sole75 ha scritto:
Tuttavia credo che spesso in ospedale si danno per "difficili" travagli che difficili non sono, magari sono lunghi, hanno bisogno di un qualche intervento da parte dell'ostetrica (che può essere il suggerire posizioni diverse alla partoriente, ecc); spesso capita in ospedale che una situazione del tutto fisiologica, venga considerata critica e quindi necessaria di intervento medico. Credo che non tutte le strutture rispettino la fisiologia del travaglio e del parto e che a volte si tenda a far abuso dei mezzi medici, quali l'epidurale, o l'uso di ossitocina per accelerare le contrazioni, per finire col cesareo.
Il travaglio per la mia prima bimba è durato più di 19 ore. A dispetto di tutto quello che avevo letto, non si è presentato con contrazioni "secondo manuale" prima più diradate, poi sempre più intense e vicine (com'è successo poi effettivamente con la seconda bimba), ma a un certo punto il dolore è stato praticamente costante e molto intenso, dietro la schiena. Ero in casa, ero stremata, più di una volta ho detto al mio compagno: Non ce la faccio più, non ce la farò mai, non nascerà. Mi sa che muoio...Tutte frasi che sono del tutto naturali in questa fase, come sarebbe naturale anche urlare se uno ne ha volgia...e persino cantare.
Sono certa che se fossi stata in ospedale, queste mie manifestazioni di dolore non sarebbero state interpretate per "naturali e fisiologiche". E il punto è questo: nella nostra società, non si è più abituati al dolore, soprattutto non si è più abituati a vederlo il dolore. Il problema è soprattutto di chi assiste: il travaglio di una partoriente è un' esperienza totalmente trascinante, travolgente, l'immagine di dolore che evoca la donna, non è sopportabile, si finisce davvero per pensare che sta morendo di dolore, che così non ce la può fare e che ha bisogno di un anestetico se non si strema troppo e poi non ce la fa a spingere. Il problema è che non si tiene conto di quelle magiche "endorfine" che si sprigionano nel nostro corpo proprio per renderci più sopportabile il dolore, creando una continua alternanza tra picco di dolore cui corrisponde il picco di piacere delle endorfine. Se noi il dolore lo anestetizziamo, le endorfine non funzioneranno più, e quindi ci saranno solo contrazioni (per quanto non più così dolorose) e spossatezza. E' questo che bisognerebbe vincere: la paura del dolore. Uno dei libri più belli che ho letto si intitola "Il dolore del Parto" di Verena Schmid (un'ostetrica che dal 79 assiste ai aprti in casa): qui è spiegato come agiscono scientificamente i meccanismi di compensazione del dolore (il dolore come stimolatore endocrino) e come l'ambiente esterno può influire su questi meccanismi. L'ambiente ideale è un ambiente intimo, raccolto, ovattato, dove la donna si senta protetta e con se stessa, dove si senta come nel grembo della terra, possibilmente al buio, senza distrazioni e interferenze dall'esterno (luci, suoni, voci, cellulari, richiami; monitoraggi, indicazioni). La donna deve esser lasciata il più possibile in pace.
Anche la costante paura di "sofferenza del bambino" cui si appellano i medici è spesso esasperata e abusata: il bambino è ancora legato a voi dal cordone ombelicale, da cui riceve il nutrimento e l'ossigeno. NON respira ancora, quindi NON può soffocare!!!! Più il vostro parto è fisiologico e meno il bambino soffre. Più state sole con voi stesse e più sentite lui.
Aggiungo questa che è una nota del tutto personale: molte volte mi son sentita dire "Che coraggio hai avuto a partorire in casa!". Io credo che ci voglia molto più coraggio per partorire in ospedale, e davvero lo dico senza sarcasmo. La casa è il posto più naturale in assoluto, l'unico posto in cui io possa sentirmi a mio agio, libera di poter agire come mi sento e come voglio. Il posto in cui più di tutti sono "padrona"...e la donna in questo momento cruciale della sua vita, DEVE poter essere padrona. In ospedale non comando io...e già solo per questo è il posto meno indicato.
E comunque TUTTE le MAMME sono MAMME di serie A++++++
baci a tutte
sole
Grazie sole per queste parole, ti quoto in pieno riassumono tutto il mio pensiero circa il parto. Il mio è stato così, a casa, nella penombra, nel silenzio, solo incoraggiata e coccolata.
Effettivamente nessuno può negare l'eccesso di "interventismo" medico, il dove fare sempre necessariamente qualcosa se il parto non va come da manuale, non si spiegherebbe sennò l'esagerato numero di tagli cesarei in Italia:
"In alcune regioni del meridione si supera il 45%
Italia prima in Europa per i parti cesarei
Aumento dal 29,9% nel 2000 al 35,2% nel 2005, in Olanda fermo al 13,5.
Botta e risposta tra medici e donne
MILANO - Il cesareo? Amato delle donne italiane. Che replicano: sono i medici che ce lo impongono. L'annosa diatriba trova nuovi motivi di preoccupazione dai dati appena resi noti dall'Istat, che indicano il nostro come il Paese con il più alto numero di parti con taglio cesareo dell'Unione europea: la percentuale è infatti pari al 36,9% nel 2003, oltre il doppio della quota massima del 15% raccomandata dall'Oms. Il ricorso al cesareo è però sceso al 35,2% nel 2004-2005, comunque in forte crescita rispetto al 29,9% nel 1999-2000. Un lieve calo dunque negli ultimi due anni, che però non si sente nelle regioni del sud Italia: Campania regina con oltre il 60% di operazioni. Qualche confronto: Stati Uniti e Canada hanno percentuali di cesarei nettamente più basse (rispettivamente 27,5% e 21,2%), mentre i paesi dove si registra il minore ricorso a tale intervento sono Olanda e Danimarca (13,5%), Belgio (15,9%) e Finlandia (16,2%). Meno cesarei rispetto all'Italia, poi, anche in Germania (24,8%), Spagna (23,5%), Gran Bretagna (21,7%) e Francia (18,8%). "
da:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cron ... areo.shtml
Semplicemente si va avanti per routine, a volte per pararsi da eventuali possibili problemi, forse perchè ogni intervento in più viene rimborsato vattelapesca con che soldi insomma qualcosa dietro ci sarà tutto questo non è di certo giustificato "sulla carta".
Come si spiegherebbe l'Olanda con un 13,5% del tutto nella norma, la nazione dove le donne partoriscono prevalentemente in casa e in case-comuntà, vie di mezzo tra casa propria e una piccola clinica.
Vi dico anche questa: purtroppo sono reduce da un'aborto spontaneo, anche in questo caso ho dovuto lottare come un leone e subire una serie di pressioni psicologiche non indifferenti da parte di tutto il personale medico: a partire dagli ecografisti, dalla mia ginecologa, dal ginecologo dell'ospedale e perfino dal mio Medico di base. Esiste solo il raschiamento.
E pure di corsa, manco il tempo di informarsi, riflettere un momento! Per fortuna ho potuto parlare con l'ostetrica che mi aveva seguito il parto in casa, così ho firmato per non farlo e ho aspettato il triste evolversi degli eventi a casa mia, secondo i tempi del mio corpo, seguita da lei per qualsiasi dubbio o necessità.
Questo è solo per dire che, a mio avviso, ben vengano i Medici, ma che vengano SOLO se serve e NON quando tutto sta procedendo nella maniera ottimale, vita o morte che sia.