, il metodo Estivill (e tutti i suoi cloni) raccomandano prima di tutto di privare il bambino della poppata notturna (biberon o latte materno che sia) se questa ancora esiste.
virgola ha scritto:1) Non è giusto e soprattutto non è "conveniente" addormentare i bambini in un posto (in braccio) e poi metterli a dormire in un altro (culla)
Mah! Noto che ad alcuni bambini questo sembra dar fastidio, mentre ad altri per nulla; quindi forse conviene regolarsi sul bambino, come al solito.
Poi, come sempre faccio in caso di dubbi, io mi chiedo sempre quale sarà l'aspettativa biologica del bambino al riguardo: insomma visto dal punto di vista del Continuum. E penso che noi apparteniamo alle specie che portano i piccoli e che mantengono uno stretto contatto, per cui i cuccioli si addormentano in genere addosso alla mamma, la quale però continua a volte a andarsene in giro, per cui quando si svegliano possono anche essere in un posto diverso: però c'è la mamma lì a immediato contatto o comunque vicinissima. Ora ci poniamo un dilemma che parte però da una situazione che già non è molto naturale: la possibilità, nelle nostre case sicure, riscaldate e a prova di leopardo, di lasciare solo un cucciolo addormentato molto prima dell'età in cui potrebbe badare a se stesso... difficile rispondere, dobbiamo secondo me navigare a vista in questi casi.
virgola ha scritto:Il metodo prevedeva di lasciare che il bambino piangesse per tot minuti, poi tot minuti più uno, ecc.. Non lo trovo del tutto sbagliato in linea di principio, però devo anche dire che noi non abbiamo mai ecceduto con le durate, proprio perchè non ce la facevamo (è meglio seguire l'istinto in questi casi). Però, il libro suggeriva anche di accorrere ma non prendere in braccio il bambino. Questo secondo me, non è un cattivo suggerimento ed è ben diverso da quello che si vede nel video. (...) Infine, certo non è giusto vedere i propri figli come creature che cercano di "fregarti" con pianti finti, vomiti, ecc., però, adesso che mia figlia è in età da capricci, so distinguere i modi in cui piange e vi assicuro che a volte la lascio piangere senza sentirmi in colpa.
Continuo a sentirmi a disagio con il concetto in sé, mi riesce difficile pensare che l'adulto possa capire quando un pianto è durato "troppo". Troppo per che cosa o in base a cosa? Non sto dicendo che a volte non succeda che il bambino venga lasciato piangere un po' (specialmente nel caso di bambini più grandi, come accenni anche tu), sto dicendo che questo non significa che sia !giusto" lasciarlo piangere, solo a volte le risorse dei genitori non permettono soluzioni migliori. E comunque, anche se non sto dicendo che si debba a tutti i costi impedire che il bambino pianga, non sono però dell'idea che un bambino debba essere lasciato piangere da solo, in modo calcolato, come suggeriscono Estivill e seguaci.
virgola ha scritto:Vorrei però sottolineare come esistono persone che hanno trovato un'ancora di salvezza nel libro in questione, ma non per questo condividono la frase che hai messo tra virgolette: personalmente, non ne condivido nulla (dal dito al braccio, al verbo "educare", leggi "addomesticare")
è importante che tu abbia portato la tua testimonianza per puntualizzare questo aspetto, ricordando che non dobbiamo mai cadere in facili giudizi. Comunque resto dell'idea che voi non abbiate seguito più di tanto la filosofia di Estivill. Vi sono altri libri che forse, avendoli trovati prima, sarebbero stati maggiormente in sintonia con il vostro modo di sentire.
Antonella

cecia
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Messaggio da cecia » mar dic 20, 2005 11:44 pm

Non conosco il libro ma sentendovene parlare mi ricorda molto un manuale che qui in CH-tedesca va alla grande, di Kast-Zahn e Morgenroth (non so se i nomi vi dicano qualcosa). Anche qui gli autori propongono il metodo di lasciar piangere, all'inizio per tre minuti poi via via aumentando sempre di più. Come libro lo trovo orrendo. Perlomeno consigliano chiaramente di non applicare il "metodo" a bimbi più giovani di sei mesi. L'unica cosa che ho potuto utilizzare di questo volume è il protocollo del sonno - per farmi un'idea di quando e quanto dormisse mio figlio. Non lo consiglierei.

Sears lo adoro, oltre a "genitori di giorno e di notte" ho letto anche quello dedicato ai bambini "difficili" che lui definisce "più bisognosi d'affetto e di attenzioni"

Volevo aggiungere ancora qualcosa sul "lasciar piangere": a me ha aiutato molto il libro di Aletha J. Solter (titolo inglese: The Aware Baby. A new approach to parenting) che descrive il pianto del neonato come "valvola di sfogo" per elaborare i traumi (piccoli e grandi) vissuti. Secondo l'autrice, il pianto è un canale emotivo importantissimo attraverso il quale i bimbi "rivivono" emozioni forti vissute finchè "si sono sfogati". Questa importante capacità di autoregolazione viene molto spesso inibita dal comportamento dei genitori che impediscono al bimbo di piangere, allattandolo, dandogli il ciuccetto, distraendolo, canticchiando, cercando di farlo sorridere ecc. Sempre secondo l'autrice questo comportamento fa perdere al bimbo questa sua grande capacità di "autoguarigione emotiva" rendendolo dipendente dall'attività / oggetto proposto come alternativa al pianto, ad esempio il ciuccio. Quindi, ogni volta che il bimbo avvertirà il bisogno di piangere imparerà che "si deve consolare" col ciuccio sopprimendo così il pianto liberatorio che lascerebbe libera l'emozione non elaborata (che può essere dolore, paura, tristezza,...) vissuta in precedenza.
In sostanza il comportamento consigliato in questo libro è quello di tenere il bimbo in braccio durante la crisi di pianto, di dargli tanta attenzione, di "ascoltarlo", finchè si sarà calmato da solo. Che è ben diverso dal lasciar piangere da solo nella sua cameretta.
Mi viene in mente adesso perchè l'autrice tra l'altro cita i famosi pianti da colica dei bimbi nei primi tre mesi di vita. Secondo lei non si tratta di coliche o di apparato nervoso non ancora sviluppato ma di pianti liberatori necessari, durante i quali il neonato elabora il trauma del parto.

Vi dirò di più: io con mio figlio ho cercato di comportarmi così. Non è facile, perchè tendenzialmente quando sentiamo un bimbo piangere facciamo di tutto per farlo smettere. Mi sentivo nel giusto, sapendo che mio figlio non stava soffrendo (naturalmente prima escludevo tutte le altre possibili cause di pianto) ed io ero con lui, lo ascoltavo, gli permettevo di sfogarsi. Fino a sei mesi, spesso mi si addormentava in braccio dopo una crisi di pianto. e non si svegliava ogni mezz'ora come prima. Per me era anche l'unica soluzione, visto che in quei momenti lì non voleva nemmeno la tetta.
Scusate, forse sono uscita troppo dal tema.

andrea grasselli
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Messaggio da andrea grasselli » mer dic 21, 2005 2:52 am

ciao virgola,

il tuo intervento è sicuramente ricco di spunti di riflessione, ma purtroppo non ho il tempo materiale di leggerlo tutto. la mia riflessione è quindi piuttosto generale, non focalizzata solo sul tuo intervento.
mi è saltato all'occhio un passaggio, evidenziato da antonella nella sua risposta:
virgola ha scritto:1) Non è giusto e soprattutto non è "conveniente" addormentare i bambini in un posto (in braccio) e poi metterli a dormire in un altro (culla)
non capisco perché parli di "giusto" e "conveniente" come se esistessero soluzioni standard. ogni bambino è diverso e ogni situazione di vita è diversa. io penso che solo nell'interazione, fatta di tanto amore, accoglimento e ascolto, si può costruire qualcosa di molto bello. se un cucciolo vede che le sue istanze non sono considerate con il massimo rispetto, piano piano perderà la capacità di ascoltarsi dentro fino in fondo e la fiducia nei suoi mezzi. e chi non ha fiducia in sé è più a rischio di manipolazioni, cosa molto utile nella nostra società, dove poche persone ne controllano tante.

metodi come quello di estivill, che io considero un criminale, non fanno altro che far dissociare gli esseri umani da loro stessi, dagli altri e dal mondo. e allora vediamo le persone dissociate: non hanno empatia verso al sofferenza umana, non hanno empatia verso la sofferenza animale, non hanno empatia verso l'ambiente, si lasciano istruire alla guerra, vanno e ammazzano i loro simili e si sentono legittimati in questi loro atti.
so di semplificare, ci sarebbbero tanti altri fattori da considerare, ma per me è chiaro che i semi marci del non ascolto e del disamore vengono inculcati molto presto negli esseri umani, anche grazie a metodi come quello di estivill. ho letto diverse recensioni positive ai libri di estivill e sono rimasto allibito: l'elemento che usciva con più prepotenza dalle parole delle madri era: "filalmente dormo di nuovo"; puro egoismo, nessuna parola di empatia verso il bambino.

un bambino è un essere completo, non gli manca nulla. io penso che i genitori possono insegnare tanto a lui, ma egli può insegnare altrettanto ai suoi genitori, e forse anche di più, perché non è ancora intaccato da tanti condizionamenti. non a caso gesù diceva di essere come i bambini.

mi piace citare un pensiero del grande hermann hesse: è riferito alla scuola, ma calza anche nel contesto della prima infanzia dissociata: "la scuola riduce un essere umano originale ad un essere utile alla società produttiva."

andrea
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andrea grasselli
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Messaggio da andrea grasselli » mer dic 21, 2005 3:24 am

cara cecia,

sono d'accordo con quanto scrivi, ma ho bisogno del tuo aiuto per capire una cosa.
cecia ha scritto:Secondo l'autrice, il pianto è un canale emotivo importantissimo attraverso il quale i bimbi "rivivono" emozioni forti vissute finchè "si sono sfogati". Questa importante capacità di autoregolazione viene molto spesso inibita dal comportamento dei genitori che impediscono al bimbo di piangere, allattandolo, dandogli il ciuccetto, distraendolo, canticchiando, cercando di farlo sorridere ecc.
...
Quindi, ogni volta che il bimbo avvertirà il bisogno di piangere imparerà che "si deve consolare" col ciuccio sopprimendo così il pianto liberatorio che lascerebbe libera l'emozione non elaborata (che può essere dolore, paura, tristezza,...) vissuta in precedenza.
cecia ha scritto:In sostanza il comportamento consigliato in questo libro è quello di tenere il bimbo in braccio durante la crisi di pianto, di dargli tanta attenzione, di "ascoltarlo", finchè si sarà calmato da solo.
sto mettendo in relazione la prima citazione con la seconda e ti chiedo: non c'è il rischio che anche il tenere il bimbo in braccio ostacoli la liberazione dell'emozione non elaborata?

io penso di no, che non la ostacola, ma non riesco a farmi chiarezza. non riesco a trovare in quale punto differisce il tenere in braccio il bimbo dal distrarlo. mi aiuti tu?

rileggendoti e rileggendomi, forse ci sono: allattandolo, dandogli il ciuccetto, distraendolo, canticchiando, cercando di farlo sorridere, ecc., c'è il tentativo di spostare l'attenzione dal disagio del bambino, invece tenendolo in braccio con l'accoglimento e l'ascolto totale del suo pianto, in silenzio assoluto, l'attenzione è centrata su ciò che il bimbo sta esprimendo. pensi che ci sono?

complimenti per la grande chiarezza nell'esprimere i concetti citati nel libro.

un abbraccio.
andrea

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Messaggio da Antonella Sagone » mer dic 21, 2005 9:42 am

cara Cecia,
anche io ho avuto perplessità come Andrea, ma con conclusioni diverse. Anche io mi chiedo: perché tenere in braccio è un modo legittimo di fare "contenimento" (perché è di questo che stiamo parlando) e allattarlo al seno non lo è, secondo questa autrice?

Mi pare poi di capire che tu in effetti allattavi tuo figlio se lui desiderava farlo quando era agitato; il che io lo trovo perfettamente adeguato e naturale. L'autrice di questo libro invece afferma che il bambino NON va allattato, perché verrebbe "distratto" dal suo pianto, e questo lo trovo del tutto campato in aria.
Come sempre bisogna prendere da ogni cosa ciò che serve e lasciare il resto...
Non mi dilungo qui sul discorso perché ho intenzione di aprire un topic proprio sul pianto del bambino e su come gestirlo.
Datemi un po' di tempo!
Antonella

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Messaggio da Emy » mer dic 21, 2005 9:52 am

cecia ha scritto:
Volevo aggiungere ancora qualcosa sul "lasciar piangere": a me ha aiutato molto il libro di Aletha J. Solter (titolo inglese: The Aware Baby. A new approach to parenting) che descrive il pianto del neonato come "valvola di sfogo" per elaborare i traumi (piccoli e grandi) vissuti. Secondo l'autrice, il pianto è un canale emotivo importantissimo attraverso il quale i bimbi "rivivono" emozioni forti vissute finchè "si sono sfogati". Questa importante capacità di autoregolazione viene molto spesso inibita dal comportamento dei genitori che impediscono al bimbo di piangere, allattandolo, dandogli il ciuccetto, distraendolo, canticchiando, cercando di farlo sorridere ecc. Sempre secondo l'autrice questo comportamento fa perdere al bimbo questa sua grande capacità di "autoguarigione emotiva" rendendolo dipendente dall'attività / oggetto proposto come alternativa al pianto, ad esempio il ciuccio. Quindi, ogni volta che il bimbo avvertirà il bisogno di piangere imparerà che "si deve consolare" col ciuccio sopprimendo così il pianto liberatorio che lascerebbe libera l'emozione non elaborata (che può essere dolore, paura, tristezza,...) vissuta in precedenza.
In sostanza il comportamento consigliato in questo libro è quello di tenere il bimbo in braccio durante la crisi di pianto, di dargli tanta attenzione, di "ascoltarlo", finchè si sarà calmato da solo. Che è ben diverso dal lasciar piangere da solo nella sua cameretta.
Mi viene in mente adesso perchè l'autrice tra l'altro cita i famosi pianti da colica dei bimbi nei primi tre mesi di vita. Secondo lei non si tratta di coliche o di apparato nervoso non ancora sviluppato ma di pianti liberatori necessari, durante i quali il neonato elabora il trauma del parto.
Anche io avevo letto da qualche parte una cosa del genere, e non è sbagliato , il pianto è proprio qualcosa di liberatorio, che non ce la fa ad uscire da altri canali.
Però...però...
Io vedo che è anche importante mostrare la positività al figlio, il cammino da seguire.
Io non cerco di distrarre , far ridere mio figlio unicamente per "non farlo piangere", è giusto che pianga , ma lo distraggo, lo faccio giocare, per esprimere la positività, l'andare avanti , il non fermarsi ad ogni piccolo dolore, tenerne conto si, ma cercare di andare avanti, per indicargli le priorità della vita, il saper ridere di sè stessi, il non abbattersi, la complicità, il trovare il positivo anche nel negativo.

E per i neonati, a mio parere, più piccoli sono e più immediate sono le espressioni di disagio, quindi se piangono, qualcosa li disturba in quel momento, non reggono più di tanto la tensione

Gio
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Messaggio da Gio » mer dic 21, 2005 10:26 am

Certo che non è facile ... almeno per me non lo è stato.

Ora Federica è "grandicella" (20 mesi) e gli episodi di pianto prolungato si sono ridotti molto, oserei quasi dire che sono finiti, perchè cmq parlotta ed è in grado di farmi capire da dove arriva l'eventuale disagio.

Ma prima ...

Non lo so, sarà stato il post partum, ma per me era una vera sofferenza sentirla piangere, mi dispiaceva per lei e, contemporaneamente, non lo sopportavo. Me la legavo addosso con la fascia lunga e le davo il ciuccio, lei in max 3 minuti si addormentava in questo modo ... col passare dei mesi mi sono accorta che i suoi erano proprio "pianti per stanchezza" e che aveva solo bisogno di dormire. Ancora oggi fa capricci solo quando è stanca, anche se è molto più pesante, e la fascia sta diventando un po' cortina per lei, me la metto sulla schiena e le propongo il ciuccio, e lei ... angelicamente si addormenta.
Forse l'ho patito tanto perchè ero abituata con Francesco che, nella tetta, aveva la sua panacea per tutti i mali, per lui la soluzione è sempre stata: "pianto-tetta-nanna" per lei non è così, lei ha bisogno di essere portata a passeggio, di essere "mossa" per calmarsi, possibilmente, addosso a me, e per lei la tetta significa cibo, contatto, tenerezze, ma non nanna.
Se e quando arriverà il terzo ... avrò letto prima "il bambino consapevole" (The Aware Baby), ma continuerò a proporre sempre il seno come prima soluzione a ogni male ...

Saluti, Gio

virgola
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Re: riflessioni di un lettore

Messaggio da virgola » mer dic 21, 2005 1:08 pm

Antonella Sagone ha scritto: Provavate ad allattarla e, se sì, cosa succedeva? A volte cambiando strategia di allattamento (frequenza, durata della poppata, uso di un solo seno per un periodo definito di ore) il problema delle coliche si attenua o si risolve.
allattandola si calmava, ma per poco. Forse sì, avremmo dovuto cambiare strategia di allattamento. Però (non l'ho letto nel libro incriminato ma da qualche altra parte) sono moderatamente convinto che non si trattasse di coliche, cioè che il malessere dei primi tre mesi non fosse legato principalmente al pancino, quanto al sistema nervoso in maturazione (con tutte le caratteristiche peculiari della singola bambina in questione, naturalmente: c'è chi da questo punto di vista è più "fortunato" e chi meno, si sa). La stessa nascita troppo veloce (di cui tante mamme si felicitano) forse ha reso più difficile l'adattamento alla vita extrauterina. Chissà... Comunque, pensare che non si potesse fare granchè con camomille o medici vari, ci ha fatto mettere secondo me in uno stato d'animo molto positivo, di attesa e di ascolto al tempo stesso (ripeto: i benefici di questo ascolto li vedo ancora adesso). Nei topic successivi si parla giustamente di "contenimento", e di lasciar esprimere il pianto.
Antonella Sagone ha scritto:Posso chiederti di che si tratta il problema sanitario che avrebbe causato la diminuzione del latte?
Puoi, puoi. La mia espressione, molto ellittica, può ingenerare equivoci (si potrebbe pensare a uno di quei casi che credo esistano solo nelle fantasie delle multinazionali del latte in polvere: "la mamma ha poco latte", "non ne ha più", "ha una disfunzione", ecc.). In realtà, per dirla con Ivan Illich, si tratta di iatrogenesi. In pratica, alla mia compagna hanno prescritto un pap test a due mesi dal parto (follia dal punto di vista scientifico, perchè è ovvio che i valori sono tutti sballati). Risultato: cellule anomale e prescrizione di isteroscopia e di un altro esame invasivo di cui ho rimosso il nome (!!!). Ci siamo rifiutati di fare esami più invasivi del pap test, ci siamo rivolti alla ginecologa di fiducia, che si è fatta due risate e ha detto che il pap test andava fatto almeno 2-3 mesi dopo. Però, i due mesi di attesa sono stati contraddistinti da una certa ansia, che ha fatto calare la produzione di latte, nè più nè meno. La bambina cresceva poco (ma questo è il meno, perchè abbiamo sempre diffidato delle tabelle e delle pesate) e soprattutto mostrava segni di insoddisfazione verso il latte. Ecc. ecc. N.B.: l'ospedale che ha fatto il patatrac ostacolando indirettamente l'allattamento è l'ospedale in cui è nata Alice, ospedale che è sempre stato all'avanguardia proprio per l'allattamento al seno; ma, come si vede, certi meccanismi medici (direi quasi medico-legali) sono quasi automatici.
Antonella Sagone ha scritto: Certo, il metodo Estivill (e tutti i suoi cloni) raccomandano prima di tutto di privare il bambino della poppata notturna (biberon o latte materno che sia) se questa ancora esiste.
Sì, questo mi lascia perplesso, anche se non sono contrario a priori a "togliere" la poppata notturna. Dipende, secondo me, da come la vive la madre (di solito, piuttosto bene, credo!). Quello che è aberrante è proprio il consigliarlo a priori, facendo passare l'idea che se il bimbo e la mamma sono contenti c'è qualcosa di "sbagliato".
Antonella Sagone ha scritto:
virgola ha scritto:1) Non è giusto e soprattutto non è "conveniente" addormentare i bambini in un posto (in braccio) e poi metterli a dormire in un altro (culla)
Mah! Noto che ad alcuni bambini questo sembra dar fastidio, mentre ad altri per nulla; quindi forse conviene regolarsi sul bambino, come al solito.
Sì, in effetti a noi è sembrato un consiglio ottimo perchè abbiamo avuto riscontri in tal senso, e in quel particolare periodo (in precedenza, per esempio, sembrava non esserci nulla di "sbagliato", e in effetti non c'era nulla di sbagliato!)
andrea grasselli ha scritto:non capisco perché parli di "giusto" e "conveniente" come se esistessero soluzioni standard. ogni bambino è diverso e ogni situazione di vita è diversa. io penso che solo nell'interazione, fatta di tanto amore, accoglimento e ascolto, si può costruire qualcosa di molto bello. se un cucciolo vede che le sue istanze non sono considerate con il massimo rispetto, piano piano perderà la capacità di ascoltarsi dentro fino in fondo e la fiducia nei suoi mezzi. e chi non ha fiducia in sé è più a rischio di manipolazioni, cosa molto utile nella nostra società, dove poche persone ne controllano tante.

metodi come quello di estivill, che io considero un criminale, non fanno altro che far disassociare gli esseri umani da loro stessi, dagli altri e dal mondo. e allora vediamo le persone disassociate: non hanno empatia verso al sofferenza umana, non hanno empatia verso la sofferenza animale, non hanno empatia verso l'ambiente, si lasciano istruire alla guerra, vanno e ammazzano i loro simili e si sentono legittimati in questi loro atti.
so di semplificare, ci sarebbbero tanti altri fattori da considerare, ma per me è chiaro che i semi marci del non ascolto e del disamore vengono inculcati molto presto negli esseri umani, anche grazie a metodi come quello di estevill. ho letto diverse recensioni positive ai libri di estivill e sono rimasto allibito: l'elemento che usciva con più prepotenza dalle parole delle madri era: "filalmente dormo di nuovo"; puro egoismo, nessuna parola di empatia verso il bambino.
In effetti, parlo di giusto e conveniente rispetto a mia figlia. Le affermazioni di carattere generale contenute nel libro noi le abbiamo declinate su nostra figlia, ovviamente. Non ci avevo mai pensato (vedi sopra), ma in effetti quella che ho chiamato "truffa" per alcuni bambini potrebbe essere assolutamente innocua.
Rispetto all'ascolto, sottolineo nuovamente che c'erano delle premesse di ascolto, appunto, nel nostro caso. Mi è capitato di sentire storie di madri che "se ne fregavano" dei figli per fare carriera, di padri che non hanno mai cambiato un pannolino, di genitori sempre fuori casa (non per necessità in senso stretto). In questi casi, devo dire che mi risulterebbe difficile dare consigli "tecnici" (estivilliani o meno), perchè non saprei - come dire - su quale terreno far mettere radici a questi consigli.
Rispetto alla tua semplificazione, anche se è appunto una semplificazione, mi sento di condividerla in pieno. Noi, dopo i cambiamenti di cui ho parlato, non abbiamo pensato solo "finalmente dormo di nuovo", o "ho vinto io" (beninteso: "finalmente dormo di nuovo" l'abbiamo pensato eccome, ma non abbiamo pensato solo a questo aspetto); abbiamo pensato anche "finalmente dorme bene come prima", "guarda come è contenta di sapersi addormentare da sola", "guarda come cresce"... Se qualcosa da salvare c'è nel metodo Estivill, non dovrebbe essere qualcosa che serve ai genitori per dormire bene (non solo), ma anche qualcosa che serve ai figli (poi, forse, in questo senso, c'è ben poco da salvare).
Anche se condivido la semplificazione, ricordiamoci che i semi del non ascolto attecchiscono meglio se manca il tempo di stare con i propri figli. Si può dire tutto quello che si vuole su Estivill, ma se le mamme (e anche i papà, magari) potessero stare tanto con i propri figli soprattutto nei primi anni non saremmo neanche qui a discutere di tutto ciò, e questo è un aspetto della questione molto meno ampio e "filosofico", ma più terra terra, cioè la nostra legislazione e il nostro sistema economico non rispettano la maternità/paternità (anche questa è una semplificazione...)

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Re: riflessioni di un lettore

Messaggio da Antonella Sagone » mer dic 21, 2005 4:02 pm

virgola ha scritto:allattandola si calmava, ma per poco. Forse sì, avremmo dovuto cambiare strategia di allattamento. Però (non l'ho letto nel libro incriminato ma da qualche altra parte) sono moderatamente convinto che non si trattasse di coliche, cioè che il malessere dei primi tre mesi non fosse legato principalmente al pancino, quanto al sistema nervoso in maturazione (...) Comunque, pensare che non si potesse fare granchè con camomille o medici vari, ci ha fatto mettere secondo me in uno stato d'animo molto positivo, di attesa e di ascolto al tempo stesso
Questa del pianto come fenomeno legato a una "immaturità" del sistema nervoso è una teoria che non ha alcun riscontro scientifico e, a mio parere, è anche poco logica dal punto di vista evolutivo (a cui ricorro ogni volta che sono dubbiosa su qualcosa). c'è da presumere che il pianto dovrebbe essre una funzione particolarmente efficiente anche nel prematuro, data la sua altissima utilità per la sopravvivenza, e quindi tendo a pensare che il pianto sia sempre funzionale al suo ruolo di segnale d'allarme, piuttosto che essere emesso a caso. Se il pianto è persistente, tendo a pensare che persista anche il motivo per cui viene emesso (il che non significa che si possa sempre porvi rimedio; il bambino ad esempio può stare male). In quest'ultimo caso, vale ciò che hai detto, cioè va bene stare vicino al bambino, a contatto, sostenerlo, far sentire la propria presenza e non pensare di dover a tutti i costi farlo smettere di piangere.
virgola ha scritto:alla mia compagna hanno prescritto un pap test a due mesi dal parto (follia dal punto di vista scientifico, perchè è ovvio che i valori sono tutti sballati). Risultato: cellule anomale e prescrizione di isteroscopia e di un altro esame invasivo di cui ho rimosso il nome (!!!). (...) i due mesi di attesa sono stati contraddistinti da una certa ansia, che ha fatto calare la produzione di latte, nè più nè meno.
Non si è trattao a mio parere né di problema medico né di iatrogenia, ma semplicemente l'ansia è uno dei fattori che rendono più difficoltosa non tanto la produzione quanto la dsicesa del latte (riflesso di emissione). Si tratta di un problema assolutamente transitorio in sé, ma che può innescare comportamenti (aggiunte di latte, tisane, ciuccio ecc) che portano al declino progressivo dell'allattamento al seno per diminuzione del tempo che il bambino passa al seno matrno. Tutte le volte che a una situazione di ansia si associava nel tempo una scarsa (reale) crescita del bambino, nella mia esperienza ho riscontrato anche altri fattori per l'assunzione di quantità non adeguate di latte: soprattutto, allattamento non completamente a richiesta o suzione inadeguata del bambino. Fattori che possono essere corretti se affrontati a tempo debito.
virgola ha scritto:non sono contrario a priori a "togliere" la poppata notturna. Dipende, secondo me, da come la vive la madre
direi che prima di tutto dovrbbe dipendere da come la vive il bambino. Quando un bambino è pronto togliere la poppata notturna non è mai difficoltoso, in caso contrario lo segnala chiaramente. In ogni caso, sicuramente nei primi 6 mesi ma quasi per tutti anche nel resto del primo anno la poppata notturna ha un valore nutritivo, cioè è necessaria al bambino per riuscire a totalizzare nelle 24 ore la quantità di latte materno che gli serve pr crescere.
virgola ha scritto:Anche se condivido la semplificazione, ricordiamoci che i semi del non ascolto attecchiscono meglio se manca il tempo di stare con i propri figli. Si può dire tutto quello che si vuole su Estivill, ma se le mamme (e anche i papà, magari) potessero stare tanto con i propri figli soprattutto nei primi anni non saremmo neanche qui a discutere di tutto ciò
su questo mi trovi pienamente d'accordo.
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Messaggio da cecia » mer dic 21, 2005 11:29 pm

andrea grasselli ha scritto: sto mettendo in relazione la prima citazione con la seconda e ti chiedo: non c'è il rischio che anche il tenere il bimbo in braccio ostacoli la liberazione dell'emozione non elaborata?

io penso di no, che non la ostacola, ma non riesco a farmi chiarezza. non riesco a trovare in quale punto differisce il tenere in braccio il bimbo dal distrarlo. mi aiuti tu?

rileggendoti e rileggendomi, forse ci sono: allattandolo, dandogli il ciuccetto, distraendolo, canticchiando, cercando di farlo sorridere, ecc., c'è il tentativo di spostare l'attenzione dal disagio del bambino, invece tenendolo in braccio con l'accoglimento e l'ascolto totale del suo pianto, in silenzio assoluto, l'attenzione è centrata su ciò che il bimbo sta esprimendo. pensi che ci sono?

andrea
caro andrea, proprio così. non si tratta di un "tenere in braccio" consolatorio, affiancato magari al movimento o al canticchiare. Per l'autrice in questa situazione è essenziale il contatto fisico - affinchè il neonato senta di non essere da solo e si senta accettato anche in questo momento (quando piange). Mi sembra di ricordare che per bimbi più grandi l'autrice consiglia anche la possibilità dell'ascolto senza contatto fisico, o perlomeno non così stretto.

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